11 gennaio 2008 - 11 gennaio 2018: dieci anni con Midda's Chronicles!

Midda Bontor: donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione.
In una realtà dove l'abilità nell'uso di un'arma può segnare la differenza fra la vita e la morte
e dove il valore di una persona si misura sul numero dei propri avversari uccisi,
ella vaga cercando sempre nuove sfide per offrire un senso alla propria esistenza.


Dall'11 gennaio 2008, ogni giorno un nuovo episodio,
un nuovo tassello ad ampliare il mosaico di un sempre più vasto universo fantastico...
... in ogni propria accezione!

Scopri subito le Cronache di Midda!

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Dopo la conclusione della 52° avventura di Midda, che ci ha accompagnato negli ultimi due mesi con il titolo L'uomo incacape a morire, inizia oggi la 53° avventura della nostra ex-mercenaria preferita: un'avventura, vi renderete presto conto, molto particolare, e che, nostro malgrado, potrebbe scoprirsi essere qual l'incredibile e disturbante conclusione di un viaggio durato più di dieci anni!
Non aggiungo altro, e vi lascio all'episodio 2700 della serie regolare dal titolo... Il risveglio.

Buona lettura!... e grazie a tutti!

Sean, 16 ottobre 2018

venerdì 27 giugno 2008

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[Passo 22]

Scegliere la via a destra, piuttosto che quella a sinistra, appariva completamente indifferente, nell'osservare, forse, due realtà speculari fra loro totalmente identiche. Non avendo ragioni nel preferire un'alternativa a quella opposta, la donna guerriero tirò letteralmente a sorte, finendo per imboccare il corridoio a dritta.
Quel percorso, scelto casualmente, si propose apparentemente tranquillo, sereno, privo di ogni sorta di trappole, di qualsivoglia dispositivo di difesa: la donna guerriero, attraversandolo, condusse i propri passi con prudenza, ad evitare la possibilità di innescare nuovi congegni di morte, ma nulla di tutto ciò parve essere stato predisposto.

« Forse hanno limitato le trappole al livello superiore... » ipotizzò, commentando sottovoce tale teoria.

Muovendosi con discrezione e leggerezza, raggiunse una prima svolta posta sulla destra, ritrovandosi oltre ad essa di fronte ad un lungo ed apparentemente innocuo corridoio. Fino a quel momento nessun tragitto all'interno di quel tempio dimenticato si era proposto come privo di pericolo, ma in quella nuova via i di lei timori si ritrovarono ad essere contraddetti dall'evidenza dei fatti, un'evidenza che la colse in parte spiazzata. L'intero andito fu esplorato senza l'innesco di alcun mortale dispositivo, fino alla terminazione del medesimo posta in corrispondenza di un secondo angolo nuovamente rivolto a dritta. E fu proprio oltre quella curva che il di lei destino si propose in sua attesa, mostrandole la presenza della propria stessa immagine all'estremità opposta di quell'ambiente: ella si trovava in quel punto e nel punto ad esso opposto, osservandosi con aria stupita, con la propria spada in mano, pronta ad affrontare ogni genere di nemico al di fuori di se stessa.

Prosegui con il [Passo 27].

[Passo 23]

Scegliere la via a sinistra, piuttosto che quella a destra, appariva completamente indifferente, nell'osservare, forse, due realtà speculari fra loro totalmente identiche. Non avendo ragioni nel preferire un'alternativa a quella opposta, la donna guerriero tirò letteralmente a sorte, finendo per imboccare il corridoio a mancina.
Quel percorso, scelto casualmente, si propose apparentemente tranquillo, sereno, privo di ogni sorta di trappole, di qualsivoglia dispositivo di difesa: la donna guerriero, attraversandolo, condusse i propri passi con prudenza, ad evitare la possibilità di innescare nuovi congegni di morte, ma nulla di tutto ciò parve essere stato predisposto.

« Forse hanno limitato le trappole al livello superiore... » ipotizzò, commentando sottovoce tale teoria.

Muovendosi con discrezione e leggerezza, raggiunse una prima svolta posta sulla sinistra, ritrovandosi oltre ad essa di fronte ad un lungo ed apparentemente innocuo corridoio. Fino a quel momento nessun tragitto all'interno di quel tempio dimenticato si era proposto come privo di pericolo, ma in quella nuova via i di lei timori si ritrovarono ad essere contraddetti dall'evidenza dei fatti, un'evidenza che la colse in parte spiazzata. L'intero andito fu esplorato senza l'innesco di alcun mortale dispositivo, fino alla terminazione del medesimo posta in corrispondenza di un secondo angolo nuovamente rivolto a mancina. E fu proprio oltre quella curva che il di lei destino si propose in sua attesa, mostrandole la presenza della propria stessa immagine all'estremità opposta di quell'ambiente: ella si trovava in quel punto e nel punto ad esso opposto, osservandosi con aria stupita, con la propria spada in mano, pronta ad affrontare ogni genere di nemico al di fuori di se stessa.

Prosegui con il [Passo 27].

