11 gennaio 2008 - 11 gennaio 2018: dieci anni con Midda's Chronicles!

Midda Bontor: donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione.
In una realtà dove l'abilità nell'uso di un'arma può segnare la differenza fra la vita e la morte
e dove il valore di una persona si misura sul numero dei propri avversari uccisi,
ella vaga cercando sempre nuove sfide per offrire un senso alla propria esistenza.


Dall'11 gennaio 2008, ogni giorno un nuovo episodio,
un nuovo tassello ad ampliare il mosaico di un sempre più vasto universo fantastico...
... in ogni propria accezione!

Scopri subito le Cronache di Midda!

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Si conclude, con l'episodio odierno, la sessantunesima avventura di Midda, dal titolo "Il cerchio si chiude"!
E, come credo sia chiaro già da un po', si conclude con questo episodio anche il secondo arco narrativo della lunga saga della nostra eroina preferita!

In questo, ringraziando tutti gli amici della Kasta Hamina, Midda Bontor lascia le proprie avventure siderali per ritornare al proprio mondo natale, cresciuta, sicuramente, cambiata, certamente, e pur desiderosa di tornare alla dimensione originale della propria quotidianità, e di quella quotidianità che, del resto, l'ha sempre contraddistinta.

A domani, quindi, con l'inizio di qualcosa di un'altra storia!

Sean, 16 marzo 2020

martedì 6 luglio 2021

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Benché Nóirín Mont-d'Orb non fosse propensa a riconoscere le divinità del mondo di Midda in quanto tali, indubbiamente la confidenza dimostrata da Desmair con il tempo del sogno e con le sue leggi avrebbe avuto a doversi considerare impressionante, al punto tale da giustificare quietamente il suo stato di semidio. Ciò non di meno, ella non avrebbe potuto fare a meno di ricordare quanto scritto una volta da uno dei più grandi autori del proprio mondo natale, nell’esprimersi nel merito del rapporto fra scienza e magia:  «Qualunque tecnologia sufficientemente avanzata è indistinguibile dalla magia». Una frase, quella così formulata, che se pur non avrebbe potuto risultare in immediata coerenza con quanto in corso, avrebbe potuto quietamente essere estesa e giungere a concernere tutto ciò attraverso un semplice ragionamento.
Poiché negando l’eventualità che Kah avesse a dover essere realmente inteso qual un dio, quanto e piuttosto un essere contraddistinto da una smisurata longevità e da capacità indubbiamente straordinarie tali da apparire simili a poteri, e, di conseguenza, negando l’eventualità che anche Desmair avesse quindi a poter essere riconosciuto qual un semidio, quanto e piuttosto un bizzarro ibrido frutto dell’incrocio fra due specie diverse, a sua volta contraddistinto da mirabili capacità; allora il loro rapporto con il tempo del sogno non avrebbe avuto a dover essere frainteso qual una sorta di prerogativa divina, quanto e piuttosto frutto di una qualche progredita conoscenza con le leggi dell’universo e, soprattutto, del multiverso. Quella stessa progredita conoscenza che, snaturatasi nella propria effettiva origine, doveva essere stata poi tramandata come una questione di fede nel suo mondo dagli aborigeni ai quali ella stessa si era rivolta per trovare il modo di rientrare in contatto con il tempo del sogno stesso dopo la propria prima, passiva visita all’interno del medesimo.

« Corpo, mente, cuore e anima come un’entità sola... » ripeté allora ella, a meglio assorbire quel concetto, per renderlo proprio, per interiorizzarlo, nella consapevolezza di quanto tutto ciò sarebbe stato sicuramente indispensabile da comprendere un giorno o l’altro « E’ da tutto ciò che deriva il potere di secondo-fra-tre, quindi. » commentò, riflettendo ad alta voce, là dove, se tutto ciò fosse stato vero, e nulla pareva suggerire il contrario, parlare o pensare non avrebbe rappresentato una vera e propria differenza innanzi a chi in grado di discernere tutto ciò « Dal momento che la loro esistenza è profondamente legata al tempo del sogno, è ovvio che possano giostrare al meglio con tutte le prerogative di questa realtà, non soltanto per creare dal nulla, quanto e piuttosto per estrapolare pensieri, ricordi, emozioni da coloro i quali qui hanno ad avventurarsi, fosse anche e soltanto in sogno. »
« Brava. Vedo che inizi a comprendere... » annuì Desmair, in quello che non poté che essere inteso qual un cenno di quieta approvazione verso di lei « Dopo tutto, per essere una sciocca mortale, non sei probabilmente un caso tanto disperato... »
« Lo voglio considerare quale un complimento. » aggrottò appena la fronte la donna dai rossi capelli color del fuoco e dagli azzurri occhi color del ghiaccio.
« E fai bene, perché desidera esserlo. » confermò egli, sorridendo divertito.

Considerare corpo, mente, cuore e anima come un’entità sola avrebbe potuto in parte spiegare anche la sua miracolosa guarigione, e quella guarigione che le aveva visto restituito l’uso della metà inferiore del proprio corpo dopo una vita trascorsa legata alla propria sedia a rotelle: per quanto, infatti, all’interno del tempo del sogno ella fosse soltanto con la propria mente, o con il proprio spirito che dir si volesse, quel peculiare cortocircuito aveva potuto veder coinvolto in prima persona anche il proprio corpo nella guarigione, e in quella guarigione da lei stessa sancita in grazia solo alla propria forza di volontà.
Tale ragionamento, tuttavia, non sarebbe stato sufficiente, da solo, a giustificare tutte le prerogative proprie del tempo del sogno. Perché se pur quel discorso avrebbe potuto essere quietamente applicato a lei, e alla sua guarigione, non avrebbe avuto senso alcuno in relazione alla sua sedia a rotelle, e a quella sedia a rotelle che, inizialmente proiettata dal suo inconscio in quella realtà, era lì andata distrutta ed egualmente distrutta era stata ritrovata da lei al proprio risveglio, a palese riprova di quanto tutto ciò che era accaduto non avrebbe avuto a dover essere frainteso qual un bizzarro sogno, quanto e piuttosto un’ancor più bizzarra realtà. E, allo steso modo, tale ragionamento non avrebbe neppure avuto a giustificare, da solo, il perché un’eventuale morte all’interno del tempo del sogno sarebbe necessariamente corrisposta a una cancellazione da ogni piano d’esistenza, per così come se non si fosse mai stati.
Insomma... quella cognizione, certamente, avrebbe potuto offrire una chiave di comprensione interessante per alcune prerogative del tempo del sogno. Ma non di ogni prerogativa del medesimo.

« Comunque sia... desideravi proseguire oltre con una certa urgenza. » osservò il semidio, riprendendo voce verso di lei « E io non voglio assolutamente esserti d’ostacolo in ciò. Quindi considerati pure libera di tornare a cercare Be’Sihl e Midda, con i miei migliori auguri... » concluse, quasi a prendere commiato da lei o, piuttosto, a imporle di prendere commiato, lasciandolo alla quiete delle proprie elucubrazioni.

Rín avrebbe voluto sorprendersi per quell’affermazione. Ma, proprio malgrado, si sarebbe dimostrata decisamente poco acuta nel riservarsi una qualunque sorpresa per ciò, soprattutto alla luce di quanto egli le aveva appena spiegato.
Così ella non perse tempo a stupirsi per la quieta confidenza del proprio interlocutore con quelle che avrebbero avuto a dover essere intere le sue priorità, e passò direttamente al sodo, decidendo di azzardarsi a tentare di sfruttare la sua presenza in quel luogo, e il loro incontro, a proprio favore, ricercando in lui quell’alleato che, se solo le fosse stata concessa la possibilità, avrebbe avuto piacere a trovare in Bob...

« Tu puoi aiutarmi. » asserì, non domandò, al suo indirizzo, con ferma convinzione « Sei stato connesso per tanti anni con Be’Sihl, vivendo all’interno del suo stesso corpo... e sei ancora legato a Midda in conseguenza del vostro matrimonio, cosa che ti offre la possibilità di entrare nella sua mente, a prescindere dalle distanze che vi separano. » argomentò, dimostrando di conoscere quantomeno quell’aspetto della Storia, forse non nel minimo dettaglio della cosa ma in termini comunque sufficienti per essere certa di poter invocare il suo aiuto « Ho qualche speranza di poter contare sulla tua collaborazione a tal riguardo...?! »

Desmair sorrise. E in quel sorriso ebbe a dimostrare due cose: quanto egli chiaramente aveva previsto che ella avrebbe avuto a porgli tale domanda e, anche, quanto ella stessa non doveva averlo deluso nello scandire quell’interrogativo verso di lui, confermando le sue asserzioni precedenti in merito all’interessante peculiarità intellettuale di quell’insolita “sciocca mortale”.
Un sorriso, il suo, che non ebbe a sfuggire a Nóirín, la quale ebbe a interpretarlo per quello che in effetti era, e per la conferma di quanto, in fondo, egli non avrebbe avuto a doversi necessariamente intendere qual un suo antagonista. Al contrario, se ella si fosse giocata correttamente le proprie carte, egli avrebbe potuto essere per lui un aiuto... e un aiuto molto importante.

« Quello che dici è parzialmente vero. » confermò allora quell’essere dalla pelle simile a cuoio rosso e dalle grandi corna bianche « O, in effetti, avrebbe avuto a corrispondere completamente a verità sino a qualche tempo fa... » precisò, con fare volutamente enigmatico, nel rispetto di una chiara indole teatrale da parte sua, tale da imporgli la necessità fisiologica di non rispondere mai in maniera particolarmente diretta, fosse anche e soltanto allo scopo di mantenere la concentrazione su di sé.
« E cosa è cambiato, da allora...?! » insistette ella, a dimostrare tutto il proprio più sincero interesse a tal riguardo.

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