11 gennaio 2008 - 11 gennaio 2018: dieci anni con Midda's Chronicles!

Midda Bontor: donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione.
In una realtà dove l'abilità nell'uso di un'arma può segnare la differenza fra la vita e la morte
e dove il valore di una persona si misura sul numero dei propri avversari uccisi,
ella vaga cercando sempre nuove sfide per offrire un senso alla propria esistenza.


Dall'11 gennaio 2008, ogni giorno un nuovo episodio,
un nuovo tassello ad ampliare il mosaico di un sempre più vasto universo fantastico...
... in ogni propria accezione!

Scopri subito le Cronache di Midda!

www.seanmacmalcom.org
presenta

www.middaschronicles.com
il Diario - l'Arte
l'Enciclopedia

News & Comunicazioni

Doh... era da un po' che non aggiornavo le news... e nel frattempo ha fatto in tempo a esserci la conclusione della 50° avventura (Il tempo del sogno), l'inizio e la conclusione della 51° avventura (Giochi di guerra) e l'inizio della 52°... L'uomo incapace a morire.

Buona lettura!... e buone ferie a tutti!

Sean, 16 agosto 2018

domenica 15 giugno 2008

157


Q
uando Midda riprese conoscenza, ancor prima di riaprire gli occhi avvertì chiaramente due sensazioni: la prima fu un forte dolore alla base della nuca, probabilmente il punto in cui doveva esser stata violentemente colpita dal pomo di una spada oppure da un proiettile lanciato da una fionda; la seconda, più preoccupante, fu il calore del sole sulla propria pelle, sul proprio viso. Una nuova giornata era pertanto giunta ed, in questo, ella aveva al minimo perso un’intera notte di inseguimento se non, peggio, molto di più: la clessidra all’interno della quale scorreva la sabbia della vita per i pargoli rapiti stava svuotandosi troppo velocemente, tanto che ormai, ammesso di liberarsi dai briganti, ella non avrebbe più avuto l’occasione di preoccuparsi di raggiungere i fuggitivi della Confraternita, dovendo altresì sperare di arrivare in tempo all’appuntamento fissato. Ancora mantenendo chiusi gli occhi, ella cercò di analizzare immobile la situazione in cui si trovava, a ricavarne il maggior numero di informazioni possibili: era distesa, con braccia e gambe fissate al suolo da grosse corde che forzavano l’apertura in modo radiale i suoi arti; era ancora vestita ed, anzi, sopra il di lei corpo era stata anche posta una pelliccia, forse la stessa di Ma’Vret, appoggiata semplicemente a coprire il busto centrale per proteggerla dalla rigidità del clima della notte invernale; non era all’interno di una costruzione o di una tenda, in quanto avvertiva perfettamente il senso di enorme vuoto attorno a sé ed il vento fischiare sopra di lei continuo ed ossessivo. Era prigioniera, viva ma prigioniera, forse presso un accampamento minore degli stessi briganti che l’avevano attaccata, evidentemente in attesa di essere condannata per quelli che erano i di lei crimini in quanto mercenaria.
Invero ella non poteva biasimare i briganti nel loro pregiudizio nei di lei riguardi: più degli eserciti regolari, erano proprio i mercenari a generare spesso il sentimento utile a quieti contadini e pastori per diventare briganti ed, ancora, ad offrire guerra a quei reietti della società, incaricati di volta in volta da uno o da un altro mecenate di bonificare qualche zona, per poterla rendere sicura, per poter permettere il passaggio in tranquillità. Era sicuramente ingiusta e pregiudizievole la condanna impostale, ma le ragioni che avevano spinto i disgraziati in tal senso erano sicuramente comprensibile. Ovviamente da comprendere le loro ragioni a condividerle, per la donna guerriero, era grande differenza, una differenza che, sostanzialmente, passava attraverso la di lei stessa sopravvivenza oltre che attraverso la sopravvivenza dei bambini che avrebbe dovuto salvare in quel momento: se, a causa di quell’imboscata, ella non fosse arrivata in tempo alla rocca di Korya, nessun ideale, nessuna giustificazione avrebbe salvato quei briganti dall’essere uccisi per mano sua, dal primo all’ultimo, per quanto anche lei stessa, in tal caso, sarebbe stata colpevole di quel fallimento, nell’aver concesso al proprio corpo ed alla propria mente un indebolimento tale a quello che aveva portato alla di lei sconfitta.

Mentre simili pensieri si affollavano nella di lei mente, le vibrazioni prodotte sul terreno dai passi di un gruppo la posero all’erta ed una voce chiara e forte cercò di attirarne l’attenzione: « Mercenaria! »
A tale richiamo ella restò immobile, simulando il proprio stato di incoscienza.
« Procedi. » dichiarò a quel punto la stessa tonalità, evidentemente offrendo un ordine ad un compagno.