[Passo 24]

Lasciando rapidamente alle proprie spalle quel triste acquitrino melmoso di morte e putrefazione, Midda condusse la propria esplorazione all'interno del cunicolo di scolo, troppo stretto ed evidentemente non predisposto all'utilizzo come passaggio per poter prevedere una qualche illuminazione interna al pari del resto del tempio. Per quanto ella non fosse particolarmente ingombrante, come avrebbe altrimenti potuto essere un guerriero maschio, dovette procedere con cautela in quello spazio ristretto, che attorno alle di lei spalle, vicino alle di lei gambe, si comprimeva in diversi punti, quasi un budello di rocce, opprimendola, sottraendole aria. A causa di ciò che dalla sala rotonda in esso filtrava, lasciandosi scivolare lentamente, inesorabilmente verso il basso, viscoso era il suolo sotto i di lei piedi, insidioso nei pericoli che celava: certamente in quel punto non erano stati predisposti trabocchetti ma, non per tale ragione, in esso era da parte sua accettabile imprudenza, laddove porre un solo passo in fallo avrebbe significato scivolare attraverso quelle rocce affilate, spigolose, taglienti, condannandola non diversamente di qualsiasi altro genere di trappola.

« Thyres… » invocò storcendo le labbra verso il basso e arricciando il naso.

Il fetore, in quel passaggio stretto e praticamente privo di ventilazione, si proponeva tale da far risultare irrespirabile l'aria stessa, rendendo difficile il proseguo in quel percorso, mostrandosi quasi privo di speranza, forse senza uscita: ma se veramente esso fosse stato tale, se veramente non uno sbocco si fosse mai presentato di fronte ad ella, non sarebbe stata giustificata l'assenza di un accumulo di melma in quel punto, non sarebbe stata spiegata la relativa pulizia di esso. Per questo, nonostante sempre più arduo appariva muoversi in quel tratto, mantenendo avanti a sé la spada per essere pronta contro ogni eventuale nemico, ella non si propose esitazioni, non si permise dubbi, continuando imperterrita fino a quando nuova luce non la raggiunse, donandosi attraverso ad un breve, piccolo spiraglio di fronte a lei. Purtroppo, laddove una possibilità di vita le stava venendo offerta in quel raggio luminoso filtrante da una crepa in quelle rocce, evidentemente in collegamento con un altro corridoio, con un altro ambiente di quel tempio, una possibilità di morte le si propose nella forma di due avversari, gettati contro di ella alle di lei spalle in un ambiente tanto ristretto da rendere impossibile l'idea stessa di lotta.
La prima conseguenza di ciò che stava avvenendo coinvolse la di lei gamba destra leggermente arretrata, come tutta quella metà del corpo, rispetto a quella sinistra, sospinta in avanti insieme al braccio mancino nell'impugnare la spada: una morsa violenta, feroce, costituita da piccoli ma affilati denti affondò nella muscolosa estremità, nella di lei carne, nelle di lei comunque femminili forme, lasciandola gridare in maniera istintiva per la sorpresa di quell'attacco.

« Maledizione! » gemette, impossibilitata ad evitare una simile reazione.

Nulla della di lei freddezza, della di lei razionalità in combattimento, venne meno in quel mentre, in quell'urlo spontaneo: al contrario, ella mosse con fredda rapida la propria mano destra verso l'aggressore, stringendone il grosso capo serpentino fra le proprie metalliche dita in un impeto non inferiore a quello contro di lei proposto ed, anzi, spronato in reazione al dolore provato dall'offesa subita. Dopo un istante in cui un equilibrio di forze mantenne incerto l'esito di quella sfida, la carne e le ossa del predatore cedettero sotto l'azione della di lei mano, diventando un'informe poltiglia priva della possibilità di mantenere ancora la presa su di lei. Così liberata di quel primo avversario ed ancora incerta su quanto fosse accaduto, un nuovo attacco colpì la mercenaria all’altezza della spalla destra, nel punto dove il metallo di quell’arto cedeva il posto alla carne mortale.

« Siete insistenti… non riuscite proprio ad accettare il rifiuto da parte di una bella donna?! » domandò con evidente irritazione a quell’assalto continuò, utile solo a stancarla, a farle perdere tempo e concentrazione in quella missione di recupero.

Similmente al rapido scontro appena concluso, ella si ritrovò nuovamente bloccata da ogni possibilità di condurre un'adeguata difesa o controffensiva a causa della ristrettezza degli spazi a lei concessi, che non le permetteva neppure di muovere in propria difesa il braccio sinistro, la mano mancina armata con la propria lama, oppure di ruotare il busto al fine di poter evadere in qualche modo da quell'avversario. Nuovamente, perciò, la di lei sopravvivenza a quel colpo fu offerta dall'azione della mano destra, la stessa che aveva appena posto fine all'altro aggressore e che ora, risollevandosi, cercò di afferrare anche il secondo, sentendolo al contrario, però, fuggire dalla di lei presa, forse temendola, forse cercando un destino diverso da quello che rischiava di perseguire non alternativo a quello del compagno perduto.
Approfittando di quella tregua, della possibilità di tornare a pensare al muro di fronte a sé ed allo spiraglio in esso, la Figlia di Marr’Mahew non volle perdere ulteriore tempo e, concedendosi una forte spinta, gettò il proprio corpo contro la parete, al fine di abbatterla, al fine di allargare il sottile varco attraverso cui, in quel momento, solo uno spiraglio di luce le era concesso.
E la parete cedette, concedendole di rotolare di peso nell'enfasi di quel colpo sopra una serie di scale che, presentandosi a chiocciola, percorrevano una linea verticale in duplice senso, per offrirle la possibilità di ascendere oppure quella di discendere.

Prosegui con il [Passo 25].

2 commenti:

coubert ha detto...

E così è arrivata anche questa Midda alle scale... ottimo!

Sean MacMalcom ha detto...

Lol!! :D

Detta così sembra come nella scena finale di "Next", con Midda che si sdoppia in varie versioni ed attraversa ogni possibile alternativa!!! :D