11 gennaio 2008 - 11 gennaio 2018: dieci anni con Midda's Chronicles!

Midda Bontor: donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione.
In una realtà dove l'abilità nell'uso di un'arma può segnare la differenza fra la vita e la morte
e dove il valore di una persona si misura sul numero dei propri avversari uccisi,
ella vaga cercando sempre nuove sfide per offrire un senso alla propria esistenza.


Dall'11 gennaio 2008, ogni giorno un nuovo episodio,
un nuovo tassello ad ampliare il mosaico di un sempre più vasto universo fantastico...
... in ogni propria accezione!

Scopri subito le Cronache di Midda!

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Con l'episodio 2500 (che già dovrebbe essere ragione di festeggiamenti), si conclude Come ai vecchi tempi, quarantanovesima avventura della saga "regolare".
Da domani, con l'episodio 2501, avrà inizio la 50° avventura della lunga corsa di Midda's Chronicles, dal titolo Il tempo del sogno.

Buona lettura!... e, come sempre, grazie!

Sean, 29 marzo 2018

mercoledì 1 gennaio 2014

2147


Perché se pur, la mia prima idea, avrebbe avuto a doversi considerare quella di fingere di abbracciare un’ipotesi di resa nei suoi confronti, palesando chiaro orrore all’idea di potermi ritrovare, ancora una volta, a confronto con l’ennesimo ciclo di morte e di rinascita divenuto, obiettivamente, insopportabile al di là di ogni eventuale intento dissimulatore; in quelle parole, in quell’espressione tanto particolare da lei adoperata, mi concessi di cogliere la possibilità di una diversa linea d’azione. E una linea d’azione volta, comunque, alla collaborazione con lei, seppur, in ciò, non tanto per resa, quanto e piuttosto qual effetto, qual conseguenza di una mera trattativa d’affari fra professionisti così come, del resto, non avrei mai dovuto concedermi possibilità di dimenticare d’essere, sempre e comunque, in quel mondo per me alieno così come in quello in cui ero nata e cresciuta, e dove avevo vissuto i primi quarant’anni della mia forse già sin troppo lunga esistenza.

« Non che tu, sino a oggi, ti sia in verità sforzata di ascoltare parecchio. » parafrasai, osservandola dal basso della posizione ove ero stata allora legata, costretta a una postura genuflessa, senza concederle in tal senso né una qualche evidenza di resa e, ciò non di meno, cercando di moderare anche l’impeto di sfida, che pur, sino ad allora, aveva necessariamente contraddistinto il nostro rapporto, nella mia volontà atta a rifiutare qualunque ipotesi di sottomissione a lei « Imprecazioni a parte, s’intende… »
« S’intende… » annuì ella, ridacchiando poi nel confronto con quella mia uscita, con quella mia replica, trovandola evidentemente ben più divertente di quanto non avrei potuto desiderare apparisse, di quanto non avrei potuto desiderare risultasse, non essendo, di certo, mia volontà quella di offrirmi a lei qual giullare, qual facile intrattenimento, così come, pur, avrebbe allora ella potuto intendere in conseguenza di quella propria risposta emotiva « Voglio offrirtene atto: sinceramente non rammento altro ospite di questa mia particolare stanza dei divertimenti che, prima di te, si sia ostinato tanto al silenzio, rifiutandosi di offrirmi quanto da me desiderato, quanto da me richiesto, soprattutto ove, in fondo, nulla avrebbe se non a considerarsi mio di diritto. » argomentò, con tono allora quasi confidenziale.

Tono, il suo, che si offrì tale da confermare, nel confronto con i miei pensieri, con la mia valutazione, quanto la mia analisi nel merito della via più opportuna da perseguire, delle modalità di confronto più opportune da scegliere, allora, non avesse a doversi considerare probabilmente inesatta, così tanto errata qual avrei potuto ancora avere ragione di ritenerla nel confronto con un’alternativa più remissiva. Al contrario, forse e addirittura, anch’ella aveva preso alfine in esame l’idea di tentare una diversa via di approccio nei miei riguardi, una diversa opportunità di confronto con me, soprattutto innanzi all’evidenza di quanto, in quegli ultimi giorni, settimane forse e addirittura, non fosse stata in grado di ottenere da parte mia quella collaborazione coatta sulla quale pur aveva fatto tanto affidamento, nella quale pur aveva riposto tante speranze, e che, allora, avrebbe potuto garantirle il successo ricercato se soltanto, in me, non avesse trovato un’antagonista tanto ostinata e, forse, tanto folle, dal resistere strenuamente agli orrori a lei imposti.
Malgrado, però, tale diverso approccio avrebbe potuto anche essere considerato conseguenza di una diversa strategia da parte della mia antagonista nei miei confronti; ciò non avrebbe in alcun modo posto in reale dubbio, in concreto rischio, il risultato finale parimenti da me bramato, quella vittoria non di meno desiderata, traducendo, semplicemente e pericolosamente, il nostro piano di confronto, il nostro terreno di scontro, da un livello di natura squisitamente fisica, e atta a cercare di comprendere in quanti diversi modi ella avrebbe mai potuto spingermi ad avere a noia la vita e a invocare a pieni polmoni una misericordiosa condanna a more, a un livello di natura altresì psicologica, e volta a trovarci, allora, impegnate a un confronto strategico, non dissimile da quello proprio di una partita di chaturaji. Una partita che avrebbe avuto a doversi considerare soltanto qual appena iniziata…

