11 gennaio 2008 - 11 gennaio 2018: dieci anni con Midda's Chronicles!

Midda Bontor: donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione.
In una realtà dove l'abilità nell'uso di un'arma può segnare la differenza fra la vita e la morte
e dove il valore di una persona si misura sul numero dei propri avversari uccisi,
ella vaga cercando sempre nuove sfide per offrire un senso alla propria esistenza.


Dall'11 gennaio 2008, ogni giorno un nuovo episodio,
un nuovo tassello ad ampliare il mosaico di un sempre più vasto universo fantastico...
... in ogni propria accezione!

Scopri subito le Cronache di Midda!

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Con l'episodio 2500 (che già dovrebbe essere ragione di festeggiamenti), si conclude Come ai vecchi tempi, quarantanovesima avventura della saga "regolare".
Da domani, con l'episodio 2501, avrà inizio la 50° avventura della lunga corsa di Midda's Chronicles, dal titolo Il tempo del sogno.

Buona lettura!... e, come sempre, grazie!

Sean, 29 marzo 2018

venerdì 8 febbraio 2008

029


P
ortando il capo a riemergere sul filo dell’acqua con le braccia ancora strette attorno al proprio corpo, Midda appoggiò la nuca contro il bordo della vasca in legno, beandosi in quella tranquillità. I corti capelli neri, bagnati, si andarono a posare in maniera non ordinata sul di lei volto e sul collo, attaccandosi alla pelle finalmente pulita, coprendola in mille intrecci spontanei eppur sessuali.
Gli occhi di lei rimasero chiusi, quasi non volessero ritornare alla realtà, nel godere di quel momento per lei religioso, mistico, praticamente sacro. Tutti i dolori accumulati nel suo corpo andavano riemergendo ma, al tempo stesso, sciogliendosi in quel caldo bagno: in quel momento le sembrava di essere simile alla leggendaria fenice y’shalfica, un uccello mitologico che si diceva morire gettandosi nel fuoco, salvo poi risorgere dalle proprie stesse ceneri. Per lei, quella vasca, era come la brace della fenice, e da quella morte sarebbe riemersa rinnovata e rinvigorita, più forte ed energica rispetto a prima. Con quel ristoro ed una notte di riposo nel letto morbido fra coperte pulite, ogni fatica sarebbe stata dimenticata, ogni dolore sarebbe scomparso e l’indomani si sarebbe potuta presentare al suo mecenate in piena forma, pronta a riscuotere la propria ricompensa.
Godendo di quella tranquillità e di quella pace, ancora ad occhi chiusi, iniziò a canticchiare sottovoce una vecchia ballata, di quelle che spesso udiva da bambina nelle serate attorno al fuoco in piazza.

Cieca in amor vita lei viveva,
mai il cuor suo gioia avea trovata,
triste anima mai aveva cercata
l'alba che l'uomo non bestia rendeva.

Nel cuore passione da lei sperata
di cui sempre perdita le doleva,
nella mente la ragione aveva
a fredda esistenza lei dannata.

Cieca in amor vita lei viveva,
nel mondo sol uno l'avea notata,
mai carezza le era stata donata
e sola in apatia risedeva.

La vita un tempo avea bramata,
che ogni sogno in lei nascondeva,
ma del destino che ella voleva
il lui egoismo l'avea privata.

Cieca in amor vita lei viveva,
dalla violenza di lui era rinata,
e dolor all'odio l'avea legata,
l'innocenza persa pianto gemeva.

Peggio della sorte lei imputata
nulla era, non la crudeltà…

« E’ una canzone tremenda. » la interruppe, in un commento sussurrato, la voce di Camne.

A quelle parole, Midda si riscosse dal suo stato di torpore rilassato, riaprendo gli occhi e restando assolutamente tranquilla nel ritrovare la giovane davanti a lei: non avrebbe avuto imbarazzi per la propria nudità di fronte ad un uomo, assurdo ipotizzarne di fronte ad una donna.

« Canto così male? » sorrise lei.
« No… no… » scosse il capo la fanciulla « E’ il testo della canzone ad essere triste. » si corresse.
« Narra la storia di una ragazza ingannata dall’uomo di cui credeva di essere innamorata, che invece di offrirle un sentimento puro è stato solo in grado di donarle egoismo… e violenza. » spiegò, risollevandosi a sedere meglio all’interno del catino, ora emergendo con mezzo busto dall’acqua.
« E… come si chiamava? » domandò la giovane.
« Chi? »
« La ragazza della canzone. Come si chiamava? » precisò, con incedere incuriosito, per la prima volta non apparendo chiusa nella propria timidezza a cui la donna si era ormai abituata.

A quella domanda Midda restò un attimo in silenzio, come a cercare le parole migliori: non sapeva quanto della vita la fanciulla già conoscesse, sebbene la sua età ormai le avrebbe reso necessario comprendere anche gli aspetti meno gradevoli dell’umanità. Ma se da un lato ella non desiderava porsi a ricoprire un ruolo materno verso la propria protetta, dall’altro si rendeva conto che, soprattutto durante la permanenza forzata in quella città, la ragazza avrebbe dovuto crescere un po’ più in fretta di quanto non si fosse abituata a fare nella tranquillità della propria isola nordica.
Lo sguardo della donna guerriero si mosse verso il proprio braccio destro, tornato nuovamente a risplendere di rossi riflessi: sul lucido metallo nero dello stesso vide la propria immagine, il proprio volto reso forse più severo del dovuto a causa della cicatrice sull’occhio sinistro. Nel proprio sguardo di ghiaccio si perse per un istante, viaggiando nei ricordi della sua fanciullezza, cercando di ricordarsi il giorno preciso in cui le era stato chiaro che il mondo non si sarebbe mai offerto come lei lo sognava.

« Non ha un nome, perché non è una la storia di una sola ragazza. » disse, rialzando lo sguardo verso Camne « Potrebbe essere la mia storia, la tua storia, la storia di qualsiasi donna che puoi vedere oltre quella finestra. » indicando la lieve apertura nella parete della stanza da bagno.
« Oh… » ammutolì la fanciulla a quelle serie parole,
« Non mi fa piacere doverti dire queste cose, bambina. » continuò la donna « Ma quello che ci attende nei prossimi giorni, che ti attende nei prossimi giorni, metterà alla dura prova tutto ciò che credi di sapere sulla vita. E se non sarai abbastanza forte, se non riuscirai a mantenere la testa alta ed i pugni chiusi, potrai diventare protagonista di questa canzone. »

Il silenzio calò fra la donna e la fanciulla. Gli occhi verdi della seconda si persero in quelli azzurro chiari della prima, che parve poter penetrare nella di lei mente, nel di lei cuore, nella di lei anima con quel gesto: e la ragazza non riuscì a sostenere quello sguardo così forte, così determinato, privo di insicurezza, privo di indecisione. Chinando il capo, Camne tremò appena davanti a Midda, mentre le parole della ballata, ormai lontane nel tempo, sembravano nuovamente riecheggiare nella stanza, muta condanna per il più atroce dei crimini.

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