11 gennaio 2008 - 11 gennaio 2018: dieci anni con Midda's Chronicles!

Midda Bontor: donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione.
In una realtà dove l'abilità nell'uso di un'arma può segnare la differenza fra la vita e la morte
e dove il valore di una persona si misura sul numero dei propri avversari uccisi,
ella vaga cercando sempre nuove sfide per offrire un senso alla propria esistenza.


Dall'11 gennaio 2008, ogni giorno un nuovo episodio,
un nuovo tassello ad ampliare il mosaico di un sempre più vasto universo fantastico...
... in ogni propria accezione!

Scopri subito le Cronache di Midda!

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Con l'episodio 2500 (che già dovrebbe essere ragione di festeggiamenti), si conclude Come ai vecchi tempi, quarantanovesima avventura della saga "regolare".
Da domani, con l'episodio 2501, avrà inizio la 50° avventura della lunga corsa di Midda's Chronicles, dal titolo Il tempo del sogno.

Buona lettura!... e, come sempre, grazie!

Sean, 29 marzo 2018

mercoledì 24 giugno 2009

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L’
interlocutore a cui la Figlia di Marr’Mahew aveva deciso di riconoscere salva la vita, accogliendolo addirittura nelle proprie stanze, intimando a non esternare in maniera tanto palese il proprio stupore, era, effettivamente, uno fra i pochi eletti in quella città che avrebbe mai potuto far vanto di aver goduto appieno della vista del corpo nudo della mercenaria stessa, sebbene comunque simile intenzione di autocelebrazione non lo avesse mai trovato protagonista, preferendo salvaguardare la propria salute e, anche, la speranza di protrarre il proprio rapporto con colei che aveva imparato a definire...

« … mia signora… » sussurrò, confuso, imbarazzato, per un momento addirittura emozionato nonostante i sentimenti che l’avevano spinto fino a quella soglia non si sarebbero potuti considerare felici.
« O dentro o fuori. » intimò lei, gettando la spada di lato, sul proprio giaciglio, con fare trasparentemente irritato, tutt’altro che benevolo verso il proprio ospite pur così invitato.

Un fanciullo, poco più che ragazzo e ben lontano dal potersi definire quale uomo, era colui al quale ella si stava rivolgendo. Ancora immobile alla porta di quella stanza, egli dimostrava palesemente la propria giovane età in un viso ancor morbido, quasi tondeggiante, non già indurito dall’età e dall’esperienza per quanto la sua infanzia fosse trascorsa nelle strade più pericolose di tutto il regno di Kofreya, se non di quell’intera estremità del continente: quelle della stessa Kriarya. Al centro di quel volto, sopra a labbra sottili e ad un naso appena schiacciato, due grandi occhi verdi sembravano pur impazienti di comprendere il mondo a lui circostante, in una continua scoperta tipica più di un bambino che di un giovane uomo. La sua esistenza, del resto, fino a pochi mesi prima, all’incontro con la stessa mercenaria, era stata vissuta in un’illusione di vita, dove aveva sempre preferito limitarsi al ruolo di spettatore più che di attore, di protagonista: in ciò, pertanto, si sarebbe potuto considerare immaturo, soprattutto nel confronto con molti altri ragazzi suoi coetanei e concittadini, i quali erano soliti proporsi da tempo quali sicari attivi ed operanti, tutt’altro che animati da quello stesso spirito di innocente curiosità, nonché bramosia di scoperta.
Arruffati capelli castani, a contorno di una pelle appena scurita dal sole, si concedevano stretti nell’azione di un fazzoletto di stoffa violacea, utile ad offrire agli stessi una parvenza di ordine dove altrimenti solo anarchia avrebbe regnato sovrana. Quel copricapo, in verità richiamante una moda pur tipica di molti marinai, non si concedeva quale il solo a caratterizzarne l’abbigliamento: ad esso, infatti, sarebbero dovute essere aggiunte una casacca bluastra priva di maniche ed ampiamente aperta sul torace, per quanto tutt’altro che estremamente virile o muscoloso; una fascia gialla, stretta attorno alla vita; nonché pantaloni nuovamente tendenti a tonalità di viola, per quanto diversi da quelle precedenti. Un abbigliamento, quello, che per quanto avrebbe evidentemente voluto emulare una qualche parvenza marinaresca attorno alla figura del suo proprietario, non avrebbe altresì mancato di tradirlo nell’osservare i suoi stessi piedi, dove essi, infatti, si mostravano stretti in robusti stivali di cuoio neri: considerabili forse indispensabili per affrontare comodamente la terraferma, tali calzari sarebbero stati abiurati da qualsiasi vero figlio del mare, paragonabili alla peggiore delle torture loro adducibili, nel preferire, altresì, l’utilizzo di sandali, decisamente più comodi da indossare e rapidamente sfilare, a concedere in tal modo al nudo piede un contatto autentico con il legno del ponte di una nave. In verità, egli era quanto di più lontano potesse esistere da un figlio del mare, nonostante nel proprio vestiario avesse voluto lasciarsi ampiamente influenzare dall’ultima, ed unica, avventura vissuta insieme alla donna guerriero, nel corso della quale aveva lasciato per la prima volta i confini della città del peccato per spingersi, addirittura, ad affrontare i misteri ed i pericoli delle immense distese d’acqua. A completare il quadro, quantomeno originale, così offerto in quel momento all’attenzione della propria anfitrione, effettivamente scarsa, poi, sarebbero dovute essere considerate una borsa di pelle marrone scuro, indossata a tracolla, e due lunghe coperture poste a protezione delle braccia del ragazzo: in stoffa scura, strette da un intreccio di lacci bluastri, esse incominciavano il proprio cammino all’altezza delle dita delle mani, per giungere, più in alto, poco sotto le spalle lasciate nude dalla particolare casacca scelta.

