11 gennaio 2008 - 11 gennaio 2018: dieci anni con Midda's Chronicles!

Midda Bontor: donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione.
In una realtà dove l'abilità nell'uso di un'arma può segnare la differenza fra la vita e la morte
e dove il valore di una persona si misura sul numero dei propri avversari uccisi,
ella vaga cercando sempre nuove sfide per offrire un senso alla propria esistenza.


Dall'11 gennaio 2008, ogni giorno un nuovo episodio,
un nuovo tassello ad ampliare il mosaico di un sempre più vasto universo fantastico...
... in ogni propria accezione!

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Doh... era da un po' che non aggiornavo le news... e nel frattempo ha fatto in tempo a esserci la conclusione della 50° avventura (Il tempo del sogno), l'inizio e la conclusione della 51° avventura (Giochi di guerra) e l'inizio della 52°... L'uomo incapace a morire.

Buona lettura!... e buone ferie a tutti!

Sean, 16 agosto 2018

venerdì 6 marzo 2009

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« S
ei così in preda al terrore da non riuscire più a parlare, schiava? » domandò un altro fra i guerriglieri, mantenendo il tono già adottato dal proprio compagno ed, anzi, accentuando il disprezzo contenuto in esso ed il proprio chiaro sentimento di scherno.
« Forse è muta… o le hanno tagliato la lingua. » propose un'altra voce nel gruppo, senza comunque voler dimostrare, in ciò, alcuna premura nei confronti del soggetto in questione « Poco male… » riprese, forse nel desiderio di non lasciare dubbi in merito al concetto già offerto quale implicito « Almeno non potrà gridare quando pagherà per le colpe dei porci che si ostina a servire! »
« Speriamo che non sia troppo brutta. » si augurò un altro ancora, muovendosi attorno alla donna simile ad un avvoltoio sopra una carogna, quasi stesse tentando, invano, di spingere il proprio sguardo oltre la stoffa scura che la ricopriva integralmente « Se avesse perso la parola a seguito di qualche pestaggio o, peggio, di una tortura, potrebbe non offrirsi molto compiacente per i miei gusti. »
« Questi burqa sono una maledizione per dei poveri disgraziati come noi… lo comprendi? » rise uno fra loro, rivolgendosi direttamente alla propria preda « Voi camminate in giro apparendo tutte uguali, e noi non abbiamo modo di sapere cosa ci nascondiate lì sotto almeno fino a quando non ve li strappiamo di dosso. »
« Per quanto mi riguarda, è sufficiente che non sia troppo vecchia… » discriminò, in replica, un suo compagno, scuotendo il capo « Se fosse come l’ultima non riuscirei proprio ad avere il fegato di combinarci qualcosa… a quel punto sarebbe sicuramente meglio ammazzarla in fretta e liberarsi del suo corpo senza troppo giochetti. »
« Secondo me siete un branco di idioti… » tornò a parlare colui che già aveva offerto chiari segni di apprezzamento in merito ai ben pochi dettagli fisici offerti al loro sguardo dalla vittima « Due occhi di questo genere non potrebbero essere associati ad una cagna priva di fascino. E guardate la sua postura, la fierezza che, nonostante tutto, sembra non abbandonarla neanche ora… »
« Forse non è semplicemente una schiava… potrebbe addirittura essere di nobili origini! » ipotizzò a quel punto uno degli altri.
« Nobile o no, una volta che sono nude e sdraiate a terra si rivelano essere tutte uguali… » continuò sguaiatamente il più ridanciano del gruppo « Anche lei non farà differenza! »

In parole come quelle tanto liberamente pronunciate, in desideri come quelli tanto allegramente espressi dal gruppo a sé antistante, Midda non poteva evitare che provare non solo fastidio, ma reale disgusto nei confronti dell’istituzione di cui erano parte. Ella non aveva mai desiderato giudicare o condannare la guerriglia y’shalfica, così come alcuna altra organizzazione del genere, per i gesti, per le azioni, per le bassezze di pochi elementi fra loro, di casi forse isolati in un gruppo comunque troppo vasto, in un movimento troppo ampio per essere efficientemente controllato: ma, per quanto razionalmente tentasse di restare obiettiva nei loro confronti, in virtù di un clima troppo diverso fra i due regni e di incontri come questo, non avrebbe mai potuto considerare quella forma di resistenza al medesimo livello del brigantaggio kofreyota. Non che i briganti si mantenessero sempre nel giusto, non che ogni loro azione fosse rivolta perennemente ad offrire una vita migliore per tutti, ma almeno, in Kofreya, essi si ritrovavano vittime di violenze da parte dei rappresentati del governo che avevano rifiutato e non, prepotentemente e volontariamente, carnefici come i loro colleghi in Y’Shalf.

