11 gennaio 2008 - 11 gennaio 2018: dieci anni con Midda's Chronicles!

Midda Bontor: donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione.
In una realtà dove l'abilità nell'uso di un'arma può segnare la differenza fra la vita e la morte
e dove il valore di una persona si misura sul numero dei propri avversari uccisi,
ella vaga cercando sempre nuove sfide per offrire un senso alla propria esistenza.


Dall'11 gennaio 2008, ogni giorno un nuovo episodio,
un nuovo tassello ad ampliare il mosaico di un sempre più vasto universo fantastico...
... in ogni propria accezione!

Scopri subito le Cronache di Midda!

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Con l'episodio 2500 (che già dovrebbe essere ragione di festeggiamenti), si conclude Come ai vecchi tempi, quarantanovesima avventura della saga "regolare".
Da domani, con l'episodio 2501, avrà inizio la 50° avventura della lunga corsa di Midda's Chronicles, dal titolo Il tempo del sogno.

Buona lettura!... e, come sempre, grazie!

Sean, 29 marzo 2018

martedì 26 febbraio 2008

047


L
a risalita dei due mercenari fu più lenta e difficoltosa del previsto. Per quante il numero di guardie in quell’orario notturno fosse ridotto e le poche in circolazione non fossero esattamente al pieno del proprio potenziale, non attendendosi ovviamente un attacco, diversi furono i momenti in cui i due dovettero scegliere fra stordire ed uccidere qualche sentinella, agendo puntualmente con rapidità ed efficienza degne del compito che si erano scelti.
Midda, pur meno offensiva rispetto alla norma a causa del braccio sinistro legato al corpo ed a causa della convalescenza rifiutata a seguito della ferita subita, risultava essere sempre degna della propria fama, del mito attorno al proprio nome, incantando chiunque con la velocità dei propri movimenti: questi conducevano il braccio destro ad impattare di volta in volta in punti più o meno vitali dei propri avversari, per far loro perdere i sensi o la vita, in neri e lucenti guizzi metallici fuoriuscenti dal mantello rosso che ancora l’avvolgeva.
Il tranitha, dal proprio canto, cercava di non essere da meno della compagna, pur ovviamente non mostrando stile e classe a lei paragonabili: i gesti d’offesa dell’uomo, però, vedevano compensare la scarsa conoscenza della lotta con una forza indomabile, selvaggia quasi, in grado di fracassare un cranio con un gesto singolo o di squarciare un corpo, servendosi della propria medrath, con la stessa semplicità con cui avrebbe aperto un pomo maturo. Osservando quell’innata combattività, la donna non poté evitare di considerare che se egli avesse avuto un giorno l’occasione di incontrare un buon maestro e la pazienza di seguirne gli addestramenti, sarebbe senza dubbio potuto divenire un guerriero degno di rispetto.
Il silenzio e la velocità sarebbero dovuti restare i loro punti di forza: se fosse stato dato un allarme generale, non avrebbero potuto sperare di uscire vivi da quella torre. Ma fino a quando riuscivano a risalire mantenendo un basso profilo come stavano facendo, le loro speranze di successo sarebbero rimaste intatte.

« La tua fama non è immeritata, sfregiata. » commentò ad un certo punto l’uomo, continuando a risalire la scala a chiocciola alle spalle della compagna.
« Io mi sono fatta da sola, guercio. » accennò lei un lieve sorriso.

In quelle parole una sentinella piombò all’improvviso contro di loro, forse posta in allarme da quel lieve sussurro. La donna guerriero, però, non di fece trovare impreparata: levando la propria mano destra parò il fendente che l’avversario stava cercando di calare sopra la di lei testa con una corta spada, strappandogli poi la stessa di mano per rigirarla contro di lui, trapassandogli il collo da parte a parte, impedendogli di emettere un qualsiasi suono, fosse anche un rantolio di morte. Il tranitha, stupito, si ritrovò a pulirsi il viso macchiatosi con il sangue di quella rapida uccisione: non si era quasi accorto del tentativo d’offesa a loro discapito ed i gesti della donna, a difendere e rispondere allo stesso, apparvero tanto rapidi da non permettergli di seguirli in tempo reale, ma solo di ricostruirli ipoteticamente a fatti compiuti. Ogni dubbio che avrebbe potuto avere nei riguardi della donna fino quel momento sarebbe scomparso: l’uomo, in effetti, aveva sentito la notizia della di lei ultima impresa presso la palude di Grykoo e l’aveva ritenuta un’esagerazione, una leggenda nata da una fantasia eccessiva. Ma di fronte alla terribile e letale soavità di quei movimenti di morte, davanti alla perfezione di un corpo tanto bello eppur così mortale, nonostante il tremendo limite imposto dall’impossibilità all’uso della mano sinistra, non poteva conservare ulteriori indugi di fede: di fronte a quello spettacolo unico, era impossibile non convincersi che ella avrebbe potuto compiere qualsiasi missione si fosse imposta e niente o nessuno sarebbe riuscito a fermarla.
L’ascesa verso i piani superiori continuò, vedendo alternarsi di volta in volta l’uomo e la donna in avanscoperta, a raggiungere posizioni sempre più elevate, lasciando dietro di loro un numero sempre maggiore di guardie. Quando ad un ennesimo piano si ritrovarono di fronte ad una porta in legno scolpito, con elaborate decorazioni in avorio e pietre dure, compresero di essere di fronte al loro obiettivo. Aiutata dal compagno, Midda mascherò il proprio viso con un panno di tessuto bianco che avvolse completamente le di lei fattezze, al fine di non permettere un univoco riconoscimento della di lei identità. Anche il guercio, dopo essersi occupato di lei, coprì il proprio volto per la medesima ragione: possibilmente, oltrepassando quella porta, si sarebbero ritrovati a fronteggiare il signore stesso di quella torre, lord Bugeor, e proteggere le loro identità sarebbe stato essenziale alla conservazione degli equilibri di potere all’interno della capitale.

