11 gennaio 2008 - 11 gennaio 2018: dieci anni con Midda's Chronicles!

Midda Bontor: donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione.
In una realtà dove l'abilità nell'uso di un'arma può segnare la differenza fra la vita e la morte
e dove il valore di una persona si misura sul numero dei propri avversari uccisi,
ella vaga cercando sempre nuove sfide per offrire un senso alla propria esistenza.


Dall'11 gennaio 2008, ogni giorno un nuovo episodio,
un nuovo tassello ad ampliare il mosaico di un sempre più vasto universo fantastico...
... in ogni propria accezione!

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Doh... era da un po' che non aggiornavo le news... e nel frattempo ha fatto in tempo a esserci la conclusione della 50° avventura (Il tempo del sogno), l'inizio e la conclusione della 51° avventura (Giochi di guerra) e l'inizio della 52°... L'uomo incapace a morire.

Buona lettura!... e buone ferie a tutti!

Sean, 16 agosto 2018

lunedì 17 giugno 2013

1974


Malgrado, innanzi a quella situazione, a quello spiacevole contesto, per quella tanto originale coppia di fratelli, uniti dalla vita così come non lo erano stati dal sangue, il fato sembrava essersi allora volto al peggio, apparendo destinato a un’ingrata, e violenta, prematura conclusione, che entrambi avrebbe alfine veduto ascendere in gloria al loro comunemente e indistintamente adorato dio Lohr, ammettendone in maniera tutt’altro che ovvia, tutt’altro che banale, l’esistenza; ancora una volta tale pur non eternamente procrastinabile appuntamento venne rimandato, simile impegno venne posticipato a una data ancora da stabilire, da ridefinire nel dettaglio, preferendo riconoscere loro la grazia derivante da un intervento lì necessariamente del tutto inatteso, non cercato e non sperato. Non, quindi, l’aiuto, il soccorso, della Figlia di Marr’Mahew, della donna guerriero che pur mai si sarebbe sottratta a tale compito, a simile prerogativa, per lei propria anche soltanto in conseguenza al proprio sincero affetto per la coppia in questione, ancor prima che per il proprio ruolo di condottiera nel corso di quella missione, di quel viaggio. Né, tantomeno, l’intervento dall’alto del cieli dello stesso dio Lohr, che pur mai si era espresso esplicitamente in loro favore e che, probabilmente, neppure avrebbe avuto un qualche interesse in tal senso, non potendo che risultare, entrambi, pressoché dei semplici insetti, o ancor meno della banale polvere nel confronto di un dio, e di un dio potente qual pur Lohr era considerato. Ma, cogliendoli allora totalmente di sorpresa, non per mancanza di fiducia nei loro stessi riguardi, quanto per semplice e completa assenza di fede nei riguardi della buona sorte, qual pur, in quegli ultimi tempi, non sembrava volerli favorire eccessivamente, non stava offrendo alcuna parvenza di interesse a risultare loro benedicente; chi sopraggiunse in loro soccorso, in loro aiuto, altro non fu che, pressoché, l’intero equipaggio della Jol’Ange o, quantomeno, coloro che ancora avrebbero potuto vantare una certa libertà di movimento, non avendo subito spiacevoli conseguenze dal precedente confronto con gli ippocampi.
Il primo a colpire, allora, fu proprio il medesimo capitano della goletta, il buon Noal, il quale, in quegli ultimi mesi mostratosi normalmente armato con una pesante mazza chiodata, non volle sottrarsi allora al richiamo della Campionessa di Kriarya, al suo invito alle armi, lì presentandosi già di proprio qual allora equipaggiato esattamente con quanto occorrente, nulla di più, nulla di meno. Fu proprio egli, quindi, che si gettò di prepotenza fra i due fratelli e l’avversario giudicato, per semplice istinto, per mera intuizione, in un giudizio di natura squisitamente estetica, qual il più pericoloso, il più letale, scegliendolo, nel dettaglio, qual la gargolla tentacolata. E giustappunto in contrasto a uno dei suoi osceni arti, un ipotetico braccio destro teso in direzione del biondo Be’Wahr, ebbe a calare la violenza di quella temibile arma; in un gesto che, se solo fosse stato rivolto a discapito di un comune mortale, in carne e ossa, avrebbe visto quello stesso arto non soltanto semplicemente infranto, ma, ancor più, completamente distrutto, o, più precisamente, spappolato, ridotto in semplici brandelli informi di quella che soltanto con un massiccio impiego di immaginazione avrebbe potuto essere riconosciuta qual un tempo carne e ossa, ma che, purtroppo e spiacevolmente, non parve allora essere in grado neppure di scalfire quella roccia, quella solida pietra, rimbalzando impietosamente sulla stessa, con una purtroppo per nulla gradevole ripercussione sulle braccia, sui gomiti e, persino, sulle spalle dello stesso Noal, il quale non senza una certa difficoltà riuscì a stento a mantenere il controllo sul quanto lì pur saldamente impugnato. Fortunatamente, al di là dell’assenza di apparenti risultati considerabili realmente utili ai fini di una rapida conclusione di quel conflitto, il colpo in tal modo inferto all’artefatto, a quella temibile statua animata, sembrò sufficiente a respingere, almeno temporaneamente, l’aggressore, invitandolo senza particolare cordialità a ritrarsi e a desistere da quell’iniziativa, da quella particolare brama di sangue.
Praticamente accanto a Noal, e pur soltanto secondo a colpire fu, un fuggevole istante dopo, il coraggioso Hui-Wen, figlio del lontano continente di Hyn, il quale, dimostrando di aver offerto realmente attenzione all’invito della mercenaria dagli occhi color ghiaccio, che il suo compagno avrebbe potuto anche non aver ascoltato, pur involontariamente seguendone le indicazioni, si presentò armato non di una fra le proprie consuete armi, ma di un pesante martello, simile, ancor prima che a quello di un fabbro, a quello di uno spaccapietre. Ma se realmente tale avrebbe dovuto essere lì riconosciuta la natura di quell’utensile allora promosso al ruolo di arma, quantomeno azzeccata avrebbe dovuto essere lodata la scelta dell’uomo, il quale non in una migliore direzione avrebbe potuto muovere i propri passi, non attorno a una risorsa migliore avrebbe potuto chiudere saldamente le proprie mani. Nel momento in cui le sue braccia, allora, caricarono il colpo, il rosso dragone di mare emergente dalle onde e tatuato sul suo destro, parve quasi animarsi per un istante di vita propria, forse a voler, in tal modo, palesare tutta la propria più viva disapprovazione per la raffigurazione di drago proposta nelle sembianze della gargolla contro la quale cercò un quasi naturale conflitto, una quasi irrinunciabile occasione di sfida. E nell’istante in cui il colpo venne sferrato, il movimento venne portato a termine esprimendo tutta la più straordinaria energia che mai avrebbe potuto rendere propria, il dragone di mare riuscì a ottenere una ragione di soddisfazione nel confronto con la gargolla drago, raggiungendola fra la spalla sinistra e il collo e, con tutta la propria violenza, con tutto il proprio impeto, respingendola all’indietro, quasi catapultandola lontana da Howe, contro il quale era allora diretta, non imponendole alcun reale danno e, ciò nonostante, ovviando alla possibilità che essa stessa potesse recare danno a chiunque.
Sul terzo fronte, quello rappresentato, alfine, dalla gargolla pantera, posta in contrapposizione tanto a una quanto all’altra delle proprie compagne e, in ciò, in posizione utile a raggiungere tanto l’uno quanto l’altro fra i due mercenari lì accerchiati, si riservarono un’estemporaneamente conclusiva possibilità di intervento ben due altre figure proprie dell’equipaggio della goletta: Masva e Camne. Entrambe le rosse, confermando la volontà d’ascolto già dimostrata da parte di Hui-Wen, si presentarono a quell’appuntamento, a quella battaglia, opportunamente armate con due pesanti martelli da fabbro, con i quali, pur riservandosi minore possibilità di impeto rispetto a quello da spaccapietre scelto dal figlio di Hyn, vollero allora rendere propria una più incisiva possibilità di offesa, di aggressione, concentrando la propria azione non tanto allo scopo di respingere l’aggressore, eccessivamente ipertrofico per poter concedere anche a entrambe, unite, una qualsivoglia opportunità di successo nei suoi confronti, quando e addirittura di abbatterlo, rivolgendo in conseguenza i propri attacchi nei riguardi di quei due particolari punti che, speravano, avrebbero retto meno facilmente all’impeto delle loro offensive. Così, allorché porsi innanzi a Howe e Be’Wahr, per ipotizzare di proteggerli là dove, comunque, non avrebbero potuto farlo; le due donne preferirono sopraggiungere con un lieve ritardo al centro della scena, concedendo, in ciò, al loro antagonista, al loro avversario e bersaglio, di spingersi a essere innanzi a loro, rivolgendo loro la schiena e, con essa, soprattutto e imprudentemente, le proprie ali. E proprio contro le ali i due martelli ebbero allora a rivoltarsi, aggredendo quella pietra necessariamente più sottile, e più fragile, nel voler riprendere il concetto proprio delle membranose ali di pipistrello, e riuscendo, incredibilmente e ammirevolmente, a condurre a segno uno straordinario successo al primo colpo, nel riuscire, entrambe, a imporre violenza sufficiente al proprio colpo, al proprio gesto, da incrinare, prima, e infrangere, un istante dopo, la roccia obiettivo della loro tacita tattica, negando, in conseguenza, alla gargolla pantera una qualsivoglia possibilità non soltanto di condurre a compimento il proprio attacco ma anche e soprattutto, di mantenersi ancora in volo, di sorreggersi ancora distaccata da terra, precipitando, altresì e violentemente, al suolo, senza possibilità alcuna di controllo o di freno.
Assenza di controllo e di freno, tuttavia, che ebbero allora anche la conseguenza di ritrovare proprio i due fratelli mercenari sulla traiettoria del moto inerziale del mostro, e, con essi, anche i loro due protettori, i due marinai accorsi in loro soccorso, Noal e Hui-Wen, i quali avrebbero potuto tutti rischiare di finirne con l’essere travolti, con quanto ne sarebbe conseguito…

« Attenti! » gridò il biondo, facendosi carico di spingere lontano da quell’indiretto pericolo il capitano della Jol’Ange, fosse anche, e solamente, per restituirgli il favore, per riconoscergli la propria più viva gratitudine per quanto concessogli.



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