11 gennaio 2008 - 11 gennaio 2018: dieci anni con Midda's Chronicles!

Midda Bontor: donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione.
In una realtà dove l'abilità nell'uso di un'arma può segnare la differenza fra la vita e la morte
e dove il valore di una persona si misura sul numero dei propri avversari uccisi,
ella vaga cercando sempre nuove sfide per offrire un senso alla propria esistenza.


Dall'11 gennaio 2008, ogni giorno un nuovo episodio,
un nuovo tassello ad ampliare il mosaico di un sempre più vasto universo fantastico...
... in ogni propria accezione!

Scopri subito le Cronache di Midda!

www.seanmacmalcom.org
presenta

www.middaschronicles.com
il Diario - l'Arte
l'Enciclopedia

News & Comunicazioni

Dopo la conclusione della 52° avventura di Midda, che ci ha accompagnato negli ultimi due mesi con il titolo L'uomo incacape a morire, inizia oggi la 53° avventura della nostra ex-mercenaria preferita: un'avventura, vi renderete presto conto, molto particolare, e che, nostro malgrado, potrebbe scoprirsi essere qual l'incredibile e disturbante conclusione di un viaggio durato più di dieci anni!
Non aggiungo altro, e vi lascio all'episodio 2700 della serie regolare dal titolo... Il risveglio.

Buona lettura!... e grazie a tutti!

Sean, 16 ottobre 2018

domenica 1 febbraio 2009

388


M
idda restò a lungo in silenzio, osservandomi immobile, impassibile. Nessuno avrebbe potuto decifrare quello sguardo, avrebbe potuto concedere interpretazione all’azzurro di quegli occhi, in tinte tanto gelide da apparire spettrali, prive di ogni barlume di umanità: innanzi a simile attenzione, assoluta, indiscreta, non potei evitare di sentirmi in imbarazzo, non riuscii a razionalizzare un atavico terrore, come posto innanzi ad una creatura superiore capace di perscrutare il mio animo. Più che stolida, in quel momento avvertii la mia proposta quale blasfema, tanto lontana dal potersi concretizzare al punto che mi maledissi interiormente per averla formulata, ponendomi quale oggetto per ogni possibile sua reazione. L’idea di fuggire si propose per una seconda volta alla mia mente, ritrovandosi ad essere però naturalmente negata dalla porta che, chiusa, si frapponeva ora fra me ed ogni desiderio di libertà, ogni speranza di evasione: a mia volta immobile non ebbi possibilità di azione esterna alla semplice attesa.

« E’ una richiesta insolita… ammetto che nessuno, prima di oggi, si era mai offerto a me in questi termini. » commentò ella, ritrovando parola al termine di quel silente esame.
Non ebbi quasi il coraggio di respirare innanzi alla sua reazione, accettando per fede ogni parola a me offerta: dove da un lato non sarei riuscito ad ipotizzare come mai alcuno avesse formulato una simile richiesta, dall’altro tale informazione aumentò l’agitazione già presente nel mio animo, ritrovando in ciò conferma di quanto audace fosse stata la mia idea.
« Credi che possa io avere il diritto a conoscere le ragioni di questo tuo desiderio? » continuò poi « Sia chiaro: dove tu hai avuto modo di guadagnarti la fiducia di Be’Sihl, ed io so che è così, non è mia volontà porre dubbi sulle tue intenzioni, sulla tua buona fede. Semplicemente è in me la necessità di comprendere meglio la situazione, prima di formulare una qualsiasi scelta… »

Restai ancora in silenzio, incerto sulle ragioni da offrirle, sulle spiegazioni da addurre a sostegno della mia richiesta. Segnale positivo, sicuramente, si sarebbe potuta considerare l’assenza di una reazione immediata in mio contrasto, dimostrando come nuovamente fossi stato posto in grazia al destino nel garantirmi una speranza prima di allora probabilmente mai concessa ad altri.
Come ovviare, però, ad un’inevitabile disastro nella scelta dei termini da pronunciare nella risposta che da me sarebbe dovuta essere offerta?

