11 gennaio 2008 - 11 gennaio 2018: dieci anni con Midda's Chronicles!

Midda Bontor: donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione.
In una realtà dove l'abilità nell'uso di un'arma può segnare la differenza fra la vita e la morte
e dove il valore di una persona si misura sul numero dei propri avversari uccisi,
ella vaga cercando sempre nuove sfide per offrire un senso alla propria esistenza.


Dall'11 gennaio 2008, ogni giorno un nuovo episodio,
un nuovo tassello ad ampliare il mosaico di un sempre più vasto universo fantastico...
... in ogni propria accezione!

Scopri subito le Cronache di Midda!

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Dopo la conclusione della 52° avventura di Midda, che ci ha accompagnato negli ultimi due mesi con il titolo L'uomo incacape a morire, inizia oggi la 53° avventura della nostra ex-mercenaria preferita: un'avventura, vi renderete presto conto, molto particolare, e che, nostro malgrado, potrebbe scoprirsi essere qual l'incredibile e disturbante conclusione di un viaggio durato più di dieci anni!
Non aggiungo altro, e vi lascio all'episodio 2700 della serie regolare dal titolo... Il risveglio.

Buona lettura!... e grazie a tutti!

Sean, 16 ottobre 2018

venerdì 28 marzo 2008

078


« C
ome riesco ancora a leggerti nel cuore e nella mente? » sorrise Salge, esplicitando la domanda formulata in forma più compatta dalla donna « Non è difficile, sai? In fondo sei stata tu ad allontanarti da me… non il contrario. »

Midda restò per un momento in silenzio a quelle parole, tornando a volgere lo sguardo alle increspature delle lievi onde sulla superficie delle acque: il golfo in cui si stavano inoltrando offriva un riparo naturale dalle forti intemperie marine, ma questo non impediva ugualmente a qualche onda di mostrare la propria spuma, soprattutto in prossimità di secche o scogli. Riflesso nei di lei occhi di ghiaccio era così un orizzonte azzurro sconfinato, oltre il quale non ci si riusciva a spingere ad osservare la costa di ponente, una quiete superficie in alcuni tratti tanto perfetta da spingere a pensare di potervi camminare o correre sopra, non diversamente da ciò che compiva la Jol’Ange, per superare ogni umano limite, per esplorare l’ignoto e, forse, in esso trovare finalmente pace.
La donna guerriero sapeva che le parole dell’uomo corrispondevano ineccepibilmente al vero, era consapevole del proprio ruolo attivo e fondamentale nella conclusione del loro rapporto passato, ma non poteva evitare di domandarsi se non avesse compiuto un errore, se non fosse stata sciocca nel fuggire da quella vita, da quella tranquilla quotidianità che in pochi giorni le aveva permesso di ritrovare una sincera serenità interiore, le aveva concesso di tornare a sorridere e ridere per ragioni forse sciocche, per battute sicuramente banali, ma di quella leggerezza, di quella semplicità utile a poter vivere un’esistenza più piacevole, non offuscata da mille pensieri, da troppi problemi. Insieme al nuovo equipaggio della goletta aveva ricordato, aveva ritrovato una fanciullezza troppo presto scordata, sogni troppo presto abbandonati.
Ma in quei pensieri, in quelle nostalgie, il di lei sguardo ricadde inconsciamente sul proprio braccio destro, sul metallo nero e scintillante di rossi riflessi in cui poteva specchiare il proprio viso, la propria cicatrice sull’occhio sinistro: in quei segni, ella non poteva, non riusciva, non voleva dimenticare le ragioni che l’avevano condotta a compiere una determinata scelta, le motivazioni che l’avevano sospinta ad abbandonare quel passato, quella parte della propria vita.
Ed un senso di amarezza la colse, inevitabile come l’alternarsi fra il giorno e la notte.

« Ora dovresti pensare a Berah… non a me. » rimproverò ella, scuotendo il capo « Cosa fai qui? »
« Amo Berah alla follia. » precisò l’uomo con serietà nella voce e sincerità nelle parole « Ma ciò non eliminerà mai l’affetto che provo per te, amica mia. » continuò sereno nel tono e nell’animo.
La donna non poté evitare di offrire un caldo sorriso in reazione a quell’affermazione, ovviamente più che apprezzata nel di lei cuore tutt’altro che freddo per quanto potessero altrimenti pensare i suoi nemici e la quasi totalità dei suoi conoscenti.
« In merito alla tua domanda, poi… beh… sono qui per ricondurti alla disciplina, ovviamente! Questa è la mia nave e tu stai oziando invece di pensare ai tiranti di quella vela! » esclamò il capitano, puntando i piedi ed indicando la rossa stoffa sopra le loro teste « Al lavoro, marinaia… o giuro su Tarth che ti farò spaccare le ginocchia nel tirare a lucido questo ponte! »
« Signorsì, signore. » sorrise la donna, ubbidendo immediatamente agli ordini del proprio comandante.

