11 gennaio 2008 - 11 gennaio 2018: dieci anni con Midda's Chronicles!

Midda Bontor: donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione.
In una realtà dove l'abilità nell'uso di un'arma può segnare la differenza fra la vita e la morte
e dove il valore di una persona si misura sul numero dei propri avversari uccisi,
ella vaga cercando sempre nuove sfide per offrire un senso alla propria esistenza.


Dall'11 gennaio 2008, ogni giorno un nuovo episodio,
un nuovo tassello ad ampliare il mosaico di un sempre più vasto universo fantastico...
... in ogni propria accezione!

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Con l'episodio 2500 (che già dovrebbe essere ragione di festeggiamenti), si conclude Come ai vecchi tempi, quarantanovesima avventura della saga "regolare".
Da domani, con l'episodio 2501, avrà inizio la 50° avventura della lunga corsa di Midda's Chronicles, dal titolo Il tempo del sogno.

Buona lettura!... e, come sempre, grazie!

Sean, 29 marzo 2018

domenica 20 maggio 2018

2552


« Che diamine…?! »

In diverse declinazioni, tale comune interrogativo fu espresso da tutti all’interno del gruppo. Tutti coloro i quali, solo un istante prima, erano appena stati scagliati in aria dalla deflagrazione della parete della piramide nera sotto ai loro piedi, e che lì, improvvisamente, ebbero a ritrovarsi, sufficientemente illesi, a terra, non sparpagliati in maniera disordinata, ma raggruppati gli uni vicino agli altri, non poterono ovviare a esprimere, in tal maniera, la propria sorpresa, e la propria sorpresa per quanto era accaduto. Non che, alcuno fra loro, sarebbe stato in grado di esprimere, con precisione, cosa effettivamente fosse accaduto… o su come fosse possibile per loro essere giunti sino a quel punto.
Ma quanto ancor più ebbe a sorprenderli tutti, un istante dopo, fu rendersi conto della nuova figura alata presente innanzi a loro. Una figura che, in un primo istante, tutti associarono necessariamente a Carsa, salvo, tuttavia, rendersi subito conto di quanto non avesse a dover essere fraintesa con lei, fosse anche e soltanto per la lunga chioma di capelli rossi che, sulle sue spalle e sulla sua schiena, stava lì ridiscendendo. Chioma che, per quanto assurdo, fra tutti i presenti avrebbe avuto a dover essere ricondotta soltanto a una figura: non Midda Bontor, i cui capelli erano allora portati in un taglio estremamente corto, chiaramente militare; non Madailéin Mont-d'Orb, i cui capelli avrebbero avuto sì a dover essere riconosciuti più lunghi di quelli della propria versione matura, e, ciò non di meno, acconciati appena a sfiorarne le spalle, ma la terza rosa presente nelle loro schiere… e l’unica che, in quel momento, sarebbe stato ancor più assurdo a potersi riconoscere lì in piedi, innanzi a loro, con un paio di grandi ali aperte dietro la schiena.

« Rín…?! »

Ancora una volta fu quasi un coro quello che ebbe a esclamare il suo nome, così distratti nell’osservarla, nel contemplarla lì fieramente eretta, con quelle meravigliose ali bianche aperte ai lati del corpo, da trascurare, persino e paradossalmente, il colossale mostro che, oltre di lei, stava allor emergendo dalla piramide, facendo strada fra le enormi pietre della stessa, quasi fossero semplici ciottoli, per poter avanzare verso di loro, a offrire loro sfida e, speranzosamente dal suo punto di vista, morte.
E se pur tutti, per un fugace momento, ebbero in tal maniera a essere distratti, più concentrata, più attenta ebbe a doversi ancora una volta indicare proprio la destinataria di tutti i loro riguardi, colei fra le mani della quale, allora, ebbero a materializzarsi, apparentemente dal nulla, una coppia di pesanti armi, l’eccessiva dimensione delle quali, tuttavia, non sembrò rappresentare per lei problema alcuno: due grandi e potenti fucili mitragliatori, nel merito dell’utilizzo dei quali non avrebbe potuto vantare alcuna pregressa esperienza, ma che, in un numero troppo elevato per poter essere ricordato, ella aveva avuto occasione di vedere all’opera in televisione, in numerosi film e serie. E in una realtà nella quale, allora, l’idea sarebbe stata più importante rispetto alla pratica, nulla di più rilevante avrebbe avuto a dover essere quindi riconosciuto rispetto alla semplice idea, e all’idea di quelle armi, per poterle rendere lì perfettamente operative e immediatamente pronte all’uso…

« Sì. Sono io… » sorrise la donna, sollevando la coppia di fucili mitragliatori, in termini che mai sarebbero potuti essere possibili nella realtà, per prepararsi ad aprire il fuoco, e ad aprire il fuoco in direzione di quel mostro gigantesco, quel colosso di sabbia nera che, ormai fuoriuscito dalla piramide, non avrebbe tardato ad attaccarli « … e se volete darmi una mano, sentitevi liberi di immaginare l’arma che più vi aggrada e di unirvi alla battaglia. » suggerì loro, premendo, subito dopo, entrambi i grilletti e dando vita al frastuono più assordante che tutti loro avrebbero potuto immaginare, nella roboante duplice raffica di colpi che, dai due fucili, ebbe a uscire, e a uscire nella direzione del loro antagonista.

