11 gennaio 2008 - 11 gennaio 2018: dieci anni con Midda's Chronicles!

Midda Bontor: donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione.
In una realtà dove l'abilità nell'uso di un'arma può segnare la differenza fra la vita e la morte
e dove il valore di una persona si misura sul numero dei propri avversari uccisi,
ella vaga cercando sempre nuove sfide per offrire un senso alla propria esistenza.


Dall'11 gennaio 2008, ogni giorno un nuovo episodio,
un nuovo tassello ad ampliare il mosaico di un sempre più vasto universo fantastico...
... in ogni propria accezione!

Scopri subito le Cronache di Midda!

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Con l'episodio 2500 (che già dovrebbe essere ragione di festeggiamenti), si conclude Come ai vecchi tempi, quarantanovesima avventura della saga "regolare".
Da domani, con l'episodio 2501, avrà inizio la 50° avventura della lunga corsa di Midda's Chronicles, dal titolo Il tempo del sogno.

Buona lettura!... e, come sempre, grazie!

Sean, 29 marzo 2018

sabato 8 marzo 2008

058


« E
così ci abbandoni?! » domandò con evidente trasporto emotivo il tranitha, piazzandosi di fronte alla donna guerriero nel momento in cui il cavaliere si allontanò, per riportare gli accordi raggiunti ai propri compagni.
« Non essere melodrammatico, guercio. » scosse il capo Midda, per tutta risposta « Siamo mercenari, come tu hai ricordato perfettamente prima. Il nostro interesse in una battaglia si conclude laddove finisce la nostra possibilità di una ricompensa adeguata. »
« I mecenati ci saranno più che riconoscenti alla conclusione di questa missione… lo sai! » intervenne una terza voce, uno dei mercenari di Kriarya avvicinatosi, al pari degli altri, a lei per comprendere meglio l’evolversi della situazione « Che senso ha ritirarsi adesso? Che senso ha arrendersi quando stiamo vincendo? »
« Sciocchi! » inveì la donna guerriero, a quelle parole « La morte è l’unico guadagno che otterrete se continuerete per questa via: un guerriero deve saper riconoscere i propri limiti, deve comprendere quando è necessario retrocedere di un passo per salvarsi da fine sicura. »
« Noi valiamo di più loro! Lo abbiamo dimostrato! » protestò una voce non meglio identificata nel gruppo.
« Non avete ancora compreso nulla? » sentenziò la donna, in una domanda che aveva il sapore di una triste affermazione « Non avete ancora compreso l’importanza di non sottovalutare gli avversari? Di non dare nulla per scontato? Di non arrogarsi alcun vantaggio? »

La donna si mosse, per uscire dalla folla che l’aveva circondata, quasi a voler cercare un distacco fisico da loro oltre che psicologico. Nessuno osò allungare una mano a trattenerla, nessuno tentò di frapporsi sul di lei cammino, ad impedirle il proseguo dello stesso. Tutti, però, la osservarono, cercando da lei spiegazioni per quello che non potevano evitare di avvertire come un tradimento, come un abbandono.

« Noi non stiamo vincendo! » riprese ella, dopo aver riconquistato un po’ d’aria, ponendo qualche passo fra sé e gli altri « Abbiamo saputo sfruttare i difetti dei nostri avversari contro loro stessi, la loro superbia a loro discapito: questo ci ha permesso di imporci nonostante la sproporzione esistente, questo ci ha permesso, in parte, di sopravvivere fino ad ora. »
« Abbiamo ancora risorse. Abbiamo ancora altri guerrieri da schierare! » replicò il tranitha, riaffiorando a sua volta dalla folla « Perché lasciare il campo ora? »
« Per sopravvivere! » rispose la donna, con un momento di enfasi nella voce « Che senso avrebbe la vittoria se non potremo essere qui per festeggiarla? E, comunque, credete veramente che questa vittoria potrà liberarci dalla minaccia della Confraternita? »
Tutti restarono in silenzio, non sapendo cosa poterle rispondere.
« Se anche ne uccidessimo trecento, altri trecento… o seicento di loro tornerebbero. » riprese la donna, con egual tono « E poi cosa dovremmo fare? Uccidere anch’essi… ma a prezzo di quante delle nostre vite? E se ne seguissero altri? Tutta Kofreya da anni è impegnata in un’assurda ed inutile guerra con Y’Shalf… e voi desiderate davvero iniziarne una nuova? »
« Ma… » tentò di intervenire qualcuno.
« Ho sufficiente rispetto verso la mia stessa vita per evitare di gettarla inutilmente in questa assurdità… » continuò la donna, iniziando ad abbassare la voce a livelli più consueti « Dovendo morire, vorrei poter essere io a decidere come… e questa non è una ragione sufficiente per farlo. »
Nessuno ora si levò a cercare di replicare, a negare la realtà dei fatti da lei suggerita nella propria analisi.
« Il mio lavoro sarà concluso con il rilascio della mia protetta… » concluse ella « Non ho altro da aggiungere. »

