11 gennaio 2008 - 11 gennaio 2018: dieci anni con Midda's Chronicles!

Midda Bontor: donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione.
In una realtà dove l'abilità nell'uso di un'arma può segnare la differenza fra la vita e la morte
e dove il valore di una persona si misura sul numero dei propri avversari uccisi,
ella vaga cercando sempre nuove sfide per offrire un senso alla propria esistenza.


Dall'11 gennaio 2008, ogni giorno un nuovo episodio,
un nuovo tassello ad ampliare il mosaico di un sempre più vasto universo fantastico...
... in ogni propria accezione!

Scopri subito le Cronache di Midda!

www.seanmacmalcom.org
presenta

www.middaschronicles.com
il Diario - l'Arte
l'Enciclopedia

News & Comunicazioni

Doh... era da un po' che non aggiornavo le news... e nel frattempo ha fatto in tempo a esserci la conclusione della 50° avventura (Il tempo del sogno), l'inizio e la conclusione della 51° avventura (Giochi di guerra) e l'inizio della 52°... L'uomo incapace a morire.

Buona lettura!... e buone ferie a tutti!

Sean, 16 agosto 2018

lunedì 10 marzo 2008

060


I
l mare: l’ultima grande frontiera dell’umanità.

Con le sue insidie, con i suoi tesori nascosti, con le sue leggi, con il suo potere, il mare appariva da sempre agli occhi di ogni mortale come la più evidente manifestazione dell’esistenza degli dei: dove la terra stessa poteva essere piegata ai voleri degli uomini, forgiata per costruire città e fortezze, templi e campi coltivati; il mare appariva indomito ed indomabile, capace di dispensare vita o morte a chiunque in esso si avventurasse in base ai propri esclusivi capricci. Come ogni divinità, anche i desideri di esso potevano essere interpretati e, soprattutto, dovevano essere rispettati: a coloro che erano in grado di compiere questo, comprendendo il mare ed i suoi voleri, esso sapeva offrire la propria generosità, concedendo abbondantemente i propri frutti non diversamente da una madre che dona il proprio seno al figlio per nutrirlo.
Ma la capacità di sapersi avvicinare al mare, di saperlo rispettare e interpretare non era concessa a tutti: al contrario, tale conoscenza appariva invero più arcana e mistica della stessa stregoneria, della negromanzia, laddove anche stregoni e negromanti nulla potevano di fronte a tanta indomabile e fiera volontà. Il dono di poter comprendere il mare era concesso solo ai suoi eletti, ai suoi figli prediletti, coloro che per sorte, per destino avevano la fortuna di nascere nella sua grazia: pescatori e marinai, concepiti e cresciuti a contatto con il mare ancor più che con la terra, capaci di nuotare ancor prima di camminare non sfidando o contrastando il volere delle correnti ma sfruttandole, lasciandosi trascinare da esse nel compimento del loro e del proprio desiderio di vita. Solo essi, coloro che nascevano con il mare nell’animo e l’animo nel mare, stesso sarebbero stati in grado di veleggiare sulla sua superficie, di attraversarne le mille insidie con una possibilità di fare ritorno a casa. Perché, nonostante la benedizione del mare verso di essi, anche marinai e pescatori non potevano considerare la sua potenza domata, i suoi pericoli scampati: così come il mare offriva loro la vita, esso l’avrebbe tolta con altrettanta facilità, freddamente, cinicamente forse, ma assolutamente equo ed imparziale, non osservando in volto alcuno prima di compiere le proprie scelte. Il più ricco fra i potenti ed il più povero fra i derelitti apparivano uguali di fronte ad esso ancor più che di fronte alla morte: se l’ultimo grande appuntamento di ogni mortale poteva essere rimandato, seppur non indeterminatamente, grazie alla forza ed al denaro, nel confronto con il mare nessuna preferenza era offerta, nessun distinguo era compiuto. Equo era il mare, imparziale giudice davanti al quale alcun uomo, donna o bambino avrebbe mai potuto mancare di rispetto tentando raggiri e menzogne: il più saggio ed il più folle fra i tiranni dell’umanità avrebbero potuto anche essere ingannati, piegati ad un volere esterno dal proprio, ma non il mare, non la sua divina potenza.
Le azzurre distese d’acqua circondavano ogni territorio su cui l’uomo avesse mai messo piede, di cui qualsiasi cronaca avesse mai parlato. Coloro che si erano mai posti dubbi e domande riguardo a come terra e mare fossero disposti sulla superficie del pianeta, principalmente studiosi, religiosi e folli, avevano da tempo raggiunto una conclusione comune. Il mondo doveva avere in qualche modo una propria intrinseca delimitazione fisica nonostante apparisse illimitato all’orizzonte, perché senza l’esistenza di essa il sole, la luna e gli altri astri del cielo non avrebbero potuto compiere le proprie rivoluzioni nel passaggio fra giorno e notte muovendosi attorno a tutto ciò che era: tale delimitazione, di qualsiasi natura essa fosse, doveva essere presente oltre il mare, oltre lo stesso orizzonte, nella direzione verso la quale chiunque avventurandosi non aveva e non avrebbe mai fatto ritorno. Sulla forma del pianeta stesso, poi, ognuno offriva le proprie ipotesi, spesso in contrasto fra loro, ma ai fini pratici della gente comune poco importava conoscere simili dettagli: l’importante era comprendere e sapere che tutte le terre erano circondate dall’acqua, dalla presenza del mare, come fossero parte di un vasto arcipelago nel quale i continenti, Hyn, Myrgan e Qahr, si offrivano come isole maggiori. Tre erano, infatti, le maggiori terre emerse sulla superficie del mare, tanto vaste e ricche di variegata natura da essersi nel tempo frammentate in dozzine di diversi regni, con proprie culture, proprie regole, proprie convinzioni religiose, propria storia: ma al di là dei regni, delle culture, delle regole, delle convinzioni religiose e della storia, al di là della fisicità stessa dei continenti, una forza primordiale, un potere incontrollabile accomunava tutto ciò che esisteva nel mondo. E questo era il mare.

