11 gennaio 2008 - 11 gennaio 2018: dieci anni con Midda's Chronicles!

Midda Bontor: donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione.
In una realtà dove l'abilità nell'uso di un'arma può segnare la differenza fra la vita e la morte
e dove il valore di una persona si misura sul numero dei propri avversari uccisi,
ella vaga cercando sempre nuove sfide per offrire un senso alla propria esistenza.


Dall'11 gennaio 2008, ogni giorno un nuovo episodio,
un nuovo tassello ad ampliare il mosaico di un sempre più vasto universo fantastico...
... in ogni propria accezione!

Scopri subito le Cronache di Midda!

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Dopo la conclusione della 52° avventura di Midda, che ci ha accompagnato negli ultimi due mesi con il titolo L'uomo incacape a morire, inizia oggi la 53° avventura della nostra ex-mercenaria preferita: un'avventura, vi renderete presto conto, molto particolare, e che, nostro malgrado, potrebbe scoprirsi essere qual l'incredibile e disturbante conclusione di un viaggio durato più di dieci anni!
Non aggiungo altro, e vi lascio all'episodio 2700 della serie regolare dal titolo... Il risveglio.

Buona lettura!... e grazie a tutti!

Sean, 16 ottobre 2018

giovedì 27 marzo 2008

077


T
re furono i giorni ulteriormente richiesti alla Jol’Ange ed al suo equipaggio per essere pronti a prendere il mare, per fare finalmente rotta verso l’isola di Dairlan, patria di Camne, la fanciulla protetta da Midda. In effetti, l’efficienza del gruppo permise la conclusione di ogni preparativo già al tramonto del secondo giorno, ma l’attesa di un vento favorevole li costrinse a pazientare fino al meriggio del terzo, quando sotto un sole brillante e tiepido una giusta brezza gonfiò le tre vele della goletta verso ponente, concedendo alle cime di lasciare i propri agganci sul molo di Seviath.
In realtà l’immagine della partenza della nave fu molto meno romantica di quanto non sarebbe stata nel presentare rosse vele offerte al vento ed il proprio capitano eretto e fiero al timone, gridando con indomito vigore ai propri uomini e donne le istruzioni da compiere, condite con numerose e colorite espressioni popolari: solo le numerose e colorite espressioni popolari non mancarono di fuoriuscire dalle labbra appena aperte attorno a denti serrati di Salge, nel momento in cui l’uomo al pari dell’intero proprio equipaggio, nel quale anche le due ospiti ormai erano considerate parte integrante, si ritrovò a condurre a forza di braccia l’imbarcazione al di fuori dei limiti del porto. La densità di presenze all’interno del dedalo marino realizzato dai moli della città, infatti, non permetteva assolutamente di prendere il largo se non guidando manualmente le navi attraverso lunghe aste sorrette dallo stesso equipaggio e poggianti le punte piatte sul fondale marino: un’operazione decisamente impegnativa, sia a livello fisico, sia a livello mentale, nel momento in cui si dovevano evitare rischi di collisioni con altri vascelli, attraccati o a loro volta in movimento.

« Che Tarth mi maledica per il giorno in cui ho deciso di stabilirmi in questo dannato porto… » inveì sottovoce il capitano, per poi aggiungere con tono più concitato « Forza con quei remi, banda di smidollati! Non voglio essere ancora bloccato qui al sorgere della luna! »

Per quanto bruschi potessero essere i toni di Salge, tutti sapevano e comprendevano perfettamente che essi derivavano unicamente dall’esigenza di offrire uno sprone collettivo e che contro nessuno di loro, altrimenti, si sarebbe mai levata la minima voce: del resto quelle grida erano rivolte in maniera assolutamente equa e democratica contro tutti, Midda e Camne comprese, impiegati quali erano tutti quanti in quell’estenuante compito.

