11 gennaio 2008 - 11 gennaio 2018: dieci anni con Midda's Chronicles!

Midda Bontor: donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione.
In una realtà dove l'abilità nell'uso di un'arma può segnare la differenza fra la vita e la morte
e dove il valore di una persona si misura sul numero dei propri avversari uccisi,
ella vaga cercando sempre nuove sfide per offrire un senso alla propria esistenza.


Dall'11 gennaio 2008, ogni giorno un nuovo episodio,
un nuovo tassello ad ampliare il mosaico di un sempre più vasto universo fantastico...
... in ogni propria accezione!

Scopri subito le Cronache di Midda!

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Con l'episodio 2500 (che già dovrebbe essere ragione di festeggiamenti), si conclude Come ai vecchi tempi, quarantanovesima avventura della saga "regolare".
Da domani, con l'episodio 2501, avrà inizio la 50° avventura della lunga corsa di Midda's Chronicles, dal titolo Il tempo del sogno.

Buona lettura!... e, come sempre, grazie!

Sean, 29 marzo 2018

venerdì 28 agosto 2009

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L
a constatazione del giovane scudiero, nel merito dell'ipotetica e non eccessiva difficoltà a lui stesso riservata nella volontà di procurarsi quanto necessario prima del tramonto, non si rivelò quale assurdamente speranzosa, impropriamente fiduciosa nella buona sorte.
In effetti, la predominante presenza di guardie e la confidenza da parte delle medesime in una città sostanzialmente tranquilla, abituata a chinare il capo di fronte ad ogni angheria ed a non offrire la pur minima azione, il più vago pensiero in contrasto alle leggi locali, concesse a Seem una libertà di azione quasi paradossale, per quanto ovviamente non gratuita, in un risultato che non sarebbe da lui mai potuto essere raggiunto se non in conseguenza di un coraggio, di una forza d'animo sconosciuta ai più. Nell'avanzare, infatti, a testa alta attraverso le vie proprie dei controllori di quell'urbe, dei guardiani di quella capitale, penetrando in una delle loro numerose sedi sparse all'interno di ogni quartiere dimostrando un'aria assolutamente tranquilla, totalmente confidente di sé e della correttezza delle proprie azioni, il ragazzo offrì riprova di come l'addestramento ricevuto dal suo maestro, dal suo mentore, volto a temprare il suo spirito allo scopo di concedergli saldezza, fermezza anche dove altri avrebbero ceduto in preda al panico, non era stato tempo sprecato, non era risultata quale un'esperienza fine a se stessa.

« Salute. » lo aveva, addirittura, apostrofato un inatteso interlocutore, nel coglierlo vagante attraverso i corridoi di quella struttura, nella ricerca delle stanze, degli spogliatoi, dove avrebbe potuto trovare l'uniforme da lui ricercata « Tutto bene? »
« Certamente. » aveva risposto, allora, con sufficiente prontezza, tendendo addirittura un braccio in avanti, verso l'uomo, a dimostrare in tal gesto una confidenza che da un estraneo a quegli ambienti non avrebbe dovuto potersi attendere « E' una splendida giornata oggi, non trovi? » aveva proseguito, non eccellendo in originalità nel concedere tale espressione e, ciò nonostante, dimostrandosi sufficientemente credibile nella propria fasulla sincerità.
« Quanto entusiasmo… » aveva allora denotato l'altro, ricambiando il saluto propostogli, nello stringere con la propria mano il braccio dell'altro nel tempo in cui il giovane agiva in eguale misura nei suoi confronti « E' il tuo primo giorno di servizio, non è vero? »
« E' così evidente? » aveva replicato Seem, sorridendo con aria imbarazzata, in un'interpretazione che era certo gli sarebbe valsa il plauso della sua signora se solo ella avesse potuto vederlo all'opera.
« Non tanto. Ma ho un ottimo spirito di osservazione… » aveva minimizzato la guardia, desiderando concedersi scherzosamente nei riguardi del suo nuovo collega « Diciamo solo che sembri essere leggermente spaesato. Stai cercando qualcosa in particolare? »
« Eh… mi hanno detto di venire da questa parte, per ritirare la mia divisa. O, almeno, credo che fosse questa la direzione indicatami… ora come ora non saprei dirlo. »
« Non ti preoccupare… ti accompagno io. » si era, allora, candidato volontariamente l'altro, proclamandosi quale sua guida in quel dedalo di corridoi « E non ti preoccupare se per queste prime settimane dovrai sorbirti sempre il turno di notte: superata la gavetta avrai sicuramente occasione di riservarti gli spazi ed i tempi che più ti saranno graditi. In fondo siamo così in tanti che non manca di certo la copertura reciproca… non trovi? »