« Pronto? » domandò la donna, preparandosi all’attacco finale.
« Ci sono nato, sfregiata. » sussurrò l’uomo, levando il braccio armato di medrath verso la porta in legno.
« Aspetta… » lo bloccò, ponendo la mano sulla di lui schiena, per impedirgli di proseguire nella foga dell’azione « Non serve. »

Egli la guardò con aria interrogativa, riabbassando il braccio, mentre ella invitandolo a farsi da parte si pose di fronte alla porta e, con delicatezza, invitò la maniglia della medesima ad abbassarsi, non trovando ostacoli nell’apertura: sorridendo verso il proprio compagno, la donna guerriero spalancò così la porta, ponendosi di fronte all’oscurità di una stanza in cui anche le finestre apparivano sbarrate. Quella situazione non le piacque, mentre la di lei consueta paranoia iniziava a cercare di suggerirle la somma di tanti diversi elementi, tante diverse coincidenze che insieme facevano risultare quell’assalto fin troppo semplice, quella risalita fin troppo elementare: brevi combattimenti a parte, infatti, si era ritrovata più ostacolata nel chiedere udienza al proprio mecenate che nel prendere di prepotenza l’ingresso a quella fortezza.
Ma prima che ella potesse pensare di ritirarsi, prima che potesse suggerire al compagno di arretrare, gli eventi precipitarono e la di lei eccessiva prudenza ignorata in quella pianificazione d’attacco gridò soddisfazione nella di lei mente: era stata una sciocca a credere che un piano tanto semplice avrebbe potuto concedere un reale frutto, a meno che qualcuno non avesse utilizzato ogni propria risorsa per renderlo possibile. La luce di diverse lampade, infatti, venne improvvisamente svelata nella stanza, mostrando in tutta la propria pienezza la guardia personale di lorg Bugeor: non più poche sentinelle addormentate, ma un vasto manipolo di uomini, tanto folto da saturare l’intero ambiente, più che allerta e pronti all’attacco, all’offesa contro di lei, all’azione coordinata con i propri compagni che giunsero rapidi dalle scale dietro alla coppia.
Erano caduti in una trappola.

« Maledizione! » digrignò i denti il tranitha, stringendosi in una posizione di guardia.

La donna guerriero si rimproverò per la propria manifesta stupidità: lei che era solita pianificare nel minimo dettaglio ogni strategia d’azione, aveva commesso un’imprudenza eccessiva nelle scelte tattiche di quell’attacco ed, ora, ne stava pagando il giusto pegno. Forse aveva avuto ragione Be’Sihl nel suggerirle ulteriore riposo, forse se si fosse concessa il giusto tempo per rimettere in forze il proprio corpo, anche la di lei mente avrebbe offerto migliori risultati. Ormai, però, perdere tempo a riflettere sulle colpe e sui meriti non sarebbe servito: era giunto il tempo di combattere, lottare per la propria vita, come sempre del resto.

« Sapevo di essere attraente… ma non avrei mai pensato che tanti maschioni si sarebbero ammassati in questo modo solo per me. » esclamò a quel punto Midda, comprendendo che il tempo dei silenzi era concluso « Uno alla volta, per carità… cercherò di offrire a tutti voi ciò che meritate. »

2 commenti:

Palakin ha detto...

E qua non dirmi che i doppi sensi non erano voluti! :PPPPPP

Sean MacMalcom ha detto...

Qui non sono io a fare doppi sensi! E' Midda!!!! ^___________^"""