11 gennaio 2008 - 11 gennaio 2018: dieci anni con Midda's Chronicles!

Midda Bontor: donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione.
In una realtà dove l'abilità nell'uso di un'arma può segnare la differenza fra la vita e la morte
e dove il valore di una persona si misura sul numero dei propri avversari uccisi,
ella vaga cercando sempre nuove sfide per offrire un senso alla propria esistenza.


Dall'11 gennaio 2008, ogni giorno un nuovo episodio,
un nuovo tassello ad ampliare il mosaico di un sempre più vasto universo fantastico...
... in ogni propria accezione!

Scopri subito le Cronache di Midda!

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il Diario - l'Arte

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Si conclude, con l'episodio odierno, la sessantunesima avventura di Midda, dal titolo "Il cerchio si chiude"!
E, come credo sia chiaro già da un po', si conclude con questo episodio anche il secondo arco narrativo della lunga saga della nostra eroina preferita!

In questo, ringraziando tutti gli amici della Kasta Hamina, Midda Bontor lascia le proprie avventure siderali per ritornare al proprio mondo natale, cresciuta, sicuramente, cambiata, certamente, e pur desiderosa di tornare alla dimensione originale della propria quotidianità, e di quella quotidianità che, del resto, l'ha sempre contraddistinta.

A domani, quindi, con l'inizio di qualcosa di un'altra storia!

Sean, 16 marzo 2020

sabato 26 giugno 2021

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Quando Be’Sihl ebbe finalmente a recuperare coscienza di sé, non poté negarsi una certa confusione. E la confusione che avrebbe potuto essere propria di chi, risvegliatosi da un sogno estremamente intenso, non può che ritrovarsi costretto a un fugace momento di disorientamento, a una qualche incertezza a comprendere quale debba essere considerata la propria effettiva realtà.
Egli rammentava di essere giunto insieme a Nóirín nel tempo del sogno e, successivamente, di essersi ritrovato in lotta contro Midda, nell’ennesima rievocazione del ricordo del proprio ricongiungimento con la medesima dopo gli eventi che l’avevano spinta a simulare la sua stessa morte parecchi anni addietro. E rammentava di essersi poi ritrovato a cadere, a precipitare, e a precipitare a lungo all’interno dei propri stessi ricordi, quasi essi avessero a essere fisicamente impilati in un’alta torre, o lungo le pareti di un profondo pozzo, ed egli si fosse ritrovato a cadere dalla cima degli stessi verso il fondo.
Non era chiaro come o perché ciò fosse accaduto. Non era chiaro del perché di quella caduta e, ancor meno, del perché non fosse riuscito immediatamente a mettere fine a quella delirante reinterpretazione della realtà e di una realtà passata. Dopotutto non era la sua prima esperienza all’interno del tempo del sogno e, anzi, in occasione del suo ultimo giro da quelle parti, quando si era ritrovato separato da tutti gli altri al di fuori di Lys’sh, la medesima ofidiana e lui, nel tentativo di ricongiungersi ai propri compagni dispersi, si erano ritrovati a peregrinare involontariamente attraverso i reciproci ricordi, senza difficoltà alcuna... anzi e addirittura con estrema semplicità. Il fatto, quindi, che, in quel momento oltretutto sufficientemente critico, qual critico avrebbe dovuto essere necessariamente considerato un momento di avverso confronto con una figura qual quella della Figlia di Marr’Mahew, egli avesse avuto difficoltà a trasportare lui e Rín altrove, avrebbe avuto a doversi intendere decisamente insolito, al di là di ogni possibile ansia e confusione emotiva e psicologica. E poi, improvvisamente, la situazione si era sbloccata. E in maniera non dissimile da uno stallone scalciante troppo a lungo trattenuto contro la propria volontà, egli si era allor ritrovato a precipitare attraverso quella pletora di ricordi sui quali aveva provato a concentrarsi come alternativa a quella distopica reinterpretazione della sua riunificazione con Midda all’interno della sua vecchia locanda bruciata.
Fino a quando...

... cosa?...
... cosa era poi accaduto?...

... Be’Sihl non era certo di riuscire a rammentarlo. Però certo avrebbe avuto a doversi intendere quanto, in quel momento, egli fosse sdraiato. E sdraiato prono non su un duro pavimento, quanto e piuttosto su un letto morbido, al di sopra di fresche lenzuola di lino.

“In che ricordo sono finito ora...?!” si domandò, sforzandosi ora per riaprire gli occhi, e per avere possibilità di confrontarsi con la realtà attorno a lui.

Come già percepito, quindi, egli ebbe a trovare conferma del fatto di essere in un letto, e in un letto sufficientemente confortevole, con il viso placidamente sprofondato fra bianche lenzuola. Un letto che egli non ebbe facilmente a riconoscere, all’interno di una stanza sufficientemente spoglia nel proprio arredo da non rendersi esplicitamente identificabile a confronto con la pur non minima varietà propria degli ambienti più significativi della sua esistenza, e che in questo, probabilmente, avrebbe avuto a doversi intendere qual una camera d’albergo, la stanza di una locanda come tante nella quale doveva aver soggiornato in maniera estemporanea per un qualche più o meno breve periodo del proprio passato.
Pur non ravvisando elementi utili a identificare quell’ambiente qual appartenente alla propria vita, egli si ritrovò a escludere che posse essere stato evocato, anche inconsapevolmente, da Nóirín, nel non distinguere alcun elemento coerente con quella che conosceva essere la sua visione della realtà, e una visione della realtà contraddistinta da forme decisamente diverse da quelle a lui circostanti in quel momento, e da letti lavorati secondo tecniche del tutto estranee a quella propria del giaciglio sul quale ora egli si poneva sdraiato.
E, fra l’altro...

« ... Nóirín?! » richiamò l’uomo, levandosi a sedere su quel letto per osservarsi meglio attorno, alla ricerca della figura della propria compagna d’arme, e di quella compagna d’arme che, proprio malgrado, temeva di aver perduto in conseguenza a quell’ultimo, strano trasferimento all’interno del tempo del sogno.

Come giustamente sospettato, lo shar’tiagho ebbe lì a scoprirsi solo, e solo all’interno di quella camera da letto. Ma non fu l’unica cosa che egli ebbe a scoprire in quel gesto, in quel movimento atto a vederlo porsi a sedere sul letto, nel ritrovarsi costretto a constatare, a margine di tutto ciò, di essere inaspettatamente nudo al di sotto di quelle bianche lenzuola.

« ... ma... cosa...?! »

Paradossalmente, a confronto con tutto ciò, egli non poté che provare un fugace momento di sollievo all’idea di non essere in compagnia di Rín in quel momento: già nel corso del viaggio all’interno delle proprie memorie in compagnia di Lys’sh egli aveva avuto a ritrovarsi costretto a condividere involontariamente momenti decisamente intimi, soprattutto del proprio rapporto con Midda, in termini che, se pur non avevano avuto a dover scandalizzare in alcun modo l’ofidiana, assolutamente adulta e quietamente consapevole, in ciò, di talune dinamiche esistenti fra un uomo e una donna, non avevano potuto ovviare a suscitare un certo imbarazzo in Be’Sihl, tutt’altro che desideroso di mostrare a chicchessia, amico o straniero che fosse, certi aspetti della propria vita, e della propria vita in compagnia della propria donna.
Un sollievo, quello che egoisticamente egli si scoprì di provare, a confronto con il quale, comunque, non avrebbe potuto che riconoscersi poi spiacevolmente colpevole, nella consapevolezza di quanto ciò avrebbe avuto a significare che, allora, in aggiunta a ogni difficoltà conseguente al cercare la Figlia di Marr’Mahew, avrebbe avuto anche l’inconveniente di doversi in qualche maniera ricongiungere a Rín, nella necessità, tutt’altro che banale, di essere insieme a lei per poter sperare di fare effettivo ritorno al proprio mondo natale senza perdersi, piuttosto, all’interno del tempo del sogno o, peggio, del multiverso intero.

« Dei... » sospirò, levando gli occhi al cielo in una concisa preghiera dal non così vago retrogusto di imprecazione « ... mai una volta che tutto possa andare come sperato. »

Ancor inconsapevole sul perché fosse accaduto quanto era accaduto, e ancor incerto persino su dove o quando egli avesse a trovarsi, all’interno delle proprie memorie, lo shar’tiagho si ritrovò costretto ad affrontare con pragmatismo quella situazione, rifiutando di perdere tempo dietro a vane domande per avere, piuttosto, a concentrarsi sul presente e su quanto necessario attuare nell’immediato futuro.
E così, levandosi in piedi, con il lenzuolo stretto attorno ai fianchi in un istintivo pudore, egli ebbe a richiudere nuovamente gli occhi, per tornare a concentrarsi, e a concentrarsi, ora, su Rín, sperando di avere a riservarsi, nella sua direzione, maggiore successo rispetto a quanto non avesse avuto a concedersene sino a quel momento con Midda.
Tuttavia, non appena egli ebbe a chiudere gli occhi, una voce lo raggiunse. E, raggiungendolo, non poté ovviare a sconvolgerlo in termini tali da far addirittura perdere al suo cuore uno o due battiti.

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