11 gennaio 2008 - 11 gennaio 2018: dieci anni con Midda's Chronicles!

Midda Bontor: donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione.
In una realtà dove l'abilità nell'uso di un'arma può segnare la differenza fra la vita e la morte
e dove il valore di una persona si misura sul numero dei propri avversari uccisi,
ella vaga cercando sempre nuove sfide per offrire un senso alla propria esistenza.


Dall'11 gennaio 2008, ogni giorno un nuovo episodio,
un nuovo tassello ad ampliare il mosaico di un sempre più vasto universo fantastico...
... in ogni propria accezione!

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Con l'episodio 2500 (che già dovrebbe essere ragione di festeggiamenti), si conclude Come ai vecchi tempi, quarantanovesima avventura della saga "regolare".
Da domani, con l'episodio 2501, avrà inizio la 50° avventura della lunga corsa di Midda's Chronicles, dal titolo Il tempo del sogno.

Buona lettura!... e, come sempre, grazie!

Sean, 29 marzo 2018

mercoledì 29 gennaio 2014

2175


« Deve essere quello… » decretò, dopo un breve istante utile a prendere in esame ogni elemento a noi circostante, indicando, alfine, un pannello appena visibile nell’angolo in basso a destra della medesima parete sulla quale era stata ricavata la porta di collegamento fra le rampe di scale e il piano eletto qual nostro traguardo « … anche perché non ne vedo altri. » soggiunse a immediato compendio, aggrottando appena la fronte a implicita critica nel confronto della retorica della propria precedente asserzione.

Senza renderle necessario ribadire il concetto così espresso, in subitanea conseguenza alla condivisione di quell’informazione, mossi pertanto la mancina a estrarre, da un fodero legato, per l’occasione, in corrispondenza alla mia coscia sinistra, un pugnale di foggia militare, strumento sicuramente privo del medesimo fascino e dell’ancor più indiscutibile eleganza di una qualunque arma del mio mondo, per quanto eventualmente dozzinale, e pur, ciò non di meno, non privo di una sua efficacia e di una sua applicabilità a diversi contesti, qual, anche, quello così presentatoci. E, in tal modo accompagnata dal medesimo, armata con simile lama che, in tutto ciò, avrebbe assolto più che altro al ruolo di semplice attrezzo da lavoro, avanzai fino al pannello prescelto, facendo poi affondare, con delicatezza e, ciò non di meno, con fermezza, la lama del pugnale lungo un bordo del mio obiettivo, al fine di trovare un punto d’appoggio, un perno, sul quale ottenere leva per poter, alfine, forzare l’apertura dello stesso.
In ciò, fu questione di pochi istanti e, senza particolare impegno né fatica, dischiusi in tal modo un’apertura pressoché quadrata, sul muro, di non più di due piedi per lato, dietro la quale la maggior parte dello spazio presente avrebbe avuto a dover essere riconosciuto qual occupato da quella che, senza particolare sforzo di comprensione… non, per lo meno, nel confronto con la mia attuale coscienza della tecnologia, avrebbe avuto a dover essere identificata qual una centralina di controllo, relativa, allora, a non saprei dire qual genere di sistemi lì discretamente celati, non tanto per questioni di sicurezza, quanto e piuttosto per ragioni di mero ordine estetico. Ma se pur, tutt’attorno alla centralina, in effetti, avrebbe potuto essere facilmente verificata l’esistenza di un ipotetico accesso all’intercapedine presente dietro quella parete e, da lì, probabilmente, in qualche punto allora meno evidente, meno palese, anche ad altre aree di quel livello dell’edificio, inclusa, sicuramente, anche quella di nostro effettivo interesse; al di là di quanto, confrontandomi con le pregresse descrizioni concessemi da Lys’sh, avrei potuto in fede dichiarare di star attendendo di trovare, ciò che, in quel momento, mi fu concesso alla vista, ebbe a doversi riconoscere uno spazietto così infimo, al punto tale non soltanto da rendere del tutto impensabile l’accesso di una semplice gamba della sottoscritta, quant’anche, e meno piacevolmente, ogni ipotesi di passaggio per la mia amica, per quanto straordinariamente snello avrebbe potuto essere riconosciuto il suo quasi imbarazzante giro vita.
Per tal ragione, a costo di poter guadagnare, in quella mia reazione, un’occasione di critica nel confronto con l’evidente mancanza di fede nella Provvidenza e, ancor più, nelle potenzialità della mia complice; non mi riservai opportunità di silenzio, preferendo prendere voce e, in ciò, palesare ogni mio dubbio, pur giustificabile e, allor, ritengo giustificato, con l’idea di proseguire nell’attuazione del nostro piano, per così come inizialmente concepito…

« D’accordo… » storsi le labbra verso il basso, nel ritrarmi appena e nel contemplare, con aria critica, la situazione nella propria triste evidenza, per così come, quantomeno, tale non sarebbe potuta che apparire al mio sguardo « … qual era il piano di riserva?! » sbuffai poi, voltandomi in direzione di Lys’sh animata, mio malgrado, dalla consapevolezza dell’inesistenza di una qualche strategia alternativa che non prevedesse, allora e obbligatoriamente, il passaggio diretto attraverso la soglia che pur, sino a quel momento, avevamo prestato attenzione a non dischiudere.
« Non ci serve un piano di riserva… » sorrise ella, con serenità ammirevole, con pacatezza invidiabile, qual, credetemi, avrebbe persino potuto irritarmi non mi fossi già sentita a lei unita da un legame di sincera stima e affetto, non riuscendo a trovare, suo pari, una ragione per tanta tranquillità qual quella da lei così impunemente sfoggiata « … quello originale andrà più che bene. »
« … quello originale andrà più che bene…?! » ripetei, cercando di non strabuzzare gli occhi nel riproporre quelle medesime parole, a esse cercando conferma nel dubbio che, per l’ennesima volta, il traduttore automatico si fosse concesso qualche particolare libertà nel corso del riadattamento lessicale « Non per voler apparire critica nei tuoi riguardi, mia cara… ma neppure tu sei così magra da poter prendere veramente in esame l’idea di passare lì in mezzo. »
« Immagino tu non sia mai stata al circo… » continuò a sorridere, in quel mentre addirittura apparentemente divertita nel confronto con l’evidenza della mia incredulità, nel merito della quale, palesemente, ella non riusciva a capacitarsi… non, per lo meno, in misura maggiore di quanto io non sarei stata in grado di capacitarmi dell’impresa che, in tutto ciò, ella stava pretendendo di potersi dire capace di compiere.
« Certo che sono stata al circo… » protestai, pur non comprendendo cosa accidenti potessi avere a che fare, in quel momento, simile domanda con il discorso in atto « Qualche anno fa, addirittura, sono stata protagonista indiscussa nell’Arena di Garl’Ohr, combattendo contro fiere assetate di sangue e, persino, abbattendo un tifone, prima di essere eletta campionessa e, in ciò, di ritrovarmi costretta a confrontarmi con qualunque figlio di Gorthia potesse essere intenzionato a porre in dubbio il mio nuovo titolo. » riferii, conscia di quanto, probabilmente, parole come Garl’Ohr e Gorthia sarebbero risultate del tutto prive di significato alla sua attenzione, ammesso di non essere riadattate in maniera del tutto folle e, malgrado ciò, certa di come il significato proprio di tale messaggio non avrebbe mancato di offrirle riprova di quanto, al di là della sua ultima accusa, non mi fosse mancata passata occasione utile a prendere parte a quell’esperienza… e a farlo in maniera indubbiamente intensa, qual solo avrebbe potuto essere propria per chi, mio pari, si fosse ritrovato, per propria stessa iniziativa, a dichiararsi pronto per affrontare una sequenza così folle di combattimenti, e di combattimenti che non avrebbero trovato occasione di termine se non nella mia supremazia totale o, piuttosto, nella mia più totale, e allor necessariamente tragica, disfatta.
« Non sono certa di aver ben compreso quello che hai detto… ma non credo che il tuo concetto di circo abbia a considerarsi il mio stesso concetto di circo. Anzi… » osservò Lys’sh, dimostrandosi tutt’altro che convinta dalle mie asserzioni « … mi sento sufficientemente sicura di ciò. » sancì, aggrottando la fronte così come se, nel doverle descrivere il concetto proprio di giorno, le avessi appena definito le caratteristiche intrinseche della notte più oscura.
« Mercenari che combattono all’ultimo sangue… animali selvaggi affamati che vengono liberati all’unico scopo di ucciderti nei modi più atroci… e, se ciò non fosse sufficiente, anche una qualche creatura mitologica impiegata soltanto a simile scopo… » riassunsi brevemente, non desiderando improvvisare, in quella particolare sede, una disquisizione nel merito di quale definizione di circo avesse a doversi considerare la più corretta, benché, obiettivamente, fosse stata lei la prima a offrire riferimento a un tale discorso, seppur per ragioni che, ancora, in quel momento, non sarebbero potute essermi note, comprensibili o, anche e soltanto, immaginabili.
« Ho capito… » annuì, in nulla e per nulla mutando espressione e, anzi, ove possibile, aggrottando ancor più la fronte, a dimostrare tutta la propria incredulità per quanto le stavo dicendo « Quando questa faccenda sarà finita, ricordami di portarti a un vero circo… con giocolieri, lanciatori di coltelli, mangiatori di fuoco e, soprattutto, contro riformisti… »
« … contro riformisti?! » ripetei, su quella parola, del tutto priva di significato nel contesto allora attuale, che non ebbi allora dubbi a considerare un errore di traduzione, al quale, comunque, riuscii abbastanza rapidamente a porre rimedio, cercando un’associazione fra le figure appena elencate e quell’ultima mancante « … contorsionisti! » commentai, tornando a osservare lo stretto varco e, alternativamente, la mia compagna, avendo finalmente inteso cosa ella potesse aver in mente di compiere e, malgrado ciò, ancora reputandomi del tutto incredula nel merito dell’effettiva attuabilità di tale proposito.

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