11 gennaio 2008 - 11 gennaio 2018: dieci anni con Midda's Chronicles!

Midda Bontor: donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione.
In una realtà dove l'abilità nell'uso di un'arma può segnare la differenza fra la vita e la morte
e dove il valore di una persona si misura sul numero dei propri avversari uccisi,
ella vaga cercando sempre nuove sfide per offrire un senso alla propria esistenza.


Dall'11 gennaio 2008, ogni giorno un nuovo episodio,
un nuovo tassello ad ampliare il mosaico di un sempre più vasto universo fantastico...
... in ogni propria accezione!

Scopri subito le Cronache di Midda!

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Si conclude, con l'episodio odierno, la sessantunesima avventura di Midda, dal titolo "Il cerchio si chiude"!
E, come credo sia chiaro già da un po', si conclude con questo episodio anche il secondo arco narrativo della lunga saga della nostra eroina preferita!

In questo, ringraziando tutti gli amici della Kasta Hamina, Midda Bontor lascia le proprie avventure siderali per ritornare al proprio mondo natale, cresciuta, sicuramente, cambiata, certamente, e pur desiderosa di tornare alla dimensione originale della propria quotidianità, e di quella quotidianità che, del resto, l'ha sempre contraddistinta.

A domani, quindi, con l'inizio di qualcosa di un'altra storia!

Sean, 16 marzo 2020

domenica 27 giugno 2021

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« Buongiorno, dormiglione. »

Occhi color nocciola, con una deliziosa sfumatura ambrata. Pelle scura, scurissima, molto più di qualunque shar’tiagho e in tonalità proprie di una figlia dei regni desertici centrali. E, ciò non di meno, una pelle adornata da delicate spruzzate di efelidi più chiare, a offrire un che di sbarazzino alla sua altrimenti forse troppo cupa immagine. Una massa disordinata di lanosi capelli scuri, con sfumature fra il nero corvino e il castano scuro. Uno squisito viso intagliato a forma di cuore, al centro del quale un piccolo naso appena schiacciato e una coppia di carnose e morbide labbra a confronto con le quali ineluttabile sarebbe stata, per chiunque, la bramosia di un bacio. Un corpo perfettamente bilanciato, in una statura contenuta in poco più di cinque piedi di altezza, e, ciò non di meno, mirabilmente definito nelle proprie forme, e nelle proprie forme femminili, in quel momento malcelate sotto una corta veste di bianca stoffa semitrasparente, che ben poco lasciava all’immaginazione. E unico dettaglio apparentemente stonato, in tanto mirabile complesso, la presenza di una cicatrice, e di una cicatrice in corrispondenza al suo zigomo mancino.
In tal maniera avrebbe potuto essere brevemente descritta l’immagine propria della proprietaria della voce che costrinse il cuore di Be’Sihl a perdere un paio dei propri battiti, forzandolo a riaprire gli occhi e a voltarsi verso di lei, nell’aver improvvisamente rammentato che luogo fosse quello.

« ... Deeh’Od! » gemette, scoprendosi quasi soffocato dalle emozioni che, improvvisamente, erano esplose all’interno del suo petto.

Lì, davanti al suo sguardo, era Deeh’Od Eehl-Ei.
Rivestita da quella leggera camiciola che era solita usare al mattino, appena sveglia, per offrire un’apparenza di pudore, benché, in effetti, alcun particolare del suo corpo perfetto avrebbe avuto a poter essere frainteso qual celato allo sguardo per colpa di quella sottile barriera. E con in mano un vassoio, sul quale erano presenti due piatti, adornati nella propria superficie da quella colazione che ella era solita preparargli con estro quasi artistico, nel non limitarsi a tagliare frutta e verdura, quanto e piuttosto a ordinarle con mirabile cura all’interno dello spazio loro offerto, per dar vita a componimenti tanto incantevoli allo sguardo quanto deliziosi al gusto: uno stile che, anni dopo, Be’Sihl avrebbe fatto proprio, nel lungo e non scontato corteggiamento da lui rivolto a Midda Namile Bontor.
Ma molto prima che Midda Bontor entrasse a far parte della sua vita; molto prima che egli lasciasse Shar’Tiagh e la propria vita in quella terra per lui natia allo scopo di fuggire al sud, dall’altra parte dell’intero continente di Qahr; Deeh’Od aveva incarnato tutto ciò che per lui avrebbe avuto ragion d’essere definita vita... e una vita che era prematuramente finita il giorno in cui ella era stata tragicamente sottratta al suo amore dalla violenza della morte.

« Che faccia... » sorrise ella, divertita dallo stupore impresso sul suo volto « ... che succede? Non vorrai fingerti stupito per il fatto che ti abbia preparato la colazione, spero bene. Manco fosse qualcosa che non faccio mai... » sottolineò, aggrottando appena la fronte nell’avanzare sino al letto, appoggiare lì il vassoio, per poi muoversi a lui, levando le braccia al di sopra delle di lui spalle, per poterle chiudere attorno al suo collo e delicatamente sospingersi alla ricerca delle sue labbra, premendo con dolce naturalezza il proprio corpo a quello dell’uomo... del suo uomo.

