11 gennaio 2008 - 11 gennaio 2018: dieci anni con Midda's Chronicles!

Midda Bontor: donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione.
In una realtà dove l'abilità nell'uso di un'arma può segnare la differenza fra la vita e la morte
e dove il valore di una persona si misura sul numero dei propri avversari uccisi,
ella vaga cercando sempre nuove sfide per offrire un senso alla propria esistenza.


Dall'11 gennaio 2008, ogni giorno un nuovo episodio,
un nuovo tassello ad ampliare il mosaico di un sempre più vasto universo fantastico...
... in ogni propria accezione!

Scopri subito le Cronache di Midda!

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Si conclude, con l'episodio odierno, la sessantunesima avventura di Midda, dal titolo "Il cerchio si chiude"!
E, come credo sia chiaro già da un po', si conclude con questo episodio anche il secondo arco narrativo della lunga saga della nostra eroina preferita!

In questo, ringraziando tutti gli amici della Kasta Hamina, Midda Bontor lascia le proprie avventure siderali per ritornare al proprio mondo natale, cresciuta, sicuramente, cambiata, certamente, e pur desiderosa di tornare alla dimensione originale della propria quotidianità, e di quella quotidianità che, del resto, l'ha sempre contraddistinta.

A domani, quindi, con l'inizio di qualcosa di un'altra storia!

Sean, 16 marzo 2020

venerdì 28 maggio 2021

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“... perché non mi sta attaccando?” si domandò, rendendosi conto di quella stranezza, e di quella stranezza obiettivamente ingiustificabile “Eppure a quest’ora avrebbe potuto facilmente schiacciarmi...”

Un’immagine, quella da lei in tal maniera evocata, che non avrebbe avuto a doversi fraintendere qual semplicemente metaforica, quanto e piuttosto estremamente pratica, e pratica nella misura tale per cui, nel proprio estemporaneo stordimento, quel lombrico gigante avrebbe potuto letteralmente travolgerla con il proprio corpo, schiacciandola a terra e, probabilmente, uccidendola. Eppure, malgrado tutto, esso era lì, a muoversi in maniera incerta quasi, allora, stesse attendendo una qualunque azione da parte sua.
Certa soltanto di non avere alcuna possibilità di certezza sul perché di tutto ciò, ella ebbe allora a decidere di non poter certamente attendere lì immobile che il proprio avversario avesse a finirla. Ragione per la quale, non senza una certa esitazione, iniziò ad accennare un lieve movimento laterale, volto a cercare di concederle di allontanarsi di lì.
Ma non appena il suo piede sinistro ebbe a porre in essere quel movimento o, quantomeno, l’intenzione di quel movimento, il lombrico gigante ebbe a recuperare a sua volta improvvisamente lucidità di pensiero, scattando in avanti verso la sua direzione, con tutta la più evidente volontà di finire quanto iniziato.

« Dannazione! » gridò ella, balzando all’indietro e colpendo con tutta la violenza che le avrebbe potuto essere concessa quel corpo rosato.

Purtroppo, come conseguenza di quell’azione, ella ebbe probabilmente a subire più danno di quanto non ebbe, apparentemente, a imporne al proprio antagonista, vedendosi nuovamente rimbalzare dalla sua epidermide gommosa e avvertendo tale reazione distribuirsi su tutto il proprio corpo, ivi incluso il lato mancino, già decisamente provato a tutta la situazione.
Respinto, ma tutt’altro che vinto, il lombrico si ritrasse nuovamente, nel mentre in cui ella, dal canto proprio, si ritrovò costretta ad arrestarsi non tanto nel desiderio di conquistare una migliore posizione di guardia a confronto con quella sfida decisamente più complicata di quanto non avrebbe potuto avere piacere a pensare, quanto e piuttosto nella necessità di riprendere fiato, là dove, ancora una volta, il contraccolpo impostole le aveva imposto un gran dolore. Un pausa a confronto con la quale, comunque, ella non mancò di avere ad assumere una necessaria posizione di guardia, nella volontà di non lasciarsi sorprendere da un nuovo tentativo di aggressione da parte del proprio antagonista. Antagonista che, tuttavia, come già pocanzi non sembrò essere intenzionato a concludere celermente quel confronto, a sua volta temporeggiando.

“... cosa mi sta sfuggendo?” si chiese, ancora incerta a confronto con il comportamento di quell’avversario, e di quell’avversario così estraneo a qualunque concetto di umanità da risultare decisamente criptico nella scelta delle proprie azioni “Perché appare così confuso...?!”

Fu allora che ella sgranò gli occhi a confronto con un pensiero, un’idea, assolutamente banale e che pur, obiettivamente, avrebbe potuto offrire una pratica ragione a tutto ciò. Un pensiero, tuttavia, per verificare il quale si sarebbe ritrovata improvvisamente privata della propria spada, la principale risorsa alla quale potersi appellare nel corso di un combattimento e, in particolare, di quel combattimento, ritrovandosi proprio malgrado semplicemente armata da un lungo stiletto, e da uno stiletto celato, come arma d’emergenza, nella parte posteriore del corpetto da lei indossato.
Doveva arrischiarsi a cercare conferma a quell’idea o, forse e piuttosto, sarebbe stato per lei più saggio avere a ignorare quella possibilità, prendendo in esame idee meno pericolose rispetto a quella?
Purtroppo gli equilibri della situazione non avrebbero avuto a dover essere fraintesi a suo favore. Ragione per la quale, quindi, ella non avrebbe potuto permettersi il lusso di temporeggiare in maniera indefinita, nella vana attesa che una qualche più proficua illuminazione potesse emergere alla sua attenzione. Motivo per il quale, prestando attenzione a non smuovere i propri piedi, e a mantenere quanto più possibile inalterato il proprio baricentro, ella ebbe così a compiere una dolorosa torsione sul proprio busto, per imporre alla propria lama maggiore energia possibile prima di lanciarla lontano da sé, verso il centro di quell’amplia sala.
Un volo che, innanzi al suo sguardo contornato da lampi di luce in conseguenza del dolore provato dal suo corpo a confronto con tutto ciò, ebbe quasi a proporsi al rallentatore, ma che, alla fine, vide l’arma ricadere pesantemente a terra e, come da lei previsto e sperato, attrarre in tal direzione l’interesse del proprio antagonista. Perché quel lombrico gigante, sprovvisto di occhi o di orecchie, non avrebbe potuto avere alcuna possibilità di orientarsi nel mondo a sé circostante se non quella derivante dal senso del tatto, e da un senso del tatto utile a permettergli di rispondere efficacemente a qualunque vibrazione proveniente dal suolo nel quale era parzialmente immerso, e da quel suolo sopra al quale ella aveva commesso l’ingenuità di muoversi, attirando necessariamente la di lui attenzione.
Fu questione di un istante, di un fugace battito di ciglia, l’intervallo a lei concesso per tradurre l’idea in azione. E agendo ancor prima di concedersi una qualunque occasione di riflessione a tal riguardo, nella consapevolezza di quanto, altrimenti, i dubbi e il dolore l’avrebbero sicuramente frenata; ella ebbe ad approfittare della distrazione di quel mostro, e del suo repentino voltarsi verso la direzione della spada, per slanciarsi verso di lei, al fine di muoversi a propria volta, e di muoversi, tuttavia, nell’unica direzione che, sperava, avrebbe potuto concederle un minimo di vantaggio nei suoi riguardi...
... saltandogli direttamente sopra e piombando sul quel grosso e molliccio corpo rosa, con l’evidente intento di cavalcarlo.

« ... quanto mi manca l’assedio di Lysiath! » gemette disgustata da tutto ciò, nel mentre in cui, con un gesto rapido, la sua destra ebbe a raggiungere lo stiletto nascosto nel suo corpetto per estrarlo e, prontamente, averlo ad affondare nelle carni di quella creatura.

Là dove la lama della spada aveva fallito nel proprio intento, quella dello stiletto, più sottile e appuntita, ebbe a riservarsi il proprio successo anche in contrasto alla consistenza molliccia di quell’invertebrato, in un colpo che, se pur non avrebbe certamente avuto a ucciderlo e, forse, neppure a imporgli particolare ragione di dolore, le avrebbe quantomeno concesso un appiglio al quale fare riferimento in quel bizzarro rodeo nel quale, in tal maniera, si era così slanciata. E se l’immagine di un rodeo, in effetti, non avrebbe potuto ovviare a essere rievocata nella di lei mente, nulla di troppo diverso a ciò fu quanto allora ebbe ad attenderla, a confronto con la violenza di ripetuti movimenti di ribellione da parte del lombrico, e del lombrico evidentemente per nulla soddisfatto a confronto con l’idea di quella presenza sopra di lui.
Purtroppo un lombrico non avrebbe avuto a dover essere frainteso al pari di un cavallo. E per quanto l’imbizzarrita reazione avrebbe potuto anche essere considerata assimilabile, la concretezza di quella situazione ebbe a evolvere in una direzione che non avrebbe mai potuta essere propria di alcun cavallo, vedendo il corpo di quell’essere avere a rigirarsi verso di lei, nell’intento di arrotolarsi attorno a lei e di schiacciarla per così come alcun essere dotato di una spina dorsale avrebbe mai potuto permettersi di fare al suo posto nel considerarla, allora, posizionata al centro della sua schiena.
Fortunatamente per Duva, comunque, il predominio su quel mostro non avrebbe avuto a dover essere frainteso qual un requisito necessario per proseguire nella propria missione, nel proprio cammino, laddove, anzi, tutto ciò altro non avrebbe avuto a dover essere considerato nulla di più se non un fastidioso contrattempo. Motivo per il quale, allora, ella non ebbe esitazione alcuna a sganciarsi dal esso prima che potesse essere troppo tardi, e a sganciarsi soltanto per slanciarsi nella direzione dell’uscita da quella stanza, e di quell’uscita che, nel contempo di tutto ciò, le si era mirabilmente avvicinata, complice la non casuale scelta da lei compiuta nel direzionare il volo della sua spada.

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