11 gennaio 2008 - 11 gennaio 2018: dieci anni con Midda's Chronicles!

Midda Bontor: donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione.
In una realtà dove l'abilità nell'uso di un'arma può segnare la differenza fra la vita e la morte
e dove il valore di una persona si misura sul numero dei propri avversari uccisi,
ella vaga cercando sempre nuove sfide per offrire un senso alla propria esistenza.


Dall'11 gennaio 2008, ogni giorno un nuovo episodio,
un nuovo tassello ad ampliare il mosaico di un sempre più vasto universo fantastico...
... in ogni propria accezione!

Scopri subito le Cronache di Midda!

www.seanmacmalcom.org
presenta

www.middaschronicles.com
il Diario - l'Arte
l'Enciclopedia

News & Comunicazioni

Doh... era da un po' che non aggiornavo le news... e nel frattempo ha fatto in tempo a esserci la conclusione della 50° avventura (Il tempo del sogno), l'inizio e la conclusione della 51° avventura (Giochi di guerra) e l'inizio della 52°... L'uomo incapace a morire.

Buona lettura!... e buone ferie a tutti!

Sean, 16 agosto 2018

sabato 23 febbraio 2008

044


L
a donna offrì un sorriso tanto aperto quanto minaccioso, non diverso da quello di uno squalo di fronte alla sua preda: era certa che Ma’Zahr avrebbe avuto qualche informazione da offrirle ed il fatto che lui stesso, stupidamente, avesse negato di avere notizie su Camne ancor prima che lei avesse la possibilità di chiederglielo aveva eliminato ogni dubbio.
Quell’uomo sapeva ogni cosa ed ella, presto, si sarebbe impadronita di tutto ciò che avrebbe desiderato conoscere, non offrendo alternativa allo stesso se non parlare ed essere felice di farlo.

« Hai mai sentito nominare Morlo, signore dell’antica città di Lomnia? » sussurrò a quel punto, piegando le gambe per avvicinarsi all’uomo, chinandosi su di lui quasi volesse confidargli un segreto.
« N-no… » rispose egli, non comprendendo il senso della domanda.
« Morlo era un grande sovrano, molto ambizioso e cinico. » iniziò a raccontare « Sapeva esattamente cosa desiderare e come ottenerlo, soprattutto da coloro che, sciaguratamente, venivano condotti nelle segrete del suo castello… »

L’informatore restò in silenzio ad ascoltare il racconto di Midda, sperando che in quella narrazione ella si potesse scordare dei propositi violenti nei suoi confronti, si potesse ammorbidire abbastanza da permettergli di passarla illesa.

« Quando desiderava ottenere delle informazioni da un prigioniero e questi non collaborava, Morlo gli faceva amputare la prima falange del mignolo della mano sinistra, coprendo poi la ferita con il sale e lasciandolo così a riposare per due giorni. » continuò ella, andando ad accarezzare con la propria mano destra la mano sinistra di lui, in corrispondenza della falange indicata « Dopo tale tempo, egli tornava a porre la domanda a cui desiderava risposta e, non ottenendola, proseguiva amputando la prima falange dell’anulare della mano sinistra, coprendolo ancora con il sale ed offrendo altri due giorni di riposo. »

L’uomo suo prigioniero iniziò a tremare vistosamente in conseguenza di quelle parole. Una parte di lui iniziava ad intuire la minaccia tutt’altro che velata in quella storia dal sapore di leggenda, ma l’orrore che intravedeva era tale da non volerlo razionalmente accettare: neanche la donna guerriero si sarebbe potuta dimostrare tanto crudele. Tutte le testimonianze in merito alle di lei imprese, alla di lei forza, al di lei coraggio non potevano lasciar spazio ad un simile sadismo.

« Scaduto il nuovo termine, Morlo tornava a porre la domanda e non ottenendo ancora risposta, indovina cosa faceva? » domandò ella, sorridendo « Amputava la prima falange del dito medio della mano sinistra. Raramente qualcuno riusciva a mantenere il silenzio tanto a lungo da terminare le falangi di entrambe le mani, ma laddove questo fosse successo l’interrogatorio poteva ugualmente continuare con le dita dei piedi. »
« N-no… » rantolò egli, contorcendosi sotto la sua aguzzina nel movimento della mano metallica di lei che andava di volta in volta a sfiorare le parti del corpo di cui narrava.
« Oh… sì, invece. Facendo un paio di conti, Morlo solo con le falangi poteva portare avanti un interrogatorio fino ad un totale di quasi tre mesi. » replicò lei, continuando a parlare con tono sommesso, quasi dolce se non fosse stato per i terribili contenuti proposti « Non so se qualcuno fosse mai sopravvissuto per così tanto tempo: ammesso ma non concesso che ciò sia mai accaduto, egli avrebbe potuto ancora continuare, iniziando ad affettare le mani ed i piedi… e poi le braccia… e le gambe. »
« Io… non so nulla… » supplicò l’uomo, terrorizzato a quella prospettiva.
« Prova a pensare tagliando un pollice di carne ogni due giorni, quando potrebbe durare un corpo umano… » commentò lei, sospirando come innamorata di quella macabra idea « Comunque non ti preoccupare… io non ho né mesi né settimane e neanche giorni di tempo da perdere. » sorrise cambiando tono di voce, quasi allegro ora, nel rialzarsi in piedi « Anzi, penso che potrei permettermi il lusso di spendere al massimo un paio di ore… ma con la sufficiente pazienza e la giusta quantità di sale, penso che un bel torso umano si possa anche riuscire ad ottenere in così poco tempo. »

