11 gennaio 2008 - 11 gennaio 2018: dieci anni con Midda's Chronicles!

Midda Bontor: donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione.
In una realtà dove l'abilità nell'uso di un'arma può segnare la differenza fra la vita e la morte
e dove il valore di una persona si misura sul numero dei propri avversari uccisi,
ella vaga cercando sempre nuove sfide per offrire un senso alla propria esistenza.


Dall'11 gennaio 2008, ogni giorno un nuovo episodio,
un nuovo tassello ad ampliare il mosaico di un sempre più vasto universo fantastico...
... in ogni propria accezione!

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Doh... era da un po' che non aggiornavo le news... e nel frattempo ha fatto in tempo a esserci la conclusione della 50° avventura (Il tempo del sogno), l'inizio e la conclusione della 51° avventura (Giochi di guerra) e l'inizio della 52°... L'uomo incapace a morire.

Buona lettura!... e buone ferie a tutti!

Sean, 16 agosto 2018

sabato 22 marzo 2008

072


I
mmediatamente Av’Fahr tentò una nuova offesa ripiegando la propria gamba destra ed abbassando completamente il peso del proprio corpo verso il suolo, forse sperando di poter approfittare della rivelata velocità per colpirla prima che ella potesse allontanarsi ulteriormente: reggendosi così solo sulla punta del piede e facendo in quello stesso punto perno, l’uomo condusse l’intero corpo a compiere una rotazione sul proprio asse, guidando così la propria gamba sinistra a spazzare gli arti inferiori della donna.
La mercenaria osservò con occhio esperto quelle mosse, la tensione dei muscoli dell’uomo che lo facevano apparire come una sorta di dio pantera: la di lui gamba rivolta contro di sé era tanto forte, tanto grossa nel proprio sviluppo fisico da esser simile al tronco di un albero, con una potenza che di certo avrebbe piegato anche il più robusto degli avversari. Nella violenza di quel tentativo d’offesa, pur perfettamente controllata da un corpo e da una mente evidentemente esperti in tali movimenti, ella comprese chiaramente l’alto valore che egli le stava comunque attribuendo in quel momento: se l’uomo l’avesse sottovalutata, se avesse deciso che ella fosse stata al di sotto dei propri livelli ancor prima di iniziare il combattimento, non avrebbe mai offerto tanto impegno contro di lei, non avrebbe mai espresso tanta forza nei propri gesti. Il marinaio, al contrario, aveva evidentemente un’idea abbastanza chiara di colei contro cui stava lottando seppur solo per un esercizio dimostrativo, ed era praticamente certo che ella non avrebbe avuto problemi ad evitare quel colpo che, altrimenti, le avrebbe sicuramente spezzato le gambe. Ella, non tradendo le di lui attese, spiccò un lieve salto al momento opportuno, un istante prima che egli la raggiungesse, mantenendo assoluta ed apparente quiete nella posizione a braccia incrociate: in quel balzo, i piedi di lei non solo evitarono la di lui gamba, ma si portarono, con delicatezza, ad appoggiarsi sulla di lui muscolosa schiena ripiegata in avanti, per sfruttare poi quella solida massa come trampolino di lancio per una capriola all’indietro.
Prima che egli potesse rendersene conto, la donna si mostrò così in sereno equilibrio su una balaustra della nave, ancora con braccia conserte, ad osservarlo a metà fra interesse e divertimento.

« Wow… » non poté a quel punto evitare di commentare il colosso « Neanche mia sorella è mai riuscita a cogliermi così di sorpresa. »
« Tua sorella è una guerriera? » domandò ella, con tranquillità.
« Una cacciatrice… » rispose egli con una nota di orgoglio nella voce « La migliore, per quanto mi riguarda. » aggiunse, rialzandosi e provando ad imitare la donna nel piegare il capo a destra ed a sinistra per sciogliere i muscoli contratti, prima di rimettersi in posizione di guardia.
« Ho sempre sentito grandi storie sulle donne del deserto… » commentò la mercenaria, restando immobile nella propria posizione « Ma non ho mai avuto la fortuna, prima d’oggi, di poterne conoscere una. »
« Vieni a cena con noi, questa sera, e vedrai che potrai soddisfare ogni tua curiosità, davanti ad un boccale di buon vino fresco e ad un piatto di crostacei grigliati... » le propose egli, parlando con il proprio corpo ma lasciando alla mente il compito di provare ad elaborare una nuova strategia offensiva.
« Non cenate tutti insieme? » chiese la donna guerriero, ricordando le passate usanze dei membri della Jol’Ange.
« In altri porti sì… ma qui a Seviath ci sentiamo a casa e non ci imponiamo alcun vincolo per le nostre serate, salvo ordini contrari da parte del capitano. »

