11 gennaio 2008 - 11 gennaio 2018: dieci anni con Midda's Chronicles!

Midda Bontor: donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione.
In una realtà dove l'abilità nell'uso di un'arma può segnare la differenza fra la vita e la morte
e dove il valore di una persona si misura sul numero dei propri avversari uccisi,
ella vaga cercando sempre nuove sfide per offrire un senso alla propria esistenza.


Dall'11 gennaio 2008, ogni giorno un nuovo episodio,
un nuovo tassello ad ampliare il mosaico di un sempre più vasto universo fantastico...
... in ogni propria accezione!

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Doh... era da un po' che non aggiornavo le news... e nel frattempo ha fatto in tempo a esserci la conclusione della 50° avventura (Il tempo del sogno), l'inizio e la conclusione della 51° avventura (Giochi di guerra) e l'inizio della 52°... L'uomo incapace a morire.

Buona lettura!... e buone ferie a tutti!

Sean, 16 agosto 2018

venerdì 21 giugno 2013

1978


Ma ove confusa, probabilmente, avrebbe dovuto essere considerata la voce, non egualmente disorientante avrebbe dovuto essere altresì giudicata l’azione, nella quale, quasi immediatamente, non poté che risultare incredibilmente esplicito chi avesse invocato il nome dell’uno piuttosto che dell’altro. Perché, nel mentre in cui Camne si gettò verso Howe, Masva scelse altresì Be’Wahr, ed entrambe, in tal modo, poterono riservarsi una solida possibilità d’appoggio, un fermo trampolino, in virtù del quale concedersi occasione propizia di risalire verso l’alto dei cieli, di ascendere verso il sole, pur non desiderando, invero, raggiungerlo, non ambendo, in alcun modo, a conquistarlo, ma, ciò non di meno, lassù balzando a intercettare la loro comune avversaria, e a infierire in loro contrasto, in loro opposizione, con tutta l’energia, con tutta la violenza, con tutta la forza che entrambe sarebbero state in grado di richiamare a sé, e di imporre nel mentre di una pur non semplice posizione, di una pur non naturale, non ovvia, postura d’attacco, in grazia alla quale, comunque, poter ambire a porre reale sfida a quella creatura e, soprattutto, di trarla al suolo, di costringerla a lì precipitare, raggiungendo la compagna già crollata e che, presto, molto presto, sarebbe stata definitivamente distrutta, sarebbe stata, in tutto e per tutto, estromessa da quella battaglia, da quella sfida, da quel giuoco al massacro che pur, in primo luogo, era stato da loro preteso, era stato da loro stesse ricercato e invocato a gran voce, pur senza esprimere alcuna parola, il benché minimo verso.
Un duplice gesto, un duplice attacco, un duplice salto, nel vuoto, sì ammirevole e, finanche, stupefacente, per la riuscita del quale, allora, non avrebbe dovuto essere trascurato, non avrebbe dovuto essere ignorato, l’importante apporto proprio della coppia di fratelli e mercenari, i quali, pur necessariamente privi della medesima acquisita confidenza e coordinazione che avrebbe potuto caratterizzare le due donne, in quel particolare frangente così come in qualunque altro contesto della vita quotidiana, non mancarono dopotutto di assolvere al proprio ruolo, al proprio incarico, comprendendo repentinamente quanto a loro domandato e, provvedendo, in ciò, a porlo in essere, a non farlo mancare ad alcuna delle due rosse. Perché a poco o nulla, in verità, sarebbe valso tanto impegno da parte delle loro compagne, delle loro sodali in quel contesto di battaglia, allorché quei due avessero mancato di offrire loro il giusto supporto, l’idoneo slancio, qual pur, né l’uno, né tantomeno l’altro, vennero meno a presentare, addirittura, in un contesto sì pericoloso, nel cuore di una battaglia, nella quale pur essi lì si stavano ponendo, rinunciando persino alle proprie armi, sino ad allora ancora strettamente impugnate, per poter essere liberi di agire così come loro tanto concisamente domandato, tanto repentinamente invocato. Sia le mani, sia le braccia, e, più in su, le spalle dei due uomini, quindi, non mancarono di concedersi quali solidi sostegni, fermi appoggi, sui quali i piccoli, agili e straordinariamente forti piedi delle due donne, allenatisi in lunghi anni di vita in mare, poterono correre, prima di spiccare il volo e, dopo un intervallo di tempo e di spazio apparentemente infinito e illimitato, e pur, sostanzialmente, incredibilmente effimero e breve, tanto l’una, giungere al traguardo ricercato, al solo obiettivo desiderato.
Un obiettivo che, nella fattispecie, le vide affondare, l’una a destra, l’altra a sinistra, i propri martelli contro le apparentemente fragili forme della gargolla drago, sì ipotrofica nella propria struttura muscolare, cercandone un punto di debolezza, che per loro si sarebbe tradotto in forza, sul quale poter agire al fine di compiere quanto avrebbe dovuto essere compiuto, quanto avrebbe dovuto essere fatto per ridurla a un semplice cumulo di macerie. E se pur la violenza allora dall’una espressa a discapito di un ginocchio e dall’altra in opposizione a una spalla, non avrebbe potuto sperare, in alcun modo, di spingersi a livelli sufficienti a proporsi utili all’effettiva e completa distruzione di quel mostro, quanto insieme riuscirono a conquistare, non soltanto Masva e Camne, ma anche Howe e Be’Wahr sotto di loro, e pronti a concedere a entrambe tutto il supporto che mai avrebbero potuto richiedere, oltre al proprio stesso corpo sul quale riatterrare nel momento in cui fossero ineluttabilmente ricadute; fu allora sufficiente a incrinare pericolosamente la roccia in entrambi tali tanto delicati punti, in misura tale da poter cogliere alcuni frammenti distaccarsi dalla pietra comune e, soprattutto, da veder il drago essere in tutto ciò ancora una volta estemporaneamente respinto, costretto a rialzarsi, prematuramente, verso l’alto dei cieli per sottrarsi a un fato che avrebbe potuto dimostrarsi anche peggiore se solo si fosse lì soffermato ad analizzarlo.
Riportato, in ciò, un nuovo entusiasmante risultato, le due donne non poterono comunque sottrarsi alla più naturale fra tutte le leggi di natura, ricadendo, dopo una frazione infinitesimale d’istante, nuovamente verso il suolo, senza alcuna possibilità di opporsi a tale moto obbligato. Fu proprio in quel momento di bisogno che, non meno efficienti e non meno repentini di quanto non fossero stati pocanzi a reagire innanzi all’esigenza da entrambe dimostrate, che i due fratelli intervennero in nuovo sostegno, supporto e, forse, addirittura soccorso, di quella coppia di rosse, offrendo loro i propri corpi e, soprattutto, le proprie braccia, una soltanto nello spiacevole caso di Howe, privato della propria mancina e sostituitala con un arto dorato tuttavia rimasto completamente inanimato, qual speranzosamente comodo punto sul quale precipitare e, tuttavia, non infrangersi, non riportare neppure una pur semplice, e allora potenzialmente pericolosa, slogatura a una caviglia, in un gesto che, oggettivamente, non poté che essere apprezzato tanto dall’una, come dall’altra.

« Presa! » esclamò il biondo, nell’accogliere, nuovamente, a sé il pur lieve carico rappresentato dal corpo di Masva, a lui ritornata dopo quella rapida azione, dopo quel fugace distacco.
« E io ti ringrazio, per questo… » sorrise la rossa, schioccandogli un fuggevole bacio sulla guancia a lei rivolta prima di balzare a terra e predisporsi per un nuovo scontro, per l’ineluttabile sviluppo di quella battaglia, in qualunque direzione si sarebbe rivolta « … ma non ti fare idee sbagliate: ho già un uomo che aspetta il mio ritorno a casa! » commentò, in maniera in parte scherzosa e in parte seria, ironizzando in termini volutamente giocosi nel merito di qualche possibile malizioso fraintendimento da parte del proprio soccorritore, e pur sincera nel testimoniare il proprio sentimento per Av’Fahr, un’emozione che da troppo poco si erano concessi occasione di esplorare per permetterle di poter già sollevare dubbi di sorta a tal riguardo, e tornare a guardarsi attorno, a perscrutare quanto lì avrebbe potuto esserle in quello stesso frangente offerto, magari proprio dal buon Be’Wahr.
« E tu…?! Sei impegnata? » questionò in conseguenza a tale scambio di battute il mercenario shar’tiagho, prendendo voce verso Camne, a sua volta prontamente recuperata « Perché, nel qual caso, sappi che io sono assolutamente disponibile per attenderti a casa… »
« Grazie ma… no grazie! » ridacchiò l’altra rossa, non negando una fugace carezza al volto del proprio soccorritore salvo poi, non diversamente dall’altra, subito rifuggirgli, non tanto per un qualche timore nel confronto con quel contatto, con quella vicinanza, quanto e piuttosto per la stessa ragione che, in tal direzione, aveva sospinto anche la propria compagna, nel necessitare di recuperare quanto prima una posizione utile al combattimento, laddove le gargolle non avrebbero certamente mai atteso la loro disponibilità in tal senso « Fra l’altro, Midda potrebbe avere anche qualcosa in contrario in tal senso…! » suggerì poi, nell’offrire implicito riferimento al fatto di come, quasi dieci anni prima, la Campionessa di Kriarya si fosse elevata a sua protezione, a sua tutela e a sua difesa, quasi adottandola qual una sorella minore, seppur per un sin troppo breve periodo di tempo.
« … perché?! » obiettò Howe, pur consapevole di come, così facendo, non avrebbe fatto altro che offrire alla stessa mercenaria dagli occhi di ghiaccio occasione utile per minacciarlo ancora una volta, in quello che, seppur, un tempo, aveva anche preoccupato lui e il suo compare, ormai era riconosciuto semplicemente per quello che era, ossia un semplice ludo, un’occasione di distrazione psicologica, anche e soprattutto in momenti di crisi, come quello.
« Perché sebbene l’abbia involontariamente abbandonata troppo tempo fa, considero ancora Camne quale una mia protetta, razza di sciacallo che non sei altro… » esclamò immancabilmente la Figlia di Marr’Mahew, non sottraendosi all’invito in tal modo tacitamente rivoltole « E non permetterò mai a un poco di buono come te di poter approfittare di lei! » sancì, con un ampio sorriso a incurvarle le labbra.



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