11 gennaio 2008 - 11 gennaio 2018: dieci anni con Midda's Chronicles!

Midda Bontor: donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione.
In una realtà dove l'abilità nell'uso di un'arma può segnare la differenza fra la vita e la morte
e dove il valore di una persona si misura sul numero dei propri avversari uccisi,
ella vaga cercando sempre nuove sfide per offrire un senso alla propria esistenza.


Dall'11 gennaio 2008, ogni giorno un nuovo episodio,
un nuovo tassello ad ampliare il mosaico di un sempre più vasto universo fantastico...
... in ogni propria accezione!

Scopri subito le Cronache di Midda!

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Doh... era da un po' che non aggiornavo le news... e nel frattempo ha fatto in tempo a esserci la conclusione della 50° avventura (Il tempo del sogno), l'inizio e la conclusione della 51° avventura (Giochi di guerra) e l'inizio della 52°... L'uomo incapace a morire.

Buona lettura!... e buone ferie a tutti!

Sean, 16 agosto 2018

sabato 16 febbraio 2008

037


C
ome emersa dal nulla, la donna guerriero apparve alle spalle dei mercenari della Confraternita nel pieno della propria meravigliosa forma: il petto di lei si muoveva al ritmo scandito dal respiro appena accelerato per la corsa e l’incredibile arrampicata compiuta, mentre i muscoli delle braccia, delle gambe, del ventre si mostravano frementi sotto la pelle liscia e perlacea, decorata irregolarmente dalle lentiggini. Il braccio sinistro, ornato da un complicato ed indecifrabile tatuaggio tribale in sfumature blu ed azzurre, trovava prosecuzione e conclusione nella spada retta saldamente dalla mano; il braccio destro, invece, luccicava nei propri riflessi rossi sotto il sole che ne faceva risplendere cupamente il nero metallo, ponendosi a difesa del resto del corpo, uno scudo da cui ella non si sarebbe mai separata.
I mercenari avvolti nei rossi mantelli che ne celavano forme e volti, si bloccarono a quell’improvvisa ed imprevedibile comparsa, ritrovandosi per un istante del tutto spiazzati: le risorse di cui quella donna pareva essere in possesso non sembravano conoscere limiti. Ma ella era sola, mentre essi erano in tre: tre membri della Confraternita, addestrati ad essere i migliori mercenari di tutta Kofreya, sicari perfetti, armi umane che non avrebbero mai conosciuto sconfitta. Quella donna non avrebbe dovuto, non doveva offrirsi ostacolo per il raggiungimento del loro obiettivo: erano stati pagati per una missione ed il loro incarico sarebbe stato compiuto.

« Allontanati, Midda. » esclamò uno dei tre mercenari, dal volto scoperto e dai biondi e corti capelli a circondare scuri occhi castani « Il nostro mandato non include la tua morte. »
« Conosci il mio nome, ma io ignoro il tuo. » sorrise la donna, roteando la spada attorno al proprio corpo, per poi assumere una migliore posizione di guardia « Questo dettaglio non ti fa riflettere sul rapporto fra la mia fama e la tua? Fra la mia esperienza e la tua? »
« Il tuo nome in confronto a quello della Confraternita del Tramonto è polvere priva di valore. » replicò lo stesso « Torna indietro, mercenaria. Saremo noi a contattarti al momento opportuno… e fino ad allora la tua giovane compagna resterà nostra ospite. »
« Lasciate libera la ragazza, o l’unica compagnia che avrete sarà quella dei vermi nella fossa. » sentenziò, offrendo quel termine ultimo di contrattazione fra loro.

Senza bisogno di una parola tanto era elevato il loro livello di addestramento nel coordinamento di gruppo al pari dell’azione solitaria, i due mercenari rimasti fino a quel momento in silenzio, uno dei quali stringente a sé la vittima di quel rapimento, ripresero di scatto la propria corsa mentre il terzo, il biondo con cui la donna guerriero aveva tentato un dialogo, estrasse una spada, impugnandola nella destra, ed uno stiletto, trattenendolo nella sinistra: il combattimento apparve quindi inevitabile.

« Così sia. » commentò ella, socchiudendo gli occhi.

