11 gennaio 2008 - 11 gennaio 2018: dieci anni con Midda's Chronicles!

Midda Bontor: donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione.
In una realtà dove l'abilità nell'uso di un'arma può segnare la differenza fra la vita e la morte
e dove il valore di una persona si misura sul numero dei propri avversari uccisi,
ella vaga cercando sempre nuove sfide per offrire un senso alla propria esistenza.


Dall'11 gennaio 2008, ogni giorno un nuovo episodio,
un nuovo tassello ad ampliare il mosaico di un sempre più vasto universo fantastico...
... in ogni propria accezione!

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Doh... era da un po' che non aggiornavo le news... e nel frattempo ha fatto in tempo a esserci la conclusione della 50° avventura (Il tempo del sogno), l'inizio e la conclusione della 51° avventura (Giochi di guerra) e l'inizio della 52°... L'uomo incapace a morire.

Buona lettura!... e buone ferie a tutti!

Sean, 16 agosto 2018

giovedì 16 gennaio 2014

2162


Insomma… concedeteglielo: se pur non una riproduzione fedele, la Kasta Hamina, al pari di ogni altra nave della sua stessa classe, ha a doversi riconoscere rassomigliante a una libellula in misura indubbiamente maggiore rispetto a quanto mai un lucertolone a tre teste potrebbe esserlo con l’idea che di cerbero sono solite narrare le ballate nell’ascolto delle quali sono cresciuta.
Descritta in tal modo la nave, forse avrete notato, ho abilmente colto l’occasione per introdurre in maniera rapida, efficace ed estremamente elegante anche buona parte del suo equipaggio. In aggiunta a Duva e Lys’sh, pertanto, ho citato il capitano il capitano Lange Rolamo, il medico Roro Ce’Shenn, la cuoca di bordo Thaare Kir Flann e il capo tecnico Mars Rani. In aggiunta a tale formazione, per completare effettivamente la schiera propria dell’intero personale di bordo della Kasta Hamina, non hanno da essere dimenticati, inoltre, altre due figure: Rula Taliqua, terza, e attuale, giovane moglie di Lange, fondamentalmente priva di un vero e proprio ruolo di responsabilità a bordo; e un ancor più giovane mozzo tuttofare il nome del quale, in effetti, ha per me da considerarsi ancora qual un vero e proprio mistero, nel rispondere sempre e comunque solamente all’appellativo di Ragazzo. E se un giorno, in futuro, dovessi scoprire che ciò ha da considerarsi effetto di un qualche strano errore da parte del traduttore automatico, probabilmente, ancor più che sorprendermi mi tranquillizzerò, nel non riuscire, obiettivamente e altresì, a capacitarmi razionalmente di ciò… non che, nella mia vita, siano mancate figure rimaste sempre, e ancor oggi, prive di un vero e proprio nome dietro un qualche più o meno originale epiteto impiegato non tanto in affiancamento, quanto e piuttosto in sostituzione al medesimo.
Fine delle due parole da spendersi nel merito della Kasta Hamina e del suo equipaggio.

Tornando, finalmente, alla narrazione, e alle mie potenziali ultime settanta ore da vivere, quali ormai avrebbero avuto a doversi conteggiare dopo aver lasciato Loicare per fare ritorno a bordo della Kasta Hamina; una buona mezz’ora delle stesse fu ulteriormente spesa, mio malgrado, per confrontarmi con il mio capitano su quanto accaduto.
Capitano che, nella fattispecie, si volle concedere, ove possibile, occasione di dimostrarmi ancor più affetto di quanto già non immediatamente palesatomi dalla sua ex-moglie al momento del nostro ricongiungimento, avendo premura di impegnarsi per farmi sentire, il più possibile, a mio agio nel mentre di quel necessario incontro privato fra noi…

