11 gennaio 2008 - 11 gennaio 2018: dieci anni con Midda's Chronicles!

Midda Bontor: donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione.
In una realtà dove l'abilità nell'uso di un'arma può segnare la differenza fra la vita e la morte
e dove il valore di una persona si misura sul numero dei propri avversari uccisi,
ella vaga cercando sempre nuove sfide per offrire un senso alla propria esistenza.


Dall'11 gennaio 2008, ogni giorno un nuovo episodio,
un nuovo tassello ad ampliare il mosaico di un sempre più vasto universo fantastico...
... in ogni propria accezione!

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Doh... era da un po' che non aggiornavo le news... e nel frattempo ha fatto in tempo a esserci la conclusione della 50° avventura (Il tempo del sogno), l'inizio e la conclusione della 51° avventura (Giochi di guerra) e l'inizio della 52°... L'uomo incapace a morire.

Buona lettura!... e buone ferie a tutti!

Sean, 16 agosto 2018

mercoledì 12 giugno 2013

1969


« Ne ho contati almeno tre… » condivise Be’Wahr, predisponendosi a una nuova carica dall’alto, a una nuova discesa dal cielo da parte di quelle creature, qualunque fosse il loro nome corretto, più che conscio, al di là delle sillabe utili per definirli correttamente, del pericolo rappresentato dalle stesse, della letale minaccia da loro stesse incarnata, entro certi versi, se possibile, ben superiore a quella degli ippocampi, contro i quali, pur, né lui né il fratello avevano mai avuto precedente occasione di confronto.

In contrasto alle gargolle, a una gargolla nella fattispecie, infatti e al contrario, tanto il biondo, quanto lo shar’tiagho che era solito chiamare fratello, avevano avuto passata esperienza di duello, condividendo addirittura in essa, per quanto a loro noto, l’unica opportunità che era mai stata concessa persino alla Figlia di Marr’Mahew per venire alle armi con tali mostri o, per amor di precisione, tali artefatti, così come il loro comune amico Sha’Maech li aveva definiti in tale circostanza.
Le gargolle, per come erano state loro quindi presentate, avrebbero dovuto essere riconosciute quali semplici, ammesso che simile attributo avrebbe potuto aver senso, sculture animate in grazia a un sensazionale impiego di magia, utile a infondere loro vita, o, quantomeno, una parvenza di vita, nel corso della quale avrebbero potuto servire al meglio il proprio padrone, lo stregone, o la strega, a cui avrebbero dovuto essere in tal modo grati della propria stessa esistenza. In conseguenza alla propria natura di artefatti, di semplici statue, le gargolle avrebbero potuto assumere le più originali forme e se, nella loro precedente interazione con un simile mostro, la forma assunta aveva voluto vagamente richiamare quella che lo stesso Sha’Maech aveva suggerito essere una sfinge, creatura appartenente alla mitologia shar’tiagha con la quale, nel proprio viaggio a nord, la Campionessa di Kriarya non si era allora negata un’occasione di scontro, conquistandone la pelliccia con la quale, attualmente, rivestiva i propri seni; siffatta parvenza, tale forma, non avrebbe dovuto essere necessariamente attesa qual presente a caratterizzare anche le tre nuove antagoniste con le quali, ora, Howe e Be’Wahr avrebbero dovuto trovare il modo di scendere a patti. Una via, una soluzione, invero, ben difficile da identificare, da riconoscere, soprattutto e spiacevolmente nel confronto con l’evidenza di come, in passato, fosse stato necessario non solo il valore della straordinaria Midda Bontor, ma, addirittura, la partecipazione all’opera di un piccolo esercito per riuscire in tale impresa, per porre fine a quella prima gargolla della loro esistenza. Perché la sola possibilità loro nota per fermare una gargolla, statua di pietra alla quale un’oscura magia aveva infuso vita, avrebbe dovuto essere riconosciuta quella di farla letteralmente a pezzi… in piccoli pezzi che, in alcun modo, avrebbero più potuto loro nuocere.
Un impegno, spiacevolmente, tutt’altro che banale, tutt’altro che scontato nella propria risoluzione, che, se possibile, avrebbe dovuto essere riconosciuto di ancor più improbabile traduzione in fatti concreti in conseguenza al non banale assunto che vedeva simili creature capaci di volare, di librarsi nell’alto dei cieli malgrado la propria mole e la propria natura.

« Almeno tre…?! » ripeté Howe, quasi a cercare conferma del conteggio in tal modo comunicatogli, o, piuttosto, a cercare una smentita per tale conteggio, per simile informazione, laddove sarebbe risultata quantomeno spiacevole se non, addirittura, simile a una letale condanna, ove avesse trovato opportunità di sgradita conferma.
« … così pare. » confermò il biondo, senza particolare ragione di entusiasmo nel comunicare tale informazione, nel condividere simile dettaglio, ove sarebbe stato ben lieto di smentirsi, se solo gliene fosse stata concessa l’opportunità, se solo ciò non avesse rappresentato, purtroppo, cercare di negare l’evidenza, tentare di sottrarsi alla verità dei fatti, in una scelta che non avrebbe condotto loro alcun privilegio, che non avrebbe concesso loro alcuna opportunità di salvezza, ponendoli anzi in una spiacevole condizione di pericolo, qual solo avrebbe dovuto essere riconosciuto quello conseguente a una tanto palese ignoranza nei confronti della realtà per così come loro effettivamente lì offerta, lì imposta.

Prima che qualunque altra frase potesse essere tuttavia lì scandita, potesse essere allora proposta dall’uno così come dall’altro, a commento o a contorno di quella situazione, di quel tutt’altro che piacevole frangente, una nuova incursione da parte di una delle gargolle costrinse i due fratelli al silenzio, nel doversi preoccupare non tanto di cosa dire, di quali parole scandire e di quali, altresì, trattenere per sé, quanto e piuttosto di come agire, di quali movimenti porre in essere al fine di preservare il proprio diritto a esprimere altre parole di lì a breve, di proseguire in quella loro chiacchierata non appena il pericolo, almeno nell’immediato, fosse scampato.
Così, nel mentre in cui il mostro tentò, ancora una volta, di raggiungere le loro carni con le proprie oscene zampe, con le proprie mani artigliate così simili a estremità animali, ancor prima che umane, inevitabile premura della coppia di mercenari fu quella di mantenere le proprie forme il più lontano possibile da quell’essere, da quella creatura; compiendo a tale scopo, per tale fine, tutto ciò che sarebbe stato necessario compiere, rotolando a terra, ove fosse stato loro richiesto, così come saltando all’indietro, o, ancora, semplicemente attendendo l’ultimo istante utile prima di eludere l’aggressione con una semplice torsione del busto. A loro favore in tal senso, a loro sostegno nell’attuare tutto ciò, non avrebbe dovuto essere allora dimenticata, non avrebbe potuto essere lì ignorata, la pur notevole esperienza bellica accumulata nel corso degli anni, quella competenza da entrambi maturata in molte, forse addirittura troppe battaglie, che, se pur non sarebbe valsa loro l’occasione di ergersi allo stesso livello della loro amica e sorella, della Figlia di Marr’Mahew, di certo era stata loro necessaria e sufficiente a sopravvivere sino ad allora, a superare qualunque ipotesi in senso contraria espressa, di volta in volta, non soltanto da avversari umani, ma anche, e soprattutto da quando avevano incontrato la stessa donna dagli occhi color ghiaccio, antagonisti non umani, mostri e creature di ogni natura, proprie delle più variegate leggende, delle più diverse mitologie, così come frutto dei più diversi incantesimi, delle più oscure stregonerie e negromanzie.
In grazia di ciò, pertanto, la gargolla non ritrovò qual propria maggiore soddisfazione di quanto non avessero avuto occasione di godere le proprie compagne negli attacchi precedenti, nelle incursioni passate e rimaste, non maggiormente, contraddistinte da una qualche speranza di facile trionfo per esse, malgrado la posizione di pur palese supremazia allora occupata, allora resa propria dal letale connubio derivante da un corpo potenzialmente immortale di pietra, e la capacità di librarsi nell’aria e dall’alto dei cieli precipitare alla ricerca di sangue e morte.

« D’accordo che cercavamo un’occasione di riscatto… ma questo inizia a essere un po’... eccessivo! » protestò Howe, ritrovando tardivamente voce, insieme a una postura nuovamente eretta, già pronto al prossimo attacco, già predisposto, psicologicamente, a fronteggiare un’altra offensiva da parte di quegli esseri, di quella compatta, e pur già sin troppo numerosa, squadra schieratasi in opposizione loro e, sicuramente, dell’intera isola di Bael, della quale, in quel frangente, si erano ritrovati a essere fortuiti difensori, eletti qual tali dalla sorte, dal fato, in tal modo apparentemente dichiaratosi in loro supporto in conseguenza alle loro precedenti affermazioni volte a invocare una qualche possibilità utile a ottenere assoluzione per la loro ultima mancanza, per la loro assenza al precedente conflitto, solo poche ore prima.
« Credi che non ce la faremo da soli…?! » questionò Be’Wahr, muovendosi a riconquistare una posizione a lui prossima, per essere pronti a guardarsi reciprocamente le spalle così come, da sempre, dalla loro stessa nascita, erano soliti fare, sostenendosi e proteggendosi a vicenda.
« In due contro tre gargolle…? » esplicitò lo shar’tiagho, aggrottando la fronte nel comparare tale proporzione con quella propria della loro unica altra esperienza in confronto a un tale mostro « Sì. Credo proprio che ce la faremo a morire ammazzati, questa volta. » sospirò, storcendo le labbra verso il basso e stringendo, maggiormente, le dita attorno all’impugnatura della propria spada, sbiancando le nocche della propria destra in tale sforzo.



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