11 gennaio 2008 - 11 gennaio 2018: dieci anni con Midda's Chronicles!

Midda Bontor: donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione.
In una realtà dove l'abilità nell'uso di un'arma può segnare la differenza fra la vita e la morte
e dove il valore di una persona si misura sul numero dei propri avversari uccisi,
ella vaga cercando sempre nuove sfide per offrire un senso alla propria esistenza.


Dall'11 gennaio 2008, ogni giorno un nuovo episodio,
un nuovo tassello ad ampliare il mosaico di un sempre più vasto universo fantastico...
... in ogni propria accezione!

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Con l'episodio 2500 (che già dovrebbe essere ragione di festeggiamenti), si conclude Come ai vecchi tempi, quarantanovesima avventura della saga "regolare".
Da domani, con l'episodio 2501, avrà inizio la 50° avventura della lunga corsa di Midda's Chronicles, dal titolo Il tempo del sogno.

Buona lettura!... e, come sempre, grazie!

Sean, 29 marzo 2018

venerdì 10 gennaio 2014

2156


« … tuo padre?! » non potei evitare di domandare, cercando, tuttavia, di modulare il tono della questione non tanto a dimostrare la pur legittima sorpresa che avrei dovuto provare nel confronto con una simile affermazione, quanto l’apparente, retorica ricerca di una conferma nel merito del nome preciso di quella mia ipotetica vittima, a riguardo della responsabilità della morte del quale, comunque, non avrei voluto in alcun modo cercare di sottrarmi.
« Maric Calahab. » sancì ella, con incedere tale da ritenere quel nome in tutto e per tutto autonomamente esplicativo, così come, da parte mia, sarebbe potuto essere citare il nome della mia dea prediletta, Thyres signora dei mari, all’interno dei confini della mia isola natia o, comunque, della mia nazione d’origine, là dove tale nome non avrebbe mai potuto essere ignorato, non avrebbe mai potuto essere giudicato qual sconosciuto, a meno di non voler, parimenti, definire una propria totale assenza di confidenza con concetti quali la vita e la morte, il cielo, il mare, la terra o il fuoco.
« Tuo padre… » ripetei, allora in tono affermativo, un’asserzione atta a dimostrare, da parte mia, quieta comprensione nel merito di quanto da lei in tal modo appena dichiarato, per quanto, in effetti, quel nome non avrebbe potuto vantare, alla mia attenzione, il benché minimo significato, non più di quanto, parimenti, non avesse inizialmente potuto vantare quello stesso della mia interlocutrice, nel giorno in cui, presentandosi a me, ella parve attendersi, da parte mia, una qualche particolare reazione di sorpresa, stupore, timore o quant’altro « … domanda stupida. » mi riservai, addirittura, occasione di autonomo rimprovero, atto a ribadire quanto ovvia e quanto banale avrebbe avuto a doversi considerare tale associazione, simile parentela nel merito della quale, pur, avevo ricercato allora conferma.
« Vedi… » riprese, pertanto, la mia ospite, aggrottando appena la fronte quasi a esprimere perplessità, benché, alla base di tale emozione, avrebbe avuto a doversi considerare un intento ironico, addirittura sarcastico da parte sua, così come ebbe a evidenziare di lì a breve « Molti dei miei uomini, un tempo uomini di mio padre, ritengono che dovrei dimostrarmi meno amichevole nei tuoi riguardi, laddove questa mia permissività nel concederti ancora di vivere potrebbe essere fraintesa qual un’assenza di rispetto nel confronto della memoria di mio padre. » si confidò, scuotendo poi il capo « Quello che a tutti loro, però, continua a sfuggire è come mio padre, al di là di tutta la propria persino leggendaria aura di intoccabilità, si sia alfine dimostrato un debole e uno sprovveduto. O, altrimenti, non avrebbe permesso a un’assassina a contratto tuo pari di coglierlo impreparato innanzi al proprio fato, all’ora della propria morte. »
« Non ritieni di essere eccessivamente critica a discapito della memoria di tuo padre…?! » questionai, non tanto nella volontà di muoverle un appunto a tal riguardo, quanto e piuttosto per spronarla a proseguire ancora in quel proprio commento e, in tal modo, di concedermi, a ogni nuova parola, sempre maggiori occasioni di ricostruire le informazioni a me mancanti, prima fra tutte quella proprio in merito a quale identità dover allora attribuire tanto a lei, quanto al suo defunto genitore.
« Non mi fraintendere: amavo mio padre e, in quanto figlia, non posso evitare di pensare a quanto potrebbe essere gradevole smembrarti e inchiodare ogni pezzo del tuo corpo lungo le pareti del mio ufficio, un tempo suo, qual monito per chiunque altro potrebbe mai, in futuro, prendere in esame l’idea di tentare di ferire me o qualche altro membro della mia famiglia… » puntualizzò, con voce che non avrebbe mai permesso di avere dubbi nel merito di quanto quella minaccia non avrebbe avuto a doversi ritenere carica di eccessiva enfasi, laddove, anzi e probabilmente, sarebbe stata più che entusiasta al confronto con l’attuazione di un simile proposito, cercando, nel contempo di ciò, di trattenermi quanto più a lungo in vita per poter godere, carnalmente, della mia sofferenza « Ma in quanto sua erede, ed erede di tutto ciò che egli ha edificato nel corso della sua esistenza, non posso evitare di essere persino lieta all’idea di quanto, probabilmente ormai troppo vecchio per poter adeguatamente gestire i propri affari, egli sia stato… come dire?... rimosso dal proprio incarico, prima di rischiare di commettere qualche errore tale per cui l’integrità stessa di questa organizzazione potesse essere da lui stesso stolidamente compromessa. »