In virtù del sentimento di sicurezza derivante da quel loro effettivamente innaturale numero, le guardie pur severe nei propri controlli, pur fiscali nell'attuazione della legge, pur dittatoriali nell'imposizione dei propri voleri sul resto della popolazione a loro sottoposta, arrivavano a riservarsi la possibilità di ingenuità imperdonabili, leggerezze estreme, come quella che aveva veduto Seem non solo sottrarre indebitamente quell'uniforme ma essere, in ciò, del tutto e per tutto accolto dal sistema stesso, nel quale, se solo avesse voluto, avrebbe probabilmente potuto inserirsi completamente, in maniera del tutto esterna ad ogni possibilità di sospetto, ad ogni dubbio. E proprio su quella stessa, non ingiustificata ma non giustificabile, modestia nel confronto con le proprie responsabilità, con il proprio compito, la Figlia di Marr'Mahew aveva fondato, pur giocando in azzardo, una parte fondamentale del proprio piano, della propria strategia, certa di come non solo il proprio scudiero sarebbe riuscito a procurarsi quanto necessario, quanto da lei richiesto, ma sarebbe anche riuscito ad approntare la via utile al loro ingresso clandestino entro quelle mura.
Non deludendo la propria signora, al tramonto il giovane si propose fra i merli delle mura più interne, trasportando con sé, sulle proprie spalle, quattro ingombranti e pesanti rotoli di corda, così come da disposizioni ottenute. Complice sicuramente il proprio abbigliamento, nonché il minor livello di sorveglianza di quella barriera più protetta, egli non aveva riscontrato alcun problema a giungere fino a quel punto, considerabile il più propizio nel disporsi al centro di quel particolare lato del decagono tracciato dalle medesime mura, tangente ad ogni raggio visivo delle sentinelle poste comodamente nelle torrette di guardia presenti. Per quanto, infatti, Kerrya fosse tanto controllata, tanto protetta, ponendosi sicuramente lontana da ogni possibilità di attacco da parte di grandi eserciti, nel proprio sistema di sicurezza essa si stava dimostrando vulnerabile nel confronto all'azione di un manipolo scelto, uomini e donne perfettamente addestrati dalla propria stessa esperienza ancor prima che da una formazione canonica, un'élite quale, indubbiamente, non sarebbe potuta che essere considerata quella della squadra di mercenari radunata in un tempo passato dalla volontà di lady Lavero.

« Per questo genere di cose non hai avuto il tempo di formarmi, mio buon maestro… »

Tale fu il sussurro che Seem si concesse di proporre al quieto vento della notte, nello spingere il proprio ricordo alla figura di Degan, colui che gli aveva permesso di diventare ciò che era diventato e che, probabilmente, mai si sarebbe aspettato di ritrovarlo, un giorno, a gettare una corda con rampino a coprire la distanza posta fra due mura concentriche, nel voler creare, fra esse, un passaggio, un ponte utile a concedere al proprio cavaliere il passaggio. Ciò nonostante, lo scudiero compì tale incarico e, dopo aver coperto quel primo tratto, con coraggio e forza di volontà, compì anche il secondo richiestogli, a congiungere anche il successivo livello difensivo con quello intermedio, completando il precario percorso così tracciato a superamento di tutte le tre fila di mura nell'unica direzione rimasta a loro disposizione dopo l'esclusione di ogni altra possibilità: quella del cielo.
Giunto infine, forse più inconsciamente che consapevolmente, dove il suo raziocinio altrimenti gli avrebbe dovuto imporre puro terrore per quanto si era riservato di fare, alle mura più esterne, nell'esatto punto del ritrovo concordato con la propria signora ed i due fratelli, egli si premurò di fissare con cura una terza corda, penultima coinvolta in quella strategia, ad uno dei merli a lui prossimi, prima di farne calare l'altra estremità lungo il bordo della parete, per spingerla a raggiungere il suolo e, in ciò, i suoi compagni in attesa della stessa.
Un gesto, quello così conclusivo della sua parte dell'opera di infiltrazione all'interno della città, che non lo ritrovò privato di qualsiasi riconoscimento, di ogni meritato complimento, dove, addirittura, fu per voce di colui che fino a quel momento gli aveva concesso minor fiducia che tale giusto compenso gli venne tributato.

« Per Lohr… ce l'hai fatta, ragazzo. » sussurrò Howe, raggiungendolo per primo sulla cima di quelle mura « Devo essere sincero con te: non ci avrei scommesso un soffio d'oro. E, ciò nonostante, ci sei riuscito. Probabilmente mi sono sbagliato ad averti mal giudicato, considerato solo quale un peso per una donna del calibro di Midda Bontor… »
« Probabilmente dovrei ritenermi leso, ancor prima che onorato, da queste tue parole, per la scarsa fiducia che mi avevi voluto riconoscere. » rispose allora Seem, superando la propria solita timidezza, il proprio consueto imbarazzo, probabilmente quale conseguenza dell'adrenalina presente in quantità tutt'altro che minimali nelle sue vene, nel suo sangue in quel momento « Ma preferisco limitarmi ad esser lieto di queste tue parole ed accoglierle quali l'inizio di un nuovo livello di rapporto fra noi… »

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