Nonostante anche il territorio sotto la giurisdizione di Kriarya, nel regno di Kofreya, si affacciasse sul mare nel proprio confine sud-est, la presenza insorta della palude di Grykoo aveva reso impraticabile tale via, distruggendo nel corso del tempo ogni tradizione marittima che avrebbe potuto essere stata lì presente in passato. Chiunque da quella zona avesse voluto intraprendere un viaggio in nave avrebbe dovuto pertanto spostarsi innanzitutto via terra alla ricerca di una costa, diversa da quella del terreno maledetto della palude, e di città portuale. E solo due, da quel punto del continente, risultavano essere le alternative quindi offerte nel voler minimizzare la durata del tragitto terrestre e nel voler evitare di oltrepassare il confine con Y’Shalf, con cui Kofreya era impegnata da anni in una violenta e distruttiva guerra: Lysiath, sotto il controllo kofreyota, e Seviath, appartenente al regno di Tranith. Entrambe le città, invero, vennero originariamente fondate all’interno dei confini di Tranith, ma nel corso dei secoli la prima fu ceduta al controllo di Kofreya: tale alienazione, se da un lato aveva riaperto al regno beneficiario uno sbocco marittimo verso meridione, dall’altro aveva diviso il territorio tranitha in due penisole fra loro separate ed impossibilitate a qualsiasi comunicazione diretta se non via mare. Lysiath, in realtà, non presentava comunque un contatto immediato sulla costa, situandosi troppo lontana dalla stessa e vedendo conseguentemente delegate le proprie attività portuali ad un centro minore: al contrario, Seviath si ergeva completamente sul litorale risultando, anche grazie alla posizione protetta offerta dal golfo ad essa frontale, uno dei migliori e più frequentati crocevia nautici del versante sud-ovest del continente.
Da una tale situazione geografica risultava pertanto evidente la scelta di Seviath come destinazione di passaggio per ogni viaggiatore, mercante o avventuriero che da Kriarya avesse desiderato raggiungere la costa e da lì partire per il resto del mondo conosciuto, o viceversa: nessuna frontiera, del resto, si sarebbe frapposta a rallentare il cammino da e verso tale meta, in conseguenza di un clima politico assolutamente collaborativo e pacifico esistente fra i due regni confinanti. A differenza di Kofreya, Tranith nella propria storia recente e remota non ricordava infatti grandi guerre o desideri di predominazione: forse complice l’intrinseca natura dedicata al mare, con un territorio a metà insulare ed a metà peninsulare, essa aveva da sempre preferito attività di commercio e di pesca a quelle militari, arrivando a stipulare anche patti a proprio svantaggio pur di evitare conseguenze belliche. Lo stesso territorio di Lysiath era stato ceduto ai sovrani kofreyoti senza colpo ferire per tale ragione: la modifica dei confini fra i due regni venne sancita come controparte alla stipulazione di un trattato di pace che avrebbe impegnato Kofreya a non intraprendere azioni militari di alcun genere nei confronti di Tranith almeno fino a quando, testualmente, nella palude di Grykoo non fossero tornati a germogliare i fiori ed i pesci non avessero ripreso a nuotare nelle acque tornate trasparenti. Una serenità, quindi, praticamente eterna, almeno nei propositi delle parti in causa.