Un breve appunto a permettere di meglio comprendere i percorsi mentali che, nel contempo di tali parole, non poterono evitare di contraddistinguermi nel cercare di riuscire a identificare l’immagine d’insieme propria di quel complesso mosaico a partire da poche, sparse tessere disordinate.
Prima degli eventi da me, ora, qui narrati, e, soprattutto, delle più puntuali spiegazioni che mi furono offerte soltanto a posteriori, non avrei potuto in fede dichiarare alcuna confidenza con il concetto proprio di criminalità organizzata, pur da me pocanzi citato nel definire il padre di Milah quale uno dei più potenti e pericolosi signori della medesima. Nata e cresciuta, infatti, in un contesto decisamente estraneo a quello proprio di Loicare, o di altri mondi che, nel confronto con il mio, si sarebbero proclamati ipocritamente civili; l’unico fenomeno che il mio pianeta natale avesse mai conosciuto tale da poter essere ritenuto prossimo a quello proprio della criminalità organizzata, e del dominio eretto da Maric Calahab, pur mai definito da simile lessico, avrebbe potuto essere probabilmente quello fondato dalla mia defunta sorella gemella, Nissa Bontor, la quale, dimostrando indubbio carisma e incredibile forza di spirito, era stata in grado di riunire attorno a sé centinaia di ciurme di pirati, dando vita a un vero e proprio regno di predoni dei mari della peggiore specie. E simile paragone, in effetti, avrebbe potuto reggere soltanto in quanto, obiettivamente, nessun altro regno avrebbe mai accettato di riconoscere, alla mia gemella, il titolo di sovrana che pur, probabilmente, le avrebbe potuto anche essere proprio di diritto, in conseguenza a quanto, a prescindere dalla materia prima utilizzata in ciò, era riuscita a costruire con le proprie sole energie.
Nella sola eccezione così rappresentata da Nissa, e dal suo particolare dominio in sfida a ogni legge dei mari; il fatto che alcun altro genere di attività proprio del mio mondo d’origine avrebbe mai potuto essere considerata criminalità organizzata così come, altresì, gestita prima da Maric e, successivamente, da Milah Calahab, non avrebbe dovuto essere, comunque, frainteso qual atto a escludere strutture assimilabili, quanto e piuttosto atto a escludere una più o meno corretta etica atta a riconoscere, dietro a tutto ciò, un fondamento criminale. Perché, obiettivamente, la maggior parte dei lord e delle lady, aristocratici o meno, che, nel corso della mia esistenza, al servizio dei quali avevo prima di allora avuto occasione di trovare impiego in qualità di mercenaria, vendendo i miei servigi, non avrebbero avuto a dover essere considerati nulla di diverso da signori della criminalità organizzata, nel prendere al vaglio in quali generi di attività avrebbero potuto essere riconosciuti soliti sospingere i propri interessi; benché, mai, ad alcuno, sarebbe mai balenata in mente l’idea di presumerne un arresto e l’affidamento a un giudice. Non in misura maggiore rispetto a quanto non sarebbe stata valutata l’ipotesi di porre sotto processo un qualunque monarca per quanto iniquo, crudele o sadico si sarebbe mai potuto dimostrare essere.
Cosa avrebbe mai potuto differenziare, quindi, uno qualunque dei miei antichi mecenati da Maric o da Milah Calahab?
Ben poco. Probabilmente nulla.
Cosa avrebbe mai potuto differenziare, ancora, la mia trapassata gemella dalla mia attuale ospite?
Ben poco. Probabilmente nulla. A parte, in effetti, l’assenza di un’entità ultraterrena in lei insediatasi e, suo pari, animata dall’unico scopo di vedermi non soltanto semplicemente morta, ma, più esplicitamente, del tutto distrutta.
Cosa avrebbe mai potuto differenziare, ancora, uno qualunque dei miei antichi mecenati dalla mia trapassata gemella?!
Ben poco. Probabilmente nulla. A parte la scelta dei propri collaboratori che, nel caso di Nissa non avrebbe potuto trovare possibilità di difesa, di tutela, o, banalmente, di appello, da parte di chiunque non appartenesse alla feccia dei mari banalizzata entro il confine del fin troppo generoso termine di pirata; rendendo, di conseguenza, la sua stessa posizione del tutto prima di ogni possibilità di difesa, di tutela, o, banalmente, di appello anche nel confronto con qualunque giudizio etico o morale.

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