11 gennaio 2008 - 11 gennaio 2018: dieci anni con Midda's Chronicles!

Midda Bontor: donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione.
In una realtà dove l'abilità nell'uso di un'arma può segnare la differenza fra la vita e la morte
e dove il valore di una persona si misura sul numero dei propri avversari uccisi,
ella vaga cercando sempre nuove sfide per offrire un senso alla propria esistenza.


Dall'11 gennaio 2008, ogni giorno un nuovo episodio,
un nuovo tassello ad ampliare il mosaico di un sempre più vasto universo fantastico...
... in ogni propria accezione!

Scopri subito le Cronache di Midda!

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Dopo la conclusione della 52° avventura di Midda, che ci ha accompagnato negli ultimi due mesi con il titolo L'uomo incacape a morire, inizia oggi la 53° avventura della nostra ex-mercenaria preferita: un'avventura, vi renderete presto conto, molto particolare, e che, nostro malgrado, potrebbe scoprirsi essere qual l'incredibile e disturbante conclusione di un viaggio durato più di dieci anni!
Non aggiungo altro, e vi lascio all'episodio 2700 della serie regolare dal titolo... Il risveglio.

Buona lettura!... e grazie a tutti!

Sean, 16 ottobre 2018

domenica 6 aprile 2008

087


D
opo l’ultimo saluto alla Bal’Fair ed al suo equipaggio, la Jol’Ange riprese il proprio viaggio verso nord, con meno serenità rispetto al giorno precedente ma con l’assoluta consapevolezza di non poter far gravare la triste fine di quegli uomini e donne sul proprio destino: quella era la vita dei figli del mare, come Salge aveva ricordato, e tutti loro ne avevano accettato i rischi e le responsabilità il giorno stesso in cui avevano salutato per la prima volta le certezze offerte dalla terraferma, rinnovando ad ogni nuova partenza l’impegno assunto per la propria intera esistenza.

« Se i venti continueranno ad esserci favorevoli, entro tre giorni dovremmo raggiungere il nuovo porto… » commentò Noal, la sera successiva all’incontro imprevisto, mentre i due gruppi di turno in quel momento consumavano la propria cena sul ponte stesso della goletta, senza abbandonare i rispettivi incarichi.
« Concordo… » annuì il capitano, spaziando con lo sguardo ad ognuno dei presenti.

Tamos, normalmente introverso nel proprio relazionarsi con i compagni, dal momento della celebrazione funebre era apparso particolarmente silenzioso, chiuso in se stesso come mai prima: se nelle ore pomeridiane tutti avevano rispettato lo stato d’animo in cui comprensibilmente il giovane poteva essere precipitato, giunta a sera Masva non volle continuare a fingere d’ignorare quella situazione ed, approfittando dell’incarico a lei spettante di riordinare tutte stoviglie, tentò di parlare con il compagno.

« Ehy… come va? » sorrise la giovane dai corti capelli rossi.
« Io? » domandò il guercio, sollevando il viso verso di lei e tendendo la mano per riconsegnarle la propria ciotola del cibo ormai svuotata « Tutto bene. »
« Sicuro? » insistette ella, aggrottando appena la fronte « Sembri strano… più del solito, per lo meno. »
« Grazie per la sincerità… » abbozzò un sorriso egli, in risposta « In effetti… non so… c’è qualcosa che non mi piace nell’aria. »
« Cosa intendi, Tamos? » intervenne Midda, inserendosi non invitata nel discorso, avendone colto le battute per lo spazio non così sufficientemente amplio sul ponte della nave ad assicurare un adeguato livello di intimità.
« Non lo so. » scosse egli il capo, tornando scuro in viso « E’ solo un’impressione, forse. »
« Che accade lì? » si inserì la voce di Salge, nel notare il piccolo assembramento.

L’unico occhio del giovane passò rapidamente dalla compagna alla donna guerriera, chiedendo senza parole di non porlo in ulteriore disagio con eventuali complicazioni: la mercenaria, pur non entusiasta all’idea di lasciare in sospeso quella questione, accennò un lieve assenso con il capo, imitata da Masva, nel voler rispettare la richiesta di Tamos.
Sebbene la donna non volesse accogliere con leggerezza un’”impressione”, come egli l’aveva descritta, abituata qual era ad affidare troppo spesso la propria intera esistenza ad simili sensazioni, non desiderava creare problemi di sorta al giovane, comprendendo che forse altri a bordo della nave avrebbero accolto tali emozioni con leggerezza, scaricandone la responsabilità sui fatti del giorno precedente: al contrario ella, con la propria intrinseca paranoia, non voleva commettere una simile imprudenza, a costo di allarmarsi inutilmente.