« Bontor… » esordì, accogliendomi nel ristretto spazio adibito a proprio ufficio privato, e ricorrendo al mio cognome, e, già lo avrei potuto prevedere, alla terza persona di cortesia, qual mezzo utile a mantenere doverose distanze fra noi, come già stavo iniziando a comprendere essere solito fare nel momento in cui avesse a dover essere riconosciuto suo interesse quello di muovere rimprovero a qualche proprio collaboratore « Il mio primo ufficiale ha una straordinaria considerazione di lei. E, lo devo ammettere, non hanno a doversi considerare molte le persone che si sono dimostrate meritevoli di tanto. Al contrario. » premesse, forse a cercare di moderare i propri toni in un preambolo simile o, forse e diversamente, a permettersi di meglio raccogliere le energie prima di sferrare l’attacco decisivo « Ciò non di meno, non può negare che, a oggi, la storia che ha voluto condividere con noi nel merito delle sue… origini, abbia a doversi riconoscere quantomeno… originale. E nel considerare quanto, ineluttabilmente, io non abbia ancora la benché minima ragione per offrirle totale e incondizionata fiducia, al di là del giudizio del mio stesso primo ufficiale; deve ammettere quanto tutt’altro che rasserenante sia, dal mio punto di vista, essere contattato da una delle peggiori psicopatiche di Loicare, per essere informato che il mio responsabile della sicurezza, negli ultimi giorni in cui l’abbiamo considerata perduta, sia semplicemente stato suo ospite. » asserì, in un ragionamento a dir poco ineccepibile, e, sino a quel momento, condotto con maggiore autocontrollo di quanto non mi sarei potuta attendere.
« Quindi… Bontor. » si ripeté, accarezzandosi la folta barba bianco-grigiastra con la destra, nel mentre in cui le sillabe del mio cognome vennero lentamente scandite « E’ in grado di spiegarmi, in maniera quantomeno credibile… come diamine tutto ciò sia potuto accadere?! » esclamò alfine, iniziando a proporre quell’interrogativo con tono ancora apparentemente moderato, salvo poi, in corrispondenza dell’imprecazione, cedere completamente alle emozioni e, addirittura, arrivare a battere entrambe i pugni sul tavolo innanzi a sé, con impeto tale che, obiettivamente, ebbi a dover temere per l’integrità delle sue stesse non più giovanissime ossa « Perché io sto sinceramente provando a convincermi che l’idea di gettarla fuori dalla mia nave, nello spazio aperto, non sia la scelta migliore per tutti coloro che alle mie decisioni affidano quotidianamente la propria sopravvivenza. Tuttavia, non sono ancora riuscito a trovare motivazioni in sua difesa tali da spingermi ad abbandonare del tutto questo proposito… » argomentò, animato, in tale minaccia, non tanto da una retorica volontà di imporre la propria autorità su di me o, peggio, di spingermi a una qualche ammissione di sorta per mezzo di tale prospettiva, quanto e piuttosto, lo compresi anche allora, in grazia ai miei sempre rimpianti trascorsi marinareschi, dalla necessità di dover tutelare, innanzitutto, il bene del proprio equipaggio, ancor prima del proprio o di quello di un singolo al suo interno, ragione per la quale non avrebbe potuto permettersi di presumere la mia buona fede, soprattutto ove gli fossero state fornite ragioni per non farlo.
« Nulla…? » mi incitò a prendere voce, nel ritrovarsi, forse, insoddisfatto dall’assenza di qualche mio affrettato tentativo di concedergli soddisfazione, nel silenzio in cui, dal mio ingresso in quello stesso intimo ambiente, mi ero richiusa, non attendendomi nulla di meno di quanto, allora, stesse accadendo, e, in ciò, nell’essermi psicologicamente preparata all’idea di concedergli piena possibilità di sfogo prima di ipotizzare un qualche tentativo di parola nei suoi riguardi « E’ questa tutta la sua arringa, Bontor?! » mi provocò, aggrottando la fronte « E’ una fortuna, a questo punto, che le sia stato affidato l’incarico di capo della sicurezza, ancor prima che di responsabile legale… obiettivamente, la sua totale assenza di una linea difensiva fa veramente schifo! »
« Per carità… Bontor! » ripropose per la quarta volta il mio cognome, accompagnandolo, ora, da una seconda duplice percussione sul piano già colpito, con intensità persino maggiore della precedente, in conseguenza alla quale mi sarei potuta dire certa di aver percepito persino un lieve e inquietante scricchiolio, pur non sapendo distinguere se avesse a doversi considerare originato dalle sue mani o, piuttosto, dallo stesso tavolo, pur confidando, per il suo bene, nella seconda ipotesi « Dica qualcosa prima che mi decida a correre il rischio di litigare con la mia ex-moglie per il diritto di farle provare l’ebrezza di un’immersione a corpo libero nel vuoto cosmico! » ribadì la medesima immagine poc’anzi proposta, in uno scenario che, probabilmente, non avrebbe avuto a doversi considerare allora tanto remoto, benché, nell’ignoranza che ancora mi contraddistingueva nel merito dell’effettiva identità di Milah Rica Calahab, e della sua pericolosità, simile idea avrebbe avuto a doversi necessariamente valutare qual una reazione eccessiva nel confronto con quanto accaduto e, soprattutto, nel confronto con quanto accaduto dal suo punto di vista, per così come appena dichiarato « E’ questo che vuoi…? Che io abbia a dover nuovamente discutere con Duva, come se negli ultimi giorni tu, e la tua scomparsa, non siate state già sufficientemente al centro dei nostri diverbi?! »
« No, signore. » risposi prontamente a quella nuova domanda, a quella nuova questione, laddove, obiettivamente, non avrei potuto avere la benché minima volontà di considerarmi causa di malanimo fra Duva e Lange e, anzi, scoprire in quel modo di esserlo stata, qual ancora non sapevo, nel periodo che mi aveva visto ben poco onorata ospite di Milah, non avrebbe potuto che dispiacermi « Al di là di quello che puoi pensare, capitano, io comprendo benissimo le tue ragioni e, in effetti, le approvo e le sostengo. » definii, non mossa da una qualche volontà di lusinga, quanto e piuttosto da un’effettiva intesa a tal riguardo « Motivo per il quale, pertanto, non potrei mai ritenere corretta, soprattutto ora, da parte mia, l’idea di accampare scuse utili a giustificare quanto è accaduto, comunque e solamente, per una mia inefficienza… »

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