11 gennaio 2008 - 11 gennaio 2018: dieci anni con Midda's Chronicles!

Midda Bontor: donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione.
In una realtà dove l'abilità nell'uso di un'arma può segnare la differenza fra la vita e la morte
e dove il valore di una persona si misura sul numero dei propri avversari uccisi,
ella vaga cercando sempre nuove sfide per offrire un senso alla propria esistenza.


Dall'11 gennaio 2008, ogni giorno un nuovo episodio,
un nuovo tassello ad ampliare il mosaico di un sempre più vasto universo fantastico...
... in ogni propria accezione!

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Doh... era da un po' che non aggiornavo le news... e nel frattempo ha fatto in tempo a esserci la conclusione della 50° avventura (Il tempo del sogno), l'inizio e la conclusione della 51° avventura (Giochi di guerra) e l'inizio della 52°... L'uomo incapace a morire.

Buona lettura!... e buone ferie a tutti!

Sean, 16 agosto 2018

sabato 19 aprile 2008

100


« E’
una follia! » gridò Tamos, scuotendo il capo ed aprendo le braccia, come a voler dimostrare una propria innocenza nell’offrirsi così privo di difesa di fronte a loro « Mi accusi di aver ucciso Ja’Nihr solo per il mio silenzio? Per la mia natura non espansiva in opposizione a te? E’ questo il tuo metro di paragone: chi non ti eguaglia ti è nemico? »
« Non si tratta di ciò. » scosse il capo Midda, riabbassando la voce « E lo sai. »
« Ti avevo detto che sentivo che qualcosa non andava… per quello ero strano. » tentò di spiegare, con voce carica d’enfasi, con sguardo quasi lucido per le lacrime che in quel momento resero evidente un disagio interiore, forse in conseguenza del peso di una situazione non più gestibile.
« Certo: ne avevi parlato con me e con Masva, creandoti in tal modo un alibi perfetto per proteggerti da ogni sospetto: chi avrebbe infatti accusato proprio colui che per primo aveva annunciato presagi negativi. » rispose la mercenaria « Ma tu sei stato proprio l’unico a lasciare in più occasioni il ponte, prima con la scusa recuperare alcune funi, poi offrendoti volontario per la distribuzione dell’acqua a tutti noi. »
« Non è vero… » gemette egli, non riuscendo a trovare altre parole in propria difesa.
« Ja’Nihr non aveva motivo per temerti. » proseguì intransigente la donna, stringendo i denti in quelle parole « Dimmi… ella ha avuto la possibilità di comprendere che tu l’hai tradita prima di morire? Ha avuto l’occasione di guardarti in faccia e domandarti silenziosamente “perché”? »
Nessuna risposta, ora, uscì dalle labbra del giovane, vistosamente tremante davanti ad ella, diviso da un tremendo conflitto interiore, un’incertezza che Ron-Hun, suo complice, non aveva mai dimostrato.
« Quando poi l’omicidio è stato scoperto, mentre tutti noi siamo stati attirati, e distratti, dalla vista del cadavere, tu hai avuto l’occasione ed il tempo necessario a sostituire la vela di trinchetto con una di riserva, opportunamente preparata con la filastrocca “divina”. » continuò la mercenaria, scuotendo il capo « In effetti quelle parole non erano menzognere: una condanna era stata emessa contro tutti noi… ma non da parte degli dei e non per mano di fantomatici spettri. »
« Ma… come? » balbettò Masva, sconcertata a quell’ipotesi, a quella teoria di complotto « Perché? »
« Anche tu lavori per lei, non è vero? » incalzò Midda, fissando il guercio nel suo unico occhio « Approfittando della morte del vecchio equipaggio, tu e Ron-Hun siete stati infiltrati a bordo della Jol’Ange, guerrieri dormienti in attesa di un mio ritorno per poter compiere il vostro mortale dovere. Perché sapevate che prima o poi sarei tornata al mare, che prima o poi avrei avuto bisogno di una nave e che non mi sarei fidata di altra imbarcazione al di fuori di questa. Non è vero? »

Nessuno osò muovere un singolo muscolo, nonostante l’incessante violenza della tempesta attorno a loro, nonostante le sartie si tendessero al punto tale da potersi spezzare da un momento all’altro, nonostante la furia dei venti si scatenasse contro gli alberi con una forza tale da rischiare di spezzarli di netto.
Neanche Av’Fahr, ancora chino sul corpo morto del primo traditore con il proprio desiderio di sangue e vendetta nei confronto dell’assassino di sua sorella, osò accennare un minimo gesto: quella situazione, quell’assurdo complotto sembrava troppo complesso, troppo paradossale per apparire vero, ma nelle parole della donna guerriero era una logica chiara, un’evidente analisi dei fatti.

