11 gennaio 2008 - 11 gennaio 2018: dieci anni con Midda's Chronicles!

Midda Bontor: donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione.
In una realtà dove l'abilità nell'uso di un'arma può segnare la differenza fra la vita e la morte
e dove il valore di una persona si misura sul numero dei propri avversari uccisi,
ella vaga cercando sempre nuove sfide per offrire un senso alla propria esistenza.


Dall'11 gennaio 2008, ogni giorno un nuovo episodio,
un nuovo tassello ad ampliare il mosaico di un sempre più vasto universo fantastico...
... in ogni propria accezione!

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Doh... era da un po' che non aggiornavo le news... e nel frattempo ha fatto in tempo a esserci la conclusione della 50° avventura (Il tempo del sogno), l'inizio e la conclusione della 51° avventura (Giochi di guerra) e l'inizio della 52°... L'uomo incapace a morire.

Buona lettura!... e buone ferie a tutti!

Sean, 16 agosto 2018

lunedì 1 giugno 2009

507


L
e condizioni di salute di Fath'Ma andavano ogni giorno migliorando e, di pari passo, l'appuntamento quotidiano con la narrazione delle sue vicende si faceva sempre più lungo, più intenso, proponendo ora storie decisamente ricche di dettagli, nonché di considerazioni personali, inizialmente tralasciati o posti, comunque, in secondo piano. Sotto il controllo costante e premuroso del cerusico, ella era ormai in grado di mantenersi senza fatica in uno stato di coscienza, restando sì ancora fisicamente a riposo durante tali occasioni, ma ormai iniziando addirittura a porsi seduta, nel dare dimostrazione della propria ripresa, della propria volontà a non lasciarsi andare.
Camminando in silenzio, quietamente racchiusi ognuno nei propri pensieri, Ra'Ahon e Al'Ehir lasciarono la tenda di quest'ultimo al termine dell'ennesimo incontro con la giovane serva, raggiunto, nonostante tutto, il tempo per lei di riposare, di impegnarsi al fine di potersi riprendere completamente dall'esperienza che aveva vissuto. In effetti, fino a quel momento, non era ancora risultato chiaro in che modo e per quale ragione ella si fosse ritrovata a doversi affidare praticamente nuda all'asino con cui era giunta fino a loro: ciò nonostante i due uomini speravano di poter presto chiarire ogni dubbio anche a tal riguardo.
Sebbene nel proseguo della storia, i fatti continuassero ad apparire sempre più assurdi, distanti da ogni ipotesi di quotidianità, e benché ancora nulla fosse subentrato a concedere alla coppia di spettatori una qualche ragione di maggiore fiducia sulla veridicità della stessa, per il comandante di quell'accampamento della guerriglia impossibile si poneva ormai tentare di ignorare l'inquietudine crescente nel proprio animo per quanto sapeva di aver compiuto meno di due giorni prima, lasciando partire un gruppo di uomini e donne alla volta di quella fantomatica fortezza. Le nuove rivelazioni da parte della giovane stavano tratteggiando un ritratto sempre meno piacevole di ciò che essi avrebbero disgraziatamente potuto incontrare ed in questo su di lui gravava pesantemente il rimprovero di aver agito d'impulso, sospinto in maniera eccessiva unicamente dalla propria bramosia di conoscenza, dalla propria curiosità. Certamente a propria discolpa avrebbe potuto addurre l'opinione offertagli dal cerusico, il quale aveva ipotizzato che tutta quell'incredibile avventura altro non fosse che il semplice frutto di una mente sconvolta, ma anche considerando ciò, nulla avrebbe potuto concedergli di perdonarsi se qualcosa di male fosse accaduto a coloro che a lui si erano affidati con simile fiducia.
Per tale ragione, e forse anche perché particolarmente colpito dal riferimento appena propostogli a riguardo del gruppo di sarte fantasma, egli aveva ormai maturato dentro di sé la consapevolezza della via verso quale dover obbligatoriamente proseguire. E di tale decisione, non mancò di offrire aperta confidenza al proprio vecchio amico, unico compagno nell'ascolto, con lui, di quelle gesta.

« Sceglierò immediatamente una staffetta, la più veloce accoppiata fra cavallo e cavaliere a nostra disposizione, e gli chiederò di raggiungere i nostri uomini prima che si inoltrino eccessivamente fra le montagne. » dichiarò, con tono fermo, lontano dall'essere alla ricerca di un consiglio « Considerando la distanza ed il tempo trascorso, essi dovrebbero essere ancora lontani dal proprio obiettivo… »
« Hai cambiato idea nel merito della missione assegnata loro? » domandò il medico, senza sottintendere alcuna volontà di contrasto a simile scelta ma, semplicemente, una sincera curiosità sul perché della stessa.
« Non credo vi sia bisogno di sospingersi alla ricerca di quella fortezza, anche nell'ipotesi che essa non esista. » replicò l'altro, non celando la propria mancanza di serenità nei confronti di simile immagine « Dove, infatti, dovesse essere solo il frutto di una mente ormai priva di senno, questa ricerca sarebbe un'inutile perdita di tempo, rischiando oltretutto di veder ferito o ucciso qualcuno dei nostri fra le vette dei monti Rou'Farth senza alcuna ragione a tal riguardo. »
« E se mi fossi sbagliato? » chiese allora Al'Ehir, ponendo egli stesso il dubbio sul merito della propria analisi « In fondo non ti ho mai offerto certezze assolute in merito: sarei stato uno sciocco arrogante in caso contrario. »
« Nel caso in cui quella fortezza maledetta, perduta fra i ghiacci, esistesse realmente, l'ultima azione da intraprendere sarebbe quella di spingersi alla sua ricerca. » ammise Ra'Ahon, concludendo quanto iniziato con la precedente affermazione e riconoscendo in ciò il proprio errore nell'aver voluto sfidare l'ignoto rappresentato da una tale edificazione « Se gli dei hanno imposto agli abitanti di due interi regni un editto volto a dimenticare l'esistenza di quel luogo, vi deve essere di certo una ragione legittima. E non desidero essere io a porre in discussione una decisione divina. »
« Comprendo. » annuì il medico, offrendo un tranquillo sorriso di approvazione.
Ma, non cogliendo quel gesto ed equivocando il tono offertogli, l'altro incalzò, con evidente incertezza in una situazione tanto paradossale: « Credi che stia sbagliando? »
« Se credessi che tu stessi errando te lo direi. Lo sai. » negò allora il cerusico, con tono più deciso onde evitare ambigue interpretazioni « Alcune tue scelte, soprattutto negli ultimi giorni, non mi hanno ritrovato completamente concorde, ad incominciare a quelle nel merito della tua stessa salute, e te l'ho sempre fatto presente. Ma in questo frangente sono al tuo fianco… »
« Hai, quindi, abbandonato ogni ipotesi precedentemente formulata nel merito di un costrutto immaginario da parte della nostra ospite? » si informò, con evidente preoccupazione.
« Ammetto di non aver ancora abbandonato completamente tale teoria, ma non riesco a pormi con sufficientemente cinismo da ignorare l'innocenza di cui Fath'Ma sembra essere avvolta, in ogni propria singola parola. » definì, allora, l'altro, ora ritrovandosi lui stesso a dover rivedere precedenti posizioni in una dichiarazione esplicita « Non sono ancora certo nel merito di cosa sia accaduto fra quelle montagne, ma qualcosa, di certo, deve essere occorso. »
« Qualcosa che preveda l'orrore di una creatura simile a quella descrittaci? »
« Non sono esperto in simili discipline… e sinceramente ignoro se un mostro di tali fattezze sia mai citato in qualche cronaca, in qualche testo. In fondo sono solo un cerusico. » precisò l'altro, con una voluta ironia « Se tu lo ritenessi necessario, comunque, sarei disposto a compiere un viaggio fino ad Y'Lohaf, per consultare fonti adeguate a tal riguardo. Come sai godo ancora di alcuni contatti negli ambienti accademici, nonostante il mio ritiro dalla scena pubblica… »
« Prima di prendere in esame simili possibilità, ritengo che sia ora meglio attendere realmente la conclusione del racconto. »

Con quella risposta il comandante non desiderava negare l'opportunità propostagli, decisamente interessante nell'ipotesi di approfondire l'analisi di quella storia, ma, neppure, immediatamente avallarla, dove si era riservato già sufficienti preoccupazioni nell'invio del contingente verso i monti per potersi concedere ulteriori pensieri in conseguenza unica della propria curiosità.
Al'Ehir, comprendendo la posizione dell'amico, non insistette in quella che del resto era stata semplicemente un'idea estemporanea, dell'attuazione della quale egli stesso non sarebbe stato completamente d'accordo dove ciò avrebbe significato lasciare prematuramente la propria paziente, oltre, ovviamente, a non potersi riservare l'opportunità di ascoltare la conclusione di quella vicenda, la fine della storia, giungendo a conoscere il destino dei suoi protagonisti.

« Veglia con cura sulla nostra ospite. » concluse, quindi, Ra'Ahon, riproponendo verso il medico la propria quotidiana raccomandazione « Ora che si sta riprendendo, non vorrei che cercasse scioccamente la fuga temendo un qualche danno da parte nostra. »
« Sarà fatto. » annuì l'uomo, nel riconoscere ovviamente l'autorità dell'altro « E tu, anche se forse è inutile insistere, cerca di dormire un po' di più stanotte: rinunciare al riposo non potrà essere di utilità per alcuno. »
« Forse lo farò… » replicò laconico, chinando appena il capo in cenno di saluto.

E così facendo, egli lasciò il compagno per dirigersi verso la periferia occidentale dell'accampamento, dove era certo di poter trovare il giovane idoneo da inviare all'inseguimento del drappello in marcia verso le montagne, pregando gli dei affinché egli potesse riuscire nella propria missione.
Riportare quegli uomini e quelle donne a casa, sani e salvi, ora era diventata per il comandante la principale preoccupazione, il motivo per cui, paradossalmente, forse avrebbe perduto il sonno dove essi erano stati là inviati proprio all'unico scopo di soddisfare quell'interesse per il quale non era riuscito precedentemente a trovare requie.

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