11 gennaio 2008 - 11 gennaio 2018: dieci anni con Midda's Chronicles!

Midda Bontor: donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione.
In una realtà dove l'abilità nell'uso di un'arma può segnare la differenza fra la vita e la morte
e dove il valore di una persona si misura sul numero dei propri avversari uccisi,
ella vaga cercando sempre nuove sfide per offrire un senso alla propria esistenza.


Dall'11 gennaio 2008, ogni giorno un nuovo episodio,
un nuovo tassello ad ampliare il mosaico di un sempre più vasto universo fantastico...
... in ogni propria accezione!

Scopri subito le Cronache di Midda!

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Dopo la conclusione della 52° avventura di Midda, che ci ha accompagnato negli ultimi due mesi con il titolo L'uomo incacape a morire, inizia oggi la 53° avventura della nostra ex-mercenaria preferita: un'avventura, vi renderete presto conto, molto particolare, e che, nostro malgrado, potrebbe scoprirsi essere qual l'incredibile e disturbante conclusione di un viaggio durato più di dieci anni!
Non aggiungo altro, e vi lascio all'episodio 2700 della serie regolare dal titolo... Il risveglio.

Buona lettura!... e grazie a tutti!

Sean, 16 ottobre 2018

venerdì 29 febbraio 2008

050


N
essuno si pose a bloccare il cammino dei due mercenari verso l’uscita, forse eseguendo un ordine specifico da parte del signore della torre. La coppia, ridiscendendo così dalla via principale, abbandonò l’edificio conquistato con tanto vigore, con tanto ardimento, rioffrendosi alle vie notturne della capitale, affollate di una vita chiassosa e pericolosa non meno che quella diurna, dove ladri e prostitute, assassini e mercenari dettavano ancora la propria legge.
Nelle strade della città di Kriarya l’umana esistenza sembrava aver valore alcuno, di notte ancor più che di giorno, come se le tenebre in qualche modo rappresentassero un velo dietro al quale ogni peccato poteva essere celato e dimenticato: le risse, che pur non mancavano sotto la luce del sole, diventavano la principale attività pubblica sotto la luce della luna, con altresì sola alternativa quella offerta dal piacere a pagamento di una fugace notte fra le braccia ed i seni di una meretrice. Sesso e violenza erano così le principali, se non uniche, offerte della capitale e proprio per tale ragione Midda aveva deciso di nascondere Camne ad una simile realtà nella prima notte della loro permanenza ivi: nulla di buono sarebbe potuto esserle altrimenti concesso, nonostante il clima protetto e quasi familiare della locanda di Be’Sihl. Quel luogo, come rari altri in città, per quanto fosse di libero accesso al pubblico risultava essere una delle poche oasi di pace in città, ove chiunque avrebbe potuto trovare adeguato rifugio e sicurezza: gestito con impegno dal proprio proprietario, attraverso una serie di accordi con diversi signori locali riusciva a mantenersi indipendente da qualunque mecenate ed esterno alla quasi totalità delle normali attività dell’urbe. Ovviamente, però, per quanta cura e buona volontà verso l’ordine ed il controllo potessero offrire i rispettivi possessori, anche in quelle riserve di quiete la natura della capitale non sarebbe mai potuta restare completamente esclusa: qualche camera doveva essere riservata alle prostitute, qualche rissa doveva essere accettata di buon grado, dato che cercare di modificare, di rinnegare la realtà di quei fatti sarebbe stato come pretendere che un agnello avesse potuto riposare accanto ad un lupo, che un pesce avesse potuto spiccare il volo salendo nel cielo con gli uccelli. Forse, anzi, quegli eventi innaturali per quanto assurdi sarebbero potuti essere considerati possibili rispetto al pensiero che in Kriarya, città del peccato, una notte in una locanda sarebbe potuta trascorrere senza una rissa, un morto o qualche ora di piacere a pagamento.

Camminando con passo deciso, ma restando avvolta nel proprio mantello con il cappuccio sollevato a celarne l’identità per ridurre il rischio di attrarre l’interesse dell’ignoto attentatore che già aveva cercato di ucciderla, la donna guerriero attraversò le strade della capitale con innata fierezza, seguita dal tranitha ormai di lei ombra. Ben diverso fu camminare per quelle stesse vie di notte piuttosto che di giorno: dove nel secondo contesto una certa quiete riusciva a far apparire la città quasi normale, nel primo caso ogni passo si trasformava in un confronto continuo, un’impresa che doveva essere affrontata senza mai arrestarsi, senza mai retrocedere. Se solo fosse stata dimostrata la benché minima debolezza, Kriarya l’avrebbe fagocitata nei propri meandri, nelle spire della propria perdizione, non diversamente dalla maledetta terra di Grykoo. Neanche la presenza del di lei compagno poteva scoraggiare il turbine selvaggio di quella marea umana, ed anzi anche egli era costretto ad aprirsi passo a passo la strada con la propria forza, in un impegno certamente minore rispetto a quello offerto nella torre ma assolutamente non scontato.

« Scusa se lo domando, sfregiata, ma dove stiamo andando di preciso? » esordì l’uomo, dopo un lungo periodo di silenzio che proseguiva da ancor prima dell’incontro con lord Bugeor « Non avrai intenzione di affrontare da sola delle truppe della Confraternita nella piana di Kruth, spero. »
« E’ così che nascono le leggende… non lo sai? » rispose la donna, mentre con il braccio destro liberava la propria via, colpendo con violenza il mento di un aggressore semiubriaco davanti a lei.
« Peccato che la maggior parte delle leggende narrino la morte dei loro protagonisti… » replicò egli, storcendo le labbra e tirando una gomitata contro il cranio di un ladro interessato a ciò che pendeva dalla di lui cintola.