Midda, Be’Sihl e Lys’sh, che pur avrebbero potuto vantare una certa confidenza con le armi, e con le armi da fuoco, quali armi laser, armi al plasma e, perché no?, armi soniche, restarono semplicemente sorpresi dal baccano che, quella coppia di fucili fu in grado di generare, nel mentre in cui grandi fiammate ornavano la punta degli stessi a frenetici intervalli regolari, nell’esplosione di ogni singolo colpo in rapida successione, in qualcosa di così diverso, di così estraneo da tutto quello che avrebbero potuto vantare di conoscere. Per Be’Wahr e Seem, poi, tutto quello non poté che risultare addirittura incomprensibile, nel non riuscire neppure a elaborare quali strani strumenti, quali strane armi, avrebbero potuto essere giudicate quelle da lei così impugnate, estranee a qualunque cosa avrebbero mai potuto dichiarare di aver visto nella loro intera esistenza. Più confidente con tutto quello, altresì, avrebbe alfine avuto a dover essere giudicata Maddie, la quale, dal canto proprio, non avrebbe potuto ovviare facilmente, comunque, all’idea di poter osservare sua sorella reggersi in piedi sulle proprie gambe, con due grandi ali bianche dietro la schiena e, ancor più, con due pesanti fucili mitragliatori in mano, lì quieta e serena quasi tutto ciò nulla fosse di più di un semplice videogioco in realtà virtuale.
A margine di ciò, la più contrariata fra tutte le reazioni, indubbiamente, non poté che essere quella del mostro, e di quel gigante di sabbia nera, una sorta di colosso dalle fattezze umanoidi che, emergendo dalla piramide, avrebbe avuto a doversi considerare contraddistinto da un’altezza non inferiore a cento… forse centocinquanta piedi, e che, ciò non di meno, non ebbe a dimostrare di gradire gli effetti della pioggia di proiettili che, contro di sé, stavano venendo in tal maniera così riversati da parte della nuova donna angelo. Una raffica di colpi che, al di là della sua particolare struttura, di quel potenzialmente indistruttibile corpo di sabbia, non avrebbero potuto ovviare ad aprire grossi fori lungo tutto il suo corpo, indubbiamente ostacolandone i movimenti, pur, in ciò, non potendo sperare di imporgli danni duraturi: non, quantomeno, a confronto con la rapida rimarginazione di ogni supposta ferita nel riproporsi di nuova nera sabbia al posto di quella in tal maniera dispersa, in un processo probabilmente non dissimile da quello che l’aveva veduto recuperare il proprio arto nel momento in cui questo era andato perduto in conseguenza alla violenza impostagli dall’azione offensiva di Carsa Anloch.

« Per tutti gli dei… » commentò Be’Sihl, osservando con stupore quanto stava lì accadendo, e vedendo le proprie parole essere completamente sovrastate dal frastuono, in termini tali per cui quella stessa invocazione andò perduta nel nulla.
« E quelle da dove sono uscite…? » domandò Seem, subito soggiungendo « E, soprattutto, che diamine di armi sono…?! »
« In gamba quella donna. » sorrise Desmair, non potendo che approvare l’acume nuovamente dimostrato da Rín, in quello che, mai prima di allora, avrebbe potuto essere considerato quasi un moto d’ammirazione da parte sua « Se anche Nissa era così, temo proprio di aver sposato la gemella sbagliata… » asserì, in quello che avrebbe potuto essere frainteso qual l’ennesimo attacco a discapito della mai amata moglie, e che, non potendo tuttavia giungere alle sue orecchie, avrebbe avuto a dover essere altresì riconosciuto qual una semplice constatazione fra sé e sé, un’introspezione sancita con tono più alto di quanto non avrebbe probabilmente voluto essere.

“… sentitevi liberi di immaginare l’arma che più vi aggrada…”: su queste parole, altresì, la mente della Figlia di Marr’Mahew tentò, altresì, di focalizzarsi, e di focalizzarsi a dispetto del frastuono che, pur, avrebbe lì reso complicato persino riuscire a pensare, e a concentrarsi su questioni molto più sciocche rispetto a quella. Un’indicazione sufficientemente chiara, quella loro così offerta, che avrebbe forse avuto a dover essere giudicata persino troppo chiara… al punto da apparire quasi banale. Ma davvero la soluzione a tutto quello avrebbe avuto a dover essere fraintesa qual addirittura banale?!

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