Un istantanea sensazione di gelo colpì con violenza il volto della mercenaria, costringendola a riaprire gli occhi ed a dimostrare la propria ripresa di sensi che, anche laddove non fosse preventivamente avvenuta come in quel caso, di fronte all’irruenza offerta da un intero secchio d’acqua sarebbe ugualmente stata obbligata. Tossendo appena per liberarsi le vie respiratorie da quel liquido gelido, immediatamente la donna portò i propri occhi di ghiaccio ad effettuare una rapida analisi della situazione, individuando in essa il capo di quel gruppo di sette elementi: come una condanna, quelle gemme azzurre vennero puntate con decisione, con freddezza maggiore di quella dell’acqua appena gettatale contro, verso il proprio obiettivo, dimostrando tanto un’assoluta mancanza di pietà quanto un’assoluta mancanza di sottomissione nei di lui riguardi.

« Tu sei Midda Bontor? » domandò a quel punto egli.
Ella mantenne il silenzio a quella domanda, continuando a fissare con intensità l’uomo.
« Tu sei la mercenaria della quale in tutta Kofreya si narrano le gesta? » incalzò l’altro.
Nessuna risposta da parte della donna, sempre immobile.
« Tu sei colei che, in tempi recenti, ha assassinato lord Sarnico di Kirsnya al fine di liberare donne e bambini da lui tenuti prigionieri? » insistette senza tregua, quasi perdendo il controllo nel chinarsi con furore su di lei.
Ancora nessuna replica da parte della mercenaria, muta ad osservare il proprio avversario ed egli, storcendo le labbra, cercò di recuperare la calma, iniziando poi a cantare verso di lei, quasi sottovoce:

La Figlia di Marr’Mahew dal mar venne
all'isola ove quiete era perenne,
ed ove predatori erano sbarcati
morte offrendo ai senza peccati.

Nuda dall'acque divine era sorta,
forse ancor viva oppure morta:
subito soccorsa da ogni gente
ella si riprese rapidamente.

Azzurra la lama levò solenne
facile vittoria ella ottenne,
rabbia solo concesse ai pirati
mai più essi sarebbero tornati.

« Sei tu la Figlia di Marr’Mahew? » domandò il brigante, interrompendosi di colpo.
Ma, nuovamente, ella non ruppe il proprio silenzio e l’uomo riprese la ballata interrotta:

Ma la sorte sa essere contorta
e per quanto ella fosse accorta
senza memoria trovò la sua mente,
lontana da esser nel suo ambiente.

All'apparenza non più che trentenne:
chioma come del corvo nere penne,
occhi più dell'inverno congelati
folle colui che li avea sfregiati.

Destro arto in metallo lei porta,
nero e lucente senza ritorta.
Sinistro bracc...

« E se anche fossi la donna di cui tu canti le gesta, farebbe qualche differenza? » domandò ella, interrompendo il proprio silenzio e con esso la lirica offertale che, per quanto recasse in sé piccole e preventivabili alterazioni sui fatti, stava narrando con precisione la di lei avventura all’isola di Konyso’M.
« Vivere o morire per te farebbe qualche differenza, mercenaria? » replicò egli, estraendo una corta lama dalla cintola per farla guizzare rapida sotto la di lei gola « Perché in base alla tua risposta una di queste alternative segnerà il tuo destino. »

Più rapida ed improvvisa di quanto non fosse stato il gesto dell’uomo, ella replicò a quel tentativo di offesa, a quella minaccia alla di lei vita, sradicando di colpo il picchetto di legno che teneva tesa la corda legata al di lei polso destro, afferrando la mano ed il pugnale sotto al di lei collo con forza per rigirarlo verso il proprietario. Il brigante, sorpreso dalla repentinità di un simile atto, non poté fare altro che gemere nel momento in cui ritrovò storto il proprio polso e sentì la fredda lama del proprio pugnale appoggiata alla gola.

« Vivere o morire per te farebbe qualche differenza, brigante? » ringhiò la donna, ripetendo la di lui frase e fissandolo negli occhi con contemporanea e paradossale freddezza e ferocia.

2 commenti:

coubert ha detto...

L'hanno aiutata, facendola riposare tutta la notte, e ora ha riguadagnato un po' di energie xD

Comunque sono dalla sua parte, per fortuna!

Sean MacMalcom ha detto...

Arrivare a dire che sono dalla stessa parte mi pare esagerato... :D
Diciamo che, per questa volta, non sono in opposizione... forse! :D