11 gennaio 2008 - 11 gennaio 2018: dieci anni con Midda's Chronicles!

Midda Bontor: donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione.
In una realtà dove l'abilità nell'uso di un'arma può segnare la differenza fra la vita e la morte
e dove il valore di una persona si misura sul numero dei propri avversari uccisi,
ella vaga cercando sempre nuove sfide per offrire un senso alla propria esistenza.


Dall'11 gennaio 2008, ogni giorno un nuovo episodio,
un nuovo tassello ad ampliare il mosaico di un sempre più vasto universo fantastico...
... in ogni propria accezione!

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Si conclude, con l'episodio odierno, la sessantunesima avventura di Midda, dal titolo "Il cerchio si chiude"!
E, come credo sia chiaro già da un po', si conclude con questo episodio anche il secondo arco narrativo della lunga saga della nostra eroina preferita!

In questo, ringraziando tutti gli amici della Kasta Hamina, Midda Bontor lascia le proprie avventure siderali per ritornare al proprio mondo natale, cresciuta, sicuramente, cambiata, certamente, e pur desiderosa di tornare alla dimensione originale della propria quotidianità, e di quella quotidianità che, del resto, l'ha sempre contraddistinta.

A domani, quindi, con l'inizio di qualcosa di un'altra storia!

Sean, 16 marzo 2020

mercoledì 28 ottobre 2020

3443

 

Purtroppo, se pur entro il limitare della loro abitazione quella situazione aveva trovato occasione di rapida conclusione, e di rapida conclusione senza colpo ferire, se non quello inutilmente sferrato a discapito di Korl, in altre case non avrebbe avuto a dover essere frainteso essere tale. E, in quel momento, Korl e Lora ebbero a rendersene spiacevolmente conto, nell’essere raggiunti da alte grida di dolore e morte.

« Dannazione... era una serata così tranquilla. » commentò Lora, storcendo appena le labbra verso il basso, in un’espressione di disappunto.

Per quasi un minuto la coppia di ex-thermoresi rimase in quieto ascolto di quanto stesse accadendo attorno a loro, prima che le urla avessero a scemare e soltanto singhiozzi di sommesso dolore avessero a risuonare nella notte.

« Dici che dovremmo andare a vedere...? » si domandò Korl, incerto a tal riguardo, nell’osservare la ferita riportata all’addome in attesa del momento in cui si sarebbe rimarginata.
« Per far cosa...? » esitò ella, aggrottando la fronte « A parte che, probabilmente, sono già andati via... ma, poi, qualsiasi cosa facessimo, rischieremmo di essere scoperti per quello che siamo. » soggiunse, facendo anch’ella riferimento esplicito alla sua ferita, con tanto di cenno della testa in tal direzione.
« E quindi...? » insistette egli, incerto fra aver inteso correttamente quanto ella desiderasse sostenere.
« E quindi... » esitò ancora ella, non desiderando pronunciare quella frase e, ciò non di meno, non vedendo molte alternative « ... credo proprio che dovremmo disinteressarcene e andare a far finta di dormire, come non stesse accadendo nulla. »
« Non possiamo lasciarli morire...! » protestò blandamente egli, quasi più per una questione di ipocrita remora che per un vero ostacolo morale a confronto con quel pensiero.
« Non possiamo neppure combattere. » scosse tuttavia il capo Lora, forse con un certo disappunto a confronto con tale limite « Le condizioni dettate da Midda e dai signori di Lysiath per la nostra libertà parlano chiaro. » definì, non priva di spiacevole ragione a tal riguardo.

A malincuore Korl si arrese a quelle ragioni.
Non che egli avesse particolare brama di combattere contro chicchessia, o di rischiare di uccidere chicchessia, in effetti non avendo ancor mai ucciso alcuno in vita propria, pur avendo già avuto modo di sperimentare, personalmente, tanto la morte, tanto molte altre eventuali lesioni mortali, o che mortali sarebbero state se soltanto avesse ancor avuto possibilità di morire. Non che egli si sentisse particolarmente eroico, ben lontano da quei miti d’infanzia i quali, votati a un bene superiore, sarebbero stati pronti a qualunque sacrificio per la difesa di tali principi. Ciò non di meno, egli non avrebbe potuto ovviare a pensare a quanto sbagliato avesse a doversi intendere quel modo di procedere, e quell’atteggiamento così indifferente, così disinteressato al fato della comunità all’interno della quale, pur, avrebbero avuto a doversi impegnare a integrarsi. Purtroppo, per così come anche Lora aveva ben espresso, ormai era troppo tardi per poter pensare di intervenire. E con buona pace per ogni desiderio di integrazione, l’unica cosa sensata che avrebbero potuto riservarsi l’opportunità di compiere sarebbe stata, per l’appunto, quella di andarsene a dormire. O, quantomeno, di far finta di dormire. Nel mentre in cui avrebbero avuto ad attendere, pazienti, il mattino successivo e, con esso, la possibilità di prendere coscienza dell’orrore di quanto accaduto.

E ciò che fu loro offerto allo sguardo, al mattino seguente, in altro modo non si sarebbe potuto descrivere se non come un’ecatombe.

Delle quarantadue famiglie presenti in Korrynia, quella notte, ben trenta ebbero a dover accusare almeno un lutto. E una trentunesima, purtroppo, ebbe a essere completamente sterminata, con la violenta e prematura morte dei cinque elementi che la componevano. Oltre a Korl e Lora, quindi, soltanto undici famiglie erano state in grado di reagire con sufficiente prontezza di riflessi in misura utile a mettere in fuga i nemici senza riportare alcun lutto. Benché sette di loro non avevano mancato di riportare dei feriti gravi. Il fatto che, purtroppo, la trentunesima famiglia completamente estinta dal panorama locale avesse a doversi riconoscere qual quella propria di Sieka, la cerusica, non stava semplificando la situazione. E dei sette feriti gravi, alle prime luci dell’alba, già cinque riversavano in uno stato di incoscienza.
Nella tragedia propria di quel momento, nessuno ebbe, ovviamente, a interessarsi particolarmente al fatto che, in quelle ultime ore, Korl e Lora fossero completamente usciti di scena, pur, alle prime luci di quella nuova alba, facendo la propria ricomparsa in perfetta salute. Probabilmente a tempo debito non sarebbero potute essere evitati dubbi di sorta su cosa fosse accaduto in quella notte, e sul perché di loro non vi fosse stata traccia alcuna, né in positivo, né in negativo: ma, almeno per il momento, tale non avrebbe avuto a dover essere intesa una priorità. Non nella necessità, piuttosto, di avere a tentare di contenere i danni, oltre che di piangere i propri morti.
E se, in questo, nessuno avrebbe avuto quindi ad attendersi nulla da Korl e Lora, giudicati, non a sproposito, pressoché quali due imbranati; coloro i quali ebbero ad avere a pretendere qualcosa da se stessi furono proprio loro due, nel ritrovarsi costretti a confrontarsi con una terribile verità...

« Abbiamo sbagliato. » sussurrò Lora, a denti stretti, in direzione dell’amico e complice.

Avevano sbagliato.
In nessun altro modo avrebbero potuto definire quanto accaduto. In alcun modo avrebbero potuto valutare l’esito della propria scelta. E della scelta da loro compiuta nell’alienarsi dalla realtà di Korrynia in quella che avrebbe avuto a dover essere riconosciuta, senza inutili eccessi, qual la sua notte più oscura.
Forse non avrebbero potuto cambiare l’esito finale, forse non avrebbero potuto ovviare ad alcuna di quelle morti, ma se soltanto essi ci avessero tentato non avrebbero avuto, in quel momento, a doversi confrontare con la propria coscienza, e quella coscienza che, in quel particolare frangente, non avrebbe potuto ovviare a farli sentire colpevoli quasi quanto gli ignoti aggressori di quella notte, quasi tutto quanto avesse a dover ricadere solo sulle loro spalle, per una loro esplicita colpa.
E se alcuna effettiva colpa avrebbe potuto essere loro imputata a confronto con l’idea dell’aggressione; ben diverso discorso avrebbe avuto a doversi intendere nell’ignorare la possibilità di soccorrere i sopravvissuti ben prima di quanto, ancor, non stavano lì valutando di avere a fare.

« Questa gente non ha alcuna adeguata preparazione in campo medico... » suggerì Korl, per tutta risposta, ritrovandosi senza entusiasmo a doversi offrire necessariamente critico del cosiddetto progresso scientifico di quel mondo, e di un mondo nel quale, probabilmente, il salasso avrebbe avuto a dover essere ancora considerato un rimedio per moltissimi, inspiegabili mali e mali che, invece, dal suo punto di vista, suo così come di Lora, avrebbero avuto a dover essere intesi persino banali « ... chi non è morto, certamente a breve morirà in conseguenza alle infezioni riportate. »
« E quindi...? » domandò la feriniana, temendo la risposta e l’unica risposta che in tutto ciò avrebbe potuto avere ad apparire sensata, e sensata nel confronto con quella situazione che, purtroppo, aveva chiaramente obliato a ogni parvenza di senso.

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