11 gennaio 2008 - 11 gennaio 2018: dieci anni con Midda's Chronicles!

Midda Bontor: donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione.
In una realtà dove l'abilità nell'uso di un'arma può segnare la differenza fra la vita e la morte
e dove il valore di una persona si misura sul numero dei propri avversari uccisi,
ella vaga cercando sempre nuove sfide per offrire un senso alla propria esistenza.


Dall'11 gennaio 2008, ogni giorno un nuovo episodio,
un nuovo tassello ad ampliare il mosaico di un sempre più vasto universo fantastico...
... in ogni propria accezione!

Scopri subito le Cronache di Midda!

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Dopo la conclusione della 52° avventura di Midda, che ci ha accompagnato negli ultimi due mesi con il titolo L'uomo incacape a morire, inizia oggi la 53° avventura della nostra ex-mercenaria preferita: un'avventura, vi renderete presto conto, molto particolare, e che, nostro malgrado, potrebbe scoprirsi essere qual l'incredibile e disturbante conclusione di un viaggio durato più di dieci anni!
Non aggiungo altro, e vi lascio all'episodio 2700 della serie regolare dal titolo... Il risveglio.

Buona lettura!... e grazie a tutti!

Sean, 16 ottobre 2018

domenica 1 giugno 2008

143


P
rima che lord Sarnico potesse avere qualunque possibilità di reazione contro Heska, Midda si mosse simile ad un felino predatore, afferrando nella propria mano destra il polso sinistro di egli, ove reggeva l’arma di cui era diventato indegnamente proprietario imprigionandone il mastro creatore: in quella presa, in tale morsa inviolabile, le preziose e fragili ossa di quell’articolazione si sgretolarono sotto l’impeto offerto da ella, che decise di non offrire ulteriori indugi alla terminazione del proprio compito.

« Stupido sciocco. » sussurrò verso l’avversario « Avresti potuto riservarti almeno altre tre colpi prima di morire. »

La giovane promessa sposa, a non più di cinque piedi da loro, si mostrò per un lungo istante incerta, intontita, come se si fosse appena risvegliata dopo un periodo eccessivo di riposo, come se fosse appena uscita da un sonno troppo a lungo protratto. Ed a tutti gli effetti quella fu la sensazione che la fanciulla provò, impiegando diversi secondi prima di poter rimettere a fuoco tutto ciò che la circondava e ricostruire il lungo e tragico percorso che l’aveva condotta fino a quel momento, assistendo quasi dall’esterno al dramma da lei stessa vissuto in quegli ultimi giorni. Quando alla fine il senno le fu nuovamente proprio, non timore si offrì nel di lei sguardo, ma una fredda e, quasi, spietata determinazione: ancora molti dettagli di tutta quella vicenda restavano per lei oscuri, ma un compito le si proponeva innazi come il proprio stesso destino, nell’adempimento ai voti espressi verso una dea quand’ancora neanche la speranza le era più concessa.

« Non so chi tu sia… » espresse con tono delicato, rivolgendosi verso la mercenaria, a lei sconosciuta « … ma se brandisci quella lama non puoi che essermi amica, sorella davanti a tutti gli dei per volontà di nostro padre. Sei davvero tale? »
« La tua gente mi ha donato l’appellativo di Figlia di Marr’Mahew e tuo padre mi ha concesso questa spada in cambio dei miei servigi per la tua liberazione e salvezza. » si presentò la donna guerriero, stringendo ancora il polso frantumato dell’avversario, ripiegato a terra davanti a lei « Il mio nome è Midda Bontor. »
« Marr’Mahew… » ripeté socchiudendo appena gli occhi la giovane.
« M-midda Bontor? » intervenne balbettando il prigioniero, sbarrando gli occhi a quel nome « Tu sei la mercenaria di Kriarya? »

Nell’udire la presentazione della propria avversaria, di colei che lo aveva piegato e sconfitto, lord Sarnico comprese pienamente quanto fossero stati arroganti tutti i pensieri che fino a quel momento aveva avuto, nel credere di poter trovare non solo salvezza, ma addirittura vittoria contro di ella: la fama della mercenaria di lord Brote era diffusa presso ogni corte di Kofreya, nella narrazione delle di lei gesta, delle di lei eroiche imprese al servizio del proprio signore compiute negli angoli più sperduti del continente di Qahr, sfidando indomitamente ogni nemico, mortale o immortale che egli potesse essere. Le ultime notizie che aveva avuto in merito alla donna erano quelle relative al di lei successo nell’espugnare la palude di Grykoo, sconfiggendo indescrivibili orrori e recuperando delle prodigiose reliquie per il proprio mecenate: in tale territorio senza speranza di vita, entro il quale solo un suicida si sarebbe addentrato nella consapevolezza dell’impossibilità di ritorno, aveva ritrovato gloria ed onore la stessa guerriera contro cui egli aveva pensato di poter levare la propria spada e che, ora, avrebbe di certo decretato la sua fine.