Nel completare quella frase, Av’Fahr scattò cercando di condurre, attraverso una nuova rotazione, un calcio verso la donna, dimostrando nuovamente un’inattesa agilità per quanto ovviamente le sue possibilità fisiche fossero continuamente frenate dalla massa muscolare che ne limitava il movimento: al di là però di ogni impedimento fisico, il nuovo colpo che egli condusse non aveva nulla da invidiare al precedente e se fosse stato mirato alla balaustra, invece che alla donna, probabilmente ne avrebbe mandato in frantumi il legno per la potenza posta in esso.
Ancora una volta, Midda non si fece cogliere impreparata saltando ora contro il petto stesso dell’uomo con la punta dei propri piedi, sbilanciandolo in tal modo all’indietro e lasciandolo ricadere fragorosamente sul ponte della nave senza abbandonarlo in tale discesa. Ritrovandosi così in piedi sopra la di lui cassa toracica, ella sorrise guardando il viso di lui decisamente stupito da quel gesto, per nulla ferito dalla caduta o dalla presenza di lei sul proprio corpo: i pettorali dell’uomo, del resto, erano tanto duri nel proprio vigore da non risultare diversi rispetto al legno della goletta, ritrovando nel peso della donna nulla di più del fastidio che avrebbe offerto una mosca. Prima che egli potesse, però, agire in qualsiasi modo contro di lei, ella si chinò rapidamente su di lui, lasciandosi sedere a cavallo del di lui torso, per poter graffiare con la propria mano sinistra, con le unghie appena sporgenti, la base del collo di lui: un gesto leggero, quasi impercettibile in effetti, ma che lese la superficie d’ebano quanto sufficiente per lasciar uscire una stilla di sangue caldo.
La goccia della vittoria.

« Accetto l’invito… » sorrise la donna, guardandolo con soddisfazione dall’alto della propria posizione su di lui.
« Ma… » tentò di replicare l’uomo, non riuscendo quasi a rendersi conto di aver perso, per quanto rapida fosse evoluta la situazione, lasciandolo in totale balia dei di lei minimi gesti « … per Gah’Ad! Non ci posso credere! »
« Addirittura? » sorrise ella sorniona « So di essere divinamente bella, ma non credere che possa accettare un invito a cena fra amici mi pare eccessivo… » commentò, ovviamente scherzando con le parole da lui pronunciate, avendo compreso perfettamente il senso corretto dell’affermazione.
« Mi hai sconfitto… e praticamente non mi hai neanche attaccato. » commentò il marinaio, aggrottando la fronte « Salge aveva ragione: tu sei nata per combattere. »

La mercenaria sorrise a quelle parole, prima di recuperare la posizione eretta in un colpo di reni, tornando in piedi sopra di lui e poi tendendogli la propria mano mancina, ad aiutarlo a rialzarsi in un gesto di serena cordialità.

« Hai lottato meglio della maggior parte di coloro che si definiscono mercenari e guerrieri… » rispose ella, sincera nel proprio giudizio « Non hai sottovalutato la tua avversaria né ti sei slanciato in attacchi istintivi, cercando al contrario di muoverti solo quando eri certo di poter andare a segno. »
L’uomo accettò il gesto pacificatorio di lei, stringendole il polso con la propria mano, grande quasi il doppio di quella della donna, e rialzandosi così accompagnato da ella stessa: « Troppo generosa: ogni mio sforzo è stato vanificato senza impegno da parte tua. » sottolineò storcendo le labbra.
« Questo perché la tua vita è rivolta al mare… ed la mia è rivolta alla guerra. » sorrise Midda « Non sono mai generosa nei miei giudizi, ricordalo bene: pochi giorni fa ho accompagnato un gruppo di uomini in una battaglia priva di speranza e coloro che fra essi avevano l’ardire di proclamarsi i migliori peccavano continuamente in superbia, non sapendo offrire altro che attacchi privi di strategia ed enfasi animale senza controllo contro i propri avversari. »
A quelle parole, Av’Fahr restò prima in serio silenzio, quasi a soppesarne l’importanza, l’intrinseco valore, forse a cercare di comprenderle in ogni sfaccettatura, per poi aprirsi in un sorriso sincero mostrando la fila bianca dei propri denti: « Vado a vedere se Ja’Nihr e Tamos hanno finito, così possiamo andare a cena. » concluse semplicemente.

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