11 gennaio 2008 - 11 gennaio 2018: dieci anni con Midda's Chronicles!

Midda Bontor: donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione.
In una realtà dove l'abilità nell'uso di un'arma può segnare la differenza fra la vita e la morte
e dove il valore di una persona si misura sul numero dei propri avversari uccisi,
ella vaga cercando sempre nuove sfide per offrire un senso alla propria esistenza.


Dall'11 gennaio 2008, ogni giorno un nuovo episodio,
un nuovo tassello ad ampliare il mosaico di un sempre più vasto universo fantastico...
... in ogni propria accezione!

Scopri subito le Cronache di Midda!

www.seanmacmalcom.org
presenta

www.middaschronicles.com
il Diario - l'Arte
l'Enciclopedia

News & Comunicazioni

Con l'episodio 2500 (che già dovrebbe essere ragione di festeggiamenti), si conclude Come ai vecchi tempi, quarantanovesima avventura della saga "regolare".
Da domani, con l'episodio 2501, avrà inizio la 50° avventura della lunga corsa di Midda's Chronicles, dal titolo Il tempo del sogno.

Buona lettura!... e, come sempre, grazie!

Sean, 29 marzo 2018

lunedì 10 settembre 2012

1696


Scena II

(Si riproponga l’ambientazione già propria del confronto fra Mu’Sah e Sha’Maech, ossia la sala del trono del principe, con il trono sul fronte destro, da far entrare lentamente, e una serie di colonnati non realmente facenti parte della scenografia, e pur attivamente recitati da parte degli attori qual lì altresì tali.)
(Entrino da sinistra Mu’Rehin e Ah’Reshia. Il primo innanzi alla seconda e la seconda privata della propria ascia, ma non ancora del sangue coperta con il quale si era proposta a Mu’Rehin tempo prima. Quel sangue, per lei, abbia un valore simbolico estremamente importante, che non le consenta di privarsene con eccessiva leggerezza. Al di là del sangue viva testimonianza della violenza che la caratterizza, ora, nel profondo dell’animo, tuttavia, ella si proponga privata della propria precedente forza d’animo, della propria combattività, apparendo in tutto e per tutto quale una ragazzina spaventata e timorosa di protezione. Sia la sua recitazione, in tal senso, assoluta e priva di possibilità di sospetto nel merito del suo cambiamento interiore, al punto tale che, nel corso della scena che seguirà, persino lo stesso Mu’Rehin, suo complice, si riservi dei dubbi sulla sua attuale e reale inclinazione psicologica.)
(Cammino Mu’Rehin e Ah’Reshia quanto sufficiente a percorrere l’intero palco da sinistra a destra e, nel contempo di ciò, entri da destra, con il medesimo meccanismo già adottato in precedenza, il trono del principe, sul quale egli si segga con aria sinceramente e trasparentemente afflitta, turbato da mesi per la scomparsa della figlia ancor prima che per i delitti compiuti.)
Mu’Rehin – (Arrestandosi in prossimità al trono.) Mio signore… come da tuoi ordini non sono ritornato sino a missione compiuta. (Annuncia.) Eccoti, pertanto, tua fi…
Mu’Sah – Ah’Reshia! (Esclama, quasi grida, balzando giù dal trono e compiendo rapido la breve distanza che lo separa dalla figlia, nello stringerla immediatamente con foga a sé.) Oh, Ah’Reshia… gli dei tutti siano lodati per questo momento tanto desiderato quanto insperato.
Ah’Reshia – Padre… padre… oh dei… padre… (Pianga tremante, stringendosi al genitore tanto odiato e pur, apparentemente, in questo momento, tanto amato.) Io… padre… ho temuto di non rivederti più…
Mu’Sah – Ah’Reshia… figlia mia. Sei qui. Sei qui ora. (Tenta di rassicurarla, benché anche i suoi occhi si colmino in questo momento di lacrime, genuina gioia per quel momento di ritrovo neppur creduto realmente tale.) Siamo di nuovo insieme… e nulla. Nulla ci potrà separare un’altra volta.
(Il momento di commozione generale sia tanto vivo, palpabile, che la tragedia dietro a tutto questo venga temporaneamente obliata, offuscata dall’affetto intrinseco nelle parole e nei gesti scambiati fra padre e figlia. Mu’Sah, già presentato come non solo paranoico, ma anche sadico, venga così ridotto quasi alla dimensione di un disgraziato, un padre come potrebbe essere qualunque padre, privato per mesi della propria unica figlia, e per questo reso quasi pazzo dal dolore. Parimenti Ah’Reshia, già presentata qual crudele vendicatrice, si proponga più esile di quanto non potrebbe apparire, fisicamente e, ancor più, psicologicamente, realmente desiderosa di quel contatto, di quelle premure dopo chissà quanti orrori vissuti lontana da casa.)
(Estraneo a tale intimo quadro, e pur presente sul palco, permanga Mu’Rehin, il quale, a differenza della benevolenza di sentimenti lì diffusa, appaia quasi rabbioso, con la mancina tremante in corrispondenza dell’impugnatura della sua spada, nel contatto con la quale si proponga anch’egli bramoso di sostegno, per contenere le proprie emozioni e per non balzare, immediatamente, in avanti, con un mortale affondo che potrebbe imporre giusta conclusione sul principe assassino e sulla sua pericolosa prole.)
Mu’Rehin – Ora, per la benevolenza di tutti gli dei, qualcuno sia tanto cortese da illustrarmi l’insana ragione per la quale, avendo la possibilità di ucciderli entrambi, dovrei restare in attesa dell’evoluzione del piano, così come concordato con Ah’Reshia, un tempo cugina, poi avversaria e ora, forse, alleata. (Si esprima dando voce ai propri pensieri, in un monologo che non venga preso in considerazione dagli altri due protagonisti della scena, quasi neppure stesse venendo scandito.) Perché, in questo abbraccio, io non riesco a individuare altro che l’alleanza di due avversari, di due nemici giurati possibilmente già in complotto comune nel momento della morte di mio padre. Perché in questo abbraccio, tanto i sentimenti dell’una, tanto quelli dell’altro, non sembrano impegnati nel celare una qualche verità alternativa, una spiegazione più coerente e razionale al loro tanto palesato e ripromesso affetto reciproco, alla loro unione di sangue, oltre che di pelle e sangue.
Malgrado tutto ciò, malgrado il dubbio trasformi una lieve incoerenza in un drammatico strappo, e nel mentre in cui ella sembra interessata unicamente a soffocare il proprio viso fra le braccia del padre, io resto immobile, resto fedele al piano elaborato da Ah’Reshia; verso tanta fedeltà sospinto, non ho vergogna ad ammetterlo, dall’impeto da lei dimostrato. Perché, ove ella mi avesse canzonato, non vi sarebbe mai potuta essere la possibilità, per me o per i miei uomini, di essere posti a confronto con lo sguardo che, in quel giorno, ci volle riservare; né, nei giorni seguenti, con il più temibile e gelido relazionarsi fra noi, in attesa dell’arrivo, tanto desiderato, a corte. Solo il tempo potrà, comunque, dire quanto io mi sia sbagliato o meno nel volermi imporre simile voto d’obbedienza nei riguardi di una tanto isterica figura, capace di odiare qualcuno con molto più della propria anima e, ciò nonostante, di saltargli addosso, per abbracciarlo, nel mentre in cui gliene viene offerta l’occasione, con una serenità priva di paragoni…
… un distacco emotivo, oltre che psicologico, che non sarei in grado io stesso di riproporre e che pur, nella volontà di non gettare al vento il mio destino, ora mi è chiesto di imitare.
(Torni in silenzio, Mu’Rehin, nel mentre in cui Mu’Sah libera la figlia dal proprio abbraccio più intenso, in favore di uno più blando, che ancora la trattenga a sé, impedendole, ancora ed estemporaneamente, di allontanarsi da lui, ove eventualmente desiderato.)
Mu’Sah – Dimmi, Ah’Reshia adorata, mio solo scopo di vita e unica ragione per la quale tutto meriti ancora di essere vissuto… (Premette, nel giungere a una domanda, per lui, estremamente importante.) … cosa è accaduto?! Cosa ti ha sospinta a lasciare, per così tanti mesi, la casa ove sei nata e cresciuta, ove hai compiuto i tuoi primi passi e hai imparato a leggere e scrivere? Cosa ti ha allontanata da tua madre e da me, che, dalla tua scomparsa, abbiamo smesso di vivere, nel timore del male che sarebbe potuto esserti occorso? Dimmelo, te ne prego… senza timori o inibizioni.
(Si imponga un istante di silenzio completo, nel mentre in cui Ah’Reshia appaia sinceramente impegnata a tentare di ricordare qualcosa. Qualcosa che, purtroppo, non le sovviene al momento.)
Ah’Reshia – Mi dispiace, padre. Ma… non so offrirti una risposta. (Scuote il capo, smarrita.) Non rammento cosa, come o perché ciò sia avvenuto. La memoria mi tradisce e l’unica, reale informazione che sono in grado di offrirti, qual risposta ai tuoi legittimi dubbi, è che ciò è avvenuto. (China lo sguardo, dispiaciuta, afflitta dalla propria impossibilità a ricordare.) E che, a un certo punto, mi sono risvegliata a molta distanza da casa, senza neppure esser in grado di riconoscere qual direzione intraprendere per farvi ritorno…
Mu’Sah – Calma, piccola mia, calma. (Torna a stringersi a lei, non riuscendo a sopportare di vederla tanto affaticata e disorientata, prossima probabilmente a una crisi isterica.) Non è importante ciò che è stato. Non è importante nulla di quanto può essere avvenuto in questi mesi. Tu sei mia figlia, sei una principessa d’Y’Shalf, e qualunque cosa sia avvenuta, nessuno te ne imputerà colpa, nessuno ti chiederà risarcimento. Né, parimenti, potrà infangare il nostro nome…
Ah’Reshia – Io… io non ho agito in alcun modo per disonorare la nostra famiglia. (Protesta, confusa e smarrita a quelle rassicurazioni giudicate fuori luogo in quel momento.) Padre… cosa credi che sia avvenuto, sino a oggi?!
Mu’Sah – Non è importante cosa io possa credere sia avvenuto sino a oggi. (Minimizza l’uomo, comprensivo verso la propria unica figlia.) Quanto conta, come stavo dicendo, è che tu sia qui. Che tu sia tornata a casa, da tua madre e da me, che ti amiamo più della nostra stessa vita.

Nessun commento: