11 gennaio 2008 - 11 gennaio 2018: dieci anni con Midda's Chronicles!

Midda Bontor: donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione.
In una realtà dove l'abilità nell'uso di un'arma può segnare la differenza fra la vita e la morte
e dove il valore di una persona si misura sul numero dei propri avversari uccisi,
ella vaga cercando sempre nuove sfide per offrire un senso alla propria esistenza.


Dall'11 gennaio 2008, ogni giorno un nuovo episodio,
un nuovo tassello ad ampliare il mosaico di un sempre più vasto universo fantastico...
... in ogni propria accezione!

Scopri subito le Cronache di Midda!

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Dopo la conclusione della 52° avventura di Midda, che ci ha accompagnato negli ultimi due mesi con il titolo L'uomo incacape a morire, inizia oggi la 53° avventura della nostra ex-mercenaria preferita: un'avventura, vi renderete presto conto, molto particolare, e che, nostro malgrado, potrebbe scoprirsi essere qual l'incredibile e disturbante conclusione di un viaggio durato più di dieci anni!
Non aggiungo altro, e vi lascio all'episodio 2700 della serie regolare dal titolo... Il risveglio.

Buona lettura!... e grazie a tutti!

Sean, 16 ottobre 2018

giovedì 14 febbraio 2008

035


L
asciando la torre del suo mecenate, arricchita del compenso per la missione nella palude di Grykoo, Midda si diresse nuovamente verso la locanda, prendendo però un percorso meno diretto di quello compiuto all’andata per poter attraversare uno dei tanti mercati all’interno della città.
Il sole, ormai alto nel cielo, aveva completato l’opera di risveglio e se poco prima le strade si erano offerte quasi deserte, con rare possibilità di incontri più o meno gradevoli, a quell’ora le vie della capitale erano traboccanti di folla, persone che disordinatamente si ammassavano spingendosi a vicenda in mille direzioni diverse che offrivano, in quel loro caos ogni occasione per i ladri ed i sicari della città. La donna guerriero avrebbe evitato volentieri di attraversare il mercato, ma servivano degli abiti nuovi per Camne e non poteva assolutamente rimandare: a pranzo la giovane sarebbe dovuta scendere nella sala principale della locanda e doveva cercare di impegnarsi al fine di ridurre l’attenzione su di lei. Cercando di farsi largo nella folla, bloccata soprattutto negli incroci, ella mise in allarme ogni proprio senso, per prevenire pericoli: in quell’informe fiume di persone, qualsiasi nemico si sarebbe potuto celare e, nonostante ormai le gemme maledette non fossero più sotto la di lei custodia, qualche idiota si sarebbe potuto fare avanti pronto a sfidarla apertamente o, peggio, ad attentare celatamente alla di lei esistenza.

Ad intervalli irregolari di tempo la folla, in cui anche Midda era persa, si ritrovava a doversi aprire forzatamente, spingendosi contro gli edifici ai bordi delle strade per permettere il passaggio di qualche carro o di qualche cavaliere, in ingresso o in uscita dalla città. In una di tali occasioni, due ladruncoli tentarono un’azione a discapito della donna, valutando erroneamente la propria vittima e la tattica per avvicinarsi a lei e distrarla. Come nella maggior parte dei furti in strada, infatti, l’elemento fondamentale per la riuscita del medesimo sarebbe dovuto essere dato dall’attenzione del malcapitato distolta dall’azione centrale verso un altro evento: cogliendo la scusa offerta dal movimento di massa per il passaggio di tre cavalieri, un giovane simulò la perdita di equilibrio contro la donna guerriero, tendendo le mani in avanti per evitare l’impatto e finendo, così, per andare ad appoggiarsi contro il seno di lei; in contemporanea con tale azione, che avrebbe dovuto richiamare l’attenzione di lei su quel fatto, un secondo ragazzo mosse veloce le proprie mani verso un paio di sacchetti di pelle che pendevano dalla di lei cintola, evidentemente contenenti beni preziosi. Ma se con un’altra donna tutto quello avrebbe potuto anche offrire buoni risultati, con la mercenaria l’unico risultato che presentò fu quello dell’effimero contatto del primo ladro con le proprie forme: con una discreta esperienza nella realtà dei furti, ella comprese immediatamente lo scopo di quell’azione e mosse fulminea come un serpente le mani ad afferrare quelle del secondo ladro, stringendole con forza nello stortagli i polsi, in un’assenza di enfasi tale che nessuno, al di fuori del medesimo, si accorse di quanto stava accadendo… neanche il di lui compare.