Nessun commento seguì quell’affermazione mentre il passo della donna, sempre cadenzato in maniera ritmica a scandire forse il di lei stesso calmo battito cardiaco sul selciato dell’urbe, non si arrestava né si rallentava, non trovando in alcuno di coloro che tentarono di intralciare tale percorso un degno avversario: del resto a quell’ora i guerrieri meritevoli di un simile attributo non perdevano il proprio tempo nell’ebbrezza futile dell’alcool ed in quella superflua delle liti da strada. Gli unici che avrebbero mai potuto confrontarsi forse equamente con lei, in quel momento, cercavano certamente il riposo dei giusti o, eventualmente, il caldo abbraccio acquistabile con uno o due pezzi d’oro in un letto fin troppo frequentato: per le strade restavano così un’alta percentuale di balordi di poco conto mischiati a pochi, pochissimi, elementi seri e pericolosi. Ma la probabilità che tali elementi avessero potuto incrociarsi senza desiderarlo, risultava così minima da permettere al tragitto di Midda di apparire come un discreto allenamento fisico, quasi piacevole per certi versi.

« Perché hai così voglia di morire? » riprese l’uomo, non volendole offrire fuga nel silenzio « Sei appena scampata ad essa per puro miracolo… perché sembri così disinteressata alla tua vita? »
« Sbagli! » rispose la donna con enfasi, arrestandosi e voltandosi verso di lui, guardandolo seriamente con occhi lucenti sotto la luce argentea di quell’incompleta luna celeste « Io non cerco la morte ed amo la mia vita. E proprio perché amo la mia vita, non posso sopportare l’idea che altri decidano su di essa al mio posto, come quel figlio d’un cane di Bugeor spera di fare ricattandomi. »
« Ma sei una mercenaria. » commentò il tranitha, con smarrimento evidente nel volto e nel proprio unico occhio « Vendi la tua vita al miglior offerente… come concilia tutto questo con le parole altisonanti che hai appena pronunciato? »
« Sbagli nuovamente, guerc... »

La frase però fu interrotta nel momento in cui due uomini, guidati forse dall’estasi del vino, si rotolarono verso la coppia, azzuffandosi fra loro in un turbine di movimenti non distinguibili nel loro essere confusi ed intrecciati. Il mercenario, seriamente infastidito da quell’imprevisto atto solo ad interrompere il dialogo, si chinò sui due uomini per colpirli lui stesso, contemporaneamente con entrambi i pugni: un gesto forse privo di eleganza, ma efficace al punto tale da far perdere i sensi ai due litiganti senza ulteriori indugi.

« Dicevi? » domandò egli, nuovamente verso la donna.
« Dicevo che stai ancora sbagliando. » scosse il capo lei, addolcendo appena il tono come una madre di fronte agli errori privi di malizia del proprio bambino « Io non vendo la mia vita, non l’ho mai venduta né mai la venderò: ciò che io compio è solo per mia libera scelta e nessun mecenate, nessuna ricompensa potrà mai privarmi di questo. »
L’uomo la osservò per un lungo istante, in silenzio, per poi ammettere: « Non comprendo… »
« Non ne sono stupita… e lo dico senza volerti offendere. » sorrise lei, riprendendo il cammino « Molti mercenari non si limitano ad offrire il proprio lavoro, il frutto delle proprie azioni: arrivano, al contrario, a concedere il proprio libero arbitrio, oltre al proprio corpo, per pochi soldi. E neanche una prostituta arriva a tanto… »
« Ed il tuo “libero arbitrio” ti spinge a rischiare l’osso del collo in imprese come quella che ti ha condotto sfidare la palude di Grykoo? » intervenne il tranitha.
« E’ una mia scelta quella di pormi sempre in discussione… di non considerare mai concluso il mio cammino… di cercare sempre nuove sfide da affrontare senza timore per la morte ma con amore per la vita: non vedo alcuna colpa nel riuscire ad accumulare qualche denaro compiendo quello che è il destino che ho scelto. » fece spallucce ella, in quelle parole « Se avessi affrontato quella terra maledetta solo per l’oro della ricompensa sarei morta o avrei rinunciato: un ideale tanto blando non può sorreggere un cuore, un corpo, una mente, un’anima… »

Nel pronunciare quelle parole, la donna aveva condotto i propri passi ormai nei pressi dell’ingresso settentrionale alla città, sbarrato come sempre per la notte. La vasta porta delineata nella pietra della cinta muraria presentava così un pesante ed unico blocco di metallo, liscio e privo di qualsivoglia decorazione, a proprio sigillo impedendo l’ingresso o l’uscita dalla capitale per chiunque. Solo dall’alba al tramonto, infatti, era permesso varcare le quattro soglie: chiunque fosse stato all’interno o all’esterno di Kriarya al di fuori di tale arco temporale non avrebbe avuto possibilità di cambiare la propria situazione, a meno di non poter attraversare la materia solida che la fortificava o volare al di sopra di essa.

« Non hai alcun obbligo nei miei confronti. » concluse Midda, voltandosi ancora verso di lui « Non mi seguire ulteriormente: non vi saranno ricompense per le tue azioni, non in oro, non di altra natura. »
« La premura che dimostri nei miei riguardi quasi mi commuove… » sorrise l’uomo a quelle parole.

Ma la donna non replicò ulteriormente, girandosi ad offrire nuovamente le spalle all’uomo e dirigendosi verso un angolo nei pressi della porta cittadina, dove avrebbe cercato un po’ di riposo in attesa dell’alba non troppo distante. La di lei decisione era presa e niente o nessuno avrebbe impedito il confronto che al sorgere del sole avrebbe macchiato la verde erba della piana di Kruth con troppo sangue.

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