« E’ stato imprudente da parte tua accogliermi con tanta leggerezza. » tentò di obiettare egli, cercando di darsi un minimo di contegno nell’avanzare oltre la porta, richiudendola alle proprie spalle « Sarebbe potuto esserci chiunque al mio po… »
« E’ stato imprudente da parte tua venire a disturbarmi con tanta leggerezza, scudiero! » replicò l’altra, storcendo le labbra ed avviandosi attraverso la piccola stanza da bagno, per poter sciacquare il proprio viso e ritrovare pieno contatto con la realtà « Avrei potuto spingere la mia spada oltre la porta senza premurarmi nel merito dell’identità dell’idiota molesto. »

Seem, tale era il suo nome, partendo da semplice garzone in quella stessa locanda, si era guadagnato la possibilità di ascendere al ruolo di scudiero della mercenaria semplicemente osando sognare di giungere dove alcun altro, prima di lui, aveva mai osato sospingersi. Proprio in ciò, nella dimostrazione di un animo comunque animato da un potenziale inespresso, era stato benevolmente accolto dalla donna, la quale non aveva mancato di concedergli l’occasione desiderata come obiettivo finale di un lungo ed impegnato cammino: egli aveva pertanto dovuto porre in seria discussione tutta la propria vita ed ogni certezza prima ritenuta tale, morendo e rinascendo in simile esperienza.
Sempre presente accanto a lui, in quel percorso, nel ruolo di mentore e, forse, anche di giudice, preposto a valutare il suo livello di preparazione e la possibilità di essere realmente utile al fianco della propria signora, era stato Degan, un antico maestro d’arme della stessa donna guerriero. Quest’ultimo, per esplicita richiesta di colei che un tempo era stata sua protetta, allieva prediletta, non aveva mancato di porre il massimo impegno, e la massima severità, nella formazione di quel giovane, consapevole di come qualsiasi indulgenza in tale compito avrebbe rischiato di porre accanto al una pur formidabile combattente un fattore di svantaggio tale da farle rischiare la propria vita, mettere in pericolo il proprio futuro. Così, nel presupposto che sarebbe stato sicuramente meglio per il ragazzo essere ucciso durante l’addestramento che al termine del medesimo, dove tale fato fosse stato a lui assegnato dagli dei in conseguenza della propria incapacità a tenere testa ad un avversario, Seem era stato forgiato con costanza e decisione, riuscendo in tempi comunque straordinariamente brevi a raggiungere significativi risultati, a riprova di quanto l’intento prefissato non fosse stato per lui semplice retorica, non si fosse proposto quale un vano capriccio.
Al termine della loro prima avventura insieme, quasi una sorta di esame nel merito delle capacità del proprio potenziale scudiero, Midda aveva acconsentito a confermare la propria scelta, richiedendo però al giovane l’impegno a terminare comunque la propria formazione con il maestro, ancor prima di qualsiasi ulteriore azione al suo fianco: per tale ragione, oltre ovviamente per evidenti necessità di riserbo nell’aver ella scelto la via dell’inganno, del mascheramento allo scopo di perseguire il successo nella propria missione in terra y’shalfica, egli non le aveva più offerto i propri servigi quale scudiero, posticipando tale onore a occasioni future che, speranzosamente, non sarebbero comunque mancate.

« Sia chiaro che, comunque, ho apprezzato lo sforzo ad evitare stati catatonici, soprattutto dopo avermi tanto bruscamente risvegliata. » continuò la voce della Figlia di Marr’Mahew provenendo dal bagno, nel riferirsi chiaramente al rimprovero da lui offerto per l’imprudenza effettivamente compiuta, sperando poi, in tal modo, di evitare nuovamente silenzio da parte del proprio interlocutore.
« Non era mia intenzione esserti di disturbo, mia signora. » tentò di giustificarsi, più a livello formale che sostanziale, come immediatamente chiarì nel proseguo, negando di essersi posto qualsivoglia remora nel merito dell’orario scelto e della possibilità che ella, in tal mentre, stesse ancora dormendo « Ma appena ho avuto notizia del tuo ritorno in città, non ho potuto evitare di accorrere alla tua ricerca, necessitando disperatamente della tua presenza. »

Sebbene almeno una dozzina di diverse risposte ironiche e maliziose sarebbero potute, in quel momento, essere formulate dalla fantasia donna guerriero, qualcosa nel tono del giovane le impose di trattenere ogni commento fuori luogo, almeno fino a quando non fosse stata chiarita l’esatta ragione di quell’inattesa visita.

« Esprimiti, allora: cosa turba il tuo animo? » si limitò a domandare, facendo nuovamente capolino nella camera da letto, senza alcuna ironia, offrendosi seria e attenta.
« Mia signora… sono costretto ad essere latore di tragiche notizie. »

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