11 gennaio 2008 - 11 gennaio 2018: dieci anni con Midda's Chronicles!

Midda Bontor: donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione.
In una realtà dove l'abilità nell'uso di un'arma può segnare la differenza fra la vita e la morte
e dove il valore di una persona si misura sul numero dei propri avversari uccisi,
ella vaga cercando sempre nuove sfide per offrire un senso alla propria esistenza.


Dall'11 gennaio 2008, ogni giorno un nuovo episodio,
un nuovo tassello ad ampliare il mosaico di un sempre più vasto universo fantastico...
... in ogni propria accezione!

Scopri subito le Cronache di Midda!

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Dopo la conclusione della 52° avventura di Midda, che ci ha accompagnato negli ultimi due mesi con il titolo L'uomo incacape a morire, inizia oggi la 53° avventura della nostra ex-mercenaria preferita: un'avventura, vi renderete presto conto, molto particolare, e che, nostro malgrado, potrebbe scoprirsi essere qual l'incredibile e disturbante conclusione di un viaggio durato più di dieci anni!
Non aggiungo altro, e vi lascio all'episodio 2700 della serie regolare dal titolo... Il risveglio.

Buona lettura!... e grazie a tutti!

Sean, 16 ottobre 2018

lunedì 30 giugno 2008

172


[Passo 30]

« C'è qualcosa di perverso in tutto questo... » commentò Midda, osservando la propria sosia nel rompere la posizione di guardia.
« Inizio a crederlo anche io... » confermò l'altra, imitandone i gesti o, forse, facendoli come propri.

Troppo affini, più che semplicemente simili, le due donne apparivano assolutamente identiche, copie perfette l'una dell'altro tanto da non poter comprendere chi delle due fosse l'originale. Se non fosse stata certa della propria identità, la mercenaria avrebbe sinceramente dubitato di essere se stessa, opposta quale si ritrovava ad essere ad una versione di sé tanto reale.

« Cosa pensi? » decide di domandare alla propria controparte, osservandola con cura.
« Che tu sia il frutto di un maleficio. » replicò sincera l'altra donna, guardandola in egual modo « E tu? »
« La stessa cosa. » commentò, scuotendo il capo « Ma se tu sei il frutto di stregoneria, non mi è permesso abbassare la guardia, perdere tempo a discutere con te, rischiando di essere colpita a tradimento. »
« Ciò vale anche per me. » confermò annuendo con evidenza di scetticismo « E le parole che tu pronunci sono quelle che verrebbero offerte dall'ennesimo trabocchetto di quest'assurdo tempio. »
« Non andremo da nessuna parte continuando in questo modo... lo sai, vero? »
« Lo so. » storse le labbra verso il basso « Ma che alternative abbiamo? »
Le due Midda si fissarono a lungo in silenzio, ora avvicinandosi con la spada abbassata l'una all'altra, con diffidenza ma, al tempo stesso, con un’istintiva consapevolezza del fatto che la lotta non avrebbe potuto portare a nulla se non, eventualmente, al reciproco annientamento. E nessuna delle due desiderava una simile conclusione.
« C'è solo un modo per comprendere chi fra noi due è chi dice di essere e chi no. » enunciò ad un certo punto colei che era giunta dal corridoio di destra.
« Dobbiamo interrogarci a vicenda. » confermò e concluse la mercenaria giunta dal corridoio di sinistra.

Ammesso ma non concesso che non fossero vittima di un incantesimo estremamente potente, entrambe dubitavano della possibilità che l'eventuale falsa copia avrebbe potuto descrivere sensazioni personali appartenenti alla reale Midda Bontor, ciò che solo ella poteva conoscere di sé, nel proprio cuore, nel proprio animo. E, consapevoli di ciò, quasi contemporaneamente si posero una coppia di reciproche domande:
« Perché ho deciso di andare a letto con Ma'Vret dopo tanti anni? »
« Perché non ho cercato subito la Jol'Ange come mi ero ripromessa? »
Le due donne si osservarono con stupore, l'un l'altra, nel comprendere, nell'essere assolutamente ed indubbiamente consce di come quelle questioni apparentemente diverse fossero altresì espressioni di una sola ragione comune, una risposta assolutamente identica, che non serviva neppure essere esplicitata perché già scritta nei reciproci sguardi, in quella doppia coppia di occhi azzurro ghiaccio imbarazzati nell'ammettere l'egoismo del proprio animo.

« Noi siamo... » tentennò una delle due.
« ... sì. » confermò l'altra « Ma come è possibile? »
« Non lo so. » scuotendo il capo « Ed ora cosa facciamo? »
« Non lo so... »
Spiazzate, poste di fronte entrambe al proprio stesso io, le due mercenarie si lasciarono ricadere in silenzio a terra, cercando una qualche spiegazione reciproca nello sguardo una dell'altra. Ma alcuna fra loro aveva da proporre ragioni, poteva offrire soluzioni.
« Potremmo continuare così... » suggerì ad un certo punto una, con poca convinzione.
« Sai anche tu che non può essere. » scosse il capo l'altra « La mia... la nostra vita è già troppo complicata per aggiungere anche questo. »
« Però forse sarebbe l'occasione utile per vendicarci di lei. »
« E' vero. » annuì questa volta.
« Non sarebbe la stessa cosa però... » si contraddisse.

