11 gennaio 2008 - 11 gennaio 2018: dieci anni con Midda's Chronicles!

Midda Bontor: donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione.
In una realtà dove l'abilità nell'uso di un'arma può segnare la differenza fra la vita e la morte
e dove il valore di una persona si misura sul numero dei propri avversari uccisi,
ella vaga cercando sempre nuove sfide per offrire un senso alla propria esistenza.


Dall'11 gennaio 2008, ogni giorno un nuovo episodio,
un nuovo tassello ad ampliare il mosaico di un sempre più vasto universo fantastico...
... in ogni propria accezione!

Scopri subito le Cronache di Midda!

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Doh... era da un po' che non aggiornavo le news... e nel frattempo ha fatto in tempo a esserci la conclusione della 50° avventura (Il tempo del sogno), l'inizio e la conclusione della 51° avventura (Giochi di guerra) e l'inizio della 52°... L'uomo incapace a morire.

Buona lettura!... e buone ferie a tutti!

Sean, 16 agosto 2018

sabato 28 marzo 2009

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I
l piano nel quale Midda aveva deciso di riporre la riuscita della propria azione, della propria missione, probabilmente non si sarebbe potuto considerare quale particolarmente elaborato, incredibilmente complesso, dove a tutti gli effetti esso si propose essere la più banale linea d’azione che mai avrebbe potuto elaborare. Non troppe, del resto, si sarebbero potute conteggiare le alternative a lei riservate ed, in ciò, ella aveva deciso in favore della più diretta, di quella attraverso la quale era certa di poter giungere ad un risultato: forse non ottimale, ma pur sempre un risultato. Armata con la propria spada, forte di tale contatto al punto tale da potersi sentire quasi invulnerabile innanzi al mondo intero, la mercenaria scelse per la soluzione dello scontro a testa bassa, puntando a porre fuori combattimento, uno dopo l’altro, tutti i propri possibili avversari, nel giungere fino alla principessa e, così, liberarla dal pericolo. Se fosse stato necessario, giunta a questo punto, li avrebbe uccisi tutti, uno dopo l’altro, non per un qualche contrasto personale, non per un qualche interesse politico ma, semplicemente, per garantire al proprio incarico la possibilità di giungere a compimento come desiderato.
Dovendo scegliere fra due diverse fazioni di nemici contro cui offrire le proprie energie, ella decise di iniziare ad impiegare la propria attenzione ai guerriglieri che occupavano il versante più esterno, coloro a cui era stato affidato il compito di preservare l’edificio dell’harem da ogni possibile pericolo per il loro scopo, per il compimento del loro obiettivo. Dove tale possibilità sarebbe potuta apparire quale inutile, incapace ad offrirle un reale vantaggio nel confronto con quella milizia e nel salvataggio della propria protetta, imponendole al contrario una chiara perdita di tempo, la quale avrebbe potuto concorrere solo a suo svantaggio, la donna guerriero volle attraverso ciò garantirsi una possibilità di rapida evasione da quella trappola, dove le fosse stato necessario aprirsi con l’utilizzo della forza bruta una via di fuga attraverso i propri avversari: nell’eliminare preventivamente ogni ostacolo su quel perimetro, pertanto, ella avrebbe evitato la sgradevole eventualità di ritrovarsi, nel momento più inopportuno, a dover ancora reclamare quelle stesse vite. Così, con movenze feline, con passi leggeri e delicati, ella si spostò fra i corridoi e le stanze, simile ad ombra nella notte, scivolando impalpabile quasi fosse spettro, fino a portarsi alle spalle di ognuno dei guerriglieri, negando loro la vita con efficienza e sistematicità. La sua spada, azzurra nei propri riflessi, affilata lungo la propria lama, non concesse ad alcuno fra loro pietà, non si propose alcun dubbio in merito a simile modo di agire, da un punto di vista umano o morale: conscia, del resto, che da alcuno fra loro ella avrebbe potuto attendersi un trattamento migliore, la scelta a favore di quelle eliminazioni fu naturale, lontana da qualsiasi possibilità di rimorso così come da qualsiasi falso principio. La Figlia di Marr’Mahew, in quella notte così come sempre nel corso della propria esistenza, non stava agendo al fine di preservare un ideale, proteggere un valore, quanto, semplicemente, seguendo il proprio desiderio, la propria volontà, nel preservare la propria stessa esistenza da coloro che avrebbero bramato di negarla. Incerta fra celare i cadaveri dei guerriglieri o svelarli al mondo a loro circostante, nel generare di conseguenza l’allarme all’interno di tutta la città, ella scelse per la prima alternativa almeno fino a quando non fu certa di aver condotto alla morte tutti gli uomini preposti a quel compito di sorveglianza, non desiderando generare, in maniera complementare ma, per lei, meno gradevole, un allarme anche all’interno dell’edificio oltre che all’esterno, rendendo il tutto più difficile per il conseguimento dei propri scopi.
Tutto parve procedere per il verso migliore, nel costante decremento del numero costitutivo di quel gruppo di guerriglieri sotto la sua azione, almeno fino a quando il fato non sembrò voler forzare la mano della mercenaria, ponendola innanzi ad un imprevisto…

