11 gennaio 2008 - 11 gennaio 2018: dieci anni con Midda's Chronicles!

Midda Bontor: donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione.
In una realtà dove l'abilità nell'uso di un'arma può segnare la differenza fra la vita e la morte
e dove il valore di una persona si misura sul numero dei propri avversari uccisi,
ella vaga cercando sempre nuove sfide per offrire un senso alla propria esistenza.


Dall'11 gennaio 2008, ogni giorno un nuovo episodio,
un nuovo tassello ad ampliare il mosaico di un sempre più vasto universo fantastico...
... in ogni propria accezione!

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Doh... era da un po' che non aggiornavo le news... e nel frattempo ha fatto in tempo a esserci la conclusione della 50° avventura (Il tempo del sogno), l'inizio e la conclusione della 51° avventura (Giochi di guerra) e l'inizio della 52°... L'uomo incapace a morire.

Buona lettura!... e buone ferie a tutti!

Sean, 16 agosto 2018

sabato 14 febbraio 2009

401


L
a ricomparsa di Midda in Kriarya e nella mia vita non fu fine a se stessa: al contrario da tale evento ebbe origine una rapida sequenza di reazioni che, in breve, videro la mia esistenza totalmente riscritta per la seconda volta in un arco temporale umanamente troppo breve.
Nonostante fossi ancora ben lontano dal poter considerare concluso il mio addestramento con Degan, l’unione fra la mia foga, nel volermi offrire al fianco della mercenaria, e l’esigenza della medesima in favore di una rapida ripartenza verso sud, alla volta di Seviath, si propose quale combinazione pericolosa e vincente, imponendo prepotentemente una mia prematura entrata in servizio. E se ora non posso, da un lato, evitare di domandarmi cosa sarebbe accaduto se solo mi fossi concesso maggiore preparazione, rimandando al futuro il momento dell’esordio nel mio ruolo di scudiero, non posso comunque, dall’altro lato, negare come qualsiasi grado di addestramento non sarebbe valso ad evitare la spiacevole conclusione nella attualmente mi ritrovo ad essere coinvolto.

« Il ragazzo non è ancora pronto… »

Poche, semplici e lapidarie parole quelle che, impietose, vennero proposte dal mio maestro, dal mio mentore, innanzi alla richiesta espressa dalla mercenaria nei riguardi del mio impiego nella missione che l’avrebbe attesa: prestando fede al suo carattere schietto, incapace di indicare bianco e nero con nomi diversi dai propri, di mentire o abbellire la realtà per renderla più gradevole, egli non volle neppure in quell’occasione giudicare il mio stato, la mia preparazione, con generosità non dovutami ed, al contrario, altresì pericolosa nel frangente di ciò che una missione avrebbe potuto, ipoteticamente, attendermi. E nel compiere questo, nell’esprimersi in tal modo, non volle neppure allontanarmi da sé o dalla destinataria di simile osservazione, non volle celarsi ipocritamente dietro ad un labile velo di perbenismo: preferì, al contrario, esprimersi direttamente innanzi a me, richiedendo in maniera esplicita che anche io fossi presente ad ascoltare tale giustizio.

« Eppure, da ciò che ho avuto modo di vedere, mi sembra sia maturato nelle ultime settimane più di quanto non avesse avuto modo di fare nel corso di un intero anno, in precedenza… » sottolineò la mercenaria, strizzando complice l’occhio verso di me, dando prova di voler sostenere la mia causa e riconoscere i miei meriti per quanto essi non mi avessero ancora condotto al traguardo finale precedentemente accordato.
« Il fatto che egli ora sia in grado di formulare diverse frasi di senso compiuto anche in situazioni di stress emotivo o psicologico e che sia stato in grado di battere una coppia di poco di buono, non dimostra assolutamente nulla. » scosse il capo Degan, serio e severo nei confronti della sua migliore allieva non meno di quanto non lo fosse nei miei riguardi, forse il suo peggior discepolo « Richiedere la sua presenza sul campo, interrompendo così la sua formazione, il suo addestramento, sarebbe quanto di peggio tu potresti fare… per lui e per te stessa. »
La Figlia di Marr’Mahew mi guardò intensamente per un secondo, quasi incerta sul pronunciare le parole che seguirono tale momento: « Quello che mi attende è un viaggio tranquillo, una gita di piacere ancor prima di una vera e propria impresa: dovendo scegliere in quale occasione esaudire il suo desiderio di restare al mio fianco, in qualità di scudiero, per almeno una missione non vedo occasione migliore di questa. » spiegò, proponendosi non meno trasparente nelle proprie opinioni, nelle proprie idee, i quanto non avesse dato già prova il suo interlocutore.
« Non avertela a male… » aggiunse poi, rivolgendosi nella mia direzione « Non lo dico per cattiveria nei tuoi riguardi, ma quanto normalmente si pone sul mio cammino è del tutto inadatto per qualsiasi possibile compagno di ventura, per quanto nobili e sincere siano le intenzioni che animano il suo cuore. »

