11 gennaio 2008 - 11 gennaio 2018: dieci anni con Midda's Chronicles!

Midda Bontor: donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione.
In una realtà dove l'abilità nell'uso di un'arma può segnare la differenza fra la vita e la morte
e dove il valore di una persona si misura sul numero dei propri avversari uccisi,
ella vaga cercando sempre nuove sfide per offrire un senso alla propria esistenza.


Dall'11 gennaio 2008, ogni giorno un nuovo episodio,
un nuovo tassello ad ampliare il mosaico di un sempre più vasto universo fantastico...
... in ogni propria accezione!

Scopri subito le Cronache di Midda!

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Si conclude, con l'episodio odierno, la sessantunesima avventura di Midda, dal titolo "Il cerchio si chiude"!
E, come credo sia chiaro già da un po', si conclude con questo episodio anche il secondo arco narrativo della lunga saga della nostra eroina preferita!

In questo, ringraziando tutti gli amici della Kasta Hamina, Midda Bontor lascia le proprie avventure siderali per ritornare al proprio mondo natale, cresciuta, sicuramente, cambiata, certamente, e pur desiderosa di tornare alla dimensione originale della propria quotidianità, e di quella quotidianità che, del resto, l'ha sempre contraddistinta.

A domani, quindi, con l'inizio di qualcosa di un'altra storia!

Sean, 16 marzo 2020

venerdì 29 ottobre 2021

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Purtroppo, però, Howe non aveva propriamente immaginato di agire in una qualche direzione precisa, limitandosi a mettere in moto gli eventi e a sperare, via via, di farsi venire in mente la soluzione più giusta per uscire da quello stallo. E, proprio malgrado, non aveva la benché minima idea di quanto stava accadendo in quel momento, nel contempo di quella sua amichevole chiacchierata, in termini tali da poter presupporre la necessità di una qualche azione, e di una qualche azione volta a risolvere rapidamente quella situazione.

« Comunque è strano che fino a oggi non ci siamo mai scambiati neppure una parola... » osservò Loho, concedendosi un attimo di riflessione nel merito del contesto corrente « Per carità: siamo la metà di mille qui... ma pensavo, nel bene o nel male, di aver avuto occasione di vedere in faccia chiunque almeno una volta. »
« Ah... ma sicuramente sarà così. » sorrise Howe, per tutta replica « Semplicemente, e non mi offende assolutamente pensarlo, ho un volto tranquillamente dimenticabile... » ammiccò quindi, in direzione dell’interlocutore.
« Mmm... no. Non è quello. » scosse il capo il ritornato, socchiudendo appena gli occhi a cercare di sforzarsi a tal riguardo « Anche perché, in effetti, ho l’impressione di averti già incontrato prima. »

Un dettaglio nel merito del quale il mercenario shar’tiagho non si era concesso occasione di soffermarsi, nell’ideare rapidamente quella tattica e nel porla in essere, pur con straordinaria e ammirevole confidenza, avrebbe avuto a dover essere riconosciuto nella natura stessa di quel particolare interlocutore, nel suo essere un ritornato e, in questo, nel suo essere una passata vittima della Figlia di Marr’Mahew.
Tutti coloro che la crudeltà dell’altra Anmel Mal Toise e, in particolare, del suo vicario secondo-fra-tre, avevano fatto ritornare indietro per mezzo del potere ereditato da Midda Bontor, e di quel potere da lei ancor non pienamente gestito o, per meglio dire, per nulla gestito, avrebbero avuto infatti a doversi intendere trascorse vittime della medesima donna guerriero, la maggior parte delle decine di migliaia delle quali uccise direttamente da lei in qualche scontro, in qualche battaglia e, una non meglio precisata minoranza, della quale pur avevano individuato almeno un celebre esponente, uccisi in conseguenza a scelte da lei compiute, ed esplicitamente compiute in tal senso, anche in assenza di un personale coinvolgimento diretto nella loro morte.
Partendo da un tale, importante, presupposto, allora, necessario sarebbe stato per Howe soffermarsi sull’identità di quello stesso interlocutore, di quell’avversario, e soffermarsi sul fatto che, facendo egli parte della Progenie della Fenice, doveva essere probabilmente rimasto ucciso necessariamente in un qualche confronto passato al quale anche lui e Be’Wahr avevano partecipato, giacché, accanto alla loro amica, si erano già ritrovati a essere schierati a confronto con quei dannati fanatici religiosi. Motivo per il quale, allora, la dubbiosa sensazione espressa dall’uomo avrebbe potuto risolversi in una spiacevole rimembranza di quanto allor effettivamente accaduto, e del suo coinvolgimento diretto con Midda Bontor.

« Deciditi... » ridacchiò quindi Howe, aggrottando la fronte « MI hai già visto prima o non mi hai mai visto prima...?! » lo provocò, in termini giocosi e atti a cercare di stemperare ogni possibile dubbio nel merito della sua identità e, di conseguenza, della legittimità della sua presenza lì sotto.

Chissà come si sarebbe potuta risolvere la questione, se soltanto avesse avuto occasione di proseguire ancor per qualche momento? Chissà se Loho avrebbe effettivamente ricollegato il volto di Howe alla Figlia di Marr’Mahew o se, piuttosto, avrebbe minimizzato la cosa, riconoscendolo quindi né più né meno qual un proprio compagno nella Progenie della Fenice? Difficile a dirsi, difficile a prevedersi, là dove tanto l’una, quanto l’altra alternativa avrebbero potuto riservarsi eguale possibilità di occorrenza.
Alla fine, tuttavia, né l’una, né l’altra possibilità alternativa ebbero a occorrere, là dove, a cambiare le carte in tavola, intervenne allora un nuovo elemento, e un nuovo elemento lì introdotto dall’intervento di Har-Lys’sha.
La giovane ofidiana, infatti, fece la sua improvvisa apparizione da dietro le spalle di Howe, non in senso metaforico quanto e piuttosto in senso pratico, lì sopraggiunta senza essere notata né dallo stesso shar’tiagho, né, tantomeno, dal suo interlocutore, soltanto per avere a estrarre, con un gesto rapido e deciso, la lama dorata del suo compagno d’armi dal fodero nella quale era riposta e, con essa, per decapitare con un colpo deciso il povero Loho, facendo decollare la sua testa verso l’alto, senza neppur, a margine di ciò, avere a proferire la benché minima parola.
Una violenza disarmante, quella così da lei condotta a compimento, che non poté ovviare a disorientare in primo luogo lo stesso Howe, il quale si ritrovò decisamente colto in contropiede da tutto ciò e, per un istante, persino spaventato a confronto con quanto avvenuto, nel non aver avuto occasione di comprendere immediatamente l’evolversi degli eventi. E una violenza disarmante, quella propria di Lys’sh, che pur non avrebbe potuto che essere banalizzata nelle proprie reali conseguenze a confronto con l’evidenza di quanto, in fondo, quella decapitazione non avrebbe avuto a doversi fraintendere qual nulla di definitivo per il disgraziato in questione, non, quantomeno, nel confronto con la sua natura, e la sua natura di ritornato.
In effetti, dal proprio personale punto di vista, Loho ebbe piena coscienza degli eventi per così come accaddero, vedendo comparire quella donna rettile dalle spalle del proprio interlocutore in maniera così subitanea da non avere neppure il tempo materiale utile a pensare di reagire, e ritrovandosi in tal senso decapitato senza aver potuto neanche lanciare un mezzo grido d’allarme. Decapitazione, la sua, che avvenne in maniera del tutto priva di ogni sensazione di dolore, e che, in effetti, non poté che essere accolta semplicemente con un certo disagio e un deciso disappunto da parte sua, disagio nel confronto con l’idea di essersi lasciato sorprendere in maniera tanto banale e disappunto innanzi all’evidenza di quanto ella, così facendo, avesse operato nell’unica direzione utile a impedirgli una qualunque reazione per qualche tempo, non permettendogli di muoversi né, tantomeno, di parlare e, quindi, di gridare, almeno fino a quando la sua testa non fosse ritornata attaccata al resto del suo corpo; e, ciò non di meno, non negandogli la possibilità di avere a seguire l’evoluzione di quella scena, nel conservare, malgrado tutto, piena coscienza di sé e del mondo a sé circostante, come se nulla di grave, in effetti, fosse accaduto. Perché, obiettivamente, in quanto ritornato, nulla di grave in quel momento era accaduto, rappresentando per lui, quella decapitazione, meno di quanto non avrebbe potuto essere una botta in testa per qualunque altra persona ancor vivente...

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