11 gennaio 2008 - 11 gennaio 2018: dieci anni con Midda's Chronicles!

Midda Bontor: donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione.
In una realtà dove l'abilità nell'uso di un'arma può segnare la differenza fra la vita e la morte
e dove il valore di una persona si misura sul numero dei propri avversari uccisi,
ella vaga cercando sempre nuove sfide per offrire un senso alla propria esistenza.


Dall'11 gennaio 2008, ogni giorno un nuovo episodio,
un nuovo tassello ad ampliare il mosaico di un sempre più vasto universo fantastico...
... in ogni propria accezione!

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Si conclude, con l'episodio odierno, la sessantunesima avventura di Midda, dal titolo "Il cerchio si chiude"!
E, come credo sia chiaro già da un po', si conclude con questo episodio anche il secondo arco narrativo della lunga saga della nostra eroina preferita!

In questo, ringraziando tutti gli amici della Kasta Hamina, Midda Bontor lascia le proprie avventure siderali per ritornare al proprio mondo natale, cresciuta, sicuramente, cambiata, certamente, e pur desiderosa di tornare alla dimensione originale della propria quotidianità, e di quella quotidianità che, del resto, l'ha sempre contraddistinta.

A domani, quindi, con l'inizio di qualcosa di un'altra storia!

Sean, 16 marzo 2020

martedì 27 ottobre 2020

3442

 

Korl e Lora avevano già finito di cenare, quella sera.
Non che mangiare avesse a doversi riconoscere necessario al loro corpo per sussistere e, anzi, a ben vedere, sotto certi aspetti, avrebbe avuto anche a doversi intendere qual uno spiacevole incomodo, non soltanto nel doversi confrontare con sapori a loro estranei, ma anche e ancor più nella necessità poi di seguire l’intero ciclo, dalla digestione sino alla defecazione. Ciò non di meno, vivendo in un piccolo paese dove tutti si conoscevano, pericoloso sarebbe stato per entrambi sussistere senza acquistare o consumare cibo e bevande, soprattutto nel voler mantenere una parvenza di normalità. E così, arrangiandosi a confronto con ogni difficoltà del caso di una realtà per loro tanto primitiva, si erano costretti a sforzarsi di vivere una quotidianità vera, scandita da tempi e necessità comuni, come la necessità di nutrirsi, di riposare e, perché no, anche di andar di corpo. Ovviamente il sonno avrebbe avuto a dover essere intesa un’esperienza loro ormai negata e, più che sdraiarsi su un letto a guardare il soffitto o a contare le stelle del cielo, non avrebbero potuto riservarsi occasione di compiere: ciò non di meno, anche quello stava venendo da loro abitualmente compiuto, e stava venendo da loro abitualmente compiuto nella volontà, per l’appunto, di mantenere credibile quella messinscena innanzi a un eventuale giudizio esterno.
Korl e Lora avevano già finito di cenare quella sera e, dopo aver lavato i piatti, stavano rassettando l’ambiente comune al piano terra della loro piccola abitazione. Quella sera, nel dettaglio, era stato il turno di Korl di cucinare, mentre a Lora era toccato lavare: procedevano, infatti, a settimane alterne con ogni faccenda domestica, in maniera tale che il loro rapporto avesse a conservarsi su un piano di sostanziale equilibrio, senza che alcuno, fra i due, avesse a doversi fraintendere secondo all’altro.
Purtroppo, tale sistema di turnazione non aveva tenuto conto di una falla. E della falla propria tipica di un tale sistema di divisione dei compiti: chi cucina sporca nella quieta e innocente consapevolezza di quanto, a lavare, sarà poi l’altro o l’altra... e, fra scegliere di usare una stoviglia piuttosto che due, avrebbe purtroppo creato maggiore o minore incomodo per l’altro a tempo debito.

« Mi spieghi perché usare un pentolino soltanto per far soffriggere la pancetta...?! » sospirò Lora, riponendo il pentolino in questione al suo posto nella mensola, e non negandosi l’occasione di lamentarsi, in tal senso, con l’amico, non animata da una qualche vena polemica, quanto e piuttosto dalla mera volontà di ricercare un qualche tema di confronto fra loro, a riempire in minima parte l’inizio di una nuova, e generalmente, noiosa notte di non sonno « Avresti potuto buttarla direttamente nella padella grande... »
« Certo. Avrei potuto farlo. » aggrottò la fronte Korl, con aria critica nel merito di quell’affermazione « E avrei potuto anche evitare di cucinare, limitandomi a mischiare insieme tutti gli ingredienti in un bel pastone, come quello dei porci... » soggiunse, a meglio esprimere la propria perplessità nel merito di quell’osservazione nei propri riguardi « No. Anzi! Ancora meglio... perché parlare di pancetta e ingredienti vari?! In fondo potremmo prendere direttamente un maiale e azzannarlo alla gola, mangiandolo così com’è, meglio ancora se un po’ recalcitrante all’idea. »

