11 gennaio 2008 - 11 gennaio 2018: dieci anni con Midda's Chronicles!

Midda Bontor: donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione.
In una realtà dove l'abilità nell'uso di un'arma può segnare la differenza fra la vita e la morte
e dove il valore di una persona si misura sul numero dei propri avversari uccisi,
ella vaga cercando sempre nuove sfide per offrire un senso alla propria esistenza.


Dall'11 gennaio 2008, ogni giorno un nuovo episodio,
un nuovo tassello ad ampliare il mosaico di un sempre più vasto universo fantastico...
... in ogni propria accezione!

Scopri subito le Cronache di Midda!

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Con l'episodio 2500 (che già dovrebbe essere ragione di festeggiamenti), si conclude Come ai vecchi tempi, quarantanovesima avventura della saga "regolare".
Da domani, con l'episodio 2501, avrà inizio la 50° avventura della lunga corsa di Midda's Chronicles, dal titolo Il tempo del sogno.

Buona lettura!... e, come sempre, grazie!

Sean, 29 marzo 2018

venerdì 11 maggio 2018

2543


Fossero stati due comuni bambini, due semplici pargoli di otto anni qual dimostravano di essere, Tagae e Liagu avrebbero avuto, in tutto ciò, a dover essere a dir poco terrorizzati: terrorizzati nell’impossibilità a comprendere quanto stesse accadendo loro, terrorizzati nel confronto con la presenza di mostruose scolopendre giganti, terrorizzati all’idea di perdere i loro nuovi genitori adottivi e, con essi, tutta la famiglia che era loro rimasta, tutta la famiglia che, ormai, avrebbero potuto dir di conoscere. Fossero stati due comuni bambini, due semplici pargoli, Tagae e Liagu non avrebbero potuto sopportare nulla di tutto quello: non le continue mutazioni del mondo attorno a loro, non l’infuriare continuo di scontri e battaglie, non il ritrovarsi continuamente a essere inermi, in un angolo, in passiva attesa per il proprio destino.
Fossero stati due comuni bambini, due semplici pargoli…
… cosa che, per loro sfortuna, o, in casi come quelli, fortuna, essi non avrebbero avuto a dover essere equivocati, neppur per un istante. Se, infatti, Tagae e Liagu avevano imparato a chiamare “mamma” colei anche conosciuta come la figlia della dea della guerra, un’assassina di dei, nonché la donna valutata dieci miliardi di crediti in un asta nella quale, solo pochi mesi prima, ella era stata posta in vendita; simile coppia di figli non avrebbe avuto a dover essere fraintesa qual nulla di meno che straordinario nel confronto con una simile genitrice.
Privati di una qualche, reale, consapevolezza nel merito del proprio passato, della propria storia, persino della propria famiglia, e solo a caro prezzo reimpossessatisi, quantomeno, dei propri nomi, o di quelli che, faticosamente, avevano ricordato essere tali; Tagae e Liagu avevano avuto occasione di nascere una seconda volta all’interno di un centro di ricerca e sviluppo di armi di distruzioni di massa, nel quale, rinominati con due semplici numeri di serie, Diciannove-Cinquantadue e Diciannove-Cinquantotto, erano stati persino privati della propria natura umana per divenire una terrificante arma batteriologica. E se, in uno straordinario moto di ribellione a tutto ciò, i due bambini erano stati abbastanza forti da evadere, una prima volta, dal fato che, per loro, era stato così arbitrariamente definito, in apparente diretta conseguenza di tal gesto, di simile desiderio di autodeterminazione della propria vita e del proprio fato, era stato l’incontro proprio con colei che a tale principio, a simile scopo, aveva votato ogni proprio singolo respiro, ogni quieto battere del proprio cuore: Midda Namile Bontor. Un incontro fortuito, fondamentalmente casuale, dal quale, tuttavia, aveva avuto origine un crescendo di eventi più o meno piacevoli in conseguenza ai quali, ciò non di meno, un forte, fortissimo legame sentimentale non aveva potuto ovviare a imporsi fra loro, portando, di fatto, a quell’adozione, alla nascita di quella nuova famiglia. Una famiglia strana, una famiglia tutt’altro che perfetta, né più, né meno, come qualunque famiglia, e, ciò non di meno, una famiglia e una famiglia animata da un sincero e profondo amore: amore dei bambini per la loro genitrice, in primo luogo, e per il loro genitore che, non di meno rispetto a lei, aveva voluto accoglierli nella propria vita; amore della donna guerriero per quei due pargoli, insieme ai quali, e per i quali, si era ritrovata ad attraversare interi sistemi stellari, nonché a dichiarare guerra persino a un’intera civiltà; amore di quell’ex-locandiere per la propria compagna e per quei due figli inattesi che ella aveva condotto al suo cospetto e innanzi ai quali non si era potuto, né voluto, tirare indietro, negando loro quell’illusione di pace alla quale, pur, alla loro età, avrebbero avuto diritto.
Così, tanto nell’amore di quella loro famiglia, quanto e non di meno in grazia alle battaglie alle quali, nella loro pur giovanissima esistenza, avevano già avuto occasione di assistere, e di assistere ritrovando sempre al centro delle stesse, sempre protagonista delle medesime, la loro nuova madre; Tagae e Liagu, in quel momento, in quel frangente, non avrebbero potuto riservarsi occasione di terrore: un po’ di comprensibile ansia, certamente, qualche effimero spavento, forse, ma non terrore… mai terrore. Non, quantomeno, nella consapevolezza che, a prescindere da quale nemico le si fosse parato innanzi, la loro mamma sarebbe stata in grado di sconfiggerlo, in un modo o nell’altro…

« Non avere paura, piccola… vedrai che andrà tutto bene. » sussurrò Maddie, in direzione della bambina, cercando in tal maniera, in quelle parole, di apparire rassicurante, rasserenante per lei, nel dare per scontato, in termini tutt’altro che improponibili, un certo stato di terrore quasi prossimo all’isteria da parte di quella bambina e di quella bambina costretta a confrontarsi visivamente con quello spettacolo… uno spettacolo, a onor del vero, innanzi al quale anch’ella non avrebbe potuto negarsi qualche problema, nel non poter ovviare a trovare a dir poco disgustose quelle gigantesche creature, quegli abnormi chilopodi.
« Lo so… » rispose Liagu, restando fiduciosamente aggrappata a quella versione più giovane della propria mamma, e, in quella replica, apparendo forse e paradossalmente più serena persino di colei con la quale si stava confrontando « … non ho paura: la mamma, e voi tutti, sistemerete ogni cosa. » sancì, con un’affermazione tanto innocente quanto sincera, testimonianza palese di tutta la fiducia che ella non avrebbe potuto ovviare a provare nei confronti di quella situazione, per quanto a loro palesemente avversa.
« Sei una bambina coraggiosa. » non poté che commentare la sua interlocutrice, in un’affermazione tutt’altro che retorica, quanto e piuttosto contraddistinta da una profonda sorpresa, benché, dopotutto, dalla figlia, seppur adottiva, di una simile Midda Bontor non avrebbe potuto attendersi nulla di meno.
« Il coraggio non c’entra. » scosse il capetto la piccola, lasciando volutamente quella frase in sospeso e, a confronto con tutto ciò, limitandosi a tornare a un ruolo di silenziosa spettatrice, delegando agli adulti di compiere tutto quanto sarebbe stato allor necessario compiere, nella più assoluta fiducia nei loro riguardi e nei riguardi delle scelte che, allora, avrebbero compiuto.

Di simile avviso avrebbe avuto a dover essere anche considerato il piccolo Tagae, il quale, al pari della sorellina, non avrebbe avuto a dover essere lì riconosciuto qual particolarmente agitato, ponendosi, fra l’altro, qual affidato a una figura a lui già nota, già conosciuta, quasi una zia all’interno di quella più amplia famiglia qual avrebbe avuto a dover essere universalmente apprezzato qualunque equipaggio, senza eccezione, ovviamente, per il piccolo, ma affiatato, equipaggio della Kasta Hamina. Confidente, quindi, con l’ofidiana dall’abbraccio della quale era stato accolto, egli non avrebbe lì potuto ovviare a impegnarsi ad apparire quanto più possibile quieto e collaborativo con lei, cercando, nei limiti della situazione, di non gravare eccessivamente su di lei con il proprio pur lieve peso.

« Sono troppo pesante, zia Lys’sh…? » domandò egli, non senza dimostrare una certa premura per la propria soccorritrice, benché, obiettivamente, da soli né lui, né sua sorella, sarebbero mai stati in grado di affrontare la conquista di quella piramide nera, lungo gradini troppo alti già per un adulto… figurarsi, quindi, per due bambini.
« Non ti preoccupare, Tag… e reggiti forte attorno alle mie spalle e alla mia vita. » lo rassicurò e lo invitò la donna, scuotendo appena il capo nell’averlo dovuto, ovviamente, trasferire anch’ella sulla propria schiena, lì chiedendogli di aggrapparsi con le braccia e le gambe, nel potersi riservare opportunità, in ciò, di una più agevole risalita lungo quella superficie di pietra lavica « Sai… sono più forte di quello che sembro! » sorrise ella, a minimizzare, in tal maniera, qualunque problema nei confronti con il peso, effettivamente banale, di quel pargolo pelle e ossa.
« Anche io sono più forte di quello che sembro! » volle dichiarare, non senza un certo, e giustificato, moto d’orgoglio il bambino, non perché l’altra avesse voluto suggerire il contrario, quanto e piuttosto per apparire solidale con lei e, forse, degno di tutto quello, di essere lì presente in quel momento, a vivere quell’avventura nella quale, lo comprendeva, la presenza di lui e di sua sorella Liagu non avrebbe avuto a essere prevista, e che, ciò non di meno, era allora occorsa, nel bene o nel male.
« Non ne ho dubbi, piccolo… non ne ho dubbi! » confermò Lys’sh, sincera nell’apprezzamento verso quei due pargoli, nei quali, in fondo, non avrebbe potuto ovviare a ritrovare una parte del proprio passato, della propria storia, anch’essa, dopotutto, orfana, seppur divenuta tale per cause diverse, benché non per questo meno tragiche delle loro.

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