Avendo necessità di raggiungere una città portuale per fare rotta verso l’isola di Dairlan, situata lungo la costa nord-ovest del continente, Midda Bontor, donna guerriero nonché mercenaria, e Camne Margue, sua protetta, seguirono la soluzione più semplice, che apparve essere anche la migliore.
Esse diressero il proprio cammino verso Seviath, ponendosi al seguito di una carovana commerciale partita da Kriarya pochi giorni prima: la mercenaria, in cambio di un posto per se stessa e per la propria compagna in tale convoglio, offrì i propri servigi di guerriera, in uno scambio di favori che non poté lasciare insoddisfatti i mercanti della carovana, più che lieti di averla al proprio fianco, e che, in realtà, non le richiese alcun impegno. Il viaggio, infatti, ebbe modo di dimostrarsi assolutamente tranquillo, nel percorrere vie già note e normalmente sicure, concedendo così alla donna la possibilità di riposare il proprio fisico e curare le proprie ferite, conseguenza delle sue ultime disavventure, opportunamente nascoste sotto un amplio manto per non offrire notorietà di tale debilitata condizione presso i nuovi compagni di viaggio.

4 commenti:

Palakin ha detto...

Hmmm... forse un indicazione del cambio di capitolo sarebbe risultato più chiaro... ;)

Sean MacMalcom ha detto...

Hai sicuramente ragione.^_______^
Non ho voluto indicarlo in maniera esplicita per non dare però l'impressione di una separazione netta fra le storie, dato che vorrebbero a tutti gli effetti essere una narrazione continua. ^_^"

Devo studiare il modo, però, di poter rendere più evidenti queste situazioni... ed anche aiutare magari il lettore a raccapezzarsi su che diavolo sia questo blog. Dopo due mesi direi che sarebbe anche doveroso farlo.
Ci sto pensando da un po'... devo trovare una soluzione!

Palakin ha detto...

Mi spiace, ma non saprei cosa consigliarti... ^_^;;;;

Sean MacMalcom ha detto...

Ho una mezza idea... ma in questi ultimi tre giorni il lavoro è stato particolarmente intenso che solo per PUBBLICARE (non scrivere, pubblicare!) gli episodi del giorno ci metto sempre ore intere!
L'episodio di oggi (scritto ieri notte) è dalle 8.40 che cerco di postarlo! =.=""""