« Ti ringrazio per averlo notato… » replicai pertanto, cercando di mantenere il sarcasmo all’interno della mia voce entro adeguati limiti, entro controllati confini, per non concederle ragione di mutare pensiero e ritornare alla consueta soluzione, nella quale ogni mia speranza di successo si sarebbe ritrovata a essere necessariamente vanificata « Fa sempre piacere una parola di apprezzamento, soprattutto dopo essere stata brutalmente torturata per non so più quanto tempo. »
« Brutalmente… che parola grossa. » scosse il capo, con apparente disappunto per quella mia scelta di termini, nel confronto con i quali, chiaramente, non intendeva accogliere alcuna provocazione, non intendeva rendere propria alcuna possibilità di addebito « Guardami, mia cara. Ti sembra forse che una meravigliosa fanciulla qual io sono potrebbe mai essere definita qual… brutale?! » mi domandò, retoricamente, non attendendosi alcuna risposta da parte mia nel confronto con tutto ciò « Elegante, sicuramente. Raffinata, altrettanto. Splendida, di certo. Ma… brutale?! No. No. Mi spiace, ma rifiuto simile lessico in mia associazione, a mio confronto. Soprattutto da parte di una figura tanto volgare qual la tua appare… »
« Volgare…? » aggrottai la fronte a quella che pur avrebbe avuto evidentemente a doversi riconoscere qual provocazione, e alla quale pur accettai di concedere commento nel non voler palesare, da parte mia, eccessivo autocontrollo, nel confronto con il quale, altrimenti, ella avrebbe potuto avere motivo per porsi sulla difensiva, vanificando ogni mia strategia a suo discapito.
« Volgare… certo. » confermò, socchiudendo gli occhi per osservarmi attraverso le proprie lunghe ciglia nere « Ti sei mai osservata, per un istante, allo specchio, contemplando la più assoluta assenza di grazia nelle tue forme, nelle tue proporzioni, nel tuo corpo, più in generale, in misura tale da delinearti più simile all’espressione delle perverse fantasie erotiche di un adolescente in piena crisi ormonale ancor prima che a una vera e propria donna?! Con un corpo come il tuo, l’unica carriera nella quale avrebbe avuto senso che tu avessi a impegnarti sarebbe stata quella della prostituzione… »
« … e poi sarei io quella volgare. » ribattei, storcendo appena le labbra verso il basso a quell’ennesimo accento in tal senso da parte sua, nota tutt’altro che originale, tutt’altro che abitualmente assente sulle sue labbra e, pur, allora, non proposta in conseguenza a una crescente frustrazione nei miei confronti, quanto qual presa di posizione cosciente e controllata, e, forse, atta a dimostrare, da parte sua, qualcosa di più di una semplice volontà provocatoria, così come, immediatamente, mi concessi occasione di evidenziare, inarcando, appena, il sopracciglio sinistro, nell’osservarla « Lungi da me voler esprimere una qualche critica a tuo discapito… ma… dal momento che non è la prima volta che ti diletti in critiche nei confronti delle mie forme, sei certa che dietro a tutto ciò non abbia a doversi intendere, in effetti, qualcosa di più? Magari un po’ di invidia, visto e considerato quanto ami porre in mostra il tuo corpo… »

Anche in quel giorno, ovviamente e persino necessariamente, il suo abbigliamento non avrebbe avuto a potersi giudicare propriamente trasparente di un animo timido e incerto, evidenza di un carattere insicuro delle proprie possibilità, nell’indossare, al di sopra di lunghi stivali di lucida pelle, estesi sino a sopra le ginocchia e contraddistinti da, immancabili, tacchi a spillo, una corta, cortissima gonna appena in grado di fasciarle i fianchi e di coprirne le zone più intime, e, più in alto ancora, una camicetta bianca, in seta credo, tagliata non nella volontà di ricercare aderenza, con forme particolarmente ampie e bombate, ma, ciò non di meno, allor indossata al solo scopo di non voler comunque coprirne né i seni né tantomeno il ventre, nell’esser mantenuta sbottonata praticamente sino all’altezza della cintola, là dove si perdeva all’interno della gonna, e nel permettere, in ciò, una sin troppo chiara visione di tutto ciò che ella avrebbe potuto avere a offrire in misura non inferiore rispetto alla mia, altresì esplicita, nudità.
Sorprendentemente, tuttavia, in una reazione invero inedita nel per qualunque mia interlocutrice, amica o nemica avesse avuto a doversi considerare, attorno a un tale argomento, a una simile tematica, non volle essere sua premura quella di negare inoppugnabilmente quanto da me suggerito e affermato. Anzi…

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