« Nulla, capitano! » sorrise, pertanto, la donna guerriero nel voltarsi verso Salge « Si disquisiva sulla pessima qualità della sbobba odierna… sbaglio o era il tuo turno in cambusa oggi? »
L’uomo, a quell’affermazione, restò per un momento fra il divertito e l’interdetto, salvo poi sbraitare: « Tornate al lavoro, razza di invertebrati! » al fine di non voler concedere soddisfazione all’antica amante « O per i prossimi tre giorni vi farò provare l’esaltante dieta del naufrago... ed allora vedremo se avrete ancora da ridire su come cucino! »

I tre, a quelle parole, ripresero rapidamente i propri incarichi, sorridendo per i toni quasi grotteschi assunti volontariamente dal loro capitano: ma dietro l’apparente serenità, nella mercenaria restò l’inquietudine trasmessale dal giovane marinaio, l’incertezza di un’impressione non meglio definita ma che, dalla di lui espressione e dai di lui silenzi, nulla di buono sembrava voler offrire.
E, purtroppo, prima che le fosse concessa l’occasione di indagare ulteriormente a riguardo, il fato girò nuove carte sul tavolo da gioco, lasciando concretizzare quelle sensazioni negative, quelle forse sciocche paure in qualcosa di tremendamente reale. Quando, infatti, la notte stava ormai iniziando a cedere il passo al giorno, segnando così un nuovo cambio di turno che avrebbe visto Midda, Tamos e Masva poter finalmente riposare ed essere sostituiti da Camne, Av’Fahr e Berah, un grido si levò nell’aria, in un misto fra folle dolore ed accecante rabbia. E la voce identificabile in tale terrificante richiamo fu quella del colosso d’ebano.
Immediatamente tutto l’equipaggio della nave scattò, quasi fosse un sol uomo, a seguire quel suono straziante, ridiscendendo nella stiva: in quel punto essi trovarono la massa muscolosa della schiena Av’Fahr, chino a terra, ripiegato in avanti e tremante di mille emozioni negative, al centro di una pozza di sangue. Le di lui forti braccia, quegli arti tanto potenti da poter forse abbattere un bufalo in corsa, apparivano strette in maniera delicata attorno ad un corpo dalla pelle a lui similare ma ricco di sinuose curve femminili per cui molti uomini non avrebbero potuto far altro che perdere il senno.

« Ja’Nihr… »

Un sussurrò collettivo, un gemito di sgomento, di incredulità, di irrazionale paura e conscio dolore attraversò le labbra di ognuno, nell’osservare un orrore a cui non avrebbero mai potuto essere pronti: ognuno di loro, chi più, chi meno, non era estraneo alla morte ed alla morte violenta, non era nuovo al sangue ed alle uccisioni. Ma, umanamente, la morte, la violenza ed il sangue sarebbero apparse sempre incredibilmente lontane da se stessi almeno fino a quando non avessero coinvolto persone vicine, conosciute, amate. Ed anche laddove lo spettacolo macabro dei resti lasciati dall’ippocampo, ancora vivo nei loro ricordi, appariva nauseabondo e rivoltante, ciò che era loro offerto in quel momento sembrò superare tale tragedia, come solo una morte in famiglia poteva condurre ad essere.
La cacciatrice delle terre centrali, la figlia dei deserti, con i propri occhi castano chiari e le labbra carnose, con i propri seni ricchi e sodi e le proprie gambe lunghe e tornite, con una voce sempre allegra ed una mentalità aperta ad ogni svolta del destino, giaceva priva di vita fra le braccia del fratello, circondata dalle persone che per lei erano diventate più di una famiglia, nel cuore della nave che aveva imparato a chiamare “casa”.
Ja’Nihr era morta.

2 commenti:

tanabrus ha detto...

Ma no!!! :(

La mia povera Ja'Nihr... :(

Sean MacMalcom ha detto...

:(

Non hai idea di quanto mi senta un verme per quello che è successo... :((