11 gennaio 2008 - 11 gennaio 2018: dieci anni con Midda's Chronicles!

Midda Bontor: donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione.
In una realtà dove l'abilità nell'uso di un'arma può segnare la differenza fra la vita e la morte
e dove il valore di una persona si misura sul numero dei propri avversari uccisi,
ella vaga cercando sempre nuove sfide per offrire un senso alla propria esistenza.


Dall'11 gennaio 2008, ogni giorno un nuovo episodio,
un nuovo tassello ad ampliare il mosaico di un sempre più vasto universo fantastico...
... in ogni propria accezione!

Scopri subito le Cronache di Midda!

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Con l'episodio 2500 (che già dovrebbe essere ragione di festeggiamenti), si conclude Come ai vecchi tempi, quarantanovesima avventura della saga "regolare".
Da domani, con l'episodio 2501, avrà inizio la 50° avventura della lunga corsa di Midda's Chronicles, dal titolo Il tempo del sogno.

Buona lettura!... e, come sempre, grazie!

Sean, 29 marzo 2018

lunedì 14 maggio 2018

2545


Quando il primo contingente in fuga, formato da Be’Wahr con Rín, Lys’sh con Tagae e Maddie con Liagu, raggiunse il decimo livello della piramide, a non meno di quaranta piedi da terra, la distanza così posta rispetto al suolo, e rispetto al centro del conflitto, ebbe a concedere loro l’occasione di riprendere per un istante fiato e, in ciò, di voltarsi a verificare quanto stesse accadendo alle loro spalle, in quale situazione, allora, potessero avere a dover essere riconosciuti i compagni lasciati indietro, coloro i quali, per garantire loro quella fuga, e il vantaggio utile a soccorrere anche chi non sarebbe stato in grado, autonomamente, di evadere, avevano sostanzialmente preteso di poter restare indietro, e di mantenere l’ingaggio con quelle oscene creature, con quelle gigantesche scolopendre velenose e carnivore.
Dall’alto della posizione così conquistata, facile avrebbe avuto a dover essere rendersi conto della situazione corrente e, in effetti, facile fu. Facile fu individuare Midda e Seem ormai al sesto gradino, a soltanto sedici piedi di distanza da loro, sotto di loro. E facile fu riconoscere Be’Sihl e Desmair al secondo gradino, a loro volta all’inizio di quella lunga scalata, e, ciò non di meno, in tal direzione, in simile ascesa, muovendosi con sufficiente vigore, con indubbio impeto, tale per cui in ben poco tempo sarebbero probabilmente stati in grado di ricongiungersi agli altri e di raggiungere la loro posizione corrente in breve tempo. Ma tutt’altro che facile… anzi, letteralmente impossibile, ebbe a essere poter distinguere i loro avversari, i loro nemici, quelle fameliche scolopendre per fuggire dalle quali in maniera tanto precipitosa avevano allor agito, le quali, ipoteticamente, avrebbero avuto a dover essere ancora alla base della piramide, se non già impegnate, a propria volta, in una qualche ipotesi di risalita della medesima, e che pur, in quel mentre, non ebbero a essere avvistate da alcuna parte, quasi, improvvisamente, fossero svanite nel nulla o, peggio, neppure mai fossero state lì realmente presenti.

« Ma che diamine…?! » ebbe a commentare, per primo, Be’Wahr, reggendo ancora sulle spalle Rín e, con lei, voltandosi a contemplare la tossica distesa rocciosa della Terra di Nessuno ai piedi della piramide, senza, tuttavia, alcuna evidenza dei chilopodi dai quali, con tanta urgenza, erano stati costretti a sottrarsi.
« … oh… » esitò Lys’sh, dopo aver rimesso in contatto i piedi di Tagae con la pietra sotto di loro, voltandosi anch’ella e anch’ella osservando il vuoto rimasto sotto di loro, a confronto con il quale non soltanto ingiustificata, ma addirittura ridicola avrebbe avuto ad apparire l’urgenza con la quale, tutti loro lì si erano arrampicati « … questo è spiacevole. »
« Che accade…? » domandò Maddie, ultima a conquistare quel decimo gradino, vedendoli distratti per qualcosa alle sue spalle e, in ciò, immediatamente girandosi per verificare cosa stesse accadendo là sotto, in ciò rendendosi quindi conto della scomparsa delle scolopendre « Ah… così?! » commentò, aggrottando la fronte « Tanta fatica per nulla… »
« Non dobbiamo dimenticarci di dove siamo. » suggerì Rín, cercando di razionalizzare l’accaduto e di offrire un senso logico a tutto ciò « Dopotutto questo è il tempo del sogno… e così come l’ambiente attorno a noi può mutare, anche la presenza di eventuali minacce non deve evidentemente essere considerata una costante inalterabile. »

Ritrovando la propria attenzione richiamata da quel dialogo a pochi piedi sopra la propria testa, anche la Figlia di Marr’Mahew, ancora quattro gradini sotto di loro, ebbe lì a voltarsi, e a voltarsi in tempo per contemplare il nulla ai loro piedi, il vuoto più totale sotto di loro. E se, a confronto con l’argomentazione offerta dalla versione più giovane della sua defunta gemella, ella non avrebbe potuto trovare alcuna ragione di obiezione, quanto, a confronto con l’ennesima mutazione del mondo a loro circostante e, in quella particolare situazione, di una singola parte del mondo a loro circostante, non avrebbe potuto mancare di insospettirla, di incuriosirla, ormai e addirittura di iniziare a irritarla, sarebbe stata un’altra questione…

« Quello che vorrei capire è, tuttavia, chi accidenti abbia a dover essere riconosciuto dietro a tutto questo! » commentò a denti stretti, a cercare di contenere l’evidenza della propria contrarietà a fronte di ciò « Perché, chiunque sia, sta chiaramente cercando di farmi arrabbiare… e, inutile a sottolinearsi, ci sta anche riuscendo molto bene. »
« Ritieni che dietro a questi eventi abbia a dover essere intesa la volontà di qualcuno, mia signora…? » cercò conferma il giovane ex-scudiero, nel tentare di trasformare quell’evidente monologo, quell’esclamazione quasi fra sé e sé, in un dialogo, e in un dialogo nel quale, allora, potesse sperare di collaborare, in qualunque modo, con lei, al fine di ottenere chiarezza nel merito di quanto lì stesse accadendo.
« Ritengo che non possa essere un caso quanto sta accadendo. Le persone coinvolte, i luoghi nei quali stiamo viaggiando, e tutto il resto. » dischiarò ella, nel non sottrarsi a quella possibilità di confronto, qual mai, del resto, aveva, e avrebbe compiuto nel confronto con chiunque, ancor meno con quel giovane, nei confronti del quale avrebbe potuto provare soltanto sincera stima e affetto « E se, almeno all’inizio, alcuni dei nostri… salti… avrebbero potuto trovare giustificazione nelle nostre stesse menti, nei nostri stessi desideri, il nostro arrivo qui, alla piramide nera, non può essere considerato eguale. Non laddove le uniche persone che qui avrebbero potuto condurci, Be’Wahr e io, non abbiamo avuto ruolo in quanto accaduto… né avrebbe potuto aver senso ne avessimo, non nel confronto con questo insalubre luogo che, per alcuna ragione al mondo, avrebbe potuto tornare a dominare i nostri pensieri in questo momento. »

L’interrogativo proposto da Be’Wahr al loro arrivo lì alla piramide nera, infatti, non era passato inosservato all’attenzione della donna guerriero, né da lei era stato prematuramente dimenticato, obliato, malgrado quanto, gli eventi successivi, avessero tentato di distogliere il suo interesse, attraendolo verso altre argomentazioni, ben più urgenti, e letali, rispetto a quella.
E laddove né Be’Wahr, né tantomeno lei, avevano avuto a rimembrare quell’orrido luogo, né, obiettivamente, avrebbero avuto ragione per farlo; ciò non avrebbe potuto che comprovare l’evidenza dell’esistenza di un altro ancor ignoto giocatore all’interno di quella bizzarra partita: un giocatore che, anche senza particolare dimostrazione di fantasiose capacità deduttive, avrebbe avuto a dover essere giudicato facilmente responsabile per il loro arrivo nel tempo del sogno, o qualunque nome potesse avere quella bizzarra dimensione pseudo-onirica, prima mai visitata da alcuno di loro e, obiettivamente, neppur mai immaginata nella propria possibilità di esistenza.

« A meno che… » esitò, riprendendo immediatamente voce e lasciando ricadere il proprio sguardo qualche gradino più in basso rispetto a loro, là dove Be’Sihl e Desmair ancora stavano impegnandosi nella propria risalita lungo il bordo della piramide « Desmair! Possibile che sia stato tu a trascinarci tutti sino a questo luogo…?! » ipotizzò, apostrofando ad alta voce il proprio sposo, nel non poter escludere quanto la mentre estranea alla questione non fosse quella di uno sconosciuto antagonista, quanto e piuttosto di un già ben conosciuto avversario, e un avversario qual quello lì sotto intento a cercare di raggiungerli, seguendo quasi come ombra il suo amato shar’tiagho.
« … e per quale ragione, con tutti i luoghi che potrebbero essermi cari, potrei aver volontariamente scelto di condurci in un centro del potere di mia madre?! » replicò l’interrogato, senza neppur un fugace istante di esitazione nella propria voce « Forse te ne sei già scordata, ma fra la mia genitrice e me non scorre esattamente buon sangue: non che con mio padre le cose andassero meglio, nel considerare quanto, in fondo, sia stato egli a uccidermi, e a costringermi a questa assurda vita, intrappolato nella mente dell’amante di mia moglie. »

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