Secondo la programmazione stabilita da Salge per i turni dell’equipaggio, Midda era stata inclusa nel secondo gruppo di lavoro insieme a Tamos e Masva: nel primo gruppo, invece, erano presenti Camne, Av’Fahr e Berah mentre nel terzo i restanti Ron-Hun e Ja’Nihr. I tre gruppi si sarebbero alternati in rigidi turni di sedici ore, divisi fra mattina, pomeriggio e notte, concedendosi in conseguenza le otto ore restanti per il riposo fisico: quella era la dura vita di coloro che si votavano al mare, per la pesca, per il trasporto di merci e persone, o per la ventura, come nel loro caso.
Nulla a bordo della goletta, in quello spazio che a volte sembrava immenso ed altre fin troppo stretto, poteva essere affidato al caso, poteva essere dato per scontato e la distrazione di un solo membro dell’equipaggio avrebbe potuto costare la vita a tutti gli altri. Intraprendere la via del mare, infatti, era da sempre un vero e proprio salto nel buio, un balzo compiuto verso un abisso sconosciuto il cui fondo non poteva essere scorto: una sola imprecisione di movimento, un singolo arto non controllato e la morte sarebbe giunta tanto rapida da non poter quasi essere avvertita, nel migliore dei casi, o sadicamente lenta ed inesorabile in indescrivibili dolori ed orrori, nel peggiore.

« Scommetto che già rimpiangi la vita di terra. » esclamò Ja’Nihr verso la mercenaria, posta sul fianco opposto a lei a controllare e gestire i tiranti delle rosse vele.
« Parli con me, cacciatrice? » sorrise ella in risposta, aggrottando la fronte con aria simulatamene perplessa.
« Dopo tutto questo tempo lontana dal mare devi essere decisamente arrugginita… se ti viene un po’ di nausea non ti preoccupare: è normale. » la stuzzicò con scherzosa malizia.
« Ehy… voi due… » intervenne Salge, interrompendole con la serietà dovuta dal ruolo di comandante « Invece di distrarvi pensate a lavorare. Issate la vela maestra di altri due metri… il vento ci è favorevole! »

Nessuna parola fu offerta in replica a quell’ordine, nel momento in cui entrambe le donne scattarono verso l’albero al centro della nave, per sciogliere rapidamente la fune alla quale era legata la vela sul proprio lato superiore e poterla così sollevare come richiesto dal capitano: come non raramente poteva accadere, però, un’improvvisa raffica di vento portò la stessa corda ad incastrarsi maldestramente nei propri passanti, bloccando ogni possibilità di movimento per la stoffa in una posizione tale per cui alcuna possibilità di intervento era concessa dal basso.

« Vado io. » commentò la donna guerriero, con un’insolita nota di entusiasmo.

Senza perdere un solo istante, prima che la compagna potesse precederla o fermarla, Midda si slanciò verso la balaustra della goletta, a raggiungere le sartie per iniziare ad arrampicarsi lungo di esse verso la cima dell’albero maestro: se metà di quel gesto fu suggerito dall’istinto di un’epoca mai dimenticata nel suo cuore, l’altra metà di tale azione derivò dal desiderio di dimostrare ai compagni ma soprattutto a sé stessa di essere ancora in grado di vivere per mare. Come se per la durata della propria intera esistenza non avesse mai fatto altro, ella parve più simile a ragno che a donna nel risalire lungo la fune di canapa, rapida ed efficiente, in perfetto equilibrio nonostante i naturali e continui movimenti della nave e l’impeto del vento: sicuramente quella non era l’azione più complessa e completa per dar luce alle proprie immutate capacità marinaresche, ma altrettanto certamente lo spettacolo offerto da quell’ascesa tanto esemplare non poté non lasciare giustamente colpiti i presenti, ricordando loro che il passato della mercenaria a bordo di quella nave risaliva ad ancor prima del loro, precedente anche alla loro consapevolezza dell’esistenza stessa della Jol’Ange. Così, nel tempo scandito da pochi battiti di cuore, la donna guerriero, ritornata marinaia, aveva raggiunto la propria meta e disciolto l’inatteso nodo, liberando la vela e permettendo alla compagna sotto di lei di sistemarla nella posizione desiderata dal capitano.

« Scusami… dicevi in merito alla nausea? » domandò ironicamente verso Ja’Nihr, ad alta voce dalla cima dell’albero maestro, lasciandosi appena dondolare appesa alle sartie.
« Per Gehah’Ad… » sussurrò la donna d’ebano, sorridendo ed appena scuotendo il capo.

2 commenti:

tanabrus ha detto...

Ed ecco un altro pezzo del passato di Midda. Era marinaia lì PRIMA di diventare avventuriera, e lo diventò in seguito a qualcosa che l'ha portata ad assomigliare a Cable :P

Di sicuro non sarà stata l'avventura di lei seminuda, visto che ne parla con naturalezza... chissà che le è successo!

Sean MacMalcom ha detto...

LOL!!!

Non avevo assolutamente pensato ad un parallelismo con Cable! :)))