« I-io ho sentito parlare di te! » riprese, tremante sotto la di lei presa « H-ho sentito delle tue gesta! S-sei una mercenaria, la migliore di tutto il regno. »
Silenzio venne offerto da Midda nei confronti del proprio nemico, osservandolo con disprezzo in quel patetico tentativo di trovare salvezza da lei.
« I-io ti posso pagare. N-non uccidermi... ed ogni mia ricchezza sarà tua. » supplicò il giovane, senza più alcun orgoglio, dominato dal terrore più puro per il proprio destino già scritto.
« Ma io… » sorrise la donna con tranquillità, osservandolo sorniona « … non intendo assolutamente ucciderti. »
« C-come?! » esclamò il nobile, non riuscendo a credere alle proprie orecchie, non riuscendo ad offrir loro fede.
« Assolutamente no… » scosse il capo ella, liberando il polso di lui « Non sono pagata per farlo, in fondo. »

A quella risposta il tempo stesso parve fermarsi, insieme all’intero universo, attorno a lord Sarnico. Le parole a lui offerte, quella grazia non sperata, in cui alcuna fede avrebbe mai riposto, stava venendogli donata gratuitamente, nell’evidente freddezza calcolatrice di colei che agiva unicamente dietro lo stimolo di una ricompensa, di un’adeguata somma d’oro a ripagare ogni di lei atto. Un’irrefrenabile desiderio di ridere lo colse, per il sollievo concesso dall’allontanamento improvviso della sensazione di morte da lui, dal proprio futuro immediato: sciocco era stato nel temere la propria fine, nel non considerare che mai una mercenaria, del rango di colei che gli era di fronte, avrebbe levato la propria spada in sua offesa senza un esplicito ordine, un chiaro incarico. E la missione che, senza remore, ella aveva dichiarato ancor prima del loro scontro prevedeva unicamente la liberazione dei prigionieri di Konyso’M, per l’esecuzione della quale non risultava ora più necessaria la sua morte, il suo decesso: egli era stato sconfitto ed ella avrebbe avuto ciò che desiderava senza rischiare di inimicarsi altri nobili, altri possibili mecenati, con la propria violenta azione.
Nel mentre il giovane non pose limite alla propria liberatoria risata, gettandosi a terra e gioendo fragorosamente nella letizia che era tornata propria in lui, Midda spostò la propria lama ad essere sorretta dalla mano destra, lasciando quindi la mancina libera di chinarsi a raccogliere la spada che egli aveva sottratto senza diritto a Lafra. L’aveva immediatamente riconosciuta non appena i propri occhi si erano posati su di essa, nella memoria del viaggio compiuto in compagnia dell’anziano fabbro e del di lui figlio, promesso sposo della fanciulla appena liberata: era senza dubbio un’arma di valore, non pari alla propria ma di fattura pregevole, assolutamente sprecata nelle mani di un verme quale era stato il suo usurpatore. Improvvisamente, senza che alcun preavviso potesse lasciar intendere quell’azione, la mercenaria face roteare la lama accanto a sé, per poi muoverla a porsi perpendicolare al suolo e piantarla con violenza a terra: nell’esatto istante in cui quel gesto venne compiuto, la felicità del nobile si spezzò di colpo, lasciando calare nuovamente il silenzio nell’anticamera. Egli si ritrovò, così, ad osservare quella lama penetrare attraverso il proprio ventre e scendere in esso fino all’elaborata elsa, affondando in lui e nel pavimento sotto di sé come un coltello nel burro caldo.

« C-cagna m-maledetta… » rantolo stupefatto verso avversaria che lo aveva così indegnamente colpito a tradimento.
« Risparmiati gli anatemi, feccia. » sorrise la donna, alzandosi sopra di egli « Ho detto che non intendo ucciderti ed, in effetto, non l’ho fatto. »

Heska, rimasta fino a quel momento da parte nel non interferire con la guerriera, offrendo ad ella ogni fiducia in virtù di ciò che aveva compiuto e della spada che ella impugnava, comprese immediatamente le intenzioni della nuova sorella che il fato le aveva concesso ed, in tale consapevolezza, si aprì in un largo sorriso: nei di lei occhi, nessun orrore per la violenza che le era di fronte ed, anzi, un macabro e sadico desiderio di sangue e dolore si mostrò con prepotenza, venendola avanzare verso il suo torturatore e la mercenaria.

« Se io fossi inesperta, sicuramente il colpo appena inflitto ti avrebbe già condotto innanzi alle tue divinità. » spiegò con tranquillità la donna guerriero, arretrando leggermente nel cogliere con la coda dell’occhio l’avvicinarsi della fanciulla « Ma per tua sfortuna è raro che io muova una spada a caso. »
Privo di fiato, per il terrore più che per il dolore, il giovane osservò le due donne sopra di lui, mentre anche nella di lui mente iniziò a farsi strada una chiara intuizione in merito alla volontà della sfregiata, portandolo quasi all’isteria nello sgomento di quel destino.
« Non morirai per mano mia. » continuò fredda e sorridente Midda, ora voltandosi per offrire ad egli le proprie spalle, nel dirigersi verso le vesti abbandonate non lontano all’inizio di quello scontro « Quella spada ti terrà inchiodato al pavimento, ma non ti ucciderà: non rapidamente come vorresti per lo meno. »

In quelle parole di condanna, la promessa sposa di Mab’Luk, la vittima prediletta di lord Sarnico, iniziò a chinarsi sul proprio rapitore, aguzzino, stupratore, mostrando un volto illuminato da luce nuova e perversa, crudele, spietata, ed in quel gesto un impercettibile ringraziamento venne rivolto a colei che le stava offrendo l’occasione di adempiere alle promesse espresse verso la dea Marr’Mahew, a colei che, in un inequivocabile segno del volere divino, era stata definita dalla sua gente come la di lei Figlia.

2 commenti:

coubert ha detto...

Too late, povero sciocco!

E aveva anche sperato di scamparla!

Sean MacMalcom ha detto...

Beh, se uno è fesso è fesso! :D
Quella proposta ad Heska è dal mio punto di vista, fra l'altro, la migliore terapia per poter superare gravi traumi di abusi sessuali! ;)