« Il mare dovrebbe riprendersi questo posto spazzandolo via con tutta la forza distruttrice di cui è capace! » continuò, sfogando verbalmente il giusto nervosismo conseguente a quell’operazione « Come può essere stato in grado l’uomo di ardire tanto invadendo i confini proibiti delle acque distese con questa assurda selva di pietra? E’ blasfemia! »
« Ma fa sempre così? » sussurrò in un respiro affaticato ed appena udibile Camne, rivolgendosi verso Masva a lei non lontana.
« Oh no… » sorrise la giovane, dai corti capelli rossi « In genere è anche peggio: oggi credo si stia trattenendo per non farti troppa cattiva impressione… »

Nello sforzo comune di ogni membro dell’equipaggio, la Jol’Ange riuscì a guadagnare spazio verso il largo, abbandonando così l’anfratto portuale della città e potendo finalmente affidare le rosse vele ai venti favorevoli, provenienti da levante: solo in quel momento la goletta riuscì a dimostrare per la prima volta tutto il proprio valore, catturando l’energia offerta dall’aria per solcare le acque tranquille del vasto golfo con una velocità ed una leggerezza tale da apparire praticamente in volo sopra la superficie del mare, accarezzandolo con la stessa delicatezza di un’amante con il proprio compagno.

« Lode a Tarth, signore di ogni marea! » ringraziò il capitano, levando gli occhi al cielo « Temevo che saremmo invecchiati in quell’assurdo labirinto di navi! »

In quel moto assolutamente perfetto, nell’assaporare nuovamente la brezza del mare fra i capelli, la salsedine sul viso, Midda non poté evitare in cuor suo di sentirsi rinascere, ricordando il proprio passato e con esso le parole di una vecchia ballata a lei un tempo molto cara.

Nel mare Mon era stata concepita,
dalle blu acque aveva avuto vita:
madre regina in terre lontane,
padre pescator in vie nostrane.

Oro non fa scordar libertà sentita,
laddove tale appare impedita:
meglio continua lotta come cane
piuttosto di vanità quotidiane.

La sua strada Mon l'aveva capita,
fanciulla ancor bimba era fuggita
da una reggia come di calde lane,
in un mondo di lavoro immane.

Quanto strana appare la salita
quando l'esistenza sembra proibita:
lunghi anni di sogni sul domane,
tristi giornate private di pane.

Ma da felicità Mon era rapita,
di gioia e luce era favorita:
nulla limitava le sue mattane,
solo le sue virtù erano guardiane.

Un uomo giunse allor...

« Scommetto che pensi ancora a quella canzone… » sussurrò la voce di Salge, interrompendola nei propri pensieri e riportandola alla realtà da cui per un momento si era allontanata nell’onda delle rimembranze.
« A quale canzone ti riferisci? » domandò la donna guerriero, rimproverandosi per l’istante nostalgico che si era concessa.
« Alla ballata di Mon e Maen. » rispose il capitano, appoggiandosi alla balaustra della goletta su cui anch’ella si sorreggeva, nell’osservare lo spumeggiare delle onde.
« Ero giunta alla strofa del primo marito… » ammise la mercenaria, offrendo il volto verso di lui « Ma come riesci ancora a farlo? »

2 commenti:

tanabrus ha detto...

Però, è bello finalmente vedere Midda rilassata invece che costantemente sulla difensiva :)

Domanda: per puro caso, il nome della nave Jol'Ange, è un leggero omaggio a una nota attrice (nonchè gran pezzo di gnocca)? ;)

Sean MacMalcom ha detto...

Concordo sull'opinione... purtroppo per lei, però, questa serenità è destinata a trovare ben presto conclusione. :(

Risposta: ovviamente l'hai azzeccata. :D
E ti dirò di più: la quasi totalità dei nomi presenti in tutte le cronache sono omaggi personali a personaggi noti (vivi o defunti) ed a persone da me conosciute. :)) Una lunga serie di joke-in, in pratica!!!