11 gennaio 2008 - 11 gennaio 2018: dieci anni con Midda's Chronicles!

Midda Bontor: donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione.
In una realtà dove l'abilità nell'uso di un'arma può segnare la differenza fra la vita e la morte
e dove il valore di una persona si misura sul numero dei propri avversari uccisi,
ella vaga cercando sempre nuove sfide per offrire un senso alla propria esistenza.


Dall'11 gennaio 2008, ogni giorno un nuovo episodio,
un nuovo tassello ad ampliare il mosaico di un sempre più vasto universo fantastico...
... in ogni propria accezione!

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Doh... era da un po' che non aggiornavo le news... e nel frattempo ha fatto in tempo a esserci la conclusione della 50° avventura (Il tempo del sogno), l'inizio e la conclusione della 51° avventura (Giochi di guerra) e l'inizio della 52°... L'uomo incapace a morire.

Buona lettura!... e buone ferie a tutti!

Sean, 16 agosto 2018

domenica 15 febbraio 2009

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… i
nutile sottolineare come votai a favore della prima alternativa.
Nessuno, al mio posto, avrebbe preferito restare in attesa di una nuova occasione, più proficua rispetto a quella appena offerta e così non fu per me: avrei accettato quelle condizioni al pari di imposizioni ben peggiori rispetto ad esse pur di poter partire quanto prima da Kriarya, di lasciare quelle mura all’interno delle quali ero nato e cresciuto e mai mi ero osato avventurare se non per tragitti di poche miglia, conclusi nell’arco della stessa giornata. Naturalmente innanzi a simile pensiero, all’idea di un intero mondo a me sconosciuto là fuori, non avrebbe potuto essere evitato un sentimento di timore, di ansia, ma in confronto all’assenza di vita che avvertivo nell’essere stato fino a quel giorno lì rinchiuso, ogni altro sentimento venne posto a tacere.
Chiarita, pertanto, nella proposta di Midda e nella mia decisione conseguente, la situazione con Degan e l’addestramento, ben poco restò ancora da definire prima della necessaria ripartenza, nonostante questa non sarebbe mai potuta essere orchestrata in maniera tanto subitanea come mi ero illuso sarebbe potuta essere. Per un viaggio del genere, infatti, sarebbe stato più consono, più prudente, aggregarsi ad una delle innumerevoli carovane mercantili che dalla città del peccato non sarebbero mancate di partire alla volta della provincia tranitha nei giorni successivi, in un’eventuale attesa di una o due settimane nei casi peggiori: unirsi ad un gruppo più numeroso, meglio organizzato, avrebbe offerto una serie di indubbi vantaggi che anche una donna guerriero esperta come la Figlia di Marr’Mahew non avrebbe potuto negare, non avrebbe potuto rifiutare come infatti non fece. Nel tempo concessomi ed impostomi in attesa per l’inizio del viaggio, rare furono le occasioni che ebbi per trascorrere del tempo in compagnia del mio cavaliere: dove avrei supposto che, complice il mio nuovo stato, mi sarebbe stata concessa massima presenza al fianco di Midda anche in quei giorni di quiete, di preparazione alla nuova impresa, ebbi altresì modo di restarle vicino solo in rare occasioni serali, alla locanda, trascorrendo il resto delle mie giornate nel riprendere e proseguire i miei addestramenti in compagnia di Degan.
Il mio maestro, consapevole quale ormai era della mia prossima partenza, non mi concesse in virtù di tale ragione un minore impegno ed, anzi, richiese da me energie superiori a quanto mai prima domandatomi, imponendo un regime di allenamento dal quale, in diverse occasioni, temetti di non uscire con tutte le ossa intere.

« Spero che comprenderai come, il fatto che tu ti senta già sufficientemente preparato da affrontare il mondo là fuori, mi autorizzi a affermare su di te il massimo rigore. » sottolineò ripetutamente in quei giorni, ad ogni colpo che segnò contro la mia carne.

Era chiaro come fosse suo desiderio farmi precipitare, psicologicamente, di nuovo ai primi giorni della mia formazione con lui: una scelta forse discutibile ma, indubbiamente, efficace per farmi comprendere, per ricordarmi, come la volontà espressa dalla mercenaria nel richiedermi già al proprio fianco non dovesse essere da me interpretata come un riconoscimento ad un ruolo per il quale ancora non avevo sufficiente diritto. Il dolore, strettamente fisico, fu enorme in quel periodo, lasciandomi trascorrere notti agitate, prive di reale riposo: in ciò, però, non riesco ad offrir alcuna colpa al mio mentore, il cui impegno, dopotutto, si rivolgeva chiaramente ad incrementare le mie possibilità di sopravvivenza nei riguardi del mondo esterno.