Per quanto Lora non avrebbe mai voluto ammetterlo, Korl era obiettivamente più bravo di lei a cucinare, riservandosi una maggiore cura del dettaglio e una più accurata ricercatezza nei gusti. E nel considerare quanto, in fondo, per loro mangiare avesse a doversi intendere un’attività superflua, avere a concentrarsi sul gusto non avrebbe avuto a doversi fraintendere una scelta del tutto sbagliata. Anzi.
Ovviamente, però, a una maggiore bravura, cura del dettaglio e ricercatezza nei gusti, non avrebbe mancato di corrispondere un proporzionale impiego di stoviglie. E un proporzionale impiego di stoviglie che, necessariamente, sarebbe poi ricaduto su Lora avere a rigovernare.

« Uff... » sbuffò l’altra, non apprezzando l’intransigenza dell’interlocutore « Perché devi sempre essere così inquadrato? Non è tutto bianco e nero, sai?! »
« E’ proprio per non farti percepire soltanto il bianco e nero nei sapori che devo impegnarmi a cucinare al meglio delle mie possibilità... » puntualizzò l’altro, scuotendo appena il capo a minimizzare la questione.
« Io... »

Cosa Lora potesse desiderare dire, tuttavia, Korl non ebbe mai a saperlo. Anche perché, nella leggerezza di quella conversazione, obiettivamente ella ebbe a dimenticarselo in un istante.
E nell’istante allor occorrente a una coppia di estranei di superare la soglia della loro abitazione, per fare irruzione innanzi a loro armati di daghe e pugnali.

« ... ma che diam... » iniziò a dire Korl, scattando istintivamente in piedi innanzi a quell’immagine, solo per avere, in ciò, a ricevere in pieno addome la lama di una di quelle daghe, affondata allora, senza pietà alcuna, fino all’impugnatura.
« Zitto tu! » gli intimò il proprio supposto assassino...

... o qual tale sarebbe allor stato se soltanto Korl avesse potuto morire.
Fortunatamente per Korl, e sfortunatamente per il suo aggressore, tale esperienza era da lui già stata affrontata a tempo debito. E ormai quella lama piantata attraverso le sue viscere non avrebbe avuto a provocargli né dolore, né disagio fisico alcuno, ma soltanto un comprensibile fastidio psicologico, all’idea di qualcuno che, senza motivo di sorta, potesse aver supposto di avere possibilità di arrogarsi il diritto di ucciderlo.

« ... ine sta succedendo?! » concluse allora la propria frase, aggrottando la fronte e non sforzandosi di dimostrare il benché minimo interesse per l’aggressione subita, quasi, allora, ad aggredirlo fosse stato un ologramma allorché una persona vera.
« ... ma cosa...?! » esitò allora l’altro, sgranando gli occhi, nel mentre il suo compagno, slanciatosi contro Lora, ebbe a frenare di scatto nel constatare che cosa fosse in quel momento innanzi a lui.
« Di dispiace per voi... ma siete entrati nella casa sbagliata. » si strinse nelle spalle Korl, nel mentre in cui, retrocedendo, il proprio avversario mollava la presa sulla daga, lasciandogliela conficcata nell’addome.
« Sono dei mostri! » gridò il secondo aggressore, quello fermatosi innanza a Lora.
« Ma non sapete proprio dire altro...?! » sbuffò ella, ignorandolo del tutto e avendo a proseguire il proprio operato di rassetto « Noioso. »

Con rinnovato fastidio psicologico, ancor prima che fisico, Korl ebbe a chiudere la propria destra attorno alla daga e a iniziare a tirarla fuori dal proprio ventre, come se nulla fosse. E nulla avrebbe avuto ad apparir essere se soltanto, una volta estratta, la lama non avesse avuto a lasciare uno sgradevole squarcio là dove prima era conficcata, nelle sue carni e nella casacca da lui indossata.
Uno squarcio dal quale, comunque non ebbe, ovviamente, a fuoriuscire una sola stilla di sangue, là dove da troppo tempo il cuore aveva smesso di pomparlo...

« Ehi... mi avete rovinato la casacca! » protestò verso i due aggressori, i quali, pallidi in volto come avessero visto degli spettri, ebbero a scappare fuori dalla loro abitazione, gridando terrorizzati.
« ... che gente scortese. » osservò Lora, scuotendo appena il capo a confronto con la supposta conclusione di quel confronto.

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