11 gennaio 2008 - 11 gennaio 2018: dieci anni con Midda's Chronicles!

Midda Bontor: donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione.
In una realtà dove l'abilità nell'uso di un'arma può segnare la differenza fra la vita e la morte
e dove il valore di una persona si misura sul numero dei propri avversari uccisi,
ella vaga cercando sempre nuove sfide per offrire un senso alla propria esistenza.


Dall'11 gennaio 2008, ogni giorno un nuovo episodio,
un nuovo tassello ad ampliare il mosaico di un sempre più vasto universo fantastico...
... in ogni propria accezione!

Scopri subito le Cronache di Midda!

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Con l'episodio 2500 (che già dovrebbe essere ragione di festeggiamenti), si conclude Come ai vecchi tempi, quarantanovesima avventura della saga "regolare".
Da domani, con l'episodio 2501, avrà inizio la 50° avventura della lunga corsa di Midda's Chronicles, dal titolo Il tempo del sogno.

Buona lettura!... e, come sempre, grazie!

Sean, 29 marzo 2018

venerdì 6 febbraio 2009

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L
e settimane che seguirono quegli eventi, quell’iniziazione, rappresentarono sicuramente il periodo più intenso, più ricco di eventi della mia intera esistenza, contribuendo in essa più di tutti gli anni trascorsi in precedenza. Quasi fossi nato nel giorno stesso in cui mi era stata concessa la forza di bloccare il colpo del mio maestro, in un primo e disarmante vagito di vita, tutto ciò che ero stato in passato sembrò essere annullato di colpo, venir azzerato, spingendomi ad una nuova realtà.
Non lasciai il mio lavoro e la mia casa, la locanda di Be’Sihl, laddove anche non avrei avuto altri luoghi in cui cercare rifugio: egli, dimostrandosi degno di poter ricoprire il ruolo del leggendario padre che non avevo mai avuto modo di conoscere, quell’idea perfetta ed intangibile di esempio da seguire, al quale rifarmi e presso il quale trovare rifugio, non mi nego nulla né offrì pretese verso di me, imponendosi come sarebbe stato anche suo diritto fare. Al contrario, per quanto evidentemente non approvasse la via per la guerra che sembravo deciso a percorrere, non fece nulla per proibire i miei incontri con Degan ed, anzi, mi aiutò in tal senso, favorendo la mia autonomia, la mia libertà personale e concedendomi le giornate libere in cambio del mio servizio alla sera.

« Devo essere sincero con te… » mi confidò, immediatamente a seguito della mia completa ripresa dalle eccessive bastonate subite nel tentare di guadagnarmi il diritto di poter essere addestrato « Non amo la strada che hai deciso di intraprendere e, sinceramente, speravo che la città del peccato riuscisse a non privarti dell’ingenua purezza che, nonostante tutto, ti ha da sempre contraddistinto. In e nonostante ciò, comunque, non posso evitare di essere in parte soddisfatto, forse fiero, che tu abbia deciso comunque di intraprendere simile via accanto proprio a Midda Bontor e che, per questo, ella ti abbia dato l’occasione di prepararti al meglio… »

In espressioni come quella, la mia stima per lui non poté che continuare a crescere, insieme ad una maggiore comprensione nei confronti del suo rapporto controverso e discusso con la donna da lui tanto amata, con colei per la quale desideravo divenire scudiero, dimostrandomi come anche laddove non si riesce ad essere in accordo con una determinata scelta, il rispetto verso una persona non dovrà che spingere ad accompagnarla in essa, a sostenerla in tale cammino, tanto più dove un legame sentimentale esiste nei riguardi della stessa. Alla mia vita presso la locanda, in simile frangente, si aggiunse quindi una seconda quotidianità, sicuramente più stancante e dolorosa rispetto alla prima ma anche in grado di offrire molteplici soddisfazioni prima mai conosciute, la cui possibile esistenza era stata da sempre completamente ignorata.
Gli allenamenti a cui il mio nuovo mentore mi sottopose si proposero coprire una vastità di argomenti tale da disorientare chiunque, comprendendo non solo un aspetto strettamente fisico, ma anche un addestramento mentale, spingendomi da verso il rigore e la disciplina, e contemporaneamente, anche, verso l’intuitività e l’originalità, non cercando di inquadrarmi in una serie di regole, di norme utili al combattimento o al ruolo di scudiero, quanto piuttosto a farmele conoscere per concedermi la libertà di scegliere quando seguirle e quando, altrimenti, ignorarle e violarle.

« In guerra non vi sono differenze fra uno scudiero ed un cavaliere: quand’ancora in questo mondo parole come “onore” e “virtù” avevano un significato, il ruolo degli scudieri avrebbe potuto forse essere considerato quale un primo passo verso quello del cavaliere… » mi ripeté sovente « Ma ormai, purtroppo, è quasi più semplice ritrovare nei campi di battaglia dei “prodi” cavalieri bloccati dal terrore e, in ciò, condotti verso la vittoria o la salvezza unicamente dai propri scudieri, pronti a difendere con la vita il loro indegno padrone. »

Per queste ragioni egli non desiderava fare di me un semplice scudiero, un assistente per Midda così come ora, in veste di garzone, potevo forse essere considerato verso Be’Sihl, quanto piuttosto un vero e proprio guerriero, sicuramente meno esperto rispetto ad altri, ma ipoteticamente in grado di tenere testa a chiunque. Il mio corpo, mai sottoposto ad eccessive sollecitazioni in passato, non incedente al grasso solo per l’assenza di un’eccessiva e superflua alimentazione, in quelle settimane conobbe per la prima volta la propria esatta composizione muscolare, vedendo ogni membro essere sottoposto ad una sollecitazione costante, mirato a concedermene controllo assoluto in qualsiasi momento.

« Molti credono che una persona come Midda Bontor sia straordinaria in quanto capace di riuscire dove alcun altro ha avuto successo prima di lei… » sottolineò Degan, in alcune occasioni « Invero ti dico che chiunque potrebbe avere successo al suo posto, nelle sue stesse imprese, laddove fosse in grado di non considerare a priori mai un’impresa quale impossibile, un nemico quale invincibile. Questo è il suo segreto, questa è la sua forza, da ciò nasce la sua leggenda. »

Ma dove la mia mente avrebbe dovuto imparare a trovare la forza di non considerare quale insormontabile un ostacolo, essa avrebbe immancabilmente dovuto anche ricevere appoggio e sostegno nel mio corpo, il quale non avrebbe mai potuto essere utile per simile scopo nelle condizioni in cui aveva riversato in passato.
Come tutti gli altri garzoni nella locanda ero a conoscenza degli intensi esercizi a cui la Figlia di Marr’Mahew era solita sottoporsi ogni mattina ed ogni sera, nella quiete e nell’intimità delle sue stanze: molti pettegolezzi, del resto, non avrebbero potuto evitare di circolare attorno a simili abitudini, spesso e volentieri sfondando nella malizia più sfrenata in merito alla loro natura ed ai loro scopi. Sotto la guida del mio maestro, io scoprii molti fra quegli stessi allenamenti personali, costretto ad apprenderli quasi una nuova fede di vita, una nuova filosofia esistenziale: prima naturalmente, li odiai nel loro porre in risalto ogni mia debolezza, ogni mia mancanza, ma successivamente, nel corso del tempo, non potei evitare di apprezzarli sempre di più per la loro capacità a sopperire a quelle debolezze, rendendomi ogni giorno migliore.

« Ricordi cosa ti dissi al nostro primo incontro? Ti ricordi qual è la responsabilità che grava sulle spalle di uno scudiero? » non mancò di chiedermi almeno una volta ogni settimana.
« Quella della vita del proprio cavaliere. » imparai a rispondere, ad ogni occasione con maggiore convinzione, con decisione sempre più ferma come anche il tono della mia voce.
« Giusto. » confermò puntualmente, dimostrandosi sempre più soddisfatto per la prontezza di quella mia risposta « E fino a quando sarà tua volontà essere uno scudiero, non scordare mai simile principio, tale segno distintivo e fondamentale del tuo incarico, della tua missione: non solo dovrai essere capace di combattere accanto ad egli o ella, in questo caso specifico, ma dovrai essere anche in grado di accompagnarne ogni singolo gesto, intuirne ogni necessità e sopperire alle medesime anche senza bisogno di esplicite richieste, di ordini diretti, quasi altro non fossi che un’estensione della sua stessa mente, del suo stesso corpo, vivendo in simbiosi con esso… »

Purtroppo, però, non tutto in quelle settimane si propose quale positivo, costruttivo per la mia formazione e non mi sto riferendo alle contusioni che, abbondanti, non mancarono mai di essere incassate dal mio corpo ad ogni scontro con il mio mentore. La ruota del destino, infatti, rivelò ben presto alcune trame che, attorno a quella mia evoluzione, non poterono forse ed umanamente mancare di proporsi, in conseguenza della scoperta delle quali, però, molto del mio impegno, della mia fatica, fisica e emotiva, vennero poste in pericolo.
Già tutt’altro che inserito nel contesto della locanda, nel rapporto con gli altri giovani al servizio di Be’Sihl, miei pari, e già vittima dei loro scherni, dei loro interessi derisori per eventi del mio passato, in conseguenza di quel nuovo presente e dei miei sogni per il futuro non poterono mancare chiacchiere, dicerie, maldicenze che incrinarono sempre di più una posizione già precaria fino ad un drammatico punto di non ritorno.

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