Con tali parole Midda voltò le spalle al gruppo di mercenari, rivolgendo lo sguardo verso l’accampamento nemico: aveva parlato anche troppo per i propri gusti, abituata come era a lavorare da sola, scegliendo unicamente sulla propria vita, prendendo decisioni solo sul proprio destino. Non aveva alcun diritto di spiegare ad altri come vivere le proprie vite, ma al contempo gli altri non dovevano arrogarsi il diritto di sentenziare su quella di lei: non aveva mai dovuto rendere conto di sé .
Dopo qualche minuto, nella direzione dell’accampamento la figura del cavaliere ricomparve ancora sotto l’insegna della bandiera bianca, accompagnato questa volta da un secondo cavallo vuoto e da un’altra figura trattenuta fra le sue braccia, col volto coperto ed il corpo legato. La donna guerriero a quel punto si aprì in un lieve ma sentito sorriso, rallegrandosi sinceramente che, per una volta, almeno la Confraternita del Tramonto avesse dimostrato di poter possedere un minimo di buon senso.
L’uomo condusse il proprio cavallo e quello ad esso legato fino alla mercenaria, fermandosi nuovamente di fronte ad ella. Arrivato quale fu in quella posizione, sciolse il laccio che stringeva il cappuccio nero attorno al capo del proprio ostaggio, per liberarne il viso: una cascata di lunghi capelli rossi coprì le spalle delicate della giovane conosciuta dalla donna guerriero con il nome di Camne. La ragazza, non imbavagliata, gemette nel momento in cui la luce del sole le trafisse improvvisamente gli occhi: alzando le mani fra loro legate all’altezza dei polsi cercò di proteggere il proprio sguardo, restando immobile altresì fra le braccia del proprio carceriere.

« La ragazza è libera. » sentenziò il cavaliere, rivolgendosi verso la donna « Ora rispetta la parola offerta: sali sul cavallo ed accompagnami fino alle porte di Kriarya. Una volta giunti lì, tu e lei sarete libere di proseguire il vostro cammino, mentre io tornerò dai miei compagni. »

Midda osservò il cavaliere non potendo fare altro che annuire a quelle parole. Si era attesa del resto una proposta simile da parte loro, nel volersi assicurare che ella lasciasse veramente la piana di Kruth: evidentemente, data l’accettata liberazione della fanciulla, la Confraternita aveva giudicato conveniente lo scambio da lei offerto, speranzosi che gli altri mercenari, senza la di lei guida, cessassero il proprio attacco o, eventualmente, perissero per l’inferiorità numerica in cui già si trovavano.
Voltandosi un’ultima volta verso i propri compagni d’arme e verso il tranitha, la donna guerriero cercò nei loro sguardi un qualche indizio sul futuro che avrebbero scelto, sul destino per cui si sarebbero votati. Non poteva evitare di sperare, per umana compassione, che essi comprendessero l’inutilità del proseguimento di quello scontro, tornando a loro volta verso la capitale. Ma una parte di lei, purtroppo, era convinta che il sangue lì versato non sarebbe ancora stato sufficiente per spegnere le speranze di una vittoria di gloria ed onori.

« Vi prego… » sussurrò, praticamente inudibile « … non proseguite oltre. »

Ed in quelle parole ella afferrò con la propria mano destra la sella del cavallo offertole, slanciandosi poi a risalire su di esso per avviarsi al seguito del cavaliere verso la città, lontano dal fetore di morte che iniziava a saturare la calda aria della piana.

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