« Ricordati sempre il primo insegnamento che ti ho trasmesso… » mi redarguiva « Ricordati in cosa si fonda la forza di un guerriero. »
« Nella consapevolezza delle proprie capacità e dei propri limiti. » risposi ogni volta, prontamente.
« Così come maledettamente errato sarebbe fondare mai la tua sopravvivenza sulla debolezza di un tuo avversario, anche laddove apparentemente palese, nel medesimo modo ora non dovrai dare per scontato che questa missione si concluderà vittoriosamente per te, per quanto apparentemente semplice, tranquilla, non impegnativa… »

Ed in simili parole mi fu concesso modo di comprendere come in ognuno dei violenti colpi imposti su di me volesse essermi offerta ragione fisica di memoria ed attenzione a tale semplice principio, a tale massima ormai divenuta parte della mia vita ma comunemente ignorata dalla maggior parte delle persone, di coloro che si definivano uomini d’arme, combattenti, militi, avventurieri: un concetto che, se solo mi fossi fatto prendere troppo la mano dall’entusiasmo, avrebbe potuto facilmente essere scordato ed in ciò costarmi troppo caro.
Caro maestro… eri forse già, in quei momenti, conscio che per me non ci sarebbe stato ritorno? Era innanzi al tuo sguardo già noto il mio destino? Eppure, nonostante tutto, la mia vita non sta trovando conclusione per mano di un avversario o in conseguenza di una mia leggerezza…

Una delle rare occasioni, unica nel suo genere, che mi vennero offerte nel restare accanto a Midda nei giorni antecedenti alla nostra partenza, fu in concomitanza ad un mio ritorno alla locanda, accompagnato da Degan, a seguito di una delle nostre sessioni di allenamento: pur essendo particolarmente provato da un violento colpo alla base dello sterno, che ancora si imponeva alla mia attenzione ad ogni respiro eccessivamente profondo, ogni mio personale problema venne prontamente dimenticato nel momento in cui la mercenaria espresse il desiderio di parlarmi in privato, nelle proprie stanze, per offrirmi un minimo di chiarezza in merito alla missione a cui avevo accettato di prendere parte. Gaudio nell’idea di ricoprire per la prima volta, in quella piccola riunione, il mio ruolo di scudiero al suo servizio, quasi mi sentii rinascere e senza incertezze di sorta la seguii in quell’alloggio che conoscevo fin troppo bene, bramoso di potermi deliziare con la sua presenza, nell’ascoltare le sue parole e nell’offrirle prova, timidezza permettendo, di aver guadagnato in effetti maggiore coraggio rispetto al nostro precedente incontro in quello stesso ambiente.

« Accomodati pure… » mi invitò, facendomi strada nella propria stanza e dirigendosi, come la volta passata, a sedersi alla propria scrivania, offrendomi pertanto possibilità di prendere posizione sul bordo del letto « Non sarà una cosa lunga, ma sarebbe decisamente scomodo restare in piedi a parlare, non trovi? »
Annuii, fallendo forse nella prima occasione concessami per proporle una risposta, possibilmente scherzosa come tale era stato il tono di quella domanda retorica: rimproverandomi per il mio silenzio, mi sedetti dove indicatomi implicitamente, rivolgendo a lei tutta la mia attenzione.
« Come ho già sottolineato, il viaggio che ci attende non dovrebbe prevedere particolari pericoli… » riprese ella, guardandomi con aria decisamente incuriosita « Non paragonabili a quelli a cui, solitamente, vado incontro. »
« Sì… » annuii nuovamente, questa volta riuscendo anche ad offrire vita alla mia voce ma non trovando particolari sentenze intelligenti a cui concedere spazio in quel momento, innanzi a lei.
« Visto che comunque ci conosciamo ben poco o, meglio, io conosco ben poco te, ritengo che scambiare quattro chiacchiere in merito a quanto hai deciso di affrontare sia più che corretto… » sorrise, con aria leggermente sorniona, scatenando in me un lieve senso di irrequietezza simile, forse, a quello provato da un topino di campagna posto innanzi ad un gatto « Dimmi…cosa sai della nostra prima meta? Di Seviath, intendo… »
« Ammetto la mia ignoranza, mia signora. » risposi, dopo un istante di riflessione « Ogni mia conoscenza in merito al mondo trova i propri confini entro queste mura ed il nome di questa località, per quanto non mi sia completamente estraneo, non mi propone molte informazioni. Credo si tratti di un porto… o comunque un insediamento vicino al mare… »
« Mmm… in effetti non ti sbagli… anche se questa tua rivelazione, questi dettagli in merito al tuo rapporto con il mondo “esterno”, se mi concedi il termine, mi offrono un dubbio spontaneo che spero mi vorrai perdonare. » commentò la mercenaria, aggrottando la fronte con aria decisamente preoccupata in conseguenza di quanto da me appena pronunciato « Correggimi se necessario… ma tu non hai mai visto il mare, vero? »

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