« Cerchiamo di chiarire un particolare, ti va? » riprese ella, innanzi al mio prolungato silenzio « Io non desidero mangiarti, per quanto tu possa forse pensare il contrario: certamente verso altri avrei offerto molta meno disponibilità e non nego come questo tuo comportamento timoroso nei miei riguardi stia ponendo alla prova la mia non eccessiva pazienza, ma se avessi voluto mandarti in gola a Gorl non ti avrei neppure invitato ad entrare. » esplicitò, con tono tranquillo e controllato, come era stato fino a quel momento « Quindi, te ne prego, esprimiti liberamente e offri soddisfazione alla mia curiosità entro la prossima alba… »
Così come innanzi alla porta mi ero convinto ad entrare superando, nel timore dell’immutabilità del mio fato, la paura del confronto con lei, ancora una volta recuperai voce, rispondendo immediatamente di fronte a quell’avviso inequivocabile: « Io… io desidero offrire una svolta alla mia vita. » enunciai verso di lei, sincero in quella mia spiegazione.
« Forse non ti offre più soddisfazione il lavoro qui alla locanda? » incalzò, nel volermi privare della possibilità di ricadere nel silenzio in cui mi ero precedentemente chiuso.
« Non è questo, mia signora… » risposi prontamente, scuotendo il capo e negando l’eventualità che le ragioni di quella mia scelta potessero direttamente o indirettamente coinvolgere il locandiere « Qui ho tutto ciò che desidero, tutto ciò che mi ha permesso fino ad oggi di vivere la mia vita, almeno per come credevo fosse giusto viverla… »
« Ma?... » insistette, sorridendo e dimostrando sempre la massima attenzione nei miei riguardi.
« Nel confronto con te, così come con il mio padrone Be’Sihl, non riesco ad evitare di sentire la mancanza di altro. » spiegai, continuando ad esprimermi con la maggiore sincerità e trasparenza di cui fossi capace, non desiderando nasconderle nulla o permetterle di ipotizzare tale eventualità « Forse mi crederai sciocco, ma sono convinto che solo affiancando il mio fato al tuo, accompagnandoti nel tuo cammino in qualità di scudiero, servo o qualsiasi altro ruolo riterrai a me confacente, potrò davvero raggiungere la consapevolezza necessaria ad apprezzare fino a fondo la mia vita… »

Questa volta non ci sono trucchi: riuscii davvero ad esprimere queste parole, forse senza sufficiente enfasi, senza quella convinzione che avrebbe potuto renderle più incisive, più forti nel caratterizzare i concetti tutt’altro che precari che desideravano esporre, ma non per questo meno grandioso, meno incredibile fu il risultato raggiunto, almeno sul mio piano interiore, nel confronto con me stesso.
Probabilmente anche la mercenaria comprese la natura del mio impegno, il coraggio che il mio animo aveva dimostrato nel giungere a produrre una tale affermazione di principi, di idee e, in ciò, rimase in qualche modo colpita, in una certa misura incuriosita: fosse stato un altro al mio posto, un giovane che avesse dato prova di un animo più belligerante, più volto al confronto, forse quanto avevo appena pronunciato non avrebbe suscitato il medesimo interesse da parte sua, non l’avrebbe spinta a proporre la risposta che, effettivamente, mi concesse in opposizione ad un più ovvio e naturale “no”.

« Ascolta ora, e non fraintendere ciò che ti dirò. » esordì, appoggiandosi con i gomiti sulle ginocchia e spingendosi, in tal modo, maggiormente verso di me « Tutti devono avere il diritto, la libertà di decidere del proprio fato, di combattere per ciò che ritengono essere giusto, che desiderano veramente: in questo io ho da sempre creduto, nonostante la mia professione possa far pensare a principi radicalmente opposti. »
« Comprendo ed apprezzo ogni parola da te pronunciata: immagino come non debba essere stato facile per te giungere a bussare alla mia porta per propormi tale idea… ed in questo desidero che tu possa sentirti orgoglioso, possa apprezzare il risultato che già sei riuscito a raggiungere. » continuò, seria, impedendo alla sua voce qualsiasi intonazione compassionevole, evidentemente cercando di non trasmettere, anche involontariamente, simile emozione, tale sentimento, dove esso avrebbe negato il valore stesso di quelle frasi, della risposta offertami « Per dimostrarti questo, nonostante forse mi pentirò della mia decisione in futuro, sono pronta ad accettare la tua candidatura al ruolo di mio scudiero… »

Il mio cuore parve fermarsi nell’ascoltarla, rifiutandosi di credere a quanto da lei appena affermato, a quanto accordatomi. Per quanto quelle parole fossero tutto ciò che mai avrei desiderato poter sentire in risposta, la loro presenza, la loro evidenza, mi lasciò contemporaneamente entusiasta e terrorizzato, in una sensazione duplice e contraddittoria di onnipresenza e di nudità: il mondo mi si era appena concesso innanzi allo sguardo, nello splendore della sua bellezza e nell’oscurità dei suoi pericoli, e di ciò, umanamente, non potei che restare intimorito.

« Ma non mi accompagnerai in questa missione, non sarai con me in questa occasione. » intervenne ancora una volta la voce della donna, riportando la mia attenzione a lei, permettendomi di ritornare in ciò padrone delle mie emozioni nell’offrirle ogni interesse « Quanto attende me ed i miei compagni di ventura si propone troppo pericoloso anche per i guerrieri più esperti e meglio addestrati, nel confronto con trappole forse superiori ad ogni umano ambire. Non posso, pertanto, chiedere ad altri di accettare la responsabilità della tua presenza al nostro fianco, quale semplice garzone tu inevitabilmente ti ritrovi comunque ad essere… »
« Se mai mi sarà concesso di fare ritorno, però, hai la mia parola che nella prossima missione potrai esaudire il tuo proposito a patto che, prima, tu ti sia adeguatamente impegnato in alcuni piccoli… mmm… compiti? » concluse, con un largo sorriso sornione.
La guardai, smarrito, non comprendendo a cosa volesse offrire riferimento con quelle parole.
« Dimmi… hai mai sentito parlare di Degan? » domandò, ritraendosi con la schiena contro la seggiola.

Nessun commento: