11 gennaio 2008 - 11 gennaio 2018: dieci anni con Midda's Chronicles!

Midda Bontor: donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione.
In una realtà dove l'abilità nell'uso di un'arma può segnare la differenza fra la vita e la morte
e dove il valore di una persona si misura sul numero dei propri avversari uccisi,
ella vaga cercando sempre nuove sfide per offrire un senso alla propria esistenza.


Dall'11 gennaio 2008, ogni giorno un nuovo episodio,
un nuovo tassello ad ampliare il mosaico di un sempre più vasto universo fantastico...
... in ogni propria accezione!

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Con l'episodio 2500 (che già dovrebbe essere ragione di festeggiamenti), si conclude Come ai vecchi tempi, quarantanovesima avventura della saga "regolare".
Da domani, con l'episodio 2501, avrà inizio la 50° avventura della lunga corsa di Midda's Chronicles, dal titolo Il tempo del sogno.

Buona lettura!... e, come sempre, grazie!

Sean, 29 marzo 2018

lunedì 28 maggio 2018

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Innanzi al loro sguardo, al di sopra delle loro teste, un vortice, improvvisamente, sembrò condensare quell’inquietante nebbia in una forma diversa, una forma all’inizio non realmente distinguibile, non realmente definita in quella foschia, e, ciò non di meno, istante dopo istante, sempre più chiara, sempre più netta, tale da plasmarsi entro la figura di un torso umano, o quantomeno umanoide, che, pur completamente privo di tutto il corpo dall’ombelico in giù, nonché, egualmente, di mani alle estremità delle proprie braccia, quasi fosse stato orrendamente mutilato, difficilmente avrebbe potuto essere frainteso per altro, essere interpretato in altra maniera, benché, obiettivamente, qualunque altra caratteristica utile a definirlo, al di fuori di quella, sarebbe stata di dubbia interpretazione.
Che quel corpo fosse giovane o vecchio, improbabile sarebbe stato a valutarsi, giacché, pur apparentemente antico, e tale da suggerire anche una certa caducità, nelle proprie forme, nelle proprie proporzioni, con uno scheletro apparentemente fragile e una pelle leggera, effimera, quasi trasparente come, talvolta, occorre nelle persone molto anziane, esso avrebbe avuto a doversi considerare fondamentalmente giovane, se non, addirittura, giovanissimo, addirittura privo, nelle proprie implicite forme, anche di qualunque caratteristica realmente utile a discernerne il genere, fra maschile e femminile. Nell’immaturità di quell’anatomia, infatti, i piccoli e piatti seni nudi presenti su suo petto avrebbero potuto giustificare tanto un carattere femminile, quanto e parimenti un carattere maschile, al pari del suo volto, e di un volto fondamentalmente androgino, e privo di qualunque ipotesi di capigliatura a proprio margine, tal da poter giustificare tanto una lettura in chiave mascolina, quanto e parimenti una in chiave femminile, con morbide e carnose labbra, zigomi alti, occhi leggermente sollevati nelle proprie estremità che avrebbero reso simile volto straordinariamente attraente laddove fosse stato quello di una donna, e pur, parimenti, interessante e affascinante, fosse stato quello di un uomo. Tale ambiguità, tanto in termini di età, quanto e ancor più in termini di genere, unita alla nebbia, e alle modalità che quell’essere aveva reso proprie per annunciare il proprio ingresso in scena, non avrebbe potuto mancare che suggerire l’esistenza di un legame da quell’ombra e primo-fra-tre, fra quella creatura e l’antico vicario della regina Anmel Mal Toise: un legame, addirittura e forse, di natura familiare, o di qualunque altro genere di relazione avrebbe mai potuto sussistere fra simili creature.