« Silenzio ora! »

In simili, semplici parole si impose colui che per primo si era rivolto nella direzione della mercenaria, arrestandone il cammino: egli, fino a quel momento, era stato il solo ad aver offerto dimostrazione di un minimo di autocontrollo, l’unico fra i propri compagni a non essersi lasciato andare gratuitamente in molestie nei confronti della donna da loro fermata, praticamente catturata. E, probabilmente in virtù di una sua posizione di comando in quel gruppo, tutti gli altri si arrestarono di colpo a quella richiesta, zittendosi e disponendosi così tranquilli per non essere d’ostacolo, quasi a non voler incorrere un secondo richiamo.

« Hai idea di chi siamo, schiava? » domandò, avanzando di un passo in direzione della mercenaria, mantenendo il proprio tono tranquillo, moderato, e proponendosi, in ciò, forse quale il più pericoloso in quella combriccola, meno impulsivo rispetto ai propri compagni, non vittima delle proprie emozioni come gli altri.

Forse proprio in conseguenza del confronto con quell’uomo, forse nel raggiungere la consapevolezza di come a nulla sarebbero valsi eventuali tentativi di dissimulazione con loro, nella volontà di evitare il ricorso allo scontro diretto, fu allora che la Figlia di Marr’Mahew decise di rompere il velo di silenzio dietro il quale si era celata fino a quel momento, offrendo parole apparentemente di supplica ma, sostanzialmente, di perentoria ingiunzione a non procedere oltre, a non abusare della sua pazienza.

« Vi prego di lasciarmi proseguire nel mio cammino. Non ho nulla contro voi o la vostra causa… » pronunciò con voce forte, decisa, non desiderando in alcun modo celare la propria intrinseca marzialità.
Un istante di indecisione sembrò colpire l’uomo a seguito di tale affermazione, in conseguenza a quelle parole, alle quali rispose commentando: « Toni insoliti per una schiava… »
« Vi prego di lasciarmi proseguire nel mio cammino. Non ho nulla contro voi o la vostra causa… » ripeté Midda, quasi fosse un déjà vu, mantenendo inalterata la propria voce, immobile il proprio corpo.
« Hai paura? » riprese il capo dei guerriglieri, fissando i propri occhi, in tonalità di verde, in quelli di ghiaccio della propria presunta vittima, colei che forse già iniziava a dubitare quale tale, come idonea a simile ruolo « Dovresti averne… chiunque altro al tuo posto sarebbe terrorizzata in questo momento, ma non riesco ad intuire terrore nel tuo sguardo, non riesco a leggere panico nel tuo animo. »
« Vi prego di lasciarmi proseguire nel mio cammino. Non ho nulla contro voi o la vostra causa… » insistette per la terza volta la mercenaria, lasciando trapelare, ora, nella propria voce, nella propria pronuncia, una parte del proprio accento occidentale, estraneo a quello y’shalfico dimostrato fino a quel momento.

Come pocanzi era avanzato verso di lei, così ora l’uomo si ritrasse, ritornando al punto da cui era partito, ponendo distanza fra loro ma dimostrando, nonostante ciò, un evidente segno di inquietudine solo attraverso la fugace contrazione delle proprie pupille nere al centro delle lucenti iridi, impercettibile a chiunque al di fuori della propria controparte. E nel mentre in cui i suoi compagni continuavano a mantenere il silenzio, e le posizioni assunte a circondare la preda, la vittima ipoteticamente catturata, egli si concesse per un momento incerto su come agire, su cosa comandare, quasi avesse intuito istintivamente il pericolo incarnato nella figura innanzi a se ma, al tempo stesso, quasi si rifiutasse di prestare ascolto a tale sensazione, ritenendola assurda, irrazionale. Ma la situazione, giunta a quel punto estremo, nel vedere tutti i pezzi disposti sulla scacchiera in maniera tanto aperta, così dichiarata, ormai non avrebbe potuto essere risolta in alcun modo diverso da quello preventivato. Tanto l’uomo, quanto probabilmente la sua avversaria, erano consci che solo una replica sarebbe potuta essere così giustificata all’affermazione insistente della mercenaria, solo una frase sarebbe stata accettata da tutti gli altri lì presenti: impossibile, anzi, sarebbe stato negarla loro, rifiutarla, dove se anche egli avesse voluto ritirarsi, se anche avesse voluto evitare il confronto con la minaccia rappresentata da quella donna misteriosa, non avrebbe più potuto agire in tal senso senza perdere il rispetto dei propri compagni, e, in conseguenza, senza comunque evitare quanto ormai divenuto destino.

« Tu oggi morirai… » dichiarò, a conclusione di tale analisi, esprimendosi con forzata quiete, rinnovata freddezza « Tutti noi abuseremo di te e poi ti uccideremo, lasciando il tuo corpo stuprato sulle rive di quel fiume, dove i tuoi padroni potranno ritrovarti e ricevere il nostro messaggio, comprendere che mai dovranno commettere l’errore di sentirsi al sicuro da noi, dalla nostra azione… »

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