11 gennaio 2008 - 11 gennaio 2018: dieci anni con Midda's Chronicles!

Midda Bontor: donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione.
In una realtà dove l'abilità nell'uso di un'arma può segnare la differenza fra la vita e la morte
e dove il valore di una persona si misura sul numero dei propri avversari uccisi,
ella vaga cercando sempre nuove sfide per offrire un senso alla propria esistenza.


Dall'11 gennaio 2008, ogni giorno un nuovo episodio,
un nuovo tassello ad ampliare il mosaico di un sempre più vasto universo fantastico...
... in ogni propria accezione!

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Doh... era da un po' che non aggiornavo le news... e nel frattempo ha fatto in tempo a esserci la conclusione della 50° avventura (Il tempo del sogno), l'inizio e la conclusione della 51° avventura (Giochi di guerra) e l'inizio della 52°... L'uomo incapace a morire.

Buona lettura!... e buone ferie a tutti!

Sean, 16 agosto 2018

martedì 30 giugno 2009

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U
na spada si levò verso il collo della mercenaria, desiderando sgozzarla quale un animale da macello, ed ella rispose ergendo il nero metallo dai rossi riflessi del proprio arto destro quale difesa per la propria sopravvivenza. Un pugnale si diresse al suo stomaco nel mentre in cui uno stiletto cercava le sue reni, a stringerla in una morsa letale, ed ella reagì con un agile movimento dei fianchi, a lasciar l’aria quale unico obiettivo di tale offensiva. La gamba sfasciata di una sedia si propose simile a clava nel cercare il suo cranio, per aprirlo quale un frutto maturo, ma ella ne arrestò il cammino con la propria lama, negandole tale occasione. Numerose bottiglie, piatti ed utensili di ogni foggia o dimensione vennero lanciati nella sua direzione nel tentativo di distrarla, di arrestarla, alcuni addirittura andando a colpire i suoi stessi avversari nel mentre in cui ella, non concedendosi la minima esitazione, alcuna distrazione, propose un’eccellente coordinazione fisica riuscendo ad evitare ogni proiettile. Una frusta schioccò rumorosa nell’aria, cercando le sue carni per strapparle dalle ossa senza alcuna volontà di pietà ed ella l’afferrò saldamente nella propria destra, tirando a sé l’avversaria per risponderle con la forza del metallo della propria arma.
I corpi si ammassavano sempre più numerosi attorno a lei, molti vivi, altri morti, alcuni moribondi: per quanto la donna guerriero non desiderasse trasformare quella visita in una strage, con le negative conseguenze che ciò avrebbe avuto negli equilibri interni alla città del peccato, innanzi a molte offensive, nella mancanza di spazio e di possibilità di movimento, fu costretta a reagire in maniera letale, aprendo ventri, tagliando gole, e lasciando presto saturare, in tal modo, l’aria del fetore tipico della morte, di quello sgradevole odore di viscere rigettate sul pavimento. Purtroppo, sebbene qualcuno si concesse dotato di sufficiente buon senso e spirito di autoconservazione da non proseguire in quella follia, in molti, in troppi non riuscirono a disimpegnarsi dall’impeto di quella battaglia, dalla sete di sangue li animava, incrementata ad ogni nuovo corpo lasciato ricadere, ad ogni altra vittima della loro avversaria.

« Per Thyres... ma vi riuscite a render conto di come io volessi semplicemente porre qualche domanda?! » rimproverò con veemenza la Figlia di Marr’Mahew, a denti stretti nel non sopportare il vano sacrificio di così tanti stolidi innanzi a sé, in qualcosa che altri avrebbero probabilmente definito quale selezione naturale.

Il conflitto così scatenatosi parve eterno, ritrovando al proprio centro, quale dominatrice indiscussa, la mercenaria, inarrestabile, irrefrenabile, degna del titolo riconosciutole quale prole della dea della guerra. La sua spada, simile al drago d’acqua inciso alla base della stessa lama, guizzava senza sosta, colpendo a destra, impattando a manca. Il suo arto destro, quasi fosse dotato di una volontà propria, non trovava riposo nel muoversi con precisione assoluta ad offrirsi a protezione del suo corpo, uno scudo dal quale alcuno avrebbe potuto separarla. I suoi occhi, gemme di cristallino ghiaccio nella negazione quasi assoluta delle pupille nere al loro centro, non conoscendo riposo o pietà decretavano fredde condanne contro chiunque innanzi ad essi avesse voluto cercare confronto. La sua pelle e le sue vesti, lavate la sera prima nella medesima vasca, per quanto in tempi diversi, si tinsero presto del colore della morte, si coprirono rapidamente del calore di molte vite interrotte.
Ma per quanto quello scontro, ad ognuno di coloro in esso coinvolti, sembrò interminabile, nella propria violenza, nel proprio dolore, esso si protrasse in verità per un tempo decisamente ridotto, ritrovando in meno di mezz’ora la quiete imporsi nuovamente all’interno della taverna, nella morte di tutti coloro che tale fato avevano ricercato, nella sofferenza di chi fortunato a tale sorte era scampato, nel sollievo dei pochi i quali da quel combattimento fuga avevano sperato.