« Io sono secondo-fra-tre, vicario della regina Anmel Mal Toise, ultimo legittimo erede dell’antico regno di Shar’Tiagh, nonché incarnazione del devastante potere dell’Osc…! » iniziò a presentarsi, con termini quanto più possibile altisonanti, a definire il proprio ruolo e, soprattutto, colei alla quale egli avrebbe avuto a dover offrire riferimento, colei che sola avrebbe avuto a doversi riconoscere qual sua signora e padrona, e, in ciò, non improbabile mandante di tutto ciò, di quanto, sino a quel momento, era loro accaduto.
Suo malgrado, secondo-fra-tre non ebbe occasione di terminare tale introduzione, simile presentazione della propria stessa persona, e del proprio stesso ruolo, giacché una voce femminile, e, in particolare, la voce di Midda Namile Bontor, proveniente dalle sue labbra, ebbe a interromperlo, e a interromperlo volontariamente, a non voler dimostrare, in tal senso, particolare soggezione né a confronto con lui, né, tantomeno, a confronto con Anmel Mal Toise: « D’accordo… d’accordo: per carità, risparmiaci tutta la solfa, che se tu iniziassi a citare l’intera genealogia del tuo capo, l’idea di morire di stenti potrebbe improvvisamente apparire squisitamente piacevole per tutti noi. » ironizzò, in parole volte non tanto a minare la fiducia del proprio antagonista nelle proprie stesse possibilità, quanto e piuttosto a porre in discussione, in dubbio, il suo valore, la minaccia da lui incarnata, una minaccia, allora, tutt’altro che trascurabile, tutt’altro che banale, ove egli avesse saputo dimostrare soltanto la minima parte dei poteri propri del suo predecessore, e che, in quel contesto, in quel frangente, stava purtroppo venendo suggerita qual addirittura maggiore, in una promessa di morte, e di dolorosa morte, per tutti loro « Scusa se mi permetto di interromperti, ma credo che, onde evitare le stesse pessime figure di primo-fra-tre, tu abbia a dover prendere immediatamente in considerazione un’importante realtà dei fatti: qualunque possa essere il tuo macchinoso piano, schierati in tuo contrasto sono ora presenti tanto il figlio, quanto, che Thyres mi perdoni per quello che sto per dire, la nuora di Anmel Mal Toise… e, in questo, tutti i tuoi poteri, tutte le tue meravigliose capacità non possono nulla in nostro aperto contrasto. » argomentò, ponendo immediatamente sul tavolo quella che era stata la ragione di svolta dei precedenti confronti con primo-fra-tre, in termini tali da sperare di ovviare, in tutto ciò, a qualunque giostra, a qualunque carosello avrebbe potuto altresì lì attenderli.

La reazione che secondo-fra-tre ebbe, tuttavia, a rendere propria a confronto con quelle parole, e con l’indubbia arroganza alla base delle medesime, non poté ovviare a sorprendere non soltanto la stessa Figlia di Marr’Mahew, ma anche il suo ben poco amato sposo Desmair, suggerendo, loro malgrado, quanto alla base di un tale ragionamento, di una simile analisi, stesse mancando un dettaglio importante, un particolare fondamentale per definire in maniera completa la questione: perché, se primo-fra-tre, a confronto con la più completa futilità dei propri poteri tanto contro la progenie della sua signora, quanto in contrasto dalla sua famiglia, non avrebbe potuto che accusare un grave colpo, e, in tal senso, ritrovarsi necessariamente disorientato nell’incedere dei propri eventuali piani, delle proprie possibili strategie; secondo-fra-tre non apparve parimenti sconvolto, egualmente confuso… anzi, e al contrario, egli si limitò semplicemente a un’esplosione di ilarità, e un’esplosione di ilarità tale per cui un profondo brivido di raccapriccio non poté ovviare a sorgere dai cuori di tutti loro, non potendo che essere interpretato in maniera apertamente negativa per i rispettivi futuri…

« Des…? » domandò, sottovoce, la donna guerriero in direzione del proprio mai amato marito, a tentare di ottenere, da parte sua, una qualche interpretazione degli eventi in termini utili a concedere a quella risata, a quell’ilarità, una qualche interpretazione, fosse anche di semplice isteria da parte del vicario.
« Credo… temo che questa volta la relazione filiale non servirà a molto… » suggerì questi, proprio malgrado, a sua volta, incerto sulle ragioni alla base di quanto pur allora evidente, di quanto lì tanto esplicito, ed esplicito in termini pur terribilmente ambigui, così come ebbe immediatamente a chiarire « … anche se non ne capisco le ragioni. »

A offrire, tuttavia, una possibile chiave di lettura di tutto ciò, in maniera del tutto imprevista e imprevedibile, intervenne ancora una volta la voce di Midda Bontor, questa volta, tuttavia, emergendo non dalle sue labbra, quanto da quelle di Madailéin Mont-d'Orb, la quale, non senza una forte morsa allo stomaco, ebbe lì a esplicitare brevemente un ragionamento utile a rimettere ogni tassello di quel complicato mosaico al suo posto… e a rivolgere, indirettamente, una parte della responsabilità di quanto accaduto, proprio a lei, allorché alla sua versione autoctona…

« Credo che, per un momento, ci siamo tutti dimenticati di un piccolo, e pur non irrilevante, dettaglio: anche io, come la mia versione locale, sono all’inseguimento di una regina Anmel Mal Toise, responsabile per la morte della Midda Bontor che mi è stata mentore e maestra d’armi, e alla memoria della quale ho a dover riconoscere il debito della mia attuale esistenza in vita. » sancì, con tono funereo, non tanto nel ricordo della propria scomparsa insegnante e amica, quanto e piuttosto nel confronto con l’implicito senso di quanto lì stava impegnandosi a comunicare « E se questo tempo del sogno, o qualunque cosa sia, ha a doversi considerare una sorta di dimensione franca fra tutti i nostri mondi, fra tutte le nostre realtà, questo vicario, temo, non abbia a riferirsi alla vostra versione di Anmel… quanto e piuttosto alla mia. » concluse, umettandosi appena le labbra, prima di piegarne le estremità verso il basso, in una smorfia di rammarico per quell’ipotesi terribilmente reale « Una versione con la quale non credo i vostri legami di parentela potranno avere un qualsivoglia valore… »

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