11 gennaio 2008 - 11 gennaio 2018: dieci anni con Midda's Chronicles!

Midda Bontor: donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione.
In una realtà dove l'abilità nell'uso di un'arma può segnare la differenza fra la vita e la morte
e dove il valore di una persona si misura sul numero dei propri avversari uccisi,
ella vaga cercando sempre nuove sfide per offrire un senso alla propria esistenza.


Dall'11 gennaio 2008, ogni giorno un nuovo episodio,
un nuovo tassello ad ampliare il mosaico di un sempre più vasto universo fantastico...
... in ogni propria accezione!

Scopri subito le Cronache di Midda!

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Con l'episodio 2500 (che già dovrebbe essere ragione di festeggiamenti), si conclude Come ai vecchi tempi, quarantanovesima avventura della saga "regolare".
Da domani, con l'episodio 2501, avrà inizio la 50° avventura della lunga corsa di Midda's Chronicles, dal titolo Il tempo del sogno.

Buona lettura!... e, come sempre, grazie!

Sean, 29 marzo 2018

sabato 21 giugno 2008

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[Passo 1]


Impugnando la propria lama con freddezza ed autocontrollo e roteandola appena attorno ai propri fianchi come a verificare il corretto bilanciamento della medesima nonché la scioltezza dei propri movimenti, la donna guerriero sospirò un istante prima di avanzare verso la grande soglia d'ingresso al tempio sotterraneo: riportata alla luce dalle macerie della rocca e dalla terra compatta delle sue fondamenta grazie, probabilmente, al duro lavoro dei mercenari della Confraternita del Tramonto posti servizio del vecchio pazzo chiamato lord Alidan, essa si proponeva imponente sopra di lei nei propri marmi venati di rosso.
Chiunque avesse eretto quella porta, in epoche tanto remote da precedere probabilmente l'insorgere dello stesso regno di Kofreya, aveva posto in tale lavoro un talento artistico privo d'eguali. Con una forma classica, modellandosi in un arco tondeggiante sorretto da due pilastri squadrati, la pietra di quell'edificazione si proponeva intarsiata con un'incredibile cura di dettaglio, come scalpello avrebbe mai saputo operare, come occhio umano avrebbe mai saputo incidere: lungo tutta la superficie di contorno alla soglia, un misto di alberi e fiamme si proponeva in infinite foglie ed indecifrabili zampilli, allungandosi in vorticosi avvitamenti verso il cielo. Ognuna di quelle foglie, ognuna di tali fiamme, offriva proprietà artistiche pressoché uniche ai di lei occhi, abituati nonostante tutto a riconoscere la cura di un'opera d'arte quando le si proponeva innanzi: non un'imprecisione era presente in quel ritratto della realtà, e laddove anche fosse, essa sarebbe stata solo a riprendere l’imperfezione stessa della realtà. Nelle venature delle foglie, nel soffio del vento che sembrava lambirle e giocare con le fiamme lì accanto, la vita ed i suoi elementi erano stati ritratti con veridicità assoluta, tale da lasciar pensare non tanto ad una scultura, ad un bassorilievo, quanto ad un momento di esistenza fissato nella roccia in eterno, forse in conseguenza di un qualche incantesimo pietrificante o, forse, al passaggio di una gorgone. Nella parte superiore dell'arco, poi, le foglie e le fiamme andavano trasformandosi per conformarsi in un'altra figura comune, quasi essa sorgesse da tali piante e tale ardore o, viceversa, che quella vita vegetale e quel fuoco da tale figura derivasse. E l'immagine così formata era quella di una fenice. Una maestosa, potente, meravigliosa y'shalfica fenice.

Se desideri che Midda si soffermi nell'osservare il bassorilievo vai al [Passo 2].
Altrimenti prosegui con il [Passo 3].

[Passo 2]

Dedicando maggiore attenzione alla scultura, alla donna guerriero si ritrovò a poter studiare quello che sembrava essere un perfetto studio anatomico dell'animale, una rappresentazione assolutamente priva di ogni possibilità di errore che, al pari delle foglie e delle fiamme, si proponeva con un realismo tale da non permettere di ipotizzare un umano lavoro in tanta perfezione.
Simile a molti uccelli ed a nessuno al contempo, la fenice si proponeva fiera ed energica in quella posizione nascente: con un'apertura alare non inferiore ai sei piedi, vedeva il proprio corpo, in proporzioni simili a quelle di un falco, generato e composto di puro fuoco, come se ogni di lei piuma fosse, altresì, una fiammella viva e brillante. Sul capo, un lungo becco adunco la caratterizzava insieme a due profondi occhi e ad una cresta, ovviamente rispendente in fuoco ardente, che da essi si levava fino ad un collo, simile a quello di un cigno e lungo oltre un piede e mezzo: la guaina cornea a protezione della sua bocca, insieme al globi oculari della creatura, si proponevano forse come le sole parti non infuocate in tutto quel corpo, nel mentre in cui anche le zampe, là dove ci si sarebbe attesi di poterle individuare, non risultavano visibili attraverso le fiamme. A concludere quella rappresentazione, così meravigliosa eppur così terribile, era una lunga coda, che rimandava all'idea di un pavone, forse troppo intrecciata con le altre decorazioni per poter risultare in effetti chiara allo sguardo.
La mercenaria osservò con silenzio ed interesse assoluto tale rappresentazione, provando a proiettare la propria immaginazione nel renderla viva, nel porla infuocata davanti a sé: in quelle forme, in quelle proporzioni, essa non si proponeva certamente pericolosa come altre mitologiche creature da lei affrontate in passato, ultimo fra tutti l'ippocampo, ma quel corpo incandescente lasciava largo spazio a legittimi dubbi. Nel momento in cui, come il di lei temporaneo mecenate, se tale poteva essere definito, desiderava sperare, quel tempio sotterraneo si fosse veramente rivelato quale un luogo di nidificazione per le fenici, ella avrebbe dovuto fare i conti con nuovi e tremendi avversari, in grado di trasformarla cenere e polvere solo con la propria presenza, con il proprio calore, senza necessità di un combattimento reale. E, forse, solo nell'indugio offerto in quel mentre, in quella sosta iniziale nell'osservazione del bassorilievo, ella avrebbe potuto ritrovare una possibilità di sopravvivenza e di vittoria, laddove, ovviamente, tale opera non derivasse da semplice fantasia ma da qualcosa di più.

Prosegui con il [Passo 3].

[Passo 3]

Scuotendo il capo e ritornando a contatto con il mondo reale, Midda varcò, finalmente, la soglia offertale.
Oltre quel perimetro d'ombra, un tremendo odore di muffa e di morte apparve disposto in sua attesa, colpendola immediatamente con violenza: se il primo ingrediente di un simile fetore derivava dall'antico passato e dal retaggio di un luogo rimasto sotterrato per troppo tempo, il secondo elemento risultava invero moderno, nuovo a tale realtà, conseguenza quasi certa dei tentativi di profanazione di tale sacro perimetro da parte dei membri della Confraternita.
Lasciando ai propri occhi il tempo di abituarsi al diverso livello di luminosità del tunnel, si accorse della presenza di un ingegnoso meccanismo utile all'illuminazione di quelle gallerie, probabilmente ideato dagli stessi costruttori di quel tempio e riportato in azione dai suoi recenti scopritori. Su entrambe le pareti del corridoio che le si offriva innanzi, in una larghezza di circa cinque piedi per un'altezza di sei, erano stati ricavato dei piccoli canali utili allo scorrimento, in essi, di qualche liquido infiammabile, forse olio: offrendo pertanto una scintilla di vita a tale inerme sistema, esso avrebbe iniziato ad ardere in maniera autonomamente controllata diffondendo luce in ogni diramazione di quella costruzione sotterranea, alimentandosi da una non meglio precisata fonte, probabilmente naturale, che non ne avrebbe permesso lo spegnimento. Le pareti del corridoio nel quale ella aveva iniziato a muovere i primi passi, si concessero simili in tutto e per tutto al varco d'ingresso, componendosi in marmo di rosso venato e presentando un complesso di bassorilievi pressoché continuo, per osservare e studiare il quale la donna guerriero avrebbe potuto impiegare intere settimane, forse mesi, fallendo in quel modo nel proprio obiettivo.
Quella di Midda era, del resto, ancora una lotta contro il tempo, organizzata da un folle tanto ossessionato da lei da comprenderne, purtroppo, troppo bene la mentalità come pochi altri mecenati, amici o nemici, riuscivano a fare: se solo, infatti, si fosse comportato come la maggior parte dei lord, egli si sarebbe limitato a tentare di comprarla, di acquistarne i servigi, probabilmente fallendo in tale proposito non essendo lei una qualsiasi mercenaria, non essendo lei simile a quella carne da macello denominata Confraternita del Tramonto. Al contrario, egli era ricorso al ricatto, come solo tentavano coloro che ben sapevano di non poterla piegare a sé, di non poterla sottomettere ai propri desideri e capricci, colpendo, come di consueto, coloro che le erano vicini e che, invero, rappresentavano forse l’unica debolezza, o la sola umanità, in lei. Non avendo comunque ella la possibilità di gettare il proprio tempo in quell'arte pur tanto incantevole, tanto perfetta, strinse con decisione la propria spada nella mancina, continuando in quel prudente avanzare.

« Con qualche finestra in più ed un po' di puzza in meno sarebbe sicuramente un'occasione residenziale irrinunciabile... » commentò con tono ironico, muovendosi in passi leggeri, felpati nella stoffa che costituiva i suoi calzari « Magari per la vecchiaia potrei pensare di trasferirmi qui, ammesso di raggiungere la vecchiaia. »

Dopo breve tempo, dopo non troppi passi condotti su quel marmo pregiato, Midda si ritrovò ad osservare il primo di quella che, non escludeva, sarebbe stata una lunga sequenza di bivi, all'interno dei quali la di lei vita non avrebbe mancato di essere decisa come in ogni tempio sperduto che si era ritrovata a visitare nella propria esistenza.

« Perché nell'antichità non si costruivano normalissimi edifici con un corridoio bello largo ed una sola grande sala centrale? » si domandò, scuotendo il capo prima di osservare le alternative offerte.

Davanti a lei il corridoio proseguiva inondandosi di sangue, appena rattrappito contro le pareti e sul pavimento, annunciando chiaramente la presenza di qualche mortale dispositivo già sperimentato da coloro che avevano avuto lo sciagurato compito di precederla in quell'impresa. E nulla, ovviamente, di una simile trappola appariva evidente.
Sulla di lei sinistra e sulla di lei destra, altresì, due corridoi ad esso perpendicolari si diramavano da quel punto: l'uno sembrava offriva maggiore oscurità rispetto al quanto presente nella via principale mentre il suo contrapposto si poneva in maggiore luminosità. In alcuno dei due, però, si concedevano tracce di sangue o di altri mortali trabocchetti.

Se desideri che Midda prosegua nella direzione principale, continua con il [Passo 4].
Se desideri che si avventuri nel corridoio di destra, continua con il [Passo 5].
Se desideri, altrimenti, che scelga la via a sinistra, continua con il [Passo 6].

2 commenti:

coubert ha detto...

Meraviglioso!!! Quanti ricordi! xD

Sean MacMalcom ha detto...

Felicissimo che questa sorpresa ti trovi soddisfatto!!!! :D