In un istintivo gesto nel comune smarrimento che condividevano, le due donne esitarono alzando entrambe la propria mancina, lasciando entrambe la propria spada a terra e cercando un contatto l'una nell'altra. E nell'esatto istante in cui le dita di una andarono delicatamente a sfiorare quelle dell'altra, nella comunione interiore ed esteriore fra loro, fu come il risveglio da uno strano sogno ed una sola Midda Bontor si ritrovò ad essere seduta a terra, tendendo la propria mano verso un nuovo corridoio davanti a sé.

« Thyres... » sussurrò, sbattendo gli occhi e non riuscendo a comprendere.

Cercando di fare chiarezza dentro di sé, la donna osservò con cura la via alla propria destra e quella alla propria sinistra, congiunte in quella aperta di fronte a sé: nella propria mente era solo confusione di ricordi, una caos di pensieri che non le permettevano di comprendere da quale dei due lati ella fosse arrivata, sentendo chiaramente ed incomprensibilmente di essere arrivata da entrambi. Impossibile spiegare cosa poteva essere accaduto, impossibile chiarire la natura della stregoneria che evidentemente doveva aver subito, in quello che, probabilmente, doveva risultare come un estremo meccanismo di difesa per il tempio, ponendo l'eventuale aggressore blasfemo in lotta contro se stesso, offrendogli la possibilità di trovare morte per propria mano laddove avesse superato ogni altra trappola.

« Thyres... » ripeté recuperando la propria spada e levandosi da terra, ancora sconvolta per l'accaduto.

Davanti a lei, al termine di quella nuova via, era una scalinata a chiocciola, che si estendeva in verticale verso il cielo da cui lei era giunta e verso il cuore della terra in cui ella sarebbe dovuta andare: con una leggera esitazione, tornando ad osservare ciò che stava lasciando dietro di sé, quasi avesse timore o desiderio di ritrovare la compagna perduta, ella iniziò a percorrere quella nuova via, scuotendo il capo e costringendosi ad offrire la propria attenzione ora ai nuovi pericoli che l'avrebbero potuta attendere.

« Non mi ero mai resa conto di quanto fossero veramente grossi i miei seni... » si concesse di ironizzare aggrottando la fronte, prima di considerare chiusi gli eventi appena vissuti in quel proseguo.

Prosegui con il [Passo 31].

[Passo 31]

Le scale condussero la Figlia di Marr’Mahew sempre più in profondità nel cuore di quel tempio abbandonato: nessun trabocchetto le venne riservato in quel percorso e, di questo, non poté che essere grata, laddove le di lei forze stavano iniziando a venir meno nella stanchezza accumulata nei giorni passati e nelle prove che quel luogo le aveva posto di fronte.
Il senso del tempo all'interno di quel sotterraneo era purtroppo andato perso ed ella ormai non riusciva più a comprendere quanto i suoi sforzi fossero effettivamente impiegati al fine di salvare le vite da lei dipendenti e quanto, invece, fossero inutili in una loro già raggiunta morte. Purtroppo all’interno di simili vie, perennemente uguali a se stesse, come bloccate fuori da ogni epoca, non vi era modo per lei di poter dedurre il margine ancora a lei concesso: di certo non sarebbe mai stato eccessivo ed, al contrario, avrebbe dovuto cercare di muoversi più rapidamente nella prospettiva di dover affrontare, fra l'altro, quella stessa scalinata in ascesa laddove fosse giunta al termine del proprio incarico, riportando con sé l'uovo di fenice richiestole. E persa in quei pensieri, ella concluse la propria discesa quasi senza accorgersene, ritrovandosi ad un crocicchio di diverse vie.

Prosegui con il [Passo 33].

[Passo 32]

Provata dagli sforzi e trascinata quasi una bambola di pezza dalla foga di quella corrente, in un'oscura discesa verso un'ignota destinazione, Midda lottò a lungo contro l'impeto impostole, contro la violenza di quel fiume di morte, ritrovandosi però vittima del medesimo. I colpi imposti con indicibile violenza contro il di lei corpo, contro la di lei carne dalle dure pietre del tortuoso percorso all'interno del quale si estendeva lo scivolo, sortirono presto l'effetto da lei temuto, lasciandola precipitare in un'oscurità mentale oltre che materiale, facendole perdere contatto con la realtà, facendole smarrire i sensi e la coscienza degli eventi.
Passarono forse pochi minuti o forse lunghe ore: impossibile per lei fu stabilirlo a posteriori, impossibile per lei decidere se gli ultimi ricordi offerti alla sua mente risalissero ad un attimo prima o ad una vita passata quando riprese senno, quando ebbe nuovamente controllo sul proprio corpo. Risollevando il volto dalla melma di putrefazione in cui si ritrovò ancora immersa, osservò il nuovo ambiente ora concessole, tornato luminoso, e riconobbe in esso una sala del tutto simile a quella da cui era fuggita, un nuovo punto di raccolta per i resti mortali di tutte le vittime del tempio. E memore di quanto accaduto, per quanto ancora scossa ed intontita, ella impose al suo corpo di risollevarsi, afferrando la spada e fuggendo attraverso la prima via a lei offerta, sicuramente diretta verso nuovi pericoli ma, altrettanto sicuramente, diretta lontana da quell'orrore di morte del quale sentiva schifosamente colma la propria bocca.

Prosegui con il [Passo 33].

2 commenti:

coubert ha detto...

Avevo indovinato ;)

Ma avrei preferito avessero continuato separate. Sai che colpo per i nemici? :-P

Sean MacMalcom ha detto...

Credo che alla lunga avrebbero iniziato a non andare troppo d'accordo!!! :D