« Scusami… » sorrise il giovane davanti a lei, fingendo imbarazzo nell’aver appoggiato le mani su quel punto tanto intimo, ma non accennando a ritrarsi da esso « La folla spinge… e sono inciampato. »
« Non ti preoccupare per me. » rispose lei, praticamente sottovoce, quasi con una nota di malizia « Dovresti invece preoccuparti per il tuo socio… al quale spezzerò le braccia se non ti allontani immediatamente. »

A quelle parole il ragazzo sbarrò gli occhi, piegando il capo di lato e scendendo con lo sguardo alle mani di lei, nelle quali vide strette quelle del proprio amico al punto di bloccare la circolazione del sangue in esse: il ladro, dal canto suo, preso di totale sorpresa non aveva neanche la forza di accennare una parola di protesta o un gesto di evasione da quella trappola mortale. Ella era un gatto, in quel momento, e si stava divertendo a giocare con due topi convinti di poterla ingannare ma che da lei erano stati intrappolati.
Sbiancando in volto nel rendersi conto di aver fatto un passo falso, il primo ladro ritrasse immediatamente le mani dai di lei seni, retrocedendo di un passo: la maggior parte di coloro che si dedicavano a tale attività la sceglievano perché non abbastanza coraggiosi, o stupidi, da voler arrivare ad un confronto diretto con i propri avversari, con le proprie vittime. Raramente un ladro arrivava ad uno scontro armato e, normalmente, quando superava tale confine, evolveva la propria attività in quella di sicario, più redditizia. Ma quei due erano comuni ladri che temevano la morte più della vita e che non avevano alcuna volontà, alcun desiderio, di rischiare il collo per confrontarsi con un guerriero.

« Bravo ragazzo. » sorrise la donna « Per questa volta il tuo amico se la caverà con due polsi doloranti e tu con la soddisfazione di aver toccato i migliori seni che mai potrai trovare tua esistenza. Ma provate di nuovo a mostrarvi al mio sguardo e la prossima volta non sarete tanto fortunati… »
« S-sì… » annuì il ladro, guardandola ancora bianco in viso.

Midda lasciò libero il secondo giovane che, gemendo per il proprio dolore, si allontanò rapidamente nella folla nascondendo le mani sotto le braccia. Immediata dopo quel gesto, ella mosse di scatto il braccio destro a colpire con il dorso della mano il viso del primo giovane, investendo un tale gesto violenza non eccessiva da ferirlo in maniera irrimediabile ma sufficiente da lasciarlo quasi stordito per l’impatto con il nero metallo della stessa.

« Ho mentito. » sussurrò lei, dopo quel primo gesto « Questo è per aver osato toccarmi… »

Senza che il ladro potesse rendersi conto di quanto stava accadendo, un nuovo colpo seguì il precedente, ora con il palmo della mano sull’altro lato del di lui volto: a quel secondo contatto con la forza della donna, seppur con forza ancora controllata al fine di non lasciare danni permanenti, egli perse completamente i sensi, crollando a terra fra la folla completamente disinteressata a quel confronto.
Per le vie di Kriarya anche degli omicidi potevano avvenire quotidianamente nel disinteresse più completo della gente, la quale dovendo offrire uno sguardo all’accaduto lo avrebbe eventualmente fatto solo per giudicare l’efficacia dell’azione. Reazioni non diverse si avrebbero avute per stupri i quali, al limite, avrebbero solo attirato altri possibili interessati alla partecipazione al crimine. Alcun interesse, quindi, sarebbe mai stato offerto per una banale rissa o per la reazione ad un tentativo di furto, come quella in corso.

« … e questo è per aver lasciato le tue luride mani sopra il mio corpo. » concluse ella, ora soddisfatta.

Nel mentre di quell’azione, i cavalieri erano finalmente passati e la massa di gente, nuovamente libera di occupare le strade, aveva ripreso a circolare nella propria confusione. Senza voltarsi indietro e storcendo le labbra in segno di disprezzo per l’imprudenza offerta nei propri riguardi, la donna guerriero voltò le spalle al ladro rimasto a terra e riprese il proprio cammino, in direzione del mercato.

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