« Tamos…? » sussurrò appena Masva, rivolgendosi al compagno « Dimmi che non è vero… »
« Tu e Ron-Hun eravate gli unici spettri di questa nave. » concluse la mercenaria, portandosi di fronte all’avversario ed alzando il viso di lui con la propria mano sinistra « Non è vero? »
Ed il giovane, a quel punto, crollò a terra, lasciandosi riversare sul ponte bagnato della nave, coprendosi il viso ed il capo con le mani, atterrito dal dolore, dal senso di colpa per le proprie azioni: « E’ così. » ammise quasi inudibile.

Una collettiva esplosione di stupore seguì quell’affermazione, quella risposta: Tamos si stava dichiarando colpevole di fronte alle accuse di Midda, stava assumendo la piena responsabilità per la morte di Ja’Nihr e per l’attuazione di quella macchinazione incredibile ai danni dell’intero equipaggio, contro coloro che fino a pochi istanti prima avevano avuto assoluta fiducia in lui, che mai avrebbero sospettato qualcosa e che, probabilmente, se lui avesse negato tutto gli avrebbero anche creduto, giudicando irragionevole la ricostruzione altrimenti perfetta compiuta dalla donna guerriero.

« La Bal’Fair… » incalzò ella, piegandosi sopra di lui, senza apparente ira, senza evidente desiderio di violenza « … è stato un caso il nostro incontro con quella nave? »
« No… » scosse egli il capo chino.
« Come è possibile? » domandò Berah, frastornata da quelle rivelazioni « Vuoi dire che… »
« L’ippocampo. » annuì Tamos, sollevando appena lo sguardo verso di loro « E’ stata opera dei nostri compagni… opera del nostro capitano. »
« Voi avreste dovuto avere un solo capitano… » intervenne a quel punto Noal, ferito dalle parole del giovane marinaio « E quello era Salge! »
« Io gli volevo bene… » gemette a quel punto il traditore « Non volevo eseguire gli ordini… ma non ho avuto scelta. Voi non la conoscete… non avete idea di ciò che ella è in grado di fare. »
« Di chi stai parlando? » domandò Av’Fahr, non riuscendo a disprezzare in quel momento il compagno di un tempo, come invece avrebbe desiderato poter fare nella consapevolezza del ruolo di egli nella morte di sua sorella « Chi è che ti ha spinto a tanto? »
« Lei è… »

Ma prima che egli potesse avere il tempo concludere quella risposta, prima che gli fosse data la possibilità di spiegare le proprie azioni, una nuova e violenta onda investì la nave, con forza stravolgente, con impeto incredibile: chiunque, presente sopra il ponte della goletta priva di controllo, fu spazzato in conseguenza della propria potenza di quella marea, trascinato senza possibilità di opposizione lontano dalla solidità, dal riparo, dalla protezione della Jol’Ange. E Midda, unica a non essere legata come gli altri all’albero maestro dell’imbarcazione, nulla poté contro quella furia devastatrice.
L’ultima immagine che alla donna guerriero fu concessa di vedere fu quella del volto di Tamos, straziato dall’orrore più puro al pensiero di colei che ne stava guidando i passi, che ne aveva condotto il cammino fino al disonore del tradimento.
Ed il resto fu solo caos… e silenzio.

2 commenti:

coubert ha detto...

:o

Beh, in parte ci avevo azzeccato, Midda se ne va... e ora?
(proprio non vuoi dirci quel nome, eh? :P )

Sean MacMalcom ha detto...

Ma tanto anche se ve lo dicessi non vi direbbe nulla ora come ora! :P :D :))