« Io sinceramente non riuscirò mai a comprendervi… » scosse il capo la mercenaria, osservando la desolazione creata attorno a sé.

Poche, praticamente nulle, erano le ferite da lei riportate, che si premurò di valutare e conteggiare con rapidità ed attenzione nel non voler comunque sottovalutare eventualità a suo discapito. Nella foga della lotta, infatti, nell’essere animata da naturali dosi massicce di adrenalina tali da incrementare la sua resistenza fisica, oltre ovviamente la sua forza, la sua velocità, la sua destrezza, avrebbe potuto non accorgersi, non prestare attenzione ad un danno sufficientemente grave che, più tardi, avrebbe potuto addirittura comprometterne lo stato di salute. Fortunatamente per lei, comunque, alcuna conseguenza negativa venne riscontrata, ritrovando ogni lesione limitata ad uno stato meramente superficiale, poco più che semplici graffi sul suo braccio sinistro, sulla sua schiena e sulle sue gambe. Chinandosi, allora, a strappare la casacca di uno dei proprio avversari uccisi, ella ne utilizzò la stoffa per ripulire accuratamente la lama della propria spada, prima di riporla nel fodero: un’operazione necessaria e pur quasi rituale, a sancire il termine di quello spiacevole ma evidentemente necessario scontro. Solo dopo aver concluso tale operazione, ed aver gettato a terra lo straccio, ella si volse così a ricercare il proprio scudiero, nella volontà di concedergli l’attenzione prima negata.
Seem giaceva ancora là dove lo aveva osservato l’ultima volta, parzialmente ricoperto da un paio di cadaveri accumulatisi sopra di lui: privato dei sensi all’inizio di quella breve ma violenta battaglia, il giovane aveva avuto in ciò la fortuna di escludersi dalla medesima, venendo ignorato da chiunque dove l’attenzione generale era risultata essere pur focalizzata attorno alla figura della propria signora. Nonostante il sangue che ne copriva le membra e le vesti, quindi, egli si sarebbe potuto riprendere senza alcun problema, probabilmente accusando ancora per qualche giorno dolore all’altezza del punto leso, considerabile quale minimale tributo in conseguenza della buona sorte riconosciutagli dagli dei.
Verificato lo stato di salute del ragazzo, Midda decise di lasciarlo, temporaneamente, ancora lì, dove non avrebbe corso rischi di sorta e dove non le avrebbe offerto alcun peso, per poter ritornare alle ragioni iniziali della sua venuta in quella locanda.

« Se fra voi c’è qualcuno sufficientemente cosciente da poter rispondere a qualche domanda, lo prego di gemere così da permettermi di raggiungerlo. » annunciò a gran voce, rivolgendosi alla folla di moribondi e feriti innanzi a sé.
« Cagna… hai anche il coraggio di farti beffe di noi, dopo tutto questo? » commentò, tossendo, un uomo sdraiato poco lontano da lei, ripiegato nella volontà di stringere a sé il braccio leso dalla spada avversaria al fine di arginarne la fuoriuscita di sangue in attesa di possibili soccorsi.
« Veramente, come già ho sottolineato, era mia intenzione fin dall’inizio rivolgervi semplicemente qualche questione. » denotò la donna, scuotendo il capo e muovendosi, nel mentre, verso l’interlocutore, prestando attenzione a non calpestare eccessivamente i corpi attorno a sé « Vorresti forse addurmi colpa per l’avversione dimostrata nei miei confronti da tutti voi? »
« Questo è territorio di lord Bugeor ed il nostro signore non gradisce il tuo nome. » intervenne, allora, una prostituta posta poco lontana da lei, impegnata a fasciare la propria coscia destra ferita nel corso dello scontro « Alcuna persona sana di mente avrebbe potuto attendersi una reazione diversa, nei tuoi panni. »
« Alcuna persona sana di mente avrebbe potuto attendersi di uscire vincitrice da questa pazzia, nei vostri panni. » replicò Midda, storcendo le labbra di fronte a tale accusa « Avreste per lo meno potuto lasciarmi parlare, o intimarmi a lasciare il locale senza per questo immediatamente ricorrere alle armi… »
« Un po’ di oro fa sempre comodo… senza contare la fama che potrà ottenere chiunque riuscirà mai a farti la pelle… » ridacchiò l’uomo, primo interlocutore della mercenaria, salvo poi lasciarsi coinvolgere ancora in spiacevoli colpi di tosse.
E dove quelle parole avrebbero dovuto trovare la Figlia di Marr’Mahew assolutamente preparata, ben conscia dei rischi ai quali si sottoponeva ad ogni passo all’interno di Kriarya, qualcosa non le risuonò con la dovuta armonia: « Oro? » ripeté, temendo l’accenno velato in quelle parole.
« Oro… un bel mucchietto d’oro… » confermò egli, annuendo con un ampio sorriso « … promesso da lord Bugeor a chiunque riuscirà a condurti al suo cospetto, viva o morta. »

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