Invero, in quel particolare momento, ella avrebbe potuto offrirmi i peggiori improperi ed io mai avrei avuto ragione di dolermene: completamente ammaliato dal suo carisma, dal suo naturale fascino, avrei accettato qualsiasi giudizio pronunciato dalle sue labbra, se attraverso esso avessi potuto giungere ad esserle al fianco. Probabilmente tale pensiero, simile logica, si sarebbe dovuta considerare in totale contrasto con lo sprone per il quale inizialmente mi ero spinto ad intraprendere quel cammino, ma assolutamente falso sarebbe ora non ammettere come, in tale frangente, fossero stati i miei lombi a prevalere su ogni raziocinio: ero assolutamente incantato da lei, da ciò che ella era e che rappresentava per me, per il mio presente ed il mio avvenire, e negarlo equivarrebbe, ora più che mai, a rinnegare la mia stessa natura umana.

« Ciò che tu affermi non depone assolutamente a tuo favore, figliola… » denotò il mio mentore, ancora scuotendo il capo « Desideri concedere al ragazzo la possibilità di accompagnarti in questa missione conscia del fatto che essa non vi riserverà sorprese di sorta, pericoli alcuni, per accontentare il suo desiderio di avventura e non essere responsabile per un’avversa sorte… »
« … e non ti rendi conto di quanto questo potrà compromettere il suo destino. » riprese, dopo aver lasciato volontariamente in sospeso la frase precedente « Scaraventato nel mezzo di una missione priva di pericolo, non potrà raggiungere alcuna percezione verso lo stesso, non potrà avere riprova di quel poco che mi hai concesso il tempo di insegnargli, di trasmetterti, e se in un futuro vorrà proseguire per questo cammino la sua vita sarà segnata dalla tua irresponsabilità. »
« Non avevo interpretato la questione da questo punto di vista… » ammise ella, accarezzandosi il collo con la mancina e chinando lo sguardo, ora quasi remissiva nei confronti dell’opinione di colui che anche per lei era una figura di rispetto, un maestro d’arme e, forse, ancor più di vita.
« Però credo che la soluzione al problema sia molto meno complicata di quello che si possa temere. » soggiunse poi, rialzando gli occhi color ghiaccio verso Degan e verso di me « In fondo nessuno, probabilmente nemmeno lui stesso, può ora sapere quali scelte maturerà in futuro… se davvero desidererà proseguire in questo cammino o se, al contrario, preferirà ritornare a quello che ora sembra aver abbandonato. »
« Permettiamogli di seguirmi, come già gli avevo offerto promessa… lasciamolo libero di essermi scudiero in questo viaggio tranquillo, dove la sua vita non potrà essere posta in discussione. » continuò, esprimendosi in parole quiete, serene, prive di qualsiasi enfasi, in positivo o in negativo « A patto che egli, però, si impegni a riprendere l’addestramento con te al termine del percorso in mia compagnia, laddove si dimostrerà essere ancora suo desiderio proseguire nella propria carriera da scudiero dopo questa occasione. »

Degan mi osservò, con la sua solita freddezza, con il suo consueto ed assoluto controllo della realtà e del mio animo, cercando di vagliare entro quali limiti le parole pronunciate da Midda avrebbero potuto effettivamente ritrovare concretezza o essere, al contrario, negate. Da tale analisi, da quel nuovo giudizio addotto nei miei confronti, non diverso da quello già concessomi al nostro primo incontro, egli dovette trarre un esito positivo, laddove l’unica sua reazione si propose, inizialmente, in un cenno affermativo del capo, a dichiararsi a favore della proposta.

« Ovviamente tutto questo avrà ripercussioni sul conteggio finale… » volle poi precisare l’uomo, esprimendo un concetto che allora non riuscii a cogliere, non mi fu concesso di comprendere pienamente, ignorando diversi retroscena in merito a tutto ciò che stava accadendo.

A me, a quel punto, restò l’ultima parola, l’ultimo potere decisionale innanzi al mio futuro.
Se avessi anche io accettato le condizioni imposte dalla mercenaria, avrei potuto accompagnarla nell’avventura che l’avrebbe attesa, che l’avrebbe coinvolta nei giorni seguenti, concretizzando il mio sogno di divenire scudiero e potendo, in ciò, essere anche sicuro di non correre particolari rischi di sorta: in caso contrario, la mia vita sarebbe nuovamente stata posta in discussione, in attesa di comprendere quale strada le sarebbe stata più consona…

2 commenti:

Anonimo ha detto...

Che ne pensi di questa Midda? :))

Sean MacMalcom ha detto...

@Anonimo: woah!
Che dire... in effetti ha una certa somiglianza fisica con Midda! :D