Il primo fendente fu offerto dall’uomo, che gettandosi in avanti mirò con la lama principale al ventre scoperto della propria avversaria: la donna, per tutta risposta, si mosse rapida e leggera, evitando l’attacco e tentando una prima risposta con la di lei spada. La lama azzurra diretta verso la schiena del mercenario sbilanciato in avanti andò ad impattarsi contro lo stiletto del medesimo, accorso a di lui protezione: per quanto ancora giovane ed inesperto, egli non era completamente uno sprovveduto grazie agli insegnamenti concessigli dalla Confraternita e Midda avrebbe dovuto tenere conto di quel particolare, nel desiderio di voler concludere quanto prima quello scontro futile. Mentre ancora l’arma della donna era bloccata dalla difesa dell’uomo, lo stesso effettuò un rapido giro sul proprio baricentro, allontanando in una fontana di scintille quel metallo azzurro da sé per guidare la propria lama ad una nuova offesa verso di lei: era un movimento condotto con una perfezione quasi accademica, maestria nell’arte della scherma che sicuramente gli avrebbe concesso uno schiacciante vantaggio contro molti avversari, ma che contro l’esperienza della donna offriva solo una vaga possibilità di competizione. Questa volta, in proprio soccorso, ella presentò il metallo nero del proprio braccio destro che, con la mano a palma aperta, si donò come scudo contro il nuovo colpo: il giovane biondo parve però quasi prevedere quel gesto, quella risposta, librando nel mentre della stessa il proprio stiletto per tentare un contemporaneo rinnovato gesto offensivo alla base dell’addome. Di fronte a tanta rapidità e precisione nell’esecuzione di simili attacchi, la mercenaria dovette dare atto al proprio avversario di aver imparato bene le lezioni offerte dai di lui superiori: afferrando saldamente con la mano la spada d’egli, per difendersi dall’immediato affondo fu costretta a servirsi della stessa, piegandola insieme al di lui braccio a barriera del proprio corpo contro la seconda arma avversaria. Vedere la mano di lei afferrare con vigore la spada nel punto più pericoloso della medesima e guidarla a propria difesa fu per l’uomo uno spettacolo sconfortante, nel rendersi conto della veridicità di ogni voce sentita attorno alla donna guerriero.

« Chi dice che sei nata per la morte ancor prima della vita non mente. » ammise egli, a denti stretti.
« Il tuo destino è sulla punta della mia spada… » sussurrò ella « Arrenditi, se tieni alla tua virilità. »

Non parole vuote, non minacce prive di fondamento nella voce di Midda: come il biondo mercenario si accorse solo dopo tale affermazione, la di lei spada, in quel momento libera da ogni impegno, era stata silenziosamente condotta fra le di lui gambe, aperte nel concedere alla battaglia una maggiore stabilità, ai colpi una maggiore forza.

« Tutto questo non servirà a restituirti la tua amica. » replicò l’uomo, ammettendo implicitamente in tale dichiarazione la propria posizione di svantaggio verso di lei « I miei compagni hanno ormai troppo margine di vantaggio su di te… non potrai ritrovarli. »
« Cosa volete da me? » domandò la donna, fissando con intensità e fierezza gli occhi di lui, trapassandoli con il proprio sguardo di ghiaccio in cui alcuna emozione sembrava poter trasparire.

Ma egli non rispose se non con un rapido scatto all’indietro, che vide sciogliersi la morsa in cui si erano legati a vicenda e gli permise di evadere dalla minaccia della lama azzurra della donna. In una successiva rotazione sul proprio centro d’equilibrio, prese l’iniziativa di un nuovo e violento attacco, condotto con entrambe le proprie armi, in un movimento continuo da destra a sinistra. Solo l’aria, però, venne concessa a quel gesto, nel momento in cui ella fece tendere di colpo i propri muscoli ad effettuare un salto in ritirata. In un’azione che ancora parve più simile a danza che a combattimento, l’intero corpo di lei fu proiettato per un istante in aria, mentre le di lei gambe, tese in avanti, sembrarono per un istante arrivare a sfiorare le di lame di egli, evitandole solo per la distanza di un capello: come bloccata da un’invisibile punto d’appoggio al livello del busto, appena delineata dalle braccia tese esternamente a bilanciarla, ella compì una rotazione praticamente perfetta, una capovolta maestosa e quasi sensuale, che la vide riatterrare con grazia estasiante e mortale. Letale fu la di lei delicatezza e precisione di movimenti, laddove sfuggita dal doppio attacco dell’uomo e stanca di protrarre ancora quello scontro, la donna guerriero scagliò in un affondo diretto la propria spada all’interno del ventre del di lei avversario, infilandosi in esso quasi fino all’elsa.
Il biondo mercenario della Confraternita si ritrovò così morto senza avere neanche il tempo di comprendere la modalità della propria fine, offrendo uno sguardo sempre più vuoto agli occhi di ghiaccio dell’avversaria, in un rantolio di aria e sangue che non fu, però, privo di significato.

« … sar… th… okh… rin… »

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