Il silenzio calò nel vicolo in cui i tre si trovavano, mentre anche il tranitha dovette ammettere in cuor suo che la donna sapeva offrire un controllo assoluto delle proprie emozioni, concedendo una recitazione superba, in una crudeltà priva di eguali. Se egli non avesse avuto la possibilità, negli ultimi tre giorni, di vederla fra la vita e la morte, sofferente come qualsiasi comune mortale, avrebbe senza dubbio preso per vere quelle parole, quell’efferata ed inumana crudeltà. Ma in quell’ultimo periodo, nello scontro con lei, nel soccorrerla più morta che viva dopo la caduta, nel restarle a fianco durante la febbre bruciante, aveva conosciuto un aspetto della donna che probabilmente pochi al mondo potevano aver avuto occasione di conoscere. In lei c’era molto di più della forza, della freddezza, del coraggio, del valore che dimostrava, per cui era diventata famosa e temuta: e quell’aspetto nascosto, quel lato più umano di lei era qualcosa di unico e meraviglioso.

« Non… non puoi essere tanto crudele… tanto sadica… » sussurrò Ma’Zahr, sciogliendo il silenzio.
« Come dicevo non è politicamente conveniente per me farti del male… » rispose ella, a quel punto, facendosi da parte per offrire spazio al proprio compagno.

Con assoluta freddezza, cercando di essere all’altezza dell’interpretazione della donna, l’uomo fece roteare la propria arma sulle palme delle mani, come a controllarne il perfetto bilanciamento: impugnando poi saldamente quella lama tanto grezza eppur efficace, fece atto di chinarsi verso il prigioniero.
Midda conosceva abbastanza l’animo umano da essere consapevole che i limiti offerti agli altri erano da sempre gli stessi che si offrono a sé stessi: se avesse narrato la leggenda lì raccontata ad una persona come Be’Sihl, egli non avrebbe mai creduto alla di lei minaccia perché una simile crudeltà era oltre il di lui animo, oltre alla di lui concezione dell’esistenza. Ma la sottospecie di verme che strisciava in quel momento ai loro piedi, privo di ogni onore, privo di ogni valore, avrebbe personalmente offerto una crudeltà anche peggiore se solo avesse avuto l’occasione di farlo. Per tale ragione egli non poteva riuscire ad escludere che un’altra persona non avrebbe potuto comportarsi in egual modo a suo discapito: ed in questa di lui intrinseca crudeltà, la di lei minaccia poteva avere effetto.

« Bugeor! » gridò l’informatore, chiudendo gli occhi ed accartocciandosi terrorizzato, mentre un violento odore di ammoniaca si diffondeva nell’aria « Lord Bugeor ha dato l’incarico alla Confraternita del Tramonto di rapire la tua amica. Lui vuole le gemme di Sarth’Okhrin, temendo che Brote le possa adoperare per destabilizzare l’equilibrio nella capitale! La ragazza è tenuta prigioniera nella sua torre, controllata a vista dai mercenari della Confraternita! »

La donna sorrise per un istante a quella confessione, dimenticando però la soddisfazione raggiunta con la medesima nel considerare ciò che quelle parole comportavano per il di lei immediato futuro. Leggera come uno spettro, ella si voltò per allontanarsi, seguita in breve dal di lei compagno che, risollevandosi altrettanto in silenzio, lasciò il loro prigioniero al proprio destino.

« Ti prego! Ti prego! Ti supplico! » pianse l’informatore, bagnandosi nuovamente con la propria urina nella paura più folle che lo possedeva in quel momento, senza neanche rendersi conto di essere rimasto solo « Non uccidermi… non uccidermi! »

2 commenti:

inis fail ha detto...

Mamma mia, è proprio lunga! Voglio dire, ma hai già programmato un finale oppure si sviluppa così, come ti viene in mente al momento?
Sono curiosa... :-)

Sean MacMalcom ha detto...

Diciamo che scrivo "a soggetto". ^_^
Alcuni punti chiave della trama sono normalmente già decisi all'inizio della medesima, ma i personaggi crescono nel corso della storia in assoluta libertà, costringendomi spesso anche a cambiare gli unici punti già decisi. In generale, quindi, io mi limito a riportare i fatti, come un cronista, senza intervenire più di molto ad influenzarli! ^_________^"""

Grazie per il tuo interesse ed il tuo commento! ^_^