« Ehy… ma cosa…?! »

Tale fu la voce che giunse completamente inattesa alle sue orecchie nel mentre in cui ella si stava impegnando nel celare il corpo privo di vita dell’ultimo avversario ucciso, fuoriuscendo dalla gola di un compagno del medesimo, un altro evidentemente sfuggito al suo controllo. E non fu, tanto, quel singolo individuo a concedere preoccupazione alla mercenaria, dove ella non gli permise neppure di concludere la frase ancora in corso, grazie alla quale ne aveva rilevato la presenza, sottraendogli rapidamente la vita dal corpo, quanto piuttosto il di lui stesso intervento dove ella non aveva previsto che vi sarebbe potuto essere: volendo negare la possibilità che si potesse essere sbagliata nei propri calcoli, nella rilevazione delle posizioni avversarie lungo l’intero perimetro esterno, l’unica giustificazione utile a spiegare il suo arrivo si concesse essere nel vederlo provenire dalla sala centrale, forse inviato lì per comunicare con i compagni lasciati a difesa esterna o, forse, per innumerevoli altre ragioni.

« Thyres… » si lamentò quasi stesse rivolgendosi al nemico appena reso cadavere, ripulendo nel contempo nuovamente la propria lama macchiatasi di caldo sangue a compimento di quell’ennesima morte « Non avresti potuto concedermi ancora un po’ di tempo? Razza di sciagurato… »

Dove, infatti, l’uomo fosse giunto dalla sala interna, tale improvvisa evoluzione avrebbe comportato per lei un deciso ostacolo: se, infatti, egli non avesse fatto ritorno nell’arco di tempo concordato con i propri compagni, un’idea su quanto stesse accadendo non sarebbe mancata ai medesimi, spingendoli addirittura ad immaginare scenari tanto negativi nei loro riguardi tali da indurli a liberarsi rapidamente degli ostaggi, vanificando tutti gli sforzi che l'avevano vista impegnata fino a quel momento.
In ciò, pertanto, il tempo a disposizione della donna guerriero parve improvvisamente essere stato completamente azzerato, rendendo inutili altri eventuali preparativi, altre ulteriori tattiche: in verità tutto ciò che aveva desiderato compiere prima di prendere d’assalto il nucleo dell’edificio era già stato compiuto, nell'eliminazione di tutti i guerriglieri a guardia del perimetro esterno, ed in questo ella avrebbe anche potuto evitare rimpianti verso il tempo negatole. Ma il ritrovarsi costretta, non in conseguenza a sue dirette azioni, a restare in balia degli eventi, peggio ancora dove questi ultimi associati a un gruppo di folli rivoluzionari senza alcun desiderio di sopravvivenza per se stessi, non avrebbe mai potuto concederle soddisfazione, non avrebbe potuto mai offrirle la stessa tranquillità d’azione che, altrimenti, aveva cercato di ritagliarsi con quanto attuato. Ponendo da parte le proprie lamentele, a puro titolo personale, ella decise di avviarsi verso la conclusione di quella spiacevole serata, per affrontare l’ultimo grande ostacolo rappresentato da pochi guerriglieri e troppe loro potenziali vittime.

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