Purtroppo non era la prima volta che il tempo del sogno gli restituiva, pur in maniera effimera, Deeh’Od. Ella aveva già fatto la propria inattesa ricomparsa in occasione di quella bizzarra peregrinazione nei suoi ricordi in compagnia di Lys’sh. E già allora, come ora, ella non aveva potuto negarsi occasione di ricercare contatto con le di lui labbra, chiudendosi contro di esse con le proprie per un dolce bacio carico d’amore e di tenerezza, espressione mirabilmente autentica del sentimento presente nel di lei cuore. E già allora, come ora, egli non aveva potuto fare altro che ricambiare quel bacio, in un gesto, in un atto che, forse, avrebbe avuto a doversi scoprire contraddistinto da ragion di vergogna, per quel senso di tradimento che egli avrebbe dovuto sentir proprio a discapito di Midda, e per quel senso di tradimento che, altresì, non avrebbe potuto provare... non a confronto con Deeh’Od e con colei che, se soltanto il fato non si fosse sviluppato in maniera diversa, egli avrebbe certamente amato per il resto della propria esistenza.

« Mi piacciono i tuoi baci... » sussurrò ella, contro le labbra di lui, interrompendo per un istante quell’impegno amoroso e, ciò non di meno, non ritraendosi, quanto e piuttosto scandendo ogni sillaba in quelli che avrebbero potuto essere intesi nuovi e fugaci baci, carezze da lei offerte con le proprie labbra a quelle di lui « ... mi piace tutto di te, in effetti. » ammise, sorridendo quasi divertita, con una genuinità sconvolgente nel proprio candore più assoluto « E soltanto gli dei sanno quanto io sia felice al pensiero che fra poche settimane celebreremo le nostre nozze... »

Un brivido di terrore corse allora lungo la nuda schiena dell’uomo, traducendosi in una repentina contrazione di tutti i suoi muscoli e un lieve sgranare dei suoi occhi.
Cosa aveva appena detto Deeh’Od? Poche settimane... poche settimane alle loro nozze. Un indizio più che chiaro per collocare quella scena in un preciso arco temporale, e nell’unico arco temporale che egli non avrebbe desiderato assolutamente avere occasione di vivere per una seconda volta. Perché già era stato difficile sopravvivere al dolore la prima volta... e difficilmente avrebbe avuto la possibilità di farlo a confronto con un’ancor più crudele replica, e un’ancor più crudele replica allor resa necessariamente tale dalla terrificante consapevolezza di quanto sarebbe potuto accadere.
Una reazione, la sua, che ovviamente non ebbe a poter essere ignorata dalla donna stretta al suo corpo, premuta contro il suo volto, e da quella donna che, a confronto con tutto ciò, non poté che scoprirsi disorientata, non comprendendone le possibili ragioni...

« Che accade, anima mia...?! » domandò ella, ora ritraendosi appena da lui e pur ancora non sciogliendo l’abbraccio che la stava legando al suo corpo, così muovendosi nel solo intento di poter meglio osservare il suo volto a confronto con quell’inattesa risposta non verbale alle sue parole « Spero che tu non abbia deciso di aspettare all’ultimo per farti travolgere dalle ansie del novello sposo... » cercò di ironizzare, osservandolo tuttavia con una certa preoccupazione, nel tentare di comprendere che cosa potesse star turbandolo in tanto palese maniera.
« Non potrei mai essere in ansia all’idea di diventare tuo marito. » escluse egli, scuotendo repentinamente il capo e concedendosi allora un dolce sorriso, memorie di quanto devastante fosse stata la recente incomprensione con Midda, e tutt’altro che desideroso di avere a stravolgere la dolcezza di quel ricordo, di quel momento con Deeh’Od in conseguenza di qualche reazione anacronistica « Tu sei la ragione per cui, in ogni istante, nel petto il mio cuore trova energia sufficiente a battere. Tu sei il motivo per il quale, ogni mattina, i miei occhi hanno una ragione di dischiudersi su questo mondo. Tu sei tutto ciò che per me significa vita e tutto ciò che nella mia vita ha un significato. » scandì lo shar’tiagho, sincero in quelle parole, e in quelle parole che, anche a distanza di tanti anni, non avevano perduto valore là dove, in fondo, egli non aveva mai realmente smesso di amarla « Io ti amo, Deeh’Od Eehl-Ei. E nulla al mondo potrebbe rendermi più che felice se non l’idea di sposarti! »

E, a offrire maggior concretezza a quelle parole, egli non si negò l’occasione di cercare nuovamente contatto con le sue labbra, per un nuovo bacio, e un bacio in cui ebbe a cercare di dimostrare tutto il proprio più sincero sentimento per colei che era stata la prima donna che mai aveva desiderato amare... e aveva amato.

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