11 gennaio 2008 - 11 gennaio 2018: dieci anni con Midda's Chronicles!

Midda Bontor: donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione.
In una realtà dove l'abilità nell'uso di un'arma può segnare la differenza fra la vita e la morte
e dove il valore di una persona si misura sul numero dei propri avversari uccisi,
ella vaga cercando sempre nuove sfide per offrire un senso alla propria esistenza.


Dall'11 gennaio 2008, ogni giorno un nuovo episodio,
un nuovo tassello ad ampliare il mosaico di un sempre più vasto universo fantastico...
... in ogni propria accezione!

Scopri subito le Cronache di Midda!

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Con l'episodio 2500 (che già dovrebbe essere ragione di festeggiamenti), si conclude Come ai vecchi tempi, quarantanovesima avventura della saga "regolare".
Da domani, con l'episodio 2501, avrà inizio la 50° avventura della lunga corsa di Midda's Chronicles, dal titolo Il tempo del sogno.

Buona lettura!... e, come sempre, grazie!

Sean, 29 marzo 2018

lunedì 23 giugno 2008

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[Passo 8]

Nell'osservare nulla davanti a sé, la donna guerriero comprese di aver compiuto un passo errato quando aveva deciso di proseguire in quella via senza essersi preventivamente concessa il tempo necessario ad analizzare ogni indizio tanto chiaramente offerto, non solo in ciò che era presente ma ancor più in ciò che era assente. La di lei vita, in quel momento, forse sarebbe già potuta considerarsi segnata, a meno di non porre tutta la propria abilità nel seguire i messaggi offerti a lei dai morti, dalla loro stessa morte.
Un tremito leggero nell'ambiente attorno a sé le offrì il segnale che stava attendendo, facendola scattare in avanti, rapida e felina, ad evitare in tale gesto l'apertura di una botola sotto i di lei piedi: l'innesco di quella stessa trappola o, forse, il di lei movimento in avanti, dettero in quel mentre origine ad una reazione a catena nella quale il complesso meccanismo che già tante vite aveva visto falciate e distrutte tornò ad azionarsi, nel desiderio di penetrare le di lei carni con numerose ed affilate lame. Esse, uscendo dalle pareti, dal soffitto e perfino dal pavimento una mortale sequenza, le si proposero innanzi al viso ed alle spalle, cercandola, bramandola, richiamandola a sé: ma ella, quasi come se ne potesse prevedere i gesti, si mosse perfetta, leggera, impegnata in una danza con quelle stesse letali armi di morte, coordinando in simile moto ogni minimo muscolo del proprio corpo in una coordinazione fra mente e fisico priva di eguali. Non divinazione, in realtà, era quella della mercenaria, quanto semplice e straordinaria capacità deduttiva: tale abilità, basandosi sugli spruzzi, sulle macchie, sulle tracce di sangue presenti attorno a sé, le permise di intuire in tempo reale i punti nei quali ogni colpo sarebbe stato condotto a termine, le traiettorie che le impietose lame avrebbero percorso nel seguire ordini impartiti loro in epoche remote e che, per sempre, avrebbero continuato a riproporre immutabili. Non era semplice ciò che stava tentando, più simile ad un gioco d'azzardo che alla realizzazione di una tattica, ma era l'unica possibilità che a tutti gli effetti le si proponeva per la propria sopravvivenza.

« Thyres! » non poté evitare di esclamare quando, nonostante tutta la di lei incomparabile bravura, una lama andò ad accarezzarle la nuca, fortunatamente accontentandosi solo di un ciuffo di capelli corvini senza richiederle altresì l'intero cranio.

Con uno slancio finale, tuffandosi letteralmente nello spazio intermedio a due lame parallele fra loro, Midda rotolò per diversi piedi lungo il marmo finalmente libero da trappole, osservando, prima di arrestarsi in tale movimento incontrollato, una pesante porta di pietra ascendere improvvisamente dal suolo un istante dopo il di lei passaggio alla fine di quel letale percorso.

Prosegui con il [Passo 15].

[Passo 9]

Due avrebbero potuto essere le ragioni principali dell'assenza di qualche umano resto in quel corridoio, nonostante le trappole evidentemente poste nel medesimo a tutela della sacralità del tempio.
La prima, più macabra, era la presenza di una qualche creatura necrofaga, o di un branco di esse, all'interno di quel dedalo, poste in tale perimetro al fine di mantenere pulita la zona dai resti dei malcapitati lì giunti. In tal caso, Midda avrebbe potuto restare relativamente tranquilla laddove raramente animali che vedevano nella propria dieta creature già morte si interessavano anche a causare tale decesso: ovviamente, a simile regola, eccezioni non mancavano, soprattutto nel caso in cui il necrofago fosse lo stesso cadavere vittima di altri necrofagi, mantenuto in uno stato di non morte per intervento di una qualche maleficio. In effetti nel territorio di Kofreya gli esseri denominati zombie non mancavano ed, anzi, infestavano in predominanza assoluta il territorio della palude di Grykoo, ma la mercenaria si sentiva fiduciosa dell'assenza di simili creature in quel luogo, non trovando associazione logica fra essi e ciò che le fenici rappresentavano.
La seconda ragione possibile per l'assenza dei resti di corpi in quel corridoio poteva altresì essere ricondotta allo stesso meccanismo di morte realizzato per la protezione di quel tratto: la presenza di una botola, ad esempio, avrebbe potuto facilmente liberare l'intero settore da ogni resto umano, giustificando pertanto la situazione presente davanti a sé. Purtroppo per la donna guerriero, però, nell'indugio di quell'analisi scoprì a proprie spese di avere perfettamente ragione, quando l'intero complesso sembrò tremare attorno a sé vedendo, in quel mentre, una pesante lastra di marmo levarsi a bloccarle ogni possibilità di fuga alle spalle e, contemporaneamente, il pavimento aprirsi sotto i di lei piedi, tanto rapidamente da non concederle possibilità di evasione.
Nel precipitare all'interno di quell'oscura voragine, l'ultima immagine a lei concessa fu quella di una tremenda serie di lame azionarsi là dove avrebbe condotto i propri passi se non si fosse fermata a riflettere ed, in tale visione, si domandò se il pozzo oscuro sotto di lei stesse realmente offrendole una possibilità e non una nuova condanna a morte.

Prosegui con il [Passo 14].

[Passo 10]

Nel momento stesso in cui ella mosse il proprio corpo oltre l'angolo offertole, un'improvvisa ed inattesa conseguenza la convinse sempre di più di quanto stesse portandosi in trappola con le proprie stesse mani: sul di lei fianco, esattamente dove prima era rimasta per breve tempo appoggiata a studiare la strada che l'attendeva nel riflesso della propria lama, un pesante blocco di solido marmo si mosse dal pavimento verso il soffitto, a bloccare ogni possibilità, per chiunque, di ritornare sui propri passi.
Midda si ritrovò così, volente o nolente, a dover proseguire nella via che aveva scelto.

Prosegui con il [Passo 11].

[Passo 11]

Il nuovo tratto di corridoio offerto di fronte alla donna guerriero si propose esattamente come quello che aveva appena lasciato alle proprie spalle, con medesime proporzioni, con stessa apparente serenità, senza alcuna visibile traccia di trappole o mortali congegni a bloccarle il potenziale cammino.
Mantenendo i propri sensi in tensione, pronta a rispondere ad ogni minimo avvertimento offertole dall'ambiente attorno a sé, la mercenaria riprese la propria lenta avanzata, con passi leggeri e controllati: simile a gatto più che a donna, nei propri movimenti, nei propri gesti, appariva straordinariamente felina, prudente e predatoria allo stesso tempo. La vista, scorrendo in continuo lungo le pareti ai di lei bordi, fu la prima ad avere intuizione della minaccia mortale che già in quel momento stava gravando su di lei, venendo seguita a breve distanza dall'olfatto e dall'udito: sulle pareti, frammischiati agli intarsi di bassorilievi lì proposti, erano apparsi molti fori quasi impercettibili, dai quali un chiaro odore di olio combustibile, non diverso da quello che assicurava l'illuminazione dell'intero ambiente, risultava emesso per essere poi seguito da un lieve suono di liquido in scorrimento.

« Thyres! » inveì la donna, con rabbia, gettandosi in una rapida corsa in avanti, a testa bassa, cercando di spingere ogni muscolo oltre i propri limiti.

L'intero corridoio, nel mentre del di lei passaggio, vide distruttive fiamme scatenarsi dalle pareti, convergendo con impetuoso furore nello stretto spazio centrale per travolgere tutto ciò che sarebbe potuto essere lì presente: per merito di quel fuoco purificatore non una traccia di passaggio sarebbe mai rimasta a sporcare il marmo del tunnel, ad avvertire nuovi blasfemi avventurieri del pericolo lì presente; per colpa di quell'ardore mortale a Midda non era stato concesso indizio di sorta su ciò che l'avrebbe attesa, conducendola ad una possibile e tremenda morte. Ed ora, in una disperata corsa per la vita, la mercenaria impegnava tutto il proprio corpo, nel tentativo di lasciare alle proprie spalle le fiamme che rapidamente prendevano continuamente vita in quel percorso: se solo avesse avuto un'esitazione, se solo fosse incespicata, non avrebbe probabilmente avuto il tempo, l'occasione di comprendere che la sua esistenza sarebbe immediatamente ed impietosamente terminata.

« Maledizione! »

In quel gridò, in quella che sarebbe potuta essere l'ultima parola pronunciata prima della fine, ella vide le proprie gambe tendersi di colpo, nell'offrirsi come una molla e nel gettarla in un lungo balzo, in avanti, a lasciarsi scivolare in quello che apparve come l'ultima parte del corridoio infuocato prima di una nuova svolta a sinistra. Ed in quel ruzzolare incontrollato, ella riuscì a sfuggire alle fiamme, al fuoco, andando a sbattere contro la parete in fondo al corridoio per spingersi rapidamente al sicuro, oltre quell'angolo.
Qualsiasi destino l'avrebbe mai potuta lì attendere non sarebbe stato di certo peggiore rispetto a quello che stava lasciando alle proprie spalle.

Prosegui con il [Passo 15].

2 commenti:

coubert ha detto...

Però, delle belle trappole! Complimenti all'ingegnere!

Sean MacMalcom ha detto...

Un giorno dovrò comprendere perché i vecchi templi sono sempre pieni di trabocchetti mortali... :P