11 gennaio 2008 - 11 gennaio 2018: dieci anni con Midda's Chronicles!

Midda Bontor: donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione.
In una realtà dove l'abilità nell'uso di un'arma può segnare la differenza fra la vita e la morte
e dove il valore di una persona si misura sul numero dei propri avversari uccisi,
ella vaga cercando sempre nuove sfide per offrire un senso alla propria esistenza.


Dall'11 gennaio 2008, ogni giorno un nuovo episodio,
un nuovo tassello ad ampliare il mosaico di un sempre più vasto universo fantastico...
... in ogni propria accezione!

Scopri subito le Cronache di Midda!

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Con l'episodio 2500 (che già dovrebbe essere ragione di festeggiamenti), si conclude Come ai vecchi tempi, quarantanovesima avventura della saga "regolare".
Da domani, con l'episodio 2501, avrà inizio la 50° avventura della lunga corsa di Midda's Chronicles, dal titolo Il tempo del sogno.

Buona lettura!... e, come sempre, grazie!

Sean, 29 marzo 2018

giovedì 13 settembre 2012

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Mu’Rehin – Perché?! (Sussurra, chino su di lei, non comprendendo il significato di quel gesto.)
Kona – Perché ti amo, Mu’Rehin… ti amo da molto tempo… e non avrei… non avrei mai potuto… mai potuto sopportare di vivere senza di te. (Spiega, tossendo.)
Mu’Rehin – (Riconoscendo le parole già pronunciate da parte di Ah’Reshia per spiegare il comportamento femminile, non può che sentirsi morire dentro, nel comprendere che il vero assassino di Kona altri non è che lui stesso.) Io… io non lo sapevo… (Tenta di giustificarsi.)
Kona – Saperlo… avrebbe… avrebbe fatto la differenza? (Domanda, morente, straziata da molteplici fremiti e spasmi.) Mi avresti… mi avresti forse amata?
Mu’Rehin – (Sentendosi sempre più male, a ogni parola da lei pronunciata.) Non lo so… (Ammette sincero.) Non lo so, Kona… non mi è stato concesso il tempo di comprenderlo.
Kona – Allora… allora no… (Scuote il capo, con un dolce sorriso, sereno e distaccato, ormai, da ogni ansia propria della vita.) Non mi avresti… non mi avresti amato, Mu’Rehin. O non avresti avuto… avuto necessità di rifletterci, di pensarci… l’amore… l’amore non è… razionale. L’amore… l’amore è follia… come folle è stato il mio gesto per dimostra… dimostrarti i miei sentimenti.
(Inginocchiato a terra, con la donna fra le braccia, Mu’Rehin venga apparentemente scordato nella propria minaccia, tanto dal suo quasi assassino, quanto dal principe, entrambi dimentichi di quanto accaduto, quasi il sangue di Kona avesse sopito ogni brama di violenza da parte di chiunque.)
Mu’Rehin – (Deglutendo, non sapendo cosa poter dire che non risulti simile a un insulto, sebbene ben lontano da lui sia il desiderio di offendere un sentimento tanto puro.) Io… io…
Kona – Shhh… (Lo zittisca, sollevando con tutte le proprie ultime forze la mancina, per andarsi ad appoggiare tremante e incerta sul suo volto e sulle sue labbra, per imporgli il silenzio.) Non… non dire nulla… non mi devi nulla. Davvero…
Mu’Rehin – Ti devo la mia vita… (Sussurra, in lacrime per il dolore derivante dal proprio senso di colpa e di impotenza.)
Kona – Se… se è così… non sprecarla… non sprecarla. (Gli risponda, ancora sorridendogli e, ancora, tendendosi a lui con la mancina.) Non… non sarebbe… sarebbe piacevole scoprire… scoprire di essere morta… morta invano.
Mu’Rehin – Io… io non posso prometterti questo. (Scuote il capo, rammaricato oltremodo.) Non posso disonorare il mio nome, ignorando la crudele morte di mio padre. (Spiega, mestamente vincolato a quei doveri che considera d’onore, e che, addirittura, lo portano a rifiutare di concedere serenità a una moritura.)
Kona – Allora… (Ritrae la mano, lasciandola ricadere priva di forza sul proprio petto.) Allora la mia morte… non avrà… non… avrà… significa… ca… t…
(Kona muore fra le braccia dell’amato, privata persino della possibilità di un’ultima soddisfazione, privata della possibilità di essere consapevole di non essersi sacrificata senza ragione.)
(Un lungo momento di silenzio contraddistingua quella morte. Un silenzio che non Mu’Rehin, ma Mu’Sah troverà la forza di rompere, per esprimere la propria opinione su quanto è accaduto.)
Mu’Sah – Morte tragica, resa maggiormente tale, se possibile, dalle circostanze nelle quali è occorsa. (Commenta, con tono basso, funereo.) Forse dovrei considerarmi l’ultimo a potersi esprimere in tal senso, ma… avresti potuto cercare di graziarla, in punto di morte.
Mu’Rehin – Graziarla?! (Domanda, non potendo comprendere cosa egli stia dicendo e, in ciò, non potendo neppure provare rancore per quanto sta succedendo.)
Mu’Sah – Sì… sarebbe stata sufficiente una piccola menzogna. (Annuisce.) Una piccola menzogna per renderla felice, e concederle di morire con il sorriso sulle labbra e la certezza di essersi sacrificata per un motivo giusto.
Mu’Rehin – Morire con il sorriso sulle labbra…? (Ripete, con il capo ancora chino su di lei, nel mentre in cui cerca di lasciarla sdraiare al suolo nella migliore posizione possibile, quasi dovesse premurarsi che possa riposare in pace.) Come si può… morire con il sorriso sulle labbra?!
Mu’Sah – Si può, se si sceglie come morire. (Scuote il capo.) E lei lo ha scelto. Ha scelto di morire per te, nipote, sebbene sino all’ultimo tu non sia stato capace di dimostrarle riconoscenza per quanto compiuto…
Mu’Rehin – Ella è morta perché tu l’hai uccisa… l’hai uccisa cercando di colpire me. (Asserisce, con tono vibrante di rabbia nuovamente crescente.) Le tue mani, ora, non grondano sangue soltanto nel ricordo dell’assassinio di mio padre, tuo fratello, ma anche nella morte della povera Kona, colpevole, solamente, di avermi voluto amare.
Mu’Sah – Non addurre a me colpe che non mi appartengono. (Leva le mani, a ritrarsi innanzi a quelle accuse e, forse, a dimostrarle libere dal sangue imputatogli.) Tuo padre è morto per mano mia… perché era un avversario, un traditore, un nemico da combattere e uccidere. Ma non avevo nulla in contrasto a questa povera fanciulla. Al contrario: ha sempre assolto ai suoi doveri con fedeltà e abnegazione. Verso la nostra famiglia e, soprattutto, verso mia figlia, per la quale è stata una grande amica… e quanto di più prossimo, ove possibile, a una sorella.
Mu’Rehin – Vuoi… vuoi veramente imputarmi la morte di questa donna? (Alzandosi in piedi, nell’osservarlo con furia nuovamente palpabile.) No… dico sul serio. Vuoi veramente dire a tua figlia che Kona è morta per causa mia?!
Mu’Sah – E’ così. (Annuisce.) E la sola ragione per cui oggi sopravvivrai è perché, a differenza tua, io desidero rispettare Kona e il suo sacrificio. Per lei, e per il suo amore, sarai solamente imprigionato a vita nelle segrete di questo palazzo; marcendo nel ricordo di quanto in conseguenza alle tue immotivate azioni è accaduto, in luogo a una più pietosa, ma immeritata, morte.
(A contorno e conferma di tali parole, si palesino sulla scena una dozzina di guardie armate che, fedeli al principe, circondino immediatamente il loro ex-capo con lame sguainate, pronte a impedire qualunque suo possibile desiderio di ribellione al volere del signore del palazzo.)
(Entrano i figuranti di dodici guardie armate, tanto da sinistra, quanto dal fondo del palco e dalla platea, nella quasi si sono avvicinati con discrezione nel corso dell’ultima scena. E a Mu’Rehin non sia concessa neppure la possibilità di respirare serenamente, senza rischiare, in ciò, di ritrovarsi con la gola aperta da una di quelle punte affilate.)
Mu’Rehin – Maledetto… (Ringhia.) Maledetto… cane. (Sputa veleno verso di lui, prendendo coscienza della propria impossibilità ad agire in qualunque direzione.)
Mu’Sah – Dovresti ringraziarmi, invece di insultarmi. (Osserva, aggrottando la fronte, critico verso di lui e quel suo comportamento ingrato.) E dovresti ringraziare Kona e il suo sacrificio, invece di continuare a insultarla così come ti ostini a compiere…
Mu’Rehin – Dovrei ringraziarti per cosa…?! Per aver ucciso mio padre? O per aver violentato tua moglie? O per aver ingannato tua figlia? O, ancora, per aver ucciso la sua migliore amica, la sorella che non ha mai avuto, come da te stesso descritta?! (Elenca, rabbioso, non potendo tollerare l’idea di essere stato posto in trappola da quell’uomo terribile.) Per questo dovrei ringraziarti… o per altro?!
Mu’Sah – Dovresti ringraziarmi, perché ti concedo di vivere, invece di giustiziarti seduta stante per l’aggressione che hai tentato a mio discapito. (Replica, altero.) Non so, comunque, quanto potrà essere misericordioso mantenerti in vita, giunto a questo punto. Ma non ti concederò la grazia della morte, né offenderò la memoria di Kona e il suo sacrificio, così come ho già detto…
Mu’Rehin – Maledetto… maledetto… tre volte maledetto… (Insiste, non rinunciando a quell’ultima possibilità di insultarlo, con tutte le proprie forze, con tutto il proprio odio.)
Mu’Sah – Portatelo via! (Comanda, voltandogli le spalle.) E non permettetegli di rivedere oltre la luce del sole… non prima del giorno della sua morte, quantomeno. (Soggiunge, tornando a sedersi sul proprio trono e lì, tristemente, lasciandosi andare.)
(Le guardie ubbidiscano, e trascinino Mu’Rehin al di fuori del palco, da sinistra. Nel contempo, il trono venga richiamato da destra, scomparendo anch’esso alla vista.)
(Escono tutti, tranne Kona, il cui corpo privo di vita, rimanga adagiato, quasi dormiente, al centro del palco, esposto allo sguardo del pubblico a non permettere ad alcuno di obliare alla propria terribile tragedia.)

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