11 gennaio 2008 - 11 gennaio 2018: dieci anni con Midda's Chronicles!

Midda Bontor: donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione.
In una realtà dove l'abilità nell'uso di un'arma può segnare la differenza fra la vita e la morte
e dove il valore di una persona si misura sul numero dei propri avversari uccisi,
ella vaga cercando sempre nuove sfide per offrire un senso alla propria esistenza.


Dall'11 gennaio 2008, ogni giorno un nuovo episodio,
un nuovo tassello ad ampliare il mosaico di un sempre più vasto universo fantastico...
... in ogni propria accezione!

Scopri subito le Cronache di Midda!

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Con l'episodio 2500 (che già dovrebbe essere ragione di festeggiamenti), si conclude Come ai vecchi tempi, quarantanovesima avventura della saga "regolare".
Da domani, con l'episodio 2501, avrà inizio la 50° avventura della lunga corsa di Midda's Chronicles, dal titolo Il tempo del sogno.

Buona lettura!... e, come sempre, grazie!

Sean, 29 marzo 2018

martedì 15 maggio 2018

2547


Fossero state, le dinamiche proprie di quella vicenda, contraddistinte dalla medesima, artefatta epicità delle molteplici leggende che, soprattutto nel pianeta natale della Figlia di Marr’Mahew, nel corso degli anni, dei lustri, erano sorte attorno al suo nome, quasi negandole il proprio stato di persona, per essere elevata, piuttosto, a quello di personaggio, una figura estranea alla realtà, non soltanto per la proprie mirabili capacità, ma, ancor più, per il proprio carattere, per la propria mentalità e, soprattutto, per il particolare svolgimento, la peculiare articolazione ed evoluzione degli eventi propri della sua quotidianità; altro istante non sarebbe stato migliore rispetto a quello, a quel preciso momento con confronto di quell’interrogativo specifico nel merito del responsabile di quanto stesse in tal maniera loro accadendo, per introdurre in scena il loro ancor sconosciuto antagonista, l’effettivo responsabile del loro arrivo nel tempo del sogno e, ancora, del loro posizionamento lì, alla piramide nera, in quel luogo che, più di qualunque altro, avrebbe potuto rivelarsi loro avverso, avrebbe potuto definire la prematura conclusione delle loro esistenze. Ciò non di meno, nulla nella pur straordinaria vita di Midda Namile Bontor, e di tutti coloro che, attorno a lei, l’avevano accompagnata in momenti diversi, in situazioni diverse, per tempi diversi, in tale cammino, avrebbe avuto a dover essere banalizzato qual mera epica, qual il semplice frutto di una fantasia a tratti troppo estrosa per poter apparire reale, per poter essere fraintesa qual mera testimonianza di accadimenti effettivamente occorsi: quanto ella aveva vissuto, in lotta contro uomini, mostri e dei, nel proprio mondo e al di fuori dello stesso, addirittura arrivando persino a varcare i confini della propria dimensione, null’altro avrebbe avuto a dover essere considerato se non realtà, se non espressione di eventi ormai divenuti Storia, la cui veridicità avrebbe potuto essere, dopotutto, confutata in dozzine, centinaia di testimonianze, di coloro i quali, attorno a lei, o, addirittura, insieme a lei, erano stati partecipi, in maniera più o meno passiva, a tutto ciò.
Così, benché non un momento migliore avrebbe potuto essere individuato per garantire al loro avversario, al loro antagonista, di esordire in scena, di presentarsi e di illustrare le ragioni del proprio malvagio complotto, ciò non avvenne. Al contrario, l’attenzione in tal maniera crescente nei confronti della possibile identità del loro antagonista, fu allora del tutto sviata dall’ennesimo imprevisto, dalla nuova minaccia che, non appena scampata la precedente, ebbe lì a riversarsi contro di loro, travolgendoli e travolgendoli, più precisamente, con la foga di un vero e proprio terremoto.
Termine improprio, quello di terremoto, per descrivere quanto lì avvenne, giacché, sebbene quanto presente sotto ai loro piedi ebbe lì a iniziare a tremare, e a scuotersi, e a scuotersi con straordinaria foga e totale assenza di preavviso, al punto da proiettarli a terra e lì costringerli a restare, faticando, ciò non di meno, a mantenere contatto con le enormi pietre di quella piramide nera; il resto del paesaggio attorno a loro, il resto della Terra di Nessuno, non si offrì egualmente animata, egualmente attraversata da simili violente scosse, localizzando, di conseguenza, quanto lì stava accadendo solo e unicamente all’interno di quella mirabile e colossale struttura. E, a prescindere dalle ragioni di tutto ciò, nulla in quel momento avrebbe potuto essere frainteso qual un benaugurante presagio…

« Rín! » esclamò Be’Wahr, nel ritrovarsi catapultato a terra senza neppur comprendere cosa realmente fosse accaduto e, ancor peggio, nello scoprirsi separato da lei, avendo perduto la presa su di lei e, nella confusione del momento, non avendo idea di dove ella potesse essere finita.
« Bambini! » richiamò Lys’sh, sforzandosi di mantenere l’equilibrio in grazia a un’indubbia, maggiore agilità rispetto a un semplice umano, e, ciò non di meno, neanch’ella potendosi concedere una qualche reale possibilità di successo in tal senso, in quel mentre, tuttavia, più preoccupata per i due pargoli, ai quali, come tutti a bordo della Kasta Hamina, già si era affezionata, che realmente per se stessa.
« Seem… attento! » gridò, dal canto suo, Midda, riuscendo a riservarsi occasione di afferrare il proprio ex-scudiero con la mancina, nel mentre in cui, con straordinaria violenza, la destra spinse le proprie sottili dita attraverso la roccia, per poter lì sprofondare e riservarsi un’occasione di aggancio, un ancoraggio che potesse evitare loro di ricadere e di ricadere in avanti, così come, al primo scossone, non avevano mancato di compiere, perdendo pericolosamente l’equilibrio.
« Mia signora! » replicò il giovane, aggrappandosi saldamente all’avambraccio tesogli.

E se Seem, in grazia alla straordinaria reattività del proprio ex-cavaliere, era stato raggiunto in tempo e, in tal maniera, vincolato a lei, da una stretta che ella non avrebbe per alcuna ragione perduto; l’impegno proprio dell’ofidiana non si ebbe a dimostrare sufficiente a ovviare ai due pargoli, a Tagae e Liagu, di ritrovarsi letteralmente sbalzati in aria, là catapultati con violenza da quella terrificante scossa, così come la preoccupazione propria del biondo mercenario non fu utile a permettergli di ritrovare colei che a lui era stata affidata, la sorella della propria amata…

… non, quantomeno, nel sempre più folle disordine degli eventi che, allora, videro quelle stesse pietre sotto i loro piedi e sopra le loro teste, essere brutalmente sospinte via, e sospinte via per effetto di quanto in alcun altro modo avrebbe potuto essere descritto se non nelle parole che, lì, ebbe a pronunciare Maddie, la prima a rendersi effettivamente conto dell’identità, della natura della nuova minaccia che, in tal maniera, era stata loro presentata: « E’ un enorme, dannatissimo pugno! »

Un enorme, dannatissimo pugno, in effetti, fu quello che, improvvisamente, ebbe a scuotere la superficie inferiore della piramide, proprio nei livelli intermedi fra il gruppetto inizialmente formato da Be’Wahr, Lys’sh, Maddie e i rispettivi protetti, e il secondo contingente costituito da Midda, Seem, Be’Sihl e Desmair. Un enorme, dannatissimo pugno, in effetti, fu quello che, violentemente, ebbe a fuoriuscire dalle profondità di quella piramide solo per ergersi verso il cielo, apparendo dello stesso colore, e forse della stessa consistenza della piramide e dell’intero territorio attorno a loro, quasi fosse anch’egli stato scolpito nella nera pietra lavica lì predominante. E un enorme, dannatissimo pugno, ancora e in effetti, fu quello che, inaspettatamente, ebbe alfine ad aprirsi, con una velocità quasi sconvolgente per quelle dimensioni, per quelle proporzioni che mai avrebbero potuto far pensare a una simile reattività, solo per richiudersi, con incredibile precisione, con straordinaria puntualità, attorno ai corpi di Tagae e Liagu, dei due pargoli che, per effetto del suo stesso operato, erano così stati catapultati nell’alto dei cieli, solo e unicamente per finire in tal maniera afferrati da quella mano, da quella gigantesca estremità all’interno della quale i loro corpi bambini ebbero per un istante a scomparire, lasciando presagire, lasciando temere soltanto il peggio.

« Nooo! » gridò Midda, rendendosi soltanto tardivamente conto di quanto, sopra la propria testa, stava allor accadendo, e nulla potendo ipotizzare di compiere per ovviare a ciò, per arrestare l’incedere di quel pugno e, con esso, la condanna a morte che, in esso, non avrebbe potuto che apparire rivolta a discapito dei due pargoli, dei suoi due figli, così innocenti e, pur, così continuamente avversati dal destino.

E se, in quel grido, in quel ruggito, per un istante parve riproporsi, tragicamente, quanto già occorso a potenziale discapito di Be’Sihl, quella quasi condanna a morte sol ovviata, sol evitata, in quel momento passato, in grazia all’intervento di Desmair, a quel provvidenziale soccorso da parte di quel demoniaco semidio che mai tale uccisione avrebbe potuto consentire, a meno di non desiderare perire a propria volta; in tale, nuova occasione, lo stesso Desmair non si dimostrò egualmente reattivo, parimenti interessato a intervenire, non tanto per dimostrare cattiveria, non tanto per comprovare il proprio stato di antagonista, quanto e semplicemente per il più puro e semplice disinteresse nella sorte di chiunque al di fuori di se stesso, quel candido egoismo tale da escludere, dalla sua concezione di morale, anche la possibilità di disagio, di sconforto, di dolore